Risvegliare la Coscienza

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Il mondo in cui viviamo – competitivo, materialista, individualista, predatorio – sembra fatto apposta per mantenere le coscienze addormentate. Se si dovesse utilizzare una categoria psicopatologica per definire il profilo di personalità più adatta a sopravvivervi, potremmo individuarla nella personalità antisociale, che gli psicoanalisti, non senza maggiore precisione concettuale, definiscono “psicopatica”. I termini non sono del tutto sinonimi, perché il primo pone l’attenzione sui comportamenti manifesti, mentre il secondo individua più sottilmente particolari meccanismi psicologici profondi, che possono risultare non riconoscibili all’esterno.

La persona affetta da disturbo antisociale (o psicopatia) manifesta insofferenza per le regole, indifferenza verso le sofferenze degli altri, completa assenza di empatia, di scrupoli morali e di rimorso. Può mentire spudoratamente o danneggiare gli altri senza provare alcuna emozione e non si assume la responsabilità delle proprie azioni. Molti politici, manager, operatori del mondo finanziario, scientifico, giornalistico, tecnologico, militare, e ovviamente molti criminali di ogni livello presentano un profilo simile, magari nella variante del narcisismo maligno (categoria psicopatologica definita da Otto Kernberg, che associa narcisismo e tratti antisociali), e quindi riescono pure a diventare leader ammirati e osannati. Potenza dell’illusione.

Poiché il denaro, il potere e il successo sono diventati i valori dominanti nelle nostre società occidentali, e poiché i soggetti antisociali li perseguono con determinazione e senza esclusione di colpi, non fermandosi là dove un essere umano meno patologico incontrerebbe un limite invalicabile nella sua coscienza, è più facile incontrarli proprio ai vertici della società, nei posti di comando e dovunque, sottratti allo sguardo indiscreto dei più, possano perseguire i propri obiettivi senza ostacoli o interferenze.

Sarebbe perciò sbagliato illudersi che, se per noi qualcosa appare inconcepibile nella sua brutalità, ingiustizia o cattiveria, sia impossibile da mettere in atto. Per una personalità gravemente psicopatica può invece risultare del tutto indifferente o addirittura necessario e giustificabile. Addirittura, può rafforzare il suo senso di grandiosità e di onnipotenza, vero nucleo patologico del disturbo. A complicare le cose, la deresponsabilizzazione che deriva dall’agire all’interno di un gruppo e nell’anonimato può produrre effetti mostruosi per gli esseri umani e per l’ambiente. Lo hanno spiegato bene i tre registi canadesi – Marc Achbar, Jennifer Abbott, Joel Bakan – del documentario The Corporation (2004) sulle multinazionali.

Per questo, ritengo che le opzioni che ciascuno di noi ha davanti a sé siano fondamentalmente tre: accettare questo tipo di gioco senza regole e integrarsi in esso; subirlo, cercando di difendersi come si può; sviluppare una coscienza più elevata e uscire dal gioco.

Nella mia esperienza professionale, ho incontrato molte persone infelici. Non si vive bene in un mondo così basso. Poiché siamo esseri multidimensionali, fatti di corpo, mente e spirito, la mancata integrazione di tutti i livelli del nostro essere genera sofferenza, depressione, rabbia, paura e infelicità. Per stare bene, abbiamo bisogno di amore, di bellezza, di armonia, di cooperazione, di creatività, di libertà, di giustizia, di consapevolezza. Insomma, di recuperare dentro di noi, donne e uomini, il Femminile spirituale che è stato represso per secoli.

Per questo non si può separare la cura della psiche dalla cura del corpo e dello spirito né si può ignorare il contesto in cui viviamo. Non possiamo star bene se il mondo va a rotoli. Perciò su questo sito si trova anche un Blog, Fuori dal Labirinto, di riflessione critica e propositiva sulle contraddizioni del nostro mondo, e si parla di Rebis, un gruppo di studio e di formazione orientato a riportare equilibrio fra Maschile e Femminile interiore. Spiritualità (laica) e politica (nel senso nobile di bene comune) non sono separabili, se si vuole davvero cambiare paradigma. Tutte le rivoluzioni (con buona pace del grande Marx) cominciano dal risveglio delle coscienze. L’economia e la politica devono tornare ad essere, come in origine nella filosofia greca, una sezione dell’etica e mettere la dignità umana al centro. In pratica, per noi Italiani vuol dire riprenderci e realizzare la Costituzione del ’48, che ci viene demolita e strappata a pezzetti ogni giorno da almeno trent’anni.

L’antidoto al degrado attuale, che ci porterà all’autoannientamento se non invertiamo la rotta, consiste nello sviluppare nella vita quotidiana le qualità spirituali, che ci elevano e ci restituiscono vitalità e gioia di vivere. Guarda a caso, sono l’esatto opposto dei tratti della personalità antisociale:

l’ETICA, diversa dalla morale perché non è costituita da norme e precetti, sempre variabili nello spazio e nel tempo, ma è fondata sul rispetto profondo della propria e altrui dignità e integrità;
la RESPONSABILITÀ, ovvero la capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni, di valutarne l’impatto sugli altri e su noi stessi, di riconoscere i propri errori e di agire in modo costruttivo per fare ciò che è giusto e per rimettere le cose a posto;
la GIUSTIZIA, che è il risultato certo dell’agire eticamente e responsabilmente;
l’AMORE, che non è da intendersi solo come un sentimento che istituisce legami, ma anche e soprattutto come il riconoscimento dell’essenza nostra e altrui e il desiderio di elevare ed elevarci;
la GIOIA, che si prova quando si è allineati con il proprio centro interiore, superando la paura, la rabbia e il senso di colpa.

Non c’è felicità autentica senza consapevolezza. Questo è l’obiettivo di un autentico lavoro su di sé. https://www.patriziascanu.it/…/si-puo-parlare-di-spiritual…/

Awakening Our Consciousness

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The world we are living in, a competitive one, materialist, individualist, predator, seems to have been built on purpose to keep our consciousness somehow drowsy and sleepy. If one were in search for a category from psychopathology, trying to define the adaptive personality profile that would be suitable at best for surviving under such circumstances, one would pick up the concept of antisocial personality. This has indeed been defined, not less rigorously, by psychologists as “psychopathic”. These two definitions do not perfectly overlap each other: the former focuses rather on visible behavior whereas the latter, more thoroughly, looks at some psychopathological mechanisms which might not be detectable from the outside.

The antisocial or psychopathic individual shows intolerance toward any rule, indifference to other’s sorrow, complete lack of empathy, of any moral principles and of any regret. Such a person can recklessly be lying or even emotionless cause harm to others while not feeling in any extent responsible for his own conduct. Many politicians, managers, workers in the financial, scientific, technological and military sectors and, of course, many criminals of different kind, show a similar profile; may be this profile itself swerves even to some sort of malignant narcissism (as a pathological category introduced by Otto Kernberg, who was associating it to antisocial traits). These individuals, hence, succeed as cheered and admired leaders: such is the power of delusion.

Money, power and success have become paramount values in our western societies; antisocial subjects are recklessly pursuing them with utmost resolution, going far beyond the limits that any other less pathological individual would dare to overtake. Yet it is easier to find these subjects at the top, occupying leading positions and in any place where they can accomplish their goals undisturbed and out of everybody’s intrusive view. So we would be wrong if we thought that since something appears to be inconceivable in its brutality, iniquity and wickedness, for this reason wouldn’t it be feasible: on the contrary, to a strongly psychopathic personality this can result as uninteresting or even necessary and justifiable. Not only: it also can improve his/her sense of majesty and omnipotence, which is the true pathological bottom line. Moreover: irresponsibly behaving as an anonymous individual who is merged and hidden within a group, will cause terrible consequences to human beings and to the environment all around. This has been clearly explained by the three Canadian movie directors – Marc Achbar, Jennifer Abbott, Joel Bakan – in their documentary The Corporation (2004) about multinational companies.

For this reason I believe everyone of us is basically facing three fundamental options: accepting this sort of reckless prank and becoming part of it; coming to terms with this, while trying to possibly take cover from it; developing a higher form of consciousness and quitting the game. During my profession I met lots of unhappy people. They are not getting on so well in such a mean world. Since we are multidimensional beings, made of body, mind and spirit, the missed integration of any level of our whole being gives birth to suffering, depression, rage, scare and unhappiness. We need love, beauty, harmony, cooperation, creativity, justice, awareness, in order to feel good. That is, we men and women, need to restore that spiritual Feminine suppressed for centuries. For this reason we cannot separate caring for Psyche from caring for Body and Spirit; nor can we ignore the contexts we are living in: there’s no way to happiness in a crumbling world. So, we will also find on this website a Blog called Fuori dal Labirinto (Out of the Maze), offering critical thinking and proposals about our world’s contradictions. Here Rebis is also the issue: a group of study and education aiming at rebalancing our inner Feminine and Masculine. A lay Spirituality and a political action (in the most noble sense of commonweal) are not detachable from each other, if we really want to change the paradigm. Every revolution (contrary to great Marx’s thinking) starts from the awakening of consciousness. Economics and Politics have to regain their position as part of Ethics, like they originally were in Greek Philosophy: they both have to place human dignity first. In practical terms, for us, as Italians, this means getting back and reestablishing our 1948 Constitution, which is now being broken through and torn apart in pieces every day for thirty years at least. The antidote to this current degeneration, leading us to self-destruction if we will not make a U-turn, consists of bringing into our everyday life those spiritual qualities capable of raising up people and bringing back vitality and joy of life. Not casually these are the sheer opposite of the antisocial traits of personality:

ETHICS, which is different from morality, since it is not grounded upon norms and prescriptions, always changeable in space and time; yet it is rooted in a deep respect of one’s and everybody’s dignity;
RESPONSIBILITY, that is the ability to foresee the consequences of one’s conduct and to evaluate the effect on oneself’ and everybody’s life; the capacity to cope with one’s mistakes and to positively act for choosing the right conduct and for restoring things;
JUSTICE, as the sure result of an ethical and responsible conduct;
LOVE, not to be just understood as a bounding feeling, yet also and mostly as the act of acknowledging our and everybody’s essence and as the desire for bringing up ourselves and everybody around;
JOY, which we feel whenever we are aligned to our inner core, putting apart scare, rage and guilt.

There is no real happiness without awareness. This is the aim of any real training on oneself.
“Bethink you of the seed whence ye have sprung; for ye were not created to lead the life of stupid animals, but manliness and knowledge to pursue”.
From Dante Alighieri, The Divine Comedy, Inferno. Canto XXVI.

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Si può parlare di spiritualità (laica) in politica? Ovvero: come decolonizzare le menti dall’ideologia neoliberista.

Rebis: il risveglio del Femminile spirituale

Patrizia Scanu
Rebis Creator

Translation by Paolo Genta

Oltre il Neoliberismo: Dal Darwinismo sociale alla società evoluta, attraverso il risveglio del femminile

Parlare di crisi della democrazia a livello globale significa parlare di neoliberismo. Come già avvertiva il sociologo ungherese Karl Polanyi negli anni ’40 (La grande trasformazione, 1944), infatti, il neoliberismo, con i suoi miti di libertà d’impresa, competizione, privatizzazione, deregolamentazione, non è compatibile con la democrazia in generale e, aggiungo io, con la Costituzione italiana in particolare, fondata com’è sui principi di sovranità popolare, di diritto al lavoro, di uguaglianza sostanziale, di partecipazione e di solidarietà.

Il neoliberismo ha fatto fortuna, anche nelle masse, equivocando sulla parola “libertà”. Chi non è sensibile alle infinite promesse di una parola tanto pregnante? Chi non vorrebbe essere libero? Il problema è però è duplice: quale libertà? E la libertà di chi? La visione liberale dello Stato si fonda sulla difesa delle libertà civili e politiche: libertà di coscienza, di riunione, di associazione, di espressione eccetera. Esistono, però, osserva Polanyi, anche le libertà negative: la libertà di sfruttare i propri simili, di sottrarre all’utilizzo comune scoperte tecnico-scientifiche per proteggere interessi privati, di trarre profitti da calamità collettive, di inquinare l’ambiente. Nell’economia capitalista, queste due forme di libertà sono i due lati della stessa medaglia.

Si potrebbe ipotizzare, continua Polanyi, una società futura nella quale le libertà “positive”, accompagnate da una regolamentazione adeguata, possano essere estese a tutti i cittadini. “Regolamentare” vuol dire porre limiti ai privilegi di una minoranza, proteggere i più deboli dal potere soverchiante di chi detiene la proprietà, correggere gli squilibri economici e sociali, controllare e sanzionare i comportamenti dannosi alla collettività, permettere a tutti i cittadini, anche a quelli svantaggiati, di esercitare le libertà “positive”. Questa società futura sarebbe libera e giusta insieme. Precisamente quello che intendeva Carlo Rosselli con la sua idea di “socialismo liberale”.

Ma ad impedire questo esito (la diffusione della libertà) è proprio l’”ostacolo morale” dell’utopismo liberale (quello che chiamiamo “neoliberismo”, appunto), di cui lui riconosceva il massimo esponente nell’economista Von Hayek. La visione neoliberista è utopica perché predica l’assenza del controllo e dell’intervento dello Stato in ambito economico e sociale, proprio mentre invoca l’esercizio della forza e anche della violenza dello Stato a difesa della proprietà. Detto in parole povere, per il neoliberismo lo Stato è al servizio della proprietà individuale e della libera impresa, cioè di quei pochi che non hanno bisogno di incrementare il proprio reddito, il proprio tempo libero e la propria sicurezza e agisce a svantaggio delle libertà di tutti gli altri. La libertà neoliberista è solo prerogativa dei ricchi (anche se a parole è disponibile a tutti) e non può essere estesa a tutti, perché questo minaccerebbe la proprietà. Chi è povero lo è per colpa sua ed è solo un perdente nella competizione per la ricchezza. La libertà è in sostanza la libertà di arricchirsi senza vincoli né regole.

Il neoliberismo (l’utopismo liberale), concludeva Polanyi, è intrinsecamente e incorreggibilmente antidemocratico e autoritario, perché piega lo Stato a difendere gli interessi di una minoranza a danno della maggioranza. Non per nulla il primo esperimento di Stato neoliberista fu il Cile di Augusto Pinochet, dove “libertà” significava azzeramento dei sindacati e dei diritti delle comunità, privatizzazioni selvagge, liberalizzazioni finanziarie e repressione delle libertà civili. Qui il neoliberismo si sposa con l’autoritarismo.

Ma c’è anche un modo meno cruento per effettuare un colpo di Stato: corrodere un giorno dopo l’altro, per decenni, i diritti e i redditi dei cittadini, asservirli al potere finanziario, vincolarli a norme-capestro che li rendano schiavi di interessi estranei, modificare la Costituzione a danno della sovranità popolare, indebolire i lavoratori e i sindacati, assecondare gli interessi dei più forti, non intervenire a ridurre le disuguaglianze, privatizzare i beni pubblici, ridurre la spesa sociale, distrarre continuamente l’attenzione pubblica con falsi problemi e individuare sempre nuovi bersagli per la rabbia popolare, colpevolizzare i cittadini per la loro condizione e controllare i mass-media, in modo che veicolino continuamente la visione che più fa comodo ai manovratori (quella che Marcello Foa ha chiamato “il frame”, la cornice), martellare per anni e decenni i cittadini con un linguaggio economicista pieno di concetti come libertà d’impresa, debiti e crediti, competizione, flessibilità eccetera – insomma costruendo un’ideologia che giustifichi e renda accettabile la progressiva riduzione in schiavitù di interi popoli, tenendone a bada l’inevitabile scontento con il senso di colpa, la paura e la menzogna.

Questo è ciò che è successo da noi in questi ultimi decenni. Questo è l’imperdonabile tradimento della Costituzione e dei suoi valori realizzato da una classe politica avida e asservita a gruppi di potere nazionali e sovranazionali che l’hanno telecomandata a danno nostro. Il neoliberismo non è solo una teoria economica, ma un modello complessivo di società, sorretto da un poderoso e contraddittorio apparato ideologico, incompatibile con la democrazia, come sono incompatibili con la democrazia i monopoli privati di beni collettivi, la subordinazione degli Stati sovrani ai potentati economico-finanziari e al mercato, la distruzione dei diritti sociali, il gigantesco travaso di ricchezza dai poveri ai ricchi del pianeta in cui consiste di fatto questo modello di globalizzazione. Il filosofo John Rawls sosteneva che una disuguaglianza è accettabile solo se migliora anche le condizioni di chi ha di meno. La ricchezza non è un male, ma lo è l’ingiusta distribuzione di essa. La libertà senza giustizia sociale è solo un guscio vuoto e uno specchio per le allodole. Questo dice in sostanza la nostra Costituzione.

A questa ideologia competitiva, oligarchica, autoritaria e neofeudale costruita in gran parte a tavolino nel back office del potere, come ci ha spiegato Gioele Magaldi nel suo libro Massoni, bisogna necessariamente contrapporre una visione del mondo e dell’uomo diversa e opposta, una nuova antropologia. L’ideologia neoliberista ha avvelenato le coscienze. Ci ha rappresentato un modello di uomo egoista, competitivo, materialista, cinico, aggressivo, prevaricatore, individualista e soprattutto isolato. Ci ha fatto perdere il senso dell’interconnessione e dell’interdipendenza fra di noi e con l’Universo e ci ha fatto credere che il denaro fosse il fine e il metro di giudizio di ogni attività umana. Ci ha colonizzato l’anima con un linguaggio arido e insensato, che sotto l’apparenza del rigore scientifico ha inquinato tutto ciò che di più sacro e sano abbia prodotto la coscienza umana. Sul piano politico, ci ha regalato questa Europa delle élites, anziché dei popoli, nella quale le decisioni più importanti sono prese da organi non elettivi e il Parlamento non ha potere di iniziativa legislativa; sul piano economico, ci ha costretti alle privatizzazioni, all’austerity e alla schiavitù di una moneta straniera sempre razionata, detenuta da enti sottratti al controllo democratico e legibus soluti quali la BCE; sul piano sociale ha compresso il Welfare e calpestato i diritti, prodotto un numero enorme di disoccupati e sottooccupati, impoverito e umiliato la scuola, subordinando l’istruzione all’impresa, aumentato ovunque la povertà, la fuga dei cervelli, la disgregazione del tessuto sociale.

L’ideologia neoliberista è la versione attuale del darwinismo sociale ottocentesco, cinico e reazionario, che trasferisce indebitamente all’ambito sociale la teoria biologica della selezione naturale, ovvero della sopravvivenza del più forte. Nella prospettiva del darwinismo sociale, le differenze sociali sono naturali e corrispondono a differenze di capacità e di qualità umana. Chi è ricco, lo è per suo merito e chi è povero lo è per suo demerito, perciò è giusto che chi è migliore abbia la meglio, nella lotta per la sopravvivenza, e che lo Stato si astenga dall’intervenire a correggere le disuguaglianze, anch’esse “naturali”. La società appare dunque il teatro di una competizione senza regole, nella quale vince il più adatto, abbandonando al proprio destino quelli che lo scrittore Giovanni Verga chiamava “i vinti”. Come ogni ideologia, il darwinismo sociale ha la funzione di legittimare interessi particolari e di mascherare una palese ingiustizia.

Per guardare oltre questa deriva antidemocratica, il cui prezzo altissimo è pagato dai poveri di tutto il mondo, bisogna guardare non solo a mezzi opportuni, come scelte economiche ispirate a teorie post-keynesiane, l’esercizio della sovranità monetaria, l’abolizione dell’equilibrio di bilancio in Costituzione, la creazione di banche pubbliche, ma anche e soprattutto a fini e a valori diversi.

Bisogna innanzitutto ricostituire un equilibrio fra energia maschile e femminile, dentro ciascuno di noi e nella società intera. Parlo del maschile e del femminile interiori, presenti in ogni individuo umano, a prescindere dal sesso. La logica della competizione spinta e del gioco a somma zero è l’esasperazione estrema dell’approccio maschile al mondo, fondato sul predominio, sulla logica del branco, sulla lotta per la supremazia e per il possesso, sulla violenza. Questa prospettiva unilaterale impoverisce l’essere umano, maschio o femmina che sia, e ne limita le potenzialità evolutive. Se c’è qualcosa di cui il nostro mondo attuale soffre, soprattutto in Occidente, ma non certo solo qui, data la millenaria repressione del femminile condotta con tutti i mezzi, cominciando dalla religione, è proprio la svalutazione dei valori femminili e la loro espunzione dall’orizzonte della politica e della cultura. Appartengono alla visione femminile del mondo l’empatia, i sentimenti profondi, la cura, la riparazione, la costruzione dell’armonia sociale, la sensibilità, la cooperazione, l’intuizione, la connessione con la natura, con il mistero della vita e con la trasformazione, la pace. Le ricchezze di un mondo che riscopre il femminile sono assai più preziose del denaro: sono le ricchezze delle relazioni umane autentiche e profonde, della salute come completo benessere psico-fisico, della bellezza dei tesori artistici e naturali, della condivisione e della cooperazione, della nostra crescita umana e spirituale, dell’agire costruttivo nel lavoro, nella famiglia e nelle attività sociali, dell’armonia di una società meno lacerata da disuguaglianze, egoismi e sopraffazione, di un ambiente naturale pulito e rispettato.

Per una società evoluta, che ci permetta di superare il darwinismo sociale e di evitare la distruzione del pianeta e della nostra specie, ci serve sviluppare una coscienza più ampia e integrata, aperta ai valori di libertà (di tutti, non solo di alcuni), solidarietà sociale, giustizia, bene comune, bellezza, felicità, conoscenza, saggezza, diritti, rispetto, consapevolezza, responsabilità, elevazione, cooperazione, creatività. Finché la politica li ignorerà, finché la dimensione spirituale, laicamente intesa, sarà esclusa dalle stanze del potere e la politica sarà solo “sangue e merda”, secondo le parole del socialista Rino Formica, continueremo a trovarci in fondo al sacco. Ma perché riescano ad arrivare nelle stanze del potere occorre un salto evolutivo della coscienza ed una pedagogia civile che lo renda possibile. Ci servono maestri, esempi e modelli coraggiosi e determinati. La rinascita del femminile non esclude affatto le qualità maschili di forza, coraggio, determinazione e lotta. Abbiamo davanti una fortezza che appare inespugnabile, fatta di controllo pressoché completo dei media, dell’economia, dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica, ma che sente il bisogno di difendersi con la propaganda, la censura e il controllo autoritario. Questo è un segno di debolezza. Nessun regime è eterno, nemmeno il neoliberismo. Ma spesso ciò che appare un esercizio di forza si mostra anche come un punto debole. La legge del più forte è drammaticamente insufficiente per governare esseri multidimensionali che aspirano alla felicità. Perciò non bisogna mollare. Le vere rivoluzioni sono quelle che avvengono nelle coscienze e sono fatte di libero pensiero, di senso critico, di ostinata difesa dei valori più alti, di intelligenza e di tenacia.

A tutti i presenti, politici di ogni provenienza, cittadini desiderosi di un cambiamento radicale, rivolgo quindi l’invito a riflettere e poi a schierarsi, prendendosi la responsabilità di agire in prima persona. Non ci servono più le vecchie ideologie, gli “ismi” che hanno fatto il loro tempo. Ci servono invece una visione del futuro ed una profonda consapevolezza dei bisogni dell’essere umano. Non c’è azione politica senza dei fini chiari e meritevoli. E soprattutto, ci serve ancora quel miracolo di equilibrio democratico che è la nostra Costituzione del ’48, prima delle modifiche posticce che l’hanno sfigurata. Se Margaret Thatcher diceva che l’economia è il mezzo e che lo scopo è cambiare il cuore e l’anima, è dal cuore e dall’anima che dobbiamo cominciare per riprenderci, con l’espressione di Carlo Rosselli, giustizia e libertà.

Relazione presentata da Patrizia Scanu al Convegno di Milano “Nel nome di Palme, Rosselli e Sankara e contro la crisi della democrazia” del 3 maggio 2019.

Link all’intervento videoregistrato da Radio Radicale: https://www.radioradicale.it/…/nel-segno-di-olof-palme-carl…

Un pronto intervento per la crisi spirituale della democrazia

Mi chiamo Alberto Allas Bermejo, sono spagnolo ma vivo e lavoro a Milano da circa 11 anni. Lavoro come fisioterapista/osteopata e, anche se non sono un esperto di politologia, sociologia o antropologia, sono contento di poter parlare oggi qui come socio del Movimento Roosevelt.

Nel mio quotidiano ho l’opportunità di toccare con mano ogni giorno quella che, secondo me, è la causa più importante della crisi della democrazia,che non è la crisi economica ma una profonda crisi spirituale.

Gli strumenti che io uso per svolgere il mio lavoro sono l’ascolto, con le orecchie e con le mani, l’osservazione e la comprensione. Il mio scopo non è liberare le persone dal loro dolore, ma fargli intuire o capire la causa di esso affinché loro stessi possano trovare il rimedio, perché è così che le persone guariscono, affrontando la realtà e il problema che si trova sempre dentro di noi tutti. E anche se non è sempre possibile vedere subito tutto il conflitto, e il più delle volte questo “risveglio” ha bisogno di una gradualità, ma posso assicurarvi che è il cammino verso il successo e la guarigione.

Quando le persone vengono da me, mi parlano di dolori e blocchi che non gli permettono di andare avanti o di svolgere con normalità la loro vita. Questi blocchi sono spesso la punta di un iceberg dietro il quale si nasconde una sofferenza più profonda, una crisi spirituale che quella persona sta vivendo in quel determinato momento o già da un po’ di tempo.

A livello del corpo fisico possiamo definire un blocco come una restrizione del normale movimento di un tessuto, il che comporta spesso un cattivo arrivo di sangue in quella zona, sangue che è portatore di ossigeno e quindi di vita. E i tessuti si sa che con poco ossigeno muoiono lentamente. Inoltre una restrizione della mobilità obbliga il corpo a lavorare con una costante perdita d’energia che compromette l’economia dell’intero sistema, portandolo a fare dei compensi che prima o poi lo faranno collassare. Il mio ruolo terapeutico è accompagnare e guidare le persone verso la strada della guarigione, quindi metterle nelle condizioni di poter percorrere quella strada, insieme a me in un primo momento, per poi continuare da sole. Ma per fare questo ci vuole un lavoro continuo su di me e che anche io mi faccia accompagnare da qualcun altro.

Le democrazie di tutta l’Europa sono in crisi e stanno collassando perché i loro tessuti, cioè le istituzioni, e le loro cellule, cioè ciascun cittadino, sono a loro volta in crisi. Gli uomini e le donne, portatori di una scintilla divina capace di pompare linfa vitale e creatività all’interno delle arterie della società, capaci quindi di costruire un sistema necessariamente nuovo e migliore, sono bloccati all’interno della propria mente e dei propri conflitti. Mentre i governi di tutta Europa non hanno ancora saputo o voluto creare le situazioni adatte in modo che le proprie cellule possano lavorare bene all’interno del sistema perché le arterie godano così di una buona salute che le permetta di portare linfa vitale ad ogni tessuto di questo grande corpo chiamato società.

Così ci troviamo con un sistema bloccato, un sistema che è carente d’ossigeno e che quindi sta morendo.

Stiamo vivendo una crisi unica, una crisi spirituale generalizzata dove le persone vivono sempre più deluse e insoddisfatte dal sistema, dai propri politici, dalle proprie vite, da sé stessi. E tutto perché è stato creato un sistema basato su uno stato di finto benessere dove l’unico scopo è avere. Avere il miglior voto a scuola, avere successo nello sport (infatti oggi trovo tanti ragazzi con problemi emotivi e fisici che non dovrebbero avere per la loro età, e non so come staranno quando arriveranno a l’età lavorativa, ma se continuiamo a permettere questo sicuramente saranno esauriti) avere una o più lauree che ti permettano di avere un buon posto di lavoro per avere un buon potere di acquisto che ti permetta di avere figli e di crearti una famiglia, avere una casa, avere una buona macchina e poter andare in vacanza, avere successo, promozioni, potere, fama, e va bene… Ma immersi in questo sistema gli uomini e le donne si sono dimenticati di sé, della loro divinità e della loro vera lotta, che non è la lotta per avere ma la lotta per ESSERE. Una lotta interna che ciascuno di noi dovrebbe fare ogni giorno della propria vita in modo di ESSERE sempre di più una persona migliore, perché migliorando sé stessi di conseguenza si migliora il sistema.

Quindi io vorrei chiamare a tutti gli esseri umani a un intervento di pronto soccorso in primis verso sé stessi, che trarrà come inevitabile conseguenza un’azione positiva e rivoluzionaria verso il sistema. Vorrei che le persone capissero che i loro problemi sono dentro di loro, e che se non gli risolvono nessuno lo farà per loro. E quindi vorrei che le persone, consapevoli dei problemi che la democrazia ha, non si fermino a criticare e a parlare dei problemi lamentandosi della classe politica e di come essi fanno o non fanno le cose, ma invece inviterei tutti a creare delle soluzioni ai problemi, quindi a usare il loro divino e la loro creatività per ESSERE al servizio di TUTTI.

Ma inviterei più fortemente ai politici, ai capi di governo e a coloro che sono nei vertici del potere e delle istituzioni, a fare lo stesso perché la loro responsabilità è senz’altro più grande. Poiché i politici sono come un genitore e i genitori devono dare esempio sempre e comunque, inviterei ai politici a guardare sé stessi e a chiedersi cosa vogliono ESSERE invece di cosa vogliono avere. Gli inviterei a creare le situazioni necessarie affinché le persone possano sviluppare la propria spiritualità ed esercitare i loro diritti, perché il migliore investimento che possano fare non è nei mercati e nella finanza ma nei popoli. I politici, paragonandoli al terapeuta, sono coloro che devono accompagnare il popolo verso il cammino della guarigione, e lasciare che sempre di più questo popolo cammini da solo con lo scopo di creare una società vera e salutare capace di coordinarsi e lavorare assieme per il benessere di tutti, nel corto e nel lungo termine.

Direi quindi che urge rinnovare la base della società, e cioè la scuola, che non deve più formare bambini frustrati perché obbligati a imparare tutti le stesse cose negli stessi tempi, bloccati quindi fin da piccoli nel non essere. Ci vuole una rivoluzione totale del sistema scolastico che formi invece ESSERI che possano sviluppare fin da subito ciò che SONO, poiché hanno già dentro di sé tutto ciò che gli serve e che serve alla società.

Per chi invece non è più un bambino urge la creazione di tempo per la spiritualità, togliendo qualche ora a l’eccessiva e poco produttiva giornata lavorativa, prendendoci responsabilità dei nostri pensieri, parole e azioni e dei problemi e conflitti che con essi creiamo, e investendo di più in sé stessi e nelle cose che ci fanno stare bene con noi stessi e con gli altri. Questa è, secondo me, la strada per ESSERE, sia persone che popoli uniti. 

Thomas Sankara diceva che un popolo affamato e assettato non potrà mai essere libero. Ma gli esseri umani siamo esseri complessi che, oltre ad alimentare la nostra parte fisica, dobbiamo alimentare anche la nostra parte spirituale per farla crescere. Per cui se noi europei e cittadini del mondo non alimentiamo quindi questa parte spirituale non potremo mai essere liberi.

Il cammino è lungo e la strada è ripida, perché questo “corpo” è da tanto che soffre ormai. Ci vuole quindi un intervento magico e costante che parta da una rivoluzione interiore di ciascuno di noi, che non comprende il fare grandi sconvolgimenti, ma tante piccole cose che porteranno un progressivo e grande cambiamento. In questo modo, se il cambiamento parte da ciascuno di noi, dal profondo dei nostri cuori, l’energia sarà pura e il successo sarà assicurato. 

Come diceva Mahatma Ghandi “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

Alberto Allas nella sua relazione presentata al convegno del Movimento Roosevelt “Nel segno di Olof Palme, Carlo Roselli e Thomas Sankara e contro la crisi globale della democrazia”.

Link al video dell’intervento: https://www.radioradicale.it/scheda/572732?i=3983919

Il dovere dimenticato del popolo e la perdita della sua sovranità

Chissà se Carlo Rosselli, Olof Palme e Thomas Sankara si sono fatti la medesima domanda che mi sono fatta io, e cioè: “Come mai siamo ancora qui dopo tanto tempo a lottare e a cercare soluzioni per uscire dalla crisi della democrazia e riappropriarci dei nostri diritti?”. 

Se come cittadini, popolo e umanità abbiamo bisogno di rivendicare diritti che non abbiamo, significa che abbiamo perso i DOVERI che ciascuno di noi ha la responsabilità di avere e ai quali deve adempiere per Essere e per mantenersi parte di un popolo sovrano.

I doveri di un popolo sovrano servono a dare forza a tutte quelle persone nel mondo che stanno lottando per avere democrazia, perché in caso contrario ci saranno ancora persone come Palme, Rosselli e Sankara che moriranno senza che altri prendano il loro testimone e vadano avanti a sviluppare i semi piantati, che siano appena germogliati o già rigogliosi.

Vorrei farvi partecipi di una mia riflessione sul perché vedo nella crisi della democrazia la perdita dei doveri di ciascuno, partendo da ciò che ha fatto Sankara insieme agli abitanti della sua nazione in quattro anni di governo.

Egli ha spiegato al suo popolo che, per uscire dalla povertà e avere diritti, avrebbe dovuto accettare anche i corrispondenti DOVERI e diventare in questo modo il popolo sovrano della propria nazione. Sankara ha fatto lavorare gli abitanti del Burkina Faso rendendoli partecipi della propria crescita, mostrando come ciascuno fosse importante e insegnando che come membri del Paese avrebbero potuto tirare fuori le proprie potenzialità ed essere protagonisti nel creare il vero cambiamento. Sarebbero stati loro a dover diventare un “popolo che c’è”, per uscire dalla condizione di “massa insulsa” e perciò “vittima di usurpazione da parte dei popoli più potenti”, e conquistare il potere della libertà di scegliere come il proprio Paese dovesse procedere.

Quindi Sankara ha portato a termine un’operazione veramente democratica, perché ha creato la parte più vitale e importante della democrazia: I DOVERI DI UN POPOLO CHE DEVE PRIMA DIVENTARE, E POI RIMANERE, SOVRANO. 

Certo ci appare subito un’evidenza molto forte mettendo a confronto il popolo del Burkina Faso di allora e noi oggi, che siamo dentro le nostre zone di comfort e abbiamo perduto da dentro di noi quella ribellione la cui mancanza ci ha fatto adagiare, inducendoci a delegare ad altri le azioni che sono a nostro carico. Indubbiamente, fino a che ci sono state persone oneste a guidarci, che avevano a cuore la sorte di noi cittadini, è andata abbastanza bene, ma poi… a che livello di degrado morale e spirituale siamo arrivati oggi, nella politica e in tutto il resto? Come abbiamo fatto a perdere i nostri doveri? Siamo mai stati veramente un popolo sovrano? E l’Italia è mai stata la nostra Nazione? 

Come abbiamo potuto perdere i nostri doveri al punto da elemosinare i nostri diritti ed essere considerati, da coloro che hanno preso il controllo su di noi, come Esseri inferiori, una specie animale umana? E hanno ragione, perché dopo continui scenari perpetrati su di noi che durano da tanto tempo contro la nostra parte più importante, la nostra scintilla divina, ci hanno declassato a vivere nelle nostre tane diventate le nostre zone di comfort, come gli animali, e a farci adattare, PER SOPRAVVIVERE, a qualsiasi cosa vogliono che noi facciamo, abbrutendoci: ci hanno addomesticato!

Abbiamo perso i nostri doveri. Noi, che siamo parti di scintille divine! AVREMMO almeno DOVUTO lottare per mantenere la scala dei valori della nostra coscienza spirituale, il nostro amore, la responsabilità, l’etica e la giustizia. Avremmo dovuto Essere tante coscienze spirituali che osservano di che cosa c’è bisogno e non fanno entrare l’ego nel proprio agire, ma si muovono in empatia per raggiungere gli scopi giusti che sono I DIRITTI DI UNA CIVILTA’ NON ANIMALE.

Quando si perdono i doveri vuol dire che viene a mancare la coscienza spirituale, quindi l’Essere, e rimangono il Fare e l’Obbedire per Avere, in cui ti adatti e ti abbrutisci sempre di più nella materialità.

Vi offro sinteticamente alcune cause che hanno, secondo me, portato alla perdita dei nostri doveri. 

Prima di tutto è bene sapere che chi ci controlla ci conosce e ha paura che possiamo sviluppare la potenza creativa immaginativa della nostra coscienza spirituale, temendo i cambiamenti che essa può portare nel mondo. Quindi gli scenari da loro architettati sono serviti a distruggere questa parte creativa in intere generazioni dei nostri avi genetici, fino ad arrivare nel tempo allo scopo finale: la distruzione nei nostri avi della scala dei valori positivi della loro coscienza, l’ultimo baluardo che avrebbe potuto impedire il proliferare spropositato e degenerativo delle memorie animali nel nostro DNA e nella nostra mente.

Chi ci controlla ci ha messo molto tempo, ma ha finalmente raggiunto il risultato finale su di noi: siamo stati addomesticati e siamo controllati come pecore, greggi o “masse”, come gentilmente ci chiamano. Quindi i nostri controllori hanno lavorato sui nostri antenati, generazione dopo generazione, per distruggere loro la coscienza spirituale e la scala dei valori positivi di amore, vita, responsabilità, etica e giustizia, affinché non si potessero più collegare ai poteri degli antichi Dei Creatori.

Vediamo alcuni di questi scenari e che cosa essi hanno nascosto, che ci ha portato alla perdita dei nostri doveri.

1) La creazione della religione cristiana è servita dapprima a utilizzare lotte e guerre tra le dinastie di sangue per distruggere i re e gli aristocratici, e in questo modo sono rimasti solo coloro che controllavano la Chiesa, e poi a sterminare con le crociate i rampolli superstiti delle dinastie di sangue loro nemiche, che potevano ancora risvegliare i poteri spirituali e creativi derivanti dal loro DNA divino. 

L’analfabetismo, la fame, le guerre e le lotte per la sopravvivenza sono servite da un lato a rendere i nostri avi sempre più ignoranti per aver dimenticato la potenza della loro scintilla divina, e dall’altro a far loro credere che solo un Dio esterno potesse giudicarli e perdonarli e fosse in grado di far accadere cambiamenti e compiere miracoli. La Chiesa e chi la controlla hanno lavorato nel corso di secoli per deresponsabilizzare i nostri avi e imporre la credenza che la loro coscienza spirituale, con i valori positivi che essa possiede, non fosse importante, perché c’era un Dio esterno a cui dovevano chiedere la grazia per creare cambiamenti nella propria vita, e non era la loro coscienza a cui dovevano fare appello per rimediare ai problemi e ai conflitti. Oggi questa deresponsabilizzazione é portata avanti con la confessione, al termine della quale infatti non viene consigliato di intraprendere azioni positive che ricreino giustizia con responsabilità per rimediare alle cattive azione fatte prima, ma si prescrive di pregare Dio o la Madonna o Gesù per essere perdonati con tre ave maria e un pater noster.

2) Poi, ben sapendo che il DNA divino può ripresentarsi nel tempo in qualche discendente saltando generazioni di avi, i nostri controllori hanno creato l’Inquisizione, torturato e bruciato vivi tutti coloro che presentavano la “malattia” della spiritualità e delle conoscenze, per arrivare a noi con le due guerre mondiali, i campi di concentramento, le dittature e gli stermini di massa, e terminare con la crisi economica in cui sempre noi, specie animale umana, dobbiamo abbrutirci sempre di più accettando leggi e regole che creano ingiustizia e vanno contro coloro che hanno ancora una scala dei valori positivi. Così hanno obbligato la nostra specie a lottare per un lavoro, per il cibo, la casa e i vestiti necessari a sopravvivere. 

Poi, per distruggere in noi la voglia di essere liberi dalla schiavitù del lavoro e di dedicarci veramente ai nostri sogni, hanno allungato l’età del pensionamento, in modo che non ci siano tempo e desiderio di realizzarli in quanto i sogni stessi sono ormai stati consumati dalla lisi indotta dal lavoro, da eventuali malattie e dai problemi quotidiani, per cui figuriamoci se c’è voglia di “sprecare” il tempo in ricerca e sviluppo spirituale.

E quando un amico durante una recente chiacchierata mi ha ribadito che oggi godiamo di libertà e diritti, tanto che “le persone possono venire a fare un tuo corso senza finire sul rogo insieme a te”, io ho ribattuto che è vero che noi discendenti, nati da avi depauperati della coscienza spirituale e quindi impoveriti a nostra volta, oggi possiamo farlo senza essere processati, ma quanto tempo è passato per ottenere tale cambiamento? E dov’è ora la coscienza spirituale che potrebbe gioire e fruire di questa libertà?

Coloro che ci controllano, soddisfatti per la scomparsa della nostra scintilla divina, ci hanno dato diritti e libertà senza che ci accorgessimo che sono passate intere generazioni di avi genetici che desideravano tali diritti, che hanno lottato per non perdere se stessi e sono morti. E mentre ciò accadeva, pian piano siamo stati inseriti dentro il tempo di adattamento del DNA degli animali, in cui i cambiamenti avvengono in tempi lunghissimi! Noi oggi siamo l’esempio di questo, se osserviamo quanto tempo ci è voluto per ottenere queste libertà.

Io credo che la crisi della democrazia rappresenti il vuoto della coscienza spirituale che è dentro di noi, e che tutto il nostro avere e le libertà così tanto decantate non riescano più a nasconderlo. Noi discendenti inconsapevoli di tutto ciò che è stato fatto ai nostri avi abbiamo permesso a chi ci controlla, senza renderci conto, di continuare a massacrare i semi del nostro DNA divino ogni volta che questi semi sono usciti e sono stati uccisi, come in Gandhi, Palme, Rosselli, Sankara, Luther King, Ipazia e tanti altri.

Quindi, in questo giorno di riconoscimento a tre grandi leader che hanno cercato di ricordarci con il loro esempio che cosa sia giusto fare se intendiamo lavorare per la nostra democrazia, la speranza è che ciascuno di noi si prenda la responsabilità di ricreare la scala dei valori positivi della propria coscienza via via che riprende in mano i suoi DOVERI, perché se vogliamo creare una vera democrazia dobbiamo prima ricreare noi stessi.

Grazie 
Fiorella Rustici

Intervento di Fiorella Rustici al Convegno del 3 maggio 2019 intitolato “Nel segno di Olof Palme, Carlo Rosselli, Thomas Sankara e contro la crisi globale della democrazia”, organizzato dal Movimento Roosevelt.

Link al video: https://www.radioradicale.it/scheda/572732?i=3983917

Rosselli, Palme, Sankara… e noi. Il paradosso della Leadership

Quando parliamo di costruire il futuro, spesso facciamo uso di sogni e visioni. Oggi, qui, invece, possiamo partire dalla realtà, che non di rado è meno piacevole.

La realtà ci dice che Thomas Sankara è morto giovane e non è diventato il padre nobile di un’Africa democratica, più consapevole ed economicamente evoluta, che infatti ancora non c’è.

La realtà ci dice che Carlo Rosselli non è sopravvissuto al fascismo e non ha potuto contribuire direttamente a rendere l’Italia e l’Europa post belliche più libere e felici.

E la realtà dice anche che Olof Palme non è diventato Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Sono stati assassinati e, soprattutto, nessuno ha potuto, o saputo, prendere il loro posto. Eppure sono stati degli esempi per noi.

Prendiamo Sankara: ha realizzato un piano tutto interno al Burkina Faso coinvolgendo per quattro anni sette milioni di africani abbandonati a sé stessi e alla propria povertà. Ha fatto costruire scuole, ospedali, pozzi, dighe, strade, campi sportivi. Ha promosso la piantumazione del Sahel, e lo sviluppo agricolo e dell’allevamento. Ha esteso le cure sanitarie a tutti, consentito un aumento della vita media e favorito la prevenzione dell’AIDS. Ha reso possibile l’istruzione diffusa e ha consentito a tutti di dire il proprio pensiero alla radio nazionale, senza filtri e senza mediazioni. Ha impegnato l’esercito in opere civili, e convertito parte dei fondi militari destinandoli a progetti di sviluppo. Ha liberato la donna dal giogo culturale maschile e proibito le mutilazioni genitali femminili, valorizzando quindi gli aspetti culturali costruttivi del suo Paese e intervenendo su quelli deteriori. Ha chiesto di cancellare il debito estero di origine coloniale.

Un presidente non ancora quarantenne ha realizzato tutto ciò in quattro anni. L’emozione che sentiamo di fronte alle azioni di Sankara è un pugno nello stomaco per la nostra coscienza, perché ci fa vedere quanto e quanto in fretta è possibile cambiare.

Palme ha proposto un mondo senza dittature, che controlla le armi nucleari, cancella l’apartheid, distribuisce la ricchezza e rende i lavoratori piccoli azionisti delle aziende per le quali prestano la propria opera.

Rosselli ha insegnato a coinvolgere tutti, nelle decisioni che riguardano tutti, al fine di raggiungere il benessere per tutti: liberalismo come metodo, socialismo come fine.

Potremmo forse considerare questi tre leader degli idealisti o, peggio, degli ingenui.

Ingenuo sarebbe colui che guarda solo i propri ideali, incapace di comprendere il mondo per quello che è.

Si dice che in politica il contrario dell’ingenuità sia invece il realismo, cioè la capacità di guardare la dura realtà e governare le masse di conseguenza, senza illusioni, per raggiungere quello che si può.

Eppure,

– Sankara per conoscere il suo Paese girava le città e le campagne anche in bicicletta, pagava il mutuo e quando morì c’erano pochissimi soldi sul suo conto corrente; aveva ben presenti i suoi nemici e sapeva quale pericolo rappresentavano per lui;

– Palme si oppose alla guerra in Vietnam (che gli USA persero, e tale sconfitta dimostrò quanto fossero falsi i motivi per i quali era stata combattuta);

– Rosselli previde che l’esito della parabola nazi fascista sarebbe stato una guerra fratricida.

Che cosa accomuna questi tre leader? Tutti hanno usato in modo costruttivo le risorse materiali e mentali a disposizione, per raggiungere obiettivi di valore. Usare la cooperazione al posto della competizione, che ha nella guerra la sua fine più stupida e ingloriosa, non è certo mancanza di realismo politico.

Il vero realismo politico è conoscere la miseria della nostra razza e con i propri principi spirituali trovare soluzioni per modificarla (la miseria, non la razza).

Se siamo dunque qui a parlare di Rosselli, Palme e Sankara come dei “nostri esempi” è perché abbiamo perso quegli stessi esempi per strada considerandoli inconsciamente “idealistici”, e abbiamo dormito il sonno della ragione e della coscienza: tutti noi, sia le masse dei governati sia le élite dei cosiddetti leader, progressisti compresi.

Il problema è proprio che Palme, Rosselli e Sankara sono ancora i nostri fari (fuori di noi) e non parte del nostro DNA (dentro di noi). È questo il paradosso della leadership: dichiariamo di seguirla ma non l’abbiamo interiorizzata.

Guardiamo i nostri capi attuali. Non soltanto i soliti Kim, Putin, Trump, Erdogan, Orban, Bolsonaro, Maduro, Macron, Merkel, May e così via. Mi riferisco anche alle alte cariche dello Stato in Italia, nazionali e locali, rappresentanti della Costituzione che loro dovrebbero difendere. Quando siamo chiamati a un referendum si dimenticano di ricordare che, proprio secondo la Costituzione, l’esercizio del voto è dovere civico (guadagnato per noi da milioni di soldati e civili morti nell’ultimo conflitto mondiale). E noi non pensiamo che, se anche i politici “tradiscono le decisioni referendarie” in Parlamento noi possiamo votare ancora, e ancora, e ancora per ribaltare quei tradimenti, informandoci e dedicando mezz’ora del nostro tempo per mettere una croce sulla scheda. Gli stessi politici naturalmente non ricordano ai giornalisti il loro dovere di informare i cittadini prima del voto perché possano conoscere per deliberare. Tutti tacciono e, quando i parlamentari alterano l’esito referendario, la volta dopo noi ce ne stiamo a casa “per protestare”, come bambini incapricciati.

È normale che, appena prima del referendum sulla Brexit, il Sun titolasse dando ancora indicazioni su come votare? Una decisione così importante avrebbe dovuto essere stata presa dai lettori di quel tabloid settimane prima del voto: un voto che non può essere cambiato dopo cinque anni, come nelle elezioni generali, ma che avrà impatto per decenni sulla vita del Regno Unito. Come è possibile che gli elettori abbiano deciso sulla base di un titolo di giornale?

I nostri politici non hanno più, o non hanno mai avuto, la spiritualità di Sankara, Rosselli e Palme.

E noi non abbiamo quel livello di spiritualità che, se fosse presente, ci farebbe rendere conto che avere capi politici come i nostri non è normale. Diceva Oscar Wilde che il coraggio è sparito dalla nostra razza o forse non lo abbiamo mai avuto veramente… perché, aggiungeva, ci facciamo governare dal terrore della società (che è la base della morale) e dal terrore di Dio (che è la base della religione).

In un mondo governato dai principi spirituali, un presidente come Sankara sarebbe considerato un buon amministratore della cosa pubblica, e non un rivoluzionario; un politico normale che con il cuore e la ragione dei buoni padri di famiglia favorisce la felicità di quelli che dipendono da lui. I politici diversi sarebbero visti come anomalie geneticamente modificate, involucri privi della coscienza, cioè della capacità di distinguere ciò che crea sofferenza da ciò che produce benessere.

Il modello di leadership delle nostre società è invece quello del capobranco con il suo gregge, modello che produce povertà e dolore e che nessun essere spirituale accetterebbe mai come “normale”.

Molti nostri predecessori sono morti sperando che noi avremmo raccolto la loro eredità di cambiamento. Finora non lo abbiamo fatto a sufficienza. Ma le crisi della coscienza sono salutari perché la risvegliano.

Che cosa possiamo fare noi oggi di diverso?

Quando ci troviamo di fronte a un problema, una crisi, un conflitto, qualcosa che non ci piace, possiamo guardarci dentro e interpellare la nostra scala dei valori, e se riusciamo anche la nostra scintilla divina, poi possiamo ripensare alla scintilla divina che ha animato persone come Palme, Rosselli e Sankara, collegarci ad essa e chiederci: “Ma io, lasciando perdere tutte le distorsioni che mi hanno raccontato sul realismo politico, che cosa farei in questa situazione seguendo i miei principi?”.

E poi, possiamo agire di conseguenza.

Se lo facessimo, a quel punto ci accorgeremmo che, come non siamo rivoluzionari noi, non lo erano nemmeno Rosselli, Palme e Sankara. Erano uomini con la U maiuscola e la schiena dritta che hanno fatto semplicemente ciò che andava, ragionevolmente, fatto.

Zvetan Lilov.Intervento al convegno del 3 maggio 2019 intitolato “Nel segno di Olof Palme, Carlo Rosselli, Thomas Sankara e contro la crisi globale della democrazia”, organizzato dal Movimento Roosevelt.

Link al video: https://www.radioradicale.it/scheda/572732?i=3983918

L’autonomia differenziata: come dare un altro colpo alla scuola della Costituzione

Portare una visione femminile nella scuola significa ascoltarne i bisogni profondi e sempre trascurati e aprire un confronto ispirato ai valori fondanti della Costituzione del ’48 (lo preciso sempre, perché le modifiche successive erano orientate a indebolirla e a depotenziarne la carica democratica): solidarietà, uguaglianza sostanziale, senso del bene comune, partecipazione.

Tutto il contrario di ciò che i governi di ogni colore fanno da oltre 20 anni, continuando a demolirla senza nemmeno capire che cosa stanno facendo, nell’interpretazione più benevola; con l’intenzione di fare a pezzi la sovranità popolare, se ne sono consapevoli.

Non bisogna abbassare la guardia.

Questo è il mio articolo pubblicato nel blog di Sovranità popolare qualche giorno fa. La partita è ancora aperta: https://www.sovranitapopolare.org/2019/07/18/lautonomia-differenziata-come-dare-un-altro-colpo-alla-scuola-della-costituzione/?fbclid=IwAR1_0mssuZyBQyaazqcC-1CDaNA9jnQ7vzQwe2j9nejfD0A6W9Pslt_gnoc

Patrizia Scanu
Ideatrice Rebis

Se il popolo si sveglia è già pronta la polizia militare a difendere i potenti

La forza di gendarmeria europea (o European Gendarmerie Force, in breve EuroGendFor) è un organo di polizia sovranazionale ad ordinamento militare composto da 800 militari sempre pronti ad intervenire e da una riserva di 2000 uomini attivabili in trenta giorni in grado di intervenire in condizioni di crisi (non specificate), nato nel 2004 su iniziativa di 4 paesi membri dell’ UE (Italia, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo, Francia ), a cui nel 2008 si è aggiunta la Romania. Il quartier generale ha sede a Vicenza presso la caserma Chinotto e il suo motto è Lex Paciferat (la legge porti la pace).

La EGF opera sotto l’egida di NATO, ONU, UE ed OSCE ed è istituita con l’obiettivo dichiarato di gestire in modo più efficace i conflitti internazionali che si verificano al di fuori dei confini della comunità europea. Il progetto di costituzione venne reso pubblico l’8 ottobre del 2003 in occasione dell’incontro informale dei ministri di difesa dell’Unione europea tenutosi a Roma. Il primo documento è stato sottoscritto a Noordwijick nei Paesi Bassi da 5 paesi (Italia, Portogallo, Francia, Spagna, Paesi Bassi). L’iniziativa è stata illustrata ai colleghi europei dal ministro della difesa italiano Antonio Martino e dal ministro della difesa francese Michelle Alliot Marie durante una riunione informale dei ministri della Difesa dell’UE e il 23 gennaio del 2006 la EGF ha cominciato ad essere operativa. Il 18 ottobre del 2007 si ebbe la sottoscrizione del trattato di Velsen ad opera delle nazioni dotate di forze di polizia ad ordinamento militare che disciplina l’ordinamento ,gli obiettivi e i compiti della EGF. Il trattato è stato ratificato in Italia il 28 aprile del 2010 con la legge 84 del 14 maggio 2010. Il che vuol dire che l’EuroGendFor è già operativa.

La forza di gendarmeria europea non è sottoposta né al controllo del Parlamento Europeo di Strasburgo né al controllo dei parlamenti nazionali, ma risponde unicamente al CIMIN (comitato interministeriale di altissimo livello) composto dai Ministri della Difesa e degli Esteri degli Stati aderenti all’iniziativa e fornisce le direttive, gli uomini, i mezzi e la direzione politico- strategica. In Italia è affidata all’Arma dei Carabinieri.

In base all’articolo 4 comma 3 del trattato di Velsen, la EGF può condurre missioni per la salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico, monitorare e coordinare le forze di polizia locali nelle loro mansioni ordinarie, ivi compresa l’attività penale, individuare i colpevoli e portarli dinanzi all’autorità giudiziaria, proteggere i cittadini e le proprietà durante condizioni di conflitto, formare gli investigatori e gli operatori di sicurezza nel rispetto delle normative internazionali.

Dalla sua nascita ha ufficialmente operato in almeno tre scenari: in Bosnia Erzegovina dal 2007 al 2010 presso la missione Eufo Althea, dietro richiesta dell’ONU, a seguito del terremoto nell’isola di Haiti nel 2010 e in Afghanistan sotto l’egida della NATO, dove tuttora addestra la polizia locale, ma molti ritengono che sia stata schierata in altri contesti, come ad esempio in Grecia nell’ambito delle misure anti austerity. Il suo ambito di intervento, infatti, è assai genericamente indicato nel Trattato di Velsen, dove si fa riferimento a generiche situazioni di crisi che lasciano spazio ad ogni interpretazione, non essendo definite con precisione nella nostra Carta costituzionale.

La forza di Gendarmeria Europea gode di un’amplissima libertà di manovra e della totale autonomia giudiziaria. L’articolo 21 del trattato di Velsen infatti sancisce la totale inviolabilità degli archivi e dei locali della EGF, quello successivo dispone l’immunità dei locali e dei patrimoni dai provvedimenti esecutivi promulgati dall’autorità giudiziaria delle singole nazioni. L’articolo 23 prevede che le comunicazioni interne non possano essere intercettate da nessuna autorità giudiziaria, nell’articolo 28 si impone agli stati ospitanti di non chiedere indennizzi per i danni provocati dalle milizie. L’articolo 29, il più preoccupante, afferma: “Il personale EGF non può essere sottoposto a procedimenti esecutivi di giudizio relativi a situazioni derivanti dallo svolgimento dei loro compiti ufficiali emessi dallo Stato ospite o di destinazione”. Si tratta quindi di un corpo militare impunibile, sottratto alla giurisdizione della Magistratura e del Parlamento, che dipende interamente da due Ministri per ciascun Paese, senza rispondere a nessuno. Completamente al di fuori della legge, come la Gestapo, Il KGB o la Stasi.

Lunga la serie di protezioni a favore di quest’organismo sovranazionale la cui approvazione è stata accompagnata dalla bassa e quasi inesistente risonanza mediatica, cosa che non può non generare allarme.

L’EGF può supervisionare o addirittura sostituirsi alle polizie locali, dirigere la pubblica sorveglianza, operare alle frontiere e svolgere operazioni di intelligence godendo di una quasi totale inattaccabilità dal punto di vista giuridico.

La EGF è di fatto un’arma con cui non solo possono effettuarsi operazioni di spionaggio nazionale ed internazionale, ma soprattutto un mezzo quanto mai efficace ed inattaccabile dal punto di vista dell’esecutivo con cui sedare moti e rivolte popolari contrari agli interessi politici ed economici dei potenti. Un bavaglio all’inviolabile diritto alla libertà di espressione e di dissenso del cittadino che in modo consapevole esercita il suo diritto a partecipare alla gestione della vita della comunità locale e globale a cui appartiene.

Come bene illustrato da questo ampio articolo di analisi giuridica, l’istituzione di una polizia del genere ha due effetti eversivi: pone fine alla divisione dei poteri, fondamento della democrazia, istituendone un quarto completamente indipendente e abolisce di fatto lo Stato di diritto, nel quale nessuno è legibus solutus, cioè sottratto al vincolo della legge. La sua approvazione appare una clamorosa violazione dei princìpi costituzionali.

https://www.filodiritto.com/eurogendfor-la-fine-della-divisione-dei-poteri-e-dello-stato-di-diritto?fbclid=IwAR2pY1ion0ozj3OxacJFqLv8ztDK8r_rEIf7Gdx2sgbvWIwS1S3NLA1blGs

Inoltre, gli organismi internazionali che controllano l’EuroGendFor non sono soggetti a controllo democratico dal basso. Un modo subdolo ed eversivo di ignorare le Costituzioni democratiche per istituire una dittatura? Un gregge che si sveglia ha bisogno di cani da pastore. Forse è bene chiedersi chi siano i pastori.

Per ulteriori dettagli:

https://campagnadisobbedienzaciviledimassa.blogspot.com/2013/08/terremoti-eurogendfor-dittatura.html?fbclid=IwAR0KkcYobiAP6M8-mV37auYq-uNA7YQR2x1GAoUwGWF0ZmPaMXMrnUi3bB0

https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2012/02/poteri-illimitati-ai-militari.html?fbclid=IwAR2oYsbDQdJRHg6nUTDswvW6XYmoEHiSjW5k2y75D1L7XlN21mPk1CE7V4s

La comprensione degli opposti

Sono gli opposti destinati a diventare uno nell’equilibrio, un equilibrio in costante movimento, un movimento che possiamo chiamare La Danza Della Vita.

Femminile e Maschile spirituali sono due forze energetiche in grado di dominare tutto se soltanto divengono consapevoli di esistere. Ed ecco qui il problema, perché la storia ci insegna che siamo stati forzatamente spinti a dimenticare invece che a coltivare queste due forze in noi, come sarebbe stato eticamente auspicabile. Perché è proprio da questo due forze che nasce la capacità di ESSERE senza bisogni, ma con responsabilità verso sé stessi e verso i propri simili. La responsabilità ci farà diventare grandi e ci permetterà di uscire dall’oblio e di spogliarci dai vestiti che ci hanno messo nel corso delle esistenze.

Qualcuno ha inventato la paura e l’ha inserita nei nostri cuori, e con la paura abbiamo perso la ragione, le nostre capacità e le nostre qualità e di conseguenza abbiamo perso l’equilibrio che ci manteneva fermi nell’unità, portandoci a dimenticarci di noi stessi nell’identificazione negli opposti. Ma ora non possiamo più far finta di niente. Guardatevi attorno e osservate le persone, osservate voi stessi e il mondo che vi circonda: non vedete quanto siamo messi male? L’unica strada per vivere in armonia e in democrazia è creare l’armonia e la democrazia dentro di noi, dando coerenza alle nostre vite, essendo giusti e amandoci attraverso la comprensione di noi stessi dentro agli opposti senza giudizi e considerazioni. Questa comprensione verso sé stessi è un atto d’amore che apre una porta dimensionale verso l’amore universale, perché chi riesce a comprendere sé stesso riesce a comprendere chiunque. Ed è l’equilibrio tra il Femminile e il Maschile spirituali che darà la possibilità agli esseri umani di uscire dallo stato animale.

Siamo in un momento storico di profonda crisi dell’umanità dove ci sono soltanto due vie, una via porta verso il basso e l’altra porta verso l’alto. Verso il basso c’è lo stato animale nel quale convive una società zombie che dorme senza farsi domande e che si muove soltanto con il pilota automatico, dove ci sono soltanto persone che lasciano fare e decidere tutto ai loro leader, senza rendersi conto che i leader lavorano per il proprio potere o per il potere di qualcun altro che maneggia anche loro.

Nella seconda via c’è un senso unico verso l’alto ed è la via che tutti coloro che hanno almeno un briciolo di coscienza hanno l’obbligo morale di percorrere per far sì che le loro esistenze e quelle di altri in difficoltà non siano inutili. Su questa via dobbiamo quindi tornare ad usare il cuore e la ragione dello spirito e pensare con le nostre teste. Usare quindi quell’energia fatta dagli opposti che prima erano unità, ma che possono tornare a riunirsi in un equilibrio divino uniti dalla forza della comprensione.

Alberto Allas
Blogger Gruppo Rebis

I princìpi ispiratori di Rebis

  1. Il Gruppo Rebis è un gruppo di studio e di crescita personale nel quale i partecipanti si impegnano a migliorare se stessi, le diverse aree della propria vita e la società intorno a loro.
  2. Fra i requisiti fondamentali degli aderenti a Rebis vi sono l’impegno a dare il meglio di sé nella comunicazione con gli altri membri, a sviluppare la propria parte spirituale, ad acquisire consapevolezza dei propri meccanismi mentali, a non essere passivi nel gruppo e a manifestare la propria creatività, ad imparare l’ascolto, il rispetto, il confronto sincero, a prendersi la responsabilità delle proprie azioni e dei propri pensieri, apprendendo sempre meglio a sviluppare una coscienza sveglia e un senso di integrità interiore.
  3. Fanno parte di Rebis due tipi di membri: quelli attivi, che si impegnano a partecipare agli incontri periodici, ai percorsi di formazione e alle attività del gruppo, e quelli simpatizzanti, che seguono gli eventi e le proposte del gruppo, senza impegnarsi in modo consistente, diretto e continuativo.
  4. Rebis ha come oggetto di studio e di ricerca il risveglio del Femminile interiore e l’armonia fra Maschile e Femminile nelle persone e nella società, ovvero il risveglio della parte mancante alla completezza della propria essenza spirituale.
  5. Possono rientrare fra le attività di Rebis seminari, conferenze, corsi, stages, convegni, tavole rotonde, spettacoli, libri, prodotti multimediali e iniziative analoghe, conformi agli obiettivi del gruppo e corrispondenti ai talenti degli individui che lo compongono.
  6. L’ingresso di nuovi membri attivi verrà vagliato dai membri esperti del gruppo, appositamente designati.
  7. La qualità delle attività di formazione svolte dai membri verrà vagliata dei membri esperti del gruppo, che si assumono il compito di dare sostegno e motivazione al resto del gruppo.
  8. La qualità dell’interazione e della comunicazione fra i membri è uno dei principali obiettivi di Rebis, al quale tutti gli aderenti si impegnano.
  9. Le attività di crescita personale di ciascun partecipante dovranno condurlo a sviluppare i suoi talenti creativi e formativi nei confronti di altri.
  10. Possono parlare a nome del gruppo la fondatrice e persone da lei autorizzate.

    La redazione del Gruppo Rebis