Non possiamo più delegare

Intervento di Patrizia Scanu

Care amiche e cari amici del nostro blog.

Vi presentiamo nel seguente video un sentito e ispirato intervento di Patrizia Scanu, fondatrice del Gruppo Rebis, all’incontro “No Paura Day” svoltosi a Milano il passato 30 ottobre 2021, e organizzato da Primun non Nocere.

Buona visione, un caro saluto.

La redazione del Gruppo Rebis

Fear and Love

Human beings live inside a mind made up of opposites, in other words, equal or opposite energies that try to survive in constant fighting at times, and in harmony at other times. On rare occasions, they try to understand each other and work together to transform and become one.

Fear and Love are two energy forces that have coexisted in humans since time immemorial. Both can underlie any personal or collective choice, and both can shape the fate of a person or an entire nation.

Sometimes fear is useful, as it warns us of imminent dangers and makes us act to protect ourselves. But to remain in fear for long or to live in fear is harmful, as is the case with any other emotion or low-frequency mood.

If we let ourselves guided by fear, our life will become grey, gloomy, we will not see things clearly and will often make decisions from the gut and not thought through, which will increase the possibility of making mistakes.

Out of fear, we become mean, aggressive and intolerant. We harm ourselves because the frequency of fear lowers the normal frequencies of our electromagnetic field and, as a result, we lose our health more or less quickly. In fact, fear is a strong emotion and, as with all emotions, it is released throughout the body by the blood pumped from our heart.

A heart forced to pump fear will cause tissues to deteriorate, because it will contaminate itself with a different frequency it does not agree with. The lungs will have more and more difficulty in carrying out their function, that is, to oxygenate the blood, which is equivalent to giving life to tissues, and then, to expel carbon dioxide, in other words, to expel what for us represents death. The kidneys and the liver will find it increasingly difficult to cleanse the blood of these low frequencies, which, eventually, will become toxins made of matter, since every frequency that descends is destined to transform into matter and beyond.

Living in fear slowly consumes us, transforms us, because our soul is being more and more preyed upon by the monsters and demons we feed with such a low frequency, until we become ourselves those monsters or demons, who, once the feast of the soul is over, will try to eat the souls of those who still have one. And they will do so using the only means they know: fear itself.

Out of fear, people can kill, and brothers go to war with each other, because wars have always been made to prevail over others, to hold power. But the truth behind the desire for power is always the fear of losing it.

Living in Love, on the other hand, is an arduous undertaking, much more difficult and complicated than living in fear, and it takes great courage to embark on this path. Especially in a world like the one we live in today, because embarking on the path of love, and trying to embody it as much as possible, means embodying very high values such as coherence, respect, responsibility, solidarity, equality, brotherhood and, one of the most difficult, freedom. Love is all this and much more, and practising it leads to vibrating at very high frequencies, so high that the heart pumps effortlessly because it is happy to be serving a just cause and more within its grasp. And the lungs can finally expand together with the entire rib cage, becoming strong and making the whole organism strong, which will then feel very well nourished with oxygen and life.

We have a history that reminds us just how many civilisations have fallen and disappeared, such as Atlantis, Ancient Egypt, Greece, among others. These civilisations maintained high frequencies for a while, thus knew few diseases, also because they were governed by very high principles. And then one day fear arose in the hearts of some of these ancestors of ours, a fear that took over their judgment and covered their vision with a veil that distorted reality.

Instead of trying to understand what was happening to them, and what their mind was doing to them, they tried to blame their brothers and sisters for their evils, to win over them, to dominate them in the name of a god or a cause they considered right. In fact, these people became like animals because their spiritual conscience, once it descended to the level of fear, succumbed to the effect of the animal mind which always feels either prey or predator, threatened and afraid of dying. And when they descended into the animal ego, they could no longer rise to their human side. And this was the biggest problem of ancient civilisations, because those who lost control over their mind and descended into the animal part saw everybody as a threat to their survival and automatically attacked them and tried to bring them down to their animal level.

Here we are today, at a turning point, a moment in history that is challenging everyone, where fear is creeping back into the hearts of men. But I trust people will understand that their frequency is what determines their destiny, that love is the only path we can take, and anything that leads us to division is only dividing our hearts. We must hold firm, believe in ourselves, in our immune system and in our ability to overcome anything because, ultimately, we are all Celestial Spirits and we need to remember this in order to fight and evolve together.

Alberto Allas in collaboration with Fiorella Rustici
Rebis Group Blogger

Translation by Andra Cernat

La paura e l’Amore

L’essere umano vive all’interno di una mente fatta di opposti, ovvero energie uguali o contrarie che cercano di sopravvivere a volte in un continuo combattimento, in armonia in altri momenti e, in rare occasioni, cercano di comprendersi e di lavorare assieme per trasformarsi e diventare un tutt’uno.

La paura e l’Amore sono due forze energetiche che coesistono nell’uomo da tempi remoti. Entrambe possono essere alla base di ogni scelta personale o collettiva ed entrambe possono segnare le sorti di una persona o di un intero popolo.

A volte la paura è utile, poiché ci avvisa dei pericoli imminenti e ci fa agire per metterci in salvo. Ma restare a lungo nella paura o addirittura viverci dentro è dannoso, come del resto succede con qualsiasi altra emozione o stato d’animo di basse frequenze.

Se lasciamo che ci guidi la paura, la nostra vita diventerà grigia, cupa, vedremo le cose poco chiare, prenderemo decisioni spesso di pancia e non meditate, il che aumenterà la possibilità di sbagliare.

Per paura si diventa cattivi, aggressivi e intolleranti, ci si auto-danneggia perché la frequenza della paura abbassa le normali frequenze del nostro campo elettromagnetico e quando queste diminuiscono, il passo successivo sarà quello di perdere la salute più o meno velocemente. Infatti la paura è una forte emozione e come tutte le emozioni viene distribuita in tutto il corpo tramite il sangue pompato dal nostro cuore.

Un cuore costretto a pompare paura farà sì che i tessuti si ammalino, perché lui stesso si contaminerà di una frequenza che non è la sua e con la quale, quindi, non è in accordo. I polmoni saranno sempre più in difficoltà nello svolgere la loro funzione, e cioè ossigenare il sangue che equivale a dare vita ai tessuti ed espellere il diossido di carbonio, ovvero far uscire ciò che per noi rappresenta la morte. I reni faranno sempre più fatica come anche il fegato a ripulire il sangue da queste frequenze così basse che, prima o poi, diventeranno tossine fatte di materia, poiché ogni frequenza che discende è destinata a trasformarsi fino alla materia e oltre.

Vivere nella paura ci consuma lentamente, ci trasforma, perché la nostra anima viene sempre di più predata dai mostri e dai demoni che con una frequenza così bassa noi stessi alimentiamo, fino a diventare noi stessi quei mostri o demoni, che una volta finito il banchetto dell’anima cercheranno di mangiarsi anche quella di coloro che ancora ne possiedono una, e lo faranno nell’unico modo che conoscono: tramite la paura stessa.

Per paura si è capaci di uccidere, si fanno guerre tra fratelli, perché le guerre si sono fatte sempre per avere ragione sull’altro, per detenere il potere, ma la verità che si cela dietro alla voglia di potere è sempre la paura di perderlo.

Vivere nell’Amore invece è un’impresa ardua, molto più difficile e complicata rispetto a vivere nella paura e ci vuole un grande coraggio per intraprendere questa strada, soprattutto in un mondo come quello in cui oggi viviamo, perché intraprendere la strada dell’amore, e cercare di incarnarlo il più possibile, significa incarnare dei valori altissimi come la coerenza, il rispetto, la responsabilità, la solidarietà, l’uguaglianza, la fratellanza e, uno dei più difficili, la libertà. L’amore è tutto questo e molto altro, e praticarlo porta a vibrare in frequenze molto elevate, talmente elevate che il cuore pompa senza sforzo perché contento di essere utile a una causa giusta e più nelle sue corde, i polmoni potranno finalmente espandersi insieme a tutta la gabbia toracica, diventando forti loro e facendo diventare forte l’intero organismo che, a quel punto, si sentirà assai fornito di ossigeno e di vita.

Abbiamo una storia che ci ricorda quante civiltà sono cadute e sparite, come Atlantide, l’Antico Egitto, la Grecia, ecc. Sono tutte civiltà che per un po’ si sono mantenute in frequenze alte, conoscevano quindi poche malattie, anche perché regnavano in esse principi molto elevati. E poi un giorno la paura è nata nel cuore di alcuni di questi nostri antenati, una paura che ha preso il sopravvento sulla loro ragione e ha coperto la loro vista di un velo che distorceva la realtà. E così, invece che cercare di comprendere ciò che gli stava capitando, cosa la loro mente gli stava facendo, hanno cercato di colpevolizzare i propri fratelli dei loro mali cercando così di avere ragione su di loro, di sottometterli in nome di un dio o di una causa che per loro era giusta. Infatti queste persone diventavano come animali perché la loro coscienza spirituale, una volta che scendeva al livello della paura, cadeva effetto della mente animale che si sente sempre preda o predatore, minacciata e teme di morire, e quando discendevano in questo ego animale non riuscivano più a risalire nella loro parte umana. E questo è stato il più grosso problema delle antiche civiltà, perché coloro che perdevano il controllo sulla loro mente e scendevano nella parte animale, vedevano tutti come una minaccia per la loro sopravvivenza e automaticamente li attaccavano cercando anche di farli abbassare al loro livello animale.

Oggi siamo qui, in un punto di svolta, un momento storico che sta mettendo tutti alla prova, nel quale la paura si sta insinuando nuovamente nel cuore degli uomini. Ma io sono fiducioso che le persone capiranno che è la loro frequenza a determinare le loro sorti, che è l’amore l’unica via che possiamo intraprendere e che ogni cosa che ci porta alla divisione sta soltanto dividendo i nostri cuori. Dobbiamo restare saldi, sicuri di noi stessi, del nostro sistema immunitario, della nostra capacità di superare ogni cosa perché, alla fin fine, siamo tutti Spiriti Celesti e bisogna che ce lo ricordiamo per lottare e per evolvere assieme.

Alberto Allas in collaborazione con Fiorella Rustici
Blogger del Gruppo Rebis

The Reality We Believe is the Reality We Create

The reality we believe is the reality we create. Thoughts, considerations and emotions are the engine of the reality we ultimately choose to live.

We are Creators, and our creative and divine energy resides unconsciously within us, in the only place we hardly ever look. In fact, we are programmed to use only our physical senses, with our attention constantly turned outwards, ready to be triggered and respond to whatever stimuli we receive from the skilled manipulators of the structure we live in, from the people we meet or the news we see… Every time attention shifts to a piece of news, be it true or false, and we become outraged, angry, or we think it might be true and we live in fear, or we are happy because we want it to be true… it doesn’t matter, in those moments we are the co-producers of the film that is proposed to us, unaware creators of reality, even when we don’t like that reality at all.

We are literally stealing our own resources that serve us to reach our dreams, accomplish our goals, live our lives and create our reality with justice, coherence, love and loyalty to ourselves.

It is harsh, but unfortunately it is true. We are often told things that did not happen, so that we make them come true with our emotions, thoughts and considerations. Our thoughts are electrical energy, which contains the reality we have believed, while our emotions are magnetic energy, which attracts that very reality. So, it is not surprising that today we find ourselves living in such a cruel reality, so far from the source of all things. We should ask ourselves, What have we done with our lives in recent years? Where have we been as consciences? Do we know what it means to Be? The results speak for themselves: we have contributed to creating a sick society, afraid of death and therefore incapable of living and acting with responsibility and courage, as brothers and sisters would do if they consciously co-operated and co-created for the highest good.

And in all this, what are we losing in order to feed these imposed realities? Precisely that divine energy that belongs to each one of us and for which we are responsible, be it good or bad. It is our feminine energy, our vital prana dormant in each of our chakras, in each of our Nadis. We “live” our lives unaware of all this, losing vital essence, losing ourselves in scenarios we would never fuel while Alive … we died a long time ago and didn’t realise it, but we can still get out of this dark dream, this reality that we call life and try to return to True Life.

The Spirit of each one of us is not present, it has not yet found the way to Be. We continue with a sick ego to which we have given importance, and we have justified in every way the power we have given it. Even today, although we see that this ego spends our essence for having or for doing, and that in doing so it consumes us without allowing us to Be, despite all this we still justify ourselves, we clutch at straws, we defend atrocities, we allow injustices, and we continue undaunted to dig our own grave, in the name of power, finance, thousand justifications or however we want to call our stupidity.

I therefore ask myself, where has spirituality gone if the Spirit is not present, since it is the ego that guides our miserable lives?

The only true spirituality that we have left is to look at our misery by dropping every illusory veil we have created for ourselves, to look at everything we have justified so far, to wake up from our eternal torpor and take responsibility, once and for all, for our entire existence lived in absolute unconsciousness. Therefore, we must stop feeding any scenario that does not suit us, and understand that we must direct all our attention towards ourselves in order to look within, to create those realities that are truly the fruit of our desire to love ourselves and our community.

Our energy must no longer be wasted to feed anything other than our love, that primordial energy we must awaken and expand, that essence that must learn to Be and not allow anything or anyone, especially itself, to be used for anything other than evolutionary purposes.

The reality we feed with our essence is the reality we create, and if we experience things we don’t like, if things don’t go as we would like, it is useless to continue fooling ourselves and blaming third parties, governments, etc., but it would be better for us to start looking within and ask ourselves, How am I maintaining this reality? Then I suggest we ask ourselves, Why not try to understand what I really want and begin to nourish only that? Only then will we start Being, because we will become conscious, builders of our reality and responsible for our actions, as we will stop feeding what we don’t want. All we need to do is remove the energy from the scenarios we don’t like, to not feed them but to live our lives naturally and responsibly, to shift our attention towards our desires and to become unassailable from a Spiritual point of view. Then the Spirit will be born, and its Love will be so real that the rest will be just scenarios, empty of substance and energy, and therefore destined to disappear.

I wish us all to become aware of these infernal mechanisms, which we have been feeding since time immemorial, and to finally be born as Beings.

With love,

Alberto Allas
Rebis Group Blogger

Translation by Andra Cernat

La realtà che crediamo è la realtà che creiamo

La realtà che crediamo è la realtà che creiamo. Pensieri, considerazioni ed emozioni sono il motore della realtà che, purtroppo, decidiamo di vivere.

Noi siamo dei Creatori, e la nostra energia creatrice e divina risiede incosciente proprio dentro di noi, nell’unico posto dove difficilmente andiamo a guardare. Infatti siamo impostati a usare soltanto i nostri sensi fisici, con l’attenzione continuamente rivolta verso l’esterno e pronti a scattare e a reagire a qualsiasi stimolo ci viene propinato dagli abili manipolatori della struttura nella quale viviamo, dalle persone che incontriamo, dalle notizie che vediamo… Ogni volta che la nostra attenzione si sposta verso una notizia vera o falsa che sia e iniziamo a indignarci, a arrabbiarci, oppure pensiamo che possa essere vero, e viviamo la paura, oppure siamo contenti perché vogliamo che quella cosa sia vera… non importa, in quei momenti siamo i co-produttori del film che ci viene proposto, ignari creatori della realtà, anche quando quella realtà non ci piace affatto.

Stiamo letteralmente auto-rubandoci le nostre risorse, quelle che dovrebbero servirci a raggiungere i nostri sogni, le nostre realizzazioni, a vivere la nostra vita e a creare la nostra realtà con giustizia, coerenza, amore e lealtà verso noi stessi.

È duro, ma purtroppo è così. Spesso ci vengono raccontate cose che non sono accadute, in modo che noi con le nostre emozioni, pensieri e considerazioni le facciamo avverare. I nostri pensieri sono energia elettrica, che contiene la realtà che abbiamo creduto, mentre le nostre emozioni sono energia magnetica che attirano a noi proprio quella realtà. Quindi non c’è da sorprendersi se oggi ci troviamo a vivere in una realtà così cruenta, così lontana dalla fonte di tutte le cose. Dovremmo chiederci: cosa abbiamo fatto delle nostre vite negli ultimi anni? Dove siamo stati come coscienze? Sappiamo cosa vuol dire Essere? I risultati parlano da sé: abbiamo contribuito a creare una società malata, impaurita dalla morte e quindi incapace di vivere e di agire con responsabilità e coraggio, come farebbero fratelli e sorelle che cooperano e co-creano coscientemente al servizio di un bene supremo.

E in tutto questo cos’è che noi stiamo perdendo per alimentare queste realtà imposte? Proprio quell’energia divina che appartiene ad ognuno di noi e della quale siamo responsabili nel bene e nel male. È la nostra energia femminile, il nostro prana vitale dormiente in ognuno dei nostri chakra, in ognuno dei nostri Nadi. “Viviamo” le nostre vite ignari di tutto questo, perdendo essenza vitale, perdendoci in scenari che da Vivi mai ci presteremmo ad alimentare… siamo morti tempo fa e non ce ne siamo resi conto, ma possiamo ancora uscire da questo sogno buio, da questa realtà che chiamiamo vita e cercare di ritornare alla Vera Vita.

Lo Spirito di ognuno di noi non c’è, non ha ancora trovato la strada per Essere, mandiamo avanti un ego malato al quale abbiamo dato importanza, abbiamo giustificato in tutti modi il potere che gli abbiamo concesso, e ancora oggi, nonostante vediamo che questo ego spende la nostra essenza per avere o per fare, e che nel farlo ci consuma senza permetterci di Essere, nonostante tutto ciò noi ancora ci giustifichiamo, ci arrampichiamo sugli specchi, difendiamo nefandezze, permettiamo ingiustizie, e continuiamo imperterriti a scavarci la nostra fossa, nel nome del potere, della finanza, delle mille giustificazioni o di come vogliamo chiamare la nostra stupidità.

Mi chiedo quindi, dov’è finita la spiritualità se lo Spirito non c’è perché è l’ego che guida le nostre misere esistenze?

L’unica vera spiritualità che ci è rimasta è guardare la nostra miseria lasciando cadere ogni velo illusorio che ci siamo creati, guardare tutto quello che abbiamo giustificato fino ad oggi, svegliarci dal nostro torpore eterno e prenderci la responsabilità, una volta per tutte, di tutta la nostra esistenza vissuta nell’assoluta incoscienza. Smettere quindi di alimentare qualsiasi scenario che non è nelle nostre corde, capire che l’attenzione dobbiamo dirigerla tutta verso di noi per guardarci dentro, per creare quelle realtà che davvero sono frutto di un nostro desiderio di amore verso di noi e verso la comunità. La nostra energia non deve più essere sprecata per alimentare nulla che non sia il nostro amore, quell’energia primordiale che dobbiamo svegliare ed espandere, quell’essenza che deve imparare a Essere e che non deve permettere a niente e a nessuno, sopratutto a sé stessa, di essere utilizzata per altri scopi che non siano evolutivi.

La realtà che nutriamo con la nostra essenza è la realtà che creiamo, e se viviamo cose che non ci piacciono, se le cose non vanno come vorremmo è inutile che continuiamo a prenderci in giro e a dare la colpa a terze persone, a governi, ecc. ma sarà meglio che incominciamo a guardarci dentro e a chiederci “in che modo sto alimentando questa realtà?”. Dopo di ché consiglio di chiedersi “perché non cerco di capire cosa davvero vorrei e inizio a nutrire soltanto quello?”. Soltanto così inizieremo a Essere, perché cominceremo a diventare consapevoli, costruttori della nostra realtà e responsabili delle nostre azioni perché smetteremo di alimentare ciò che non ci va. Basta togliere l’energia dagli scenari che non ci piacciono, non alimentarli ma vivere la nostra vita naturalmente e responsabilmente, spostare l’attenzione verso i nostri desideri e diventare inattaccabili dal punto di vista Spirituale, perché a quel punto lo Spirito nascerà e il suo Amore sarà così vero che il resto saranno solo scenari, vuoti di sostanza, vuoti d’energia, per cui destinati ad estinguersi.

Auguro a tutti noi di diventare consapevoli di questi meccanismi infernali che alimentiamo da tempi immemori, e di poter finalmente nascere come Esseri.

Con amore.

Alberto Allas
Blogger del Gruppo Rebis


Do we really know who we are?

Saturday April 17th, 2021, spiritual researcher and Rebis Group’s active member Fiorella Rustici gave a live interview on Sapore del Sapere Facebook page. Host Lorenzo Ferrante, who organized and edited the entire program, asked Fiorella some questions about her research and discoveries on human race’s origin. A high level interview that we recommend to watch (with english subtitles)

Editorial board of Rebis Group.


I relitti sommersi

Vorrei portare qui una breve riflessione su quanto, ad anni di distanza, ho potuto comprendere con sorprendente chiarezza, ed in modo praticamente immediato (come in un “insight”) solo ora, riguardo al processo di copia delle energie di decomposizione e di morte fisica in casi di morte violenta: nella fattispecie morte per annegamento, infarto da stress o errori tecnici fatali, durante attività di immersione tecnica profonda in aria o miscele, su relitti sommersi.

Per far comprendere esattamente di cosa si tratta ho ritenuto necessario far precedere questa testimonianza da una breve descrizione su che cosa è il mondo delle immersioni tecniche, del tutto differente da quelle ricreative, per profondità, regole e rischi, descrizione che risulterà utile alla comprensione dell’insieme, perché l’approccio della subacquea tecnica è collegato direttamente con l’esperienza che qui riassumo: un’esperienza che ridimensiona il carattere un po’ inconsapevole delle condizioni e delle conseguenze animiche di missioni sui luoghi delle tragedie in mare.

1. La mentalità delle immersioni profonde

Per più di 13 anni ho svolto, per passione, attività di immersione tecnica con miscele elio-ossigeno, o in aria profonda, a quote tra i 50 e i 70 metri. Sono stato guida subacquea certificata della Regione Liguria dal 2003 al 2014. La vita delle guide è fatta di un particolare tipo di scambio con il centro immersione di riferimento. Noi portiamo i gruppi di subacquei all’obiettivo, organizzando e gestendo l’immersione in sicurezza, e il centro provvede all’intera logistica, in gran parte a suo carico: carica delle miscele, imbarco, dotazioni di sicurezza, stazione decompressiva, attesa al punto di immersione, recupero e assistenza alla base. Non veniamo pagati, ma disponiamo in completa autonomia di tutti i servizi, comprese le immersioni “libere”, che facciamo tra noi, e tutta una serie di benefit, come forti sconti sulle attrezzature, totale libertà di organizzarsi la vita a bordo e alla base. In cambio, ovviamente, il centro dispone di personale esperto, qualificato, che a volte ha anche contribuito a formare, e che quindi, ha mediamente interesse a mantenere. E, ovviamente, incassa le tariffe dei clienti. La vita nei centri di immersione, per noi “tecnici” è sempre stata divisa tra entusiastiche discussioni di medicina iperbarica o tecnologia e birre al Bar, dopo l’immersione. La subacquea tecnica, a differenza di quella ricreativa semplice, che usa attrezzatura standard e si limita ai 40 metri classici, è fatta di “diver” pluricertificati in immersioni a miscele iperossigenate e in elio, che gestiscono in proprio fisiologia dell’immersione, effetti narcotici calcolati e curve di saturazione programmate e che pianificano preliminarmente, con speciali software, ogni fase della missione, con regole analoghe a quelle del pilotaggio aereo.

Io sono stato guida tecnica sul relitto della petroliera Haven, ad Arenzano, che con i suoi 52 metri di larghezza, circa 200 di lunghezza, con i suoi 7 ponti del castello di poppa, giace in assetto di navigazione a 81 metri di profondità al largo di Arenzano, provincia di Genova, dall’11 Aprile 1991. Per diversi anni, insieme ai “colleghi” ci siamo divertiti a “bucare” la Haven da ogni parte, alla ricerca di nuovi percorsi, di passaggi alternativi, di discese nel blu a 60 metri: tutto era magnifico, emozionante, fico e soprattutto, per pochi. Perché la maggior parte dei clienti non ha una preparazione tecnica e non vuole investire anni a studiare, a formarsi con corsi specialistici, ad acquisire gradualmente l’esperienza e a dotarsi della necessaria ma costosa tecnologia: desidera semplicemente buttarsi in acqua e seguire quello che dice il computer appena comprato, dopo aver seguito corsi spesso poco qualificanti. Noi non percepivamo direttamente una sensazione di rischio: la felicità di stare il più possibile in acqua, nel blu, e il benessere fisico totale nei giorni di immersione (in parte anche dovuto, almeno all’inizio, agli effetti delle decompressioni in ossigeno puro) ci dava la sensazione, non di faciloneria, ma di un giusto equilibrio tra le nostre competenze e le difficoltà delle missioni, che a volte aumentavamo gradualmente. Un esempio di “rischio calcolato” era una cosa che facevamo solo noi (mai ai clienti!): discesa diretta in profondità, giù a 65

metri circa a babordo, ingresso nell’enorme squarcio della esplosione della fiancata, con le torce da 70 Watt nel buio totale della pancia della Haven, risalita seguendo le scale interne della sala macchine e uscita in avvitamento attraverso il boccaporto superiore di coperta, che ci riportava improvvisamente alla luce dei 54 metri; oppure caduta libera fino alla sala macchine, a cui si poteva anche accedere da una balconata di poppa. Emozioni di paura, mai. Molta attenzione, calcolo dei piani di contingenza, delle miscele adatte, ognuno con le sue tappe decompressive precalcolate: insomma non eravamo li per strafare, ma ci piaceva programmare nuovi percorsi e goderci le nostre piccole imprese, su cui brindare scherzando, davanti ad una birra, con tedeschi, francesi, austriaci, mezza Europa insomma. Alcuni di questi “percorsi segreti”, tutti nostri, li “regalavamo” ai clienti più affezionati (riconoscentissimi!), conoscendo naturalmente le loro reali capacità fisiche, tecniche ed emotive. Per anni è andata avanti così, in estate, in inverno (noi eravamo operativi tutto l’anno, mare permettendo). La vita come guide era spensierata, ma più o meno simile a quella dei piloti di caccia: sai che rischi (quando non porti i clienti), ma sono rischi calcolati e fanno parte del “mestiere”. Ilarità e spirito di gruppo si alternavano a solitarie e serie meditazioni sul tipo si programmazione e di parametri della successiva immersione. Ma vengo al punto.

2. La realtà di un cimitero sommerso

La Haven è un cimitero di incidenti subacquei. Niente che ne abbia mai giustificato la chiusura (le montagne non chiudono, e hanno più morti) ma comunque la media “Haven” stava su uno o due all’anno. Morti per incidente fatale sul fondo, o per malori in fase di risalita, o per inesperienza rispetto al livello della missione, morti durante esercitazioni per il brevetto finale, morti per stress da vestizione, per infarto, per intrappolamento (rari: un caso). Sì, perché in alcune occasioni i morti sono stati addirittura recuperati dai Rover dei Carabinieri subacquei dopo giorni di ricerca da parte dei sommozzatori. Ho assistito personalmente ad una CPR (Cardio-Pulmonary-Resuscitation) di 45 minuti con esito negativo ad un sub tedesco. Ricordo di aver immaginato il suo ingresso nella morte, appena il paramedico scosse la testa davanti a moglie e figlia, disperate in un paese di cui non conoscevano nemmeno bene la lingua. Ma a noi non poteva capitare, perché eravamo “esperti” e lì da anni. La sola dimensione acquatica era quella, lo ripeto di una mescolanza tra perfezionismo tecnico e divertimento. Tipico degli sport estremi: puoi fare roba tosta se la sai fare. Altrimenti stai a casa che è meglio. Eravamo anche consci di un certo spirito di élite, senza dubbio.

3. Un cambiamento inaspettato

Poi un giorno è capitato. Non un incidente, ma una improvvisa sensazione di repulsione idrofobica, a circa 52 metri, dopo circa 7-8 minuti di fondo di una delle mie immersioni libere “in solo” (i “tecnici” usano talvolta questa tecnica in casi particolari di rischio a loro carico o per semplice routine esplorativa). Una cosa mai vista, nemmeno nelle mie immersioni più profonde. Mi prese una irresistibile sensazione di angoscia, come di non riuscire a stare nel corpo, nell’acqua stessa, che mi aveva sempre protetto ed accolto: ora sentivo, invece, una impellente necessità, quasi epilettica, di abbandonare quel luogo che sembrava mi chiamasse dal fondo, e che non potevo voltarmi a guardare. Ricordo l’angoscia, soprattutto, simile a quella che ti viene se immagini di entrare di notte in un castello con amici, per scoprire, poi improvvisamente, di essere solo e di non trovare l’uscita…e la torcia ha smesso di funzionare. Contavo i secondi, nello sforzo di mantenere la risalita veloce ma costante e di non esplodere letteralmente fuori dall’acqua. Era qualcosa di più di un semplice effetto narcotico (respiravo aria quella volta) perché conoscevamo bene gli effetti narcotici dell’azoto sotto i 40 metri e li sapevamo riconoscere e controllare. Ma l’angoscia, le emozioni “animiche”, non erano previste, né sono mai state parte del quadro fisiologico di una narcosi d’azoto. E certamente l’episodio non poteva avere alcuna causa fisiologiche, perché ero in perfetta forma e ben addestrato. Questa cosa capitò due volte, nella stessa estate, circa 2009 o 2010, a distanza di pochi giorni. Ricordo che, durante la risalita, non riuscivo a stare vigile, che mi dominava un terribile senso di claustrofobia, mai vissuto prima, e che avevo la sensazione di dover vomitare qualcosa che mi spingeva dall’interno e indeboliva la lucidità con cui solo pochi minuti prima ero disceso felice sulla coperta, sicuro della routine e della esperienza di anni di immersione. Su tutto dominava ora, invece, una tremenda voglia, improvvisa, di fuggire ed uscire dall’acqua. Dovetti fare ricorso a tutto il mio addestramento di emergenza, per risalire “in libera” perché mi trovavo lontano dalla cima di attracco al relitto. Lo feci, fissando incessantemente e con fatica profondimetro e timer, cercando di mantenere l’orientamento in un blu senza confini, che girava turbinando attorno a me: un blu nel quale ero completamente avvolto e che sembrava contenere una presenza angosciante, come se qualcosa mi seguisse da dietro. I due episodi si conclusero nello stesso modo: risalita di emergenza controllata, nessuna conseguenza iperbarica, somministrazione di ossigeno puro e la sbigottita domanda degli amici: “che cavolo ti ha preso?”. Da quel giorno, però, cambiò tutto. Le missioni e gli accompagnamenti erano diventati meno fluidi: incombeva la paura di ritrovarmi in quella situazione. Cominciai ad accettare guide un po’ meno impegnative (quelle con i “ricreativi” da 40 metri). Il “lavoro” di routine aveva anche perso un po’ di attrattiva, visto che ora l’immersione conteneva per me la implicita eventualità di un esito fatalmente angoscioso e in continuo agguato. Una sensazione simile a quella del proprio posto di lavoro in cui ora entra un nuovo collega sgradito. Non ci vai più con la stessa energia di prima. Infatti al puro divertimento si era sostituita una continua scommessa con me stesso: riuscirò oggi a portare a termine la missione senza sorprese? E’ chiaro che nei pochi anni successivi, anche se ho continuato a stare bene, ed a tornare spesso in profondità, tutto sommato, non sono più riuscito a eliminare il ricordo vivido e del tutto personale, di quella angoscia provata così repentinamente e potentemente. Nel 2014 cessai, alla fine, di frequentare il centro, anche perché era finita un’epoca, diversi collaboratori erano cambiati e l’ambiente aveva perso, per me, in attrattiva e livello. Avevo accumulato esattamente 361 immersioni sul relitto Haven. Potevo dirmi soddisfatto, visto che ormai era quasi diventato un lavoro. Oggi, non sono più la persona di anni fa. Molte cose, evolutivamente parlando, sono cambiate, e con esse anche il modo di guardare al mondo delle cose, visibili e invisibili. Ora mi sembra più chiaro che quei morti hanno lasciato, secondo me, le loro tracce sui fondali della Haven.

4. Energie di morte come strano attrattore

Le energie di morte e di angosciante dolore della propria fine imminente o improvvisa, secondo me sono rimaste lì, esattamente come quelle dei luoghi degli incidenti automobilistici: invisibili attrattori che vanno in simbiosi casuale con le energie dei vivi che rispondono a quelle frequenze, probabilmente per caso o perché vi sono, alla fine, destinate. Nessuno dei miei “colleghi” di allora accetterebbe una conclusione simile, giudicandola, forse, frutto di insensata superstizione. Ma, mi sono detto più volte: un semplice episodio narcotico è come una ferita momentanea, si rimargina e se ne esce senza conseguenze. Un episodio, invece, fortemente collegato energeticamente ad un luogo, come quello che ho frequentato, e dalle notevoli conseguenze interiori, non si supera che lasciando quel luogo, che contiene energie di decomposizione, richiami che si possono copiare con la mente, parassitanti e inconsapevoli residui dell’inerzia di anime che hanno lasciato lì una eco della loro fine, della loro angoscia e paura. Questa, per me, è la prova che qualcosa là sotto era effettivamente successo in quella estate ed il ricordo vivido di quella situazione rimane ancora ben presente, con tutte le sensazioni di quel momento. Le conseguenze che portai su di me negli anni successivi non erano di tipo fisiologico, ma animico: riguardavano, cioè, il modo a cui io stesso ora consideravo le immersioni come un rischio che non avevo più voglia di correre, perché era cambiata proprio l’energia del luogo nei miei confronti. Quel mare così invitante ora si era fatto per me oscuro, infido, possibilmente un traditore improvviso. Ecco, dunque: i relitti rappresentano secondo me un luogo insolito delle memorie di morte e di dolore, a cui pochi degli sportivi, forse, pensano nei termini che ho voluto descrivere. Credo che, a volte, i “passanti” di quel luogo intercettino queste energie assorbendole con esiti diversi, esattamente come accade nei luoghi di terra, ben noti per le loro energie. Ma la maggior parte di loro non sembra farsi domande o percepire questa dimensione nascosta dei luoghi sommersi: una dimensione che, però, grandi scrittori e romanzieri del passato avevano ricreato nelle loro opere e che su dime, ne sono convinto, ha esercitato una forza potente e inaspettata.

Paolo Genta
Blogger Gruppo Rebis

Buon Solstizio!

Pioggia di angeli, e le nostre anime brillano.
È l’alba e tutto è rosa, i miei occhi scintillano nel cielo,
il profumo dell’estasi mistica sale
e il suono del vento vibra con il sole che sorge.

Un attimo di intensa gioia
ma è solo l’ inganno che sopravvive all’illusione
della perfezione che cade.

Un flash e gli occhi del cielo si specchiano
nella manifesta integrità perduta.
Il rintocco di un gong e appare il bene e il male.

E’ un attimo per l’universo
e l’uno è decaduto nella coscienza duale
che in noi si riavvolge come un film di mille secoli.

Gocce di dolore rigano il viso,
il bianco e il nero qui
sono i padroni della scacchiera.

Gli opposti non esistono nel reale ma qui,
sono il tappeto di pedine,
volutamente rase al suolo,
in un tempo e in un tempio programmati
per mangiare ed essere mangiati.

Abbiamo dimenticato di essere sostanza.

Questo non è il nostro mondo,
è la terra oscura degli inganni,
ma noi meritiamo la gioia
e i colori dei creatori,
che un tempo erano liberi.

Alida Sacchi
Blogger Gruppo Rebis



El pasado sábado, 17 de abril del 2021, la estudiosa espiritual y componente activa del Grupo Rebis Fiorella Rustici, ha participado a una entrevista en directo en la página Facebook Sapore del Sapere (Sabor del Saber). El presentador, Lorenzo Ferrante, que ha organizado y llevado a cabo dicha entrevista, ha dirigido algunas preguntas a Fiorella sobre sus descubrimientos durante sus investigaciones sobre los orígenes de la raza humana. Una entrevista de calidad que os invitamos a ver (subtítulos en español).

Redacción Grupo Rebis



Cari lettori del Gruppo Rebis, a continuazione vi presentiamo una serie di link dove troverete alcune registrazioni audio che riassumono i contenuti di una serie di sedute live tenute dal Comitato Tedesco per il Corona Virus per indagare i motivi per cui sono state imposte diverse restrizioni dal Governo Federale e dalle Regioni Tedesche, e le conseguenze che ciò ha avuto, e tuttora ha, per i cittadini.

Le traduzioni sono a cura di Paolo Genta, componente attivo del Gruppo Rebis, che ringraziamo per questo egregio lavoro e per l’impegno profuso.

Presenti: Avv. Reiner Füllmich, Avv. Antonia Fischer, Avv. Viviane Fischer – Foro di Berlino

Intervista al Dott. Wolfgang Wodarg: inutilità-inefficacia-pericolosità dei vaccini

Intervista a testimone Frau Ramona Klüglein, assistente a bambini psichiatrici: danneggiata da vaccino per resezione quasi totale di intestino tenue

Intervista a Frau Bianca Höltsje, dirigente scolastico di elementare in Niedersachsen: vessazioni della comunità scolastica verso contrari al vaccino ai bambini

Intervista a James Corbett, giornalista investigativo americano e autore di 3 documentari sui Rockefeller, censurati da Youtube: economia della paura e potere delle grandi famiglie nella narrazione pandemica

Video (English) disponibili su:

Intervista a Brian Gerrish, giornalista di inchiesta inglese e public speaker: utilizzo di strategie PNL e psicologia del comportamento per manipolazione di massa in UK

Intervista a Doc. Astrid Stückelberger, esperta internazionale di politiche sanitarie: i programmi di immunizzazione mondiale della WHO SAGE ROADMAP e l’eliminazione dell’immunità naturale

Intervista a Doc. Simone Gold, medico americano, attivista e fondatrice di “America’s Frontline Doctors”: offensiva legale internazionale e nuove strategie giudiziarie per fermare la legge americana sulla vaccinazione ai bambini tra 12 e 15 anni, anche senza il consenso dei genitori

Redazione Gruppo Rebis
Traduzioni a cura di Paolo Genta