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Dalla parte degli Italiani

Gentile Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,

si trova a gestire il Paese in una contingenza alquanto difficile, ma diventerebbe tutto molto semplice se nelle sue decisioni si facesse guidare dalla sua Coscienza, e non da complicati calcoli sullo spread o da rocambolesche proporzioni tra debito e PIL. Sarebbe tutto più semplice se si facesse guidare dalla Coscienza del buon padre di famiglia. È un momento delicato, ma anche una grande occasione che le viene offerta.

Comprendiamo quanto siano forti e minacciose le pressioni che Lei riceve da ogni parte. Sappiamo bene che, dentro e fuori il nostro Paese, molti sono i personaggi e i poteri che continuano da decenni a saccheggiare le enormi potenzialità e la grande ricchezza di questo popolo. Sappiamo che tutti coloro che sono complici interessati di questo gioco al massacro cercano di renderci servi delle irrilevanti e inique leggi del mercato. Conosciamo bene le menzogne che sono state raccontate al popolo per decenni: che viviamo al di sopra delle nostre possibilità, che siamo in debito, che dobbiamo pagare per una colpa inestinguibile, che dobbiamo rinunciare alla nostra sovranità, cioè a decidere per noi stessi.

Ma Lei può fare la differenza. LA PREGHIAMO DI NON FIRMARE LA RIFORMA DEL MES, NÉ ORA NÉ MAI. Non si renda complice della condanna a morte di un intero popolo mediante i vincoli debitori che esso comporta. Con quale coscienza potrebbe pronunciare una simile sentenza per i suoi concittadini, che è chiamato a rappresentare e a difendere?

In questa crisi, la Germania difende giustamente se stessa e la propria economia annunciando credito illimitato alle imprese, nazionalizzazioni, rilocalizzazioni della catena produttiva delle aziende. Questo è un diritto anche dell’Italia, che possiamo esercitare mediante la Cassa Depositi e Prestiti, in quanto banca a maggioranza pubblica.  Basta con i prestiti ad interesse che ci indebitano e con il doppiopesismo, per cui ad altri Paesi dell’UE è permesso ciò che all’Italia è sempre vietato. Uno Stato ha il dovere primario di tutelare la propria economia.

Finora l’Europa non democratica dei tecnocrati e della finanza ci è costata molto e ci ha imposto vincoli enormi e irrazionali, con i quali gran parte della nostra grande ricchezza è stata prosciugata. Ora, in mezzo alla crisi sanitaria, siamo stati lasciati soli, almeno finché anche gli altri non sono stati coinvolti. Abbiamo visto che cosa ne è stato della Grecia. Ma che cosa ce ne facciamo di meccanismi economico-finanziari che ci danneggiano soltanto? Che non ci forniscono gli aiuti quando ne abbiamo bisogno? Abbiamo già dimostrato di essere in grado di fare miracoli, quando possiamo decidere per noi stessi. Ma non possiamo farlo se la nostra economia è governata da poteri non trasparenti che ogni volta che cerchiamo di tirare fuori la testa ce la ricacciano sotto per affogarci, e se i trattati europei ci impongono una Banca centrale che ha il compito di difendere la stabilità monetaria, anziché la vita, il lavoro e il benessere dei cittadini, come prescrive la Costituzione. Non possiamo farlo se Lei non rappresenta gli italiani con l’intenzione di proteggerli.

Non vogliamo credere che questo sia stato il compito che le hanno assegnato. Sicuramente gli Italiani non le hanno dato tale mandato, ma la stanno guardando con occhi di speranza perché Lei faccia la cosa giusta per loro e per la meravigliosa Italia. Speriamo che Lei non voglia assecondare obbediente chi vuole dare il colpo di grazia agli Italiani.

Perciò le chiediamo, in quanto cittadini di questo Paese, di farci riprendere la nostra sovranità monetaria, di fare come la Germania e di ridare piena funzionalità di banca pubblica alla Cassa Depositi e Prestiti, di rimettere sangue nell’organismo anemico della nostra economia senza chiedere niente a nessuno e soprattutto SENZA INDEBITARCI. Le soluzioni non mancano certo, come spiegano da anni tanti economisti di valore. NOI SIAMO IL POPOLO SOVRANO E NON CI STIAMO PIU’ AD AMMAZZARCI DI FATICA PER ARRICCHIRE CHI CI SFRUTTA. Le chiediamo di essere forte e di appellarsi al popolo, anziché inchinarsi alla cupola di potere che ci taglieggia da decenni. Sappiamo che in molti si stanno adoperando per la nostra rovina, e lo sa anche Lei.

SE SI VUOLE RIBALTARE LA SITUAZIONE C’È BISOGNO CHE LA COSCIENZA ENTRI IN AZIONE, CON PAROLE CHIARE, ONESTE E DIRETTE CHE SMASCHERINO I FINTI AIUTI, LE FALSE LUSINGHE, LE PREOCCUPAZIONI AFFETTATE E LE DIPLOMAZIE MANIPOLATORIE.

LE FINZIONI LE LASCI AGLI IPOCRITI SENZ’ANIMA. LEI SI ERGA AL DI SOPRA DI QUESTO SCENARIO MESCHINO E CON LA VOCE DELLA SUA COSCIENZA PARLI SCHIETTO IN DIFESA DELLA SUA GENTE.

DICA FORTE CHE IN COSCIENZA NON LO PUÒ FARE, CHE LA SUA COSCIENZA NON LE PERMETTE DI AGIRE IN QUESTO MODO CONTRO I SUOI CONCITTADINI, E L’INCONTRASTABILE RAGIONE DELLA COSCIENZA NON POTRÀ ESSERE ATTACCATA, CONTRADDETTA O VINTA. IL POPOLO ITALIANO LA SOSTERRÀ.

Spero che ambisca a essere ricordato nella storia per essere un politico patriota e virtuoso, un vero statista, come i Padri Costituenti, e non per essere stato la versione italiana di Alexis Tsipras. La differenza tra i primi e il secondo l’ha fatta semplicemente la Coscienza.

Non abbia timore delle minacce e dei ricatti, come non ne abbiamo noi. Le chiediamo di non assumersi la responsabilità dell’annientamento morale, culturale, civile ed economico del nostro Paese.  NOI, IL POPOLO ITALIANO, SAREMO CON LEI. E SIAMO TANTI.

In attesa di vederla all’opera al fianco della sua Coscienza,

Con Onore,

Il Gruppo Rebis – Il risveglio del Femminile per un popolo sovrano e consapevole
www.grupporebis.org

Per firmare la petizione su change.org clicca qui: http://chng.it/Rc4qL7JH

HUMANS!?

Do we really know who we are?

Saturday April 17th, 2021, spiritual researcher and Rebis Group’s active member Fiorella Rustici gave a live interview on Sapore del Sapere Facebook page. Host Lorenzo Ferrante, who organized and edited the entire program, asked Fiorella some questions about her research and discoveries on human race’s origin. A high level interview that we recommend to watch (with english subtitles)

Editorial board of Rebis Group.

COPIA DI MEMORIE DI MORTE IN LUOGHI INSOLITI

I relitti sommersi

Vorrei portare qui una breve riflessione su quanto, ad anni di distanza, ho potuto comprendere con sorprendente chiarezza, ed in modo praticamente immediato (come in un “insight”) solo ora, riguardo al processo di copia delle energie di decomposizione e di morte fisica in casi di morte violenta: nella fattispecie morte per annegamento, infarto da stress o errori tecnici fatali, durante attività di immersione tecnica profonda in aria o miscele, su relitti sommersi.

Per far comprendere esattamente di cosa si tratta ho ritenuto necessario far precedere questa testimonianza da una breve descrizione su che cosa è il mondo delle immersioni tecniche, del tutto differente da quelle ricreative, per profondità, regole e rischi, descrizione che risulterà utile alla comprensione dell’insieme, perché l’approccio della subacquea tecnica è collegato direttamente con l’esperienza che qui riassumo: un’esperienza che ridimensiona il carattere un po’ inconsapevole delle condizioni e delle conseguenze animiche di missioni sui luoghi delle tragedie in mare.

1. La mentalità delle immersioni profonde

Per più di 13 anni ho svolto, per passione, attività di immersione tecnica con miscele elio-ossigeno, o in aria profonda, a quote tra i 50 e i 70 metri. Sono stato guida subacquea certificata della Regione Liguria dal 2003 al 2014. La vita delle guide è fatta di un particolare tipo di scambio con il centro immersione di riferimento. Noi portiamo i gruppi di subacquei all’obiettivo, organizzando e gestendo l’immersione in sicurezza, e il centro provvede all’intera logistica, in gran parte a suo carico: carica delle miscele, imbarco, dotazioni di sicurezza, stazione decompressiva, attesa al punto di immersione, recupero e assistenza alla base. Non veniamo pagati, ma disponiamo in completa autonomia di tutti i servizi, comprese le immersioni “libere”, che facciamo tra noi, e tutta una serie di benefit, come forti sconti sulle attrezzature, totale libertà di organizzarsi la vita a bordo e alla base. In cambio, ovviamente, il centro dispone di personale esperto, qualificato, che a volte ha anche contribuito a formare, e che quindi, ha mediamente interesse a mantenere. E, ovviamente, incassa le tariffe dei clienti. La vita nei centri di immersione, per noi “tecnici” è sempre stata divisa tra entusiastiche discussioni di medicina iperbarica o tecnologia e birre al Bar, dopo l’immersione. La subacquea tecnica, a differenza di quella ricreativa semplice, che usa attrezzatura standard e si limita ai 40 metri classici, è fatta di “diver” pluricertificati in immersioni a miscele iperossigenate e in elio, che gestiscono in proprio fisiologia dell’immersione, effetti narcotici calcolati e curve di saturazione programmate e che pianificano preliminarmente, con speciali software, ogni fase della missione, con regole analoghe a quelle del pilotaggio aereo.

Io sono stato guida tecnica sul relitto della petroliera Haven, ad Arenzano, che con i suoi 52 metri di larghezza, circa 200 di lunghezza, con i suoi 7 ponti del castello di poppa, giace in assetto di navigazione a 81 metri di profondità al largo di Arenzano, provincia di Genova, dall’11 Aprile 1991. Per diversi anni, insieme ai “colleghi” ci siamo divertiti a “bucare” la Haven da ogni parte, alla ricerca di nuovi percorsi, di passaggi alternativi, di discese nel blu a 60 metri: tutto era magnifico, emozionante, fico e soprattutto, per pochi. Perché la maggior parte dei clienti non ha una preparazione tecnica e non vuole investire anni a studiare, a formarsi con corsi specialistici, ad acquisire gradualmente l’esperienza e a dotarsi della necessaria ma costosa tecnologia: desidera semplicemente buttarsi in acqua e seguire quello che dice il computer appena comprato, dopo aver seguito corsi spesso poco qualificanti. Noi non percepivamo direttamente una sensazione di rischio: la felicità di stare il più possibile in acqua, nel blu, e il benessere fisico totale nei giorni di immersione (in parte anche dovuto, almeno all’inizio, agli effetti delle decompressioni in ossigeno puro) ci dava la sensazione, non di faciloneria, ma di un giusto equilibrio tra le nostre competenze e le difficoltà delle missioni, che a volte aumentavamo gradualmente. Un esempio di “rischio calcolato” era una cosa che facevamo solo noi (mai ai clienti!): discesa diretta in profondità, giù a 65

metri circa a babordo, ingresso nell’enorme squarcio della esplosione della fiancata, con le torce da 70 Watt nel buio totale della pancia della Haven, risalita seguendo le scale interne della sala macchine e uscita in avvitamento attraverso il boccaporto superiore di coperta, che ci riportava improvvisamente alla luce dei 54 metri; oppure caduta libera fino alla sala macchine, a cui si poteva anche accedere da una balconata di poppa. Emozioni di paura, mai. Molta attenzione, calcolo dei piani di contingenza, delle miscele adatte, ognuno con le sue tappe decompressive precalcolate: insomma non eravamo li per strafare, ma ci piaceva programmare nuovi percorsi e goderci le nostre piccole imprese, su cui brindare scherzando, davanti ad una birra, con tedeschi, francesi, austriaci, mezza Europa insomma. Alcuni di questi “percorsi segreti”, tutti nostri, li “regalavamo” ai clienti più affezionati (riconoscentissimi!), conoscendo naturalmente le loro reali capacità fisiche, tecniche ed emotive. Per anni è andata avanti così, in estate, in inverno (noi eravamo operativi tutto l’anno, mare permettendo). La vita come guide era spensierata, ma più o meno simile a quella dei piloti di caccia: sai che rischi (quando non porti i clienti), ma sono rischi calcolati e fanno parte del “mestiere”. Ilarità e spirito di gruppo si alternavano a solitarie e serie meditazioni sul tipo si programmazione e di parametri della successiva immersione. Ma vengo al punto.

2. La realtà di un cimitero sommerso

La Haven è un cimitero di incidenti subacquei. Niente che ne abbia mai giustificato la chiusura (le montagne non chiudono, e hanno più morti) ma comunque la media “Haven” stava su uno o due all’anno. Morti per incidente fatale sul fondo, o per malori in fase di risalita, o per inesperienza rispetto al livello della missione, morti durante esercitazioni per il brevetto finale, morti per stress da vestizione, per infarto, per intrappolamento (rari: un caso). Sì, perché in alcune occasioni i morti sono stati addirittura recuperati dai Rover dei Carabinieri subacquei dopo giorni di ricerca da parte dei sommozzatori. Ho assistito personalmente ad una CPR (Cardio-Pulmonary-Resuscitation) di 45 minuti con esito negativo ad un sub tedesco. Ricordo di aver immaginato il suo ingresso nella morte, appena il paramedico scosse la testa davanti a moglie e figlia, disperate in un paese di cui non conoscevano nemmeno bene la lingua. Ma a noi non poteva capitare, perché eravamo “esperti” e lì da anni. La sola dimensione acquatica era quella, lo ripeto di una mescolanza tra perfezionismo tecnico e divertimento. Tipico degli sport estremi: puoi fare roba tosta se la sai fare. Altrimenti stai a casa che è meglio. Eravamo anche consci di un certo spirito di élite, senza dubbio.

3. Un cambiamento inaspettato

Poi un giorno è capitato. Non un incidente, ma una improvvisa sensazione di repulsione idrofobica, a circa 52 metri, dopo circa 7-8 minuti di fondo di una delle mie immersioni libere “in solo” (i “tecnici” usano talvolta questa tecnica in casi particolari di rischio a loro carico o per semplice routine esplorativa). Una cosa mai vista, nemmeno nelle mie immersioni più profonde. Mi prese una irresistibile sensazione di angoscia, come di non riuscire a stare nel corpo, nell’acqua stessa, che mi aveva sempre protetto ed accolto: ora sentivo, invece, una impellente necessità, quasi epilettica, di abbandonare quel luogo che sembrava mi chiamasse dal fondo, e che non potevo voltarmi a guardare. Ricordo l’angoscia, soprattutto, simile a quella che ti viene se immagini di entrare di notte in un castello con amici, per scoprire, poi improvvisamente, di essere solo e di non trovare l’uscita…e la torcia ha smesso di funzionare. Contavo i secondi, nello sforzo di mantenere la risalita veloce ma costante e di non esplodere letteralmente fuori dall’acqua. Era qualcosa di più di un semplice effetto narcotico (respiravo aria quella volta) perché conoscevamo bene gli effetti narcotici dell’azoto sotto i 40 metri e li sapevamo riconoscere e controllare. Ma l’angoscia, le emozioni “animiche”, non erano previste, né sono mai state parte del quadro fisiologico di una narcosi d’azoto. E certamente l’episodio non poteva avere alcuna causa fisiologiche, perché ero in perfetta forma e ben addestrato. Questa cosa capitò due volte, nella stessa estate, circa 2009 o 2010, a distanza di pochi giorni. Ricordo che, durante la risalita, non riuscivo a stare vigile, che mi dominava un terribile senso di claustrofobia, mai vissuto prima, e che avevo la sensazione di dover vomitare qualcosa che mi spingeva dall’interno e indeboliva la lucidità con cui solo pochi minuti prima ero disceso felice sulla coperta, sicuro della routine e della esperienza di anni di immersione. Su tutto dominava ora, invece, una tremenda voglia, improvvisa, di fuggire ed uscire dall’acqua. Dovetti fare ricorso a tutto il mio addestramento di emergenza, per risalire “in libera” perché mi trovavo lontano dalla cima di attracco al relitto. Lo feci, fissando incessantemente e con fatica profondimetro e timer, cercando di mantenere l’orientamento in un blu senza confini, che girava turbinando attorno a me: un blu nel quale ero completamente avvolto e che sembrava contenere una presenza angosciante, come se qualcosa mi seguisse da dietro. I due episodi si conclusero nello stesso modo: risalita di emergenza controllata, nessuna conseguenza iperbarica, somministrazione di ossigeno puro e la sbigottita domanda degli amici: “che cavolo ti ha preso?”. Da quel giorno, però, cambiò tutto. Le missioni e gli accompagnamenti erano diventati meno fluidi: incombeva la paura di ritrovarmi in quella situazione. Cominciai ad accettare guide un po’ meno impegnative (quelle con i “ricreativi” da 40 metri). Il “lavoro” di routine aveva anche perso un po’ di attrattiva, visto che ora l’immersione conteneva per me la implicita eventualità di un esito fatalmente angoscioso e in continuo agguato. Una sensazione simile a quella del proprio posto di lavoro in cui ora entra un nuovo collega sgradito. Non ci vai più con la stessa energia di prima. Infatti al puro divertimento si era sostituita una continua scommessa con me stesso: riuscirò oggi a portare a termine la missione senza sorprese? E’ chiaro che nei pochi anni successivi, anche se ho continuato a stare bene, ed a tornare spesso in profondità, tutto sommato, non sono più riuscito a eliminare il ricordo vivido e del tutto personale, di quella angoscia provata così repentinamente e potentemente. Nel 2014 cessai, alla fine, di frequentare il centro, anche perché era finita un’epoca, diversi collaboratori erano cambiati e l’ambiente aveva perso, per me, in attrattiva e livello. Avevo accumulato esattamente 361 immersioni sul relitto Haven. Potevo dirmi soddisfatto, visto che ormai era quasi diventato un lavoro. Oggi, non sono più la persona di anni fa. Molte cose, evolutivamente parlando, sono cambiate, e con esse anche il modo di guardare al mondo delle cose, visibili e invisibili. Ora mi sembra più chiaro che quei morti hanno lasciato, secondo me, le loro tracce sui fondali della Haven.

4. Energie di morte come strano attrattore

Le energie di morte e di angosciante dolore della propria fine imminente o improvvisa, secondo me sono rimaste lì, esattamente come quelle dei luoghi degli incidenti automobilistici: invisibili attrattori che vanno in simbiosi casuale con le energie dei vivi che rispondono a quelle frequenze, probabilmente per caso o perché vi sono, alla fine, destinate. Nessuno dei miei “colleghi” di allora accetterebbe una conclusione simile, giudicandola, forse, frutto di insensata superstizione. Ma, mi sono detto più volte: un semplice episodio narcotico è come una ferita momentanea, si rimargina e se ne esce senza conseguenze. Un episodio, invece, fortemente collegato energeticamente ad un luogo, come quello che ho frequentato, e dalle notevoli conseguenze interiori, non si supera che lasciando quel luogo, che contiene energie di decomposizione, richiami che si possono copiare con la mente, parassitanti e inconsapevoli residui dell’inerzia di anime che hanno lasciato lì una eco della loro fine, della loro angoscia e paura. Questa, per me, è la prova che qualcosa là sotto era effettivamente successo in quella estate ed il ricordo vivido di quella situazione rimane ancora ben presente, con tutte le sensazioni di quel momento. Le conseguenze che portai su di me negli anni successivi non erano di tipo fisiologico, ma animico: riguardavano, cioè, il modo a cui io stesso ora consideravo le immersioni come un rischio che non avevo più voglia di correre, perché era cambiata proprio l’energia del luogo nei miei confronti. Quel mare così invitante ora si era fatto per me oscuro, infido, possibilmente un traditore improvviso. Ecco, dunque: i relitti rappresentano secondo me un luogo insolito delle memorie di morte e di dolore, a cui pochi degli sportivi, forse, pensano nei termini che ho voluto descrivere. Credo che, a volte, i “passanti” di quel luogo intercettino queste energie assorbendole con esiti diversi, esattamente come accade nei luoghi di terra, ben noti per le loro energie. Ma la maggior parte di loro non sembra farsi domande o percepire questa dimensione nascosta dei luoghi sommersi: una dimensione che, però, grandi scrittori e romanzieri del passato avevano ricreato nelle loro opere e che su dime, ne sono convinto, ha esercitato una forza potente e inaspettata.

Paolo Genta
Blogger Gruppo Rebis

Buon Solstizio!

Pioggia di angeli, e le nostre anime brillano.
È l’alba e tutto è rosa, i miei occhi scintillano nel cielo,
il profumo dell’estasi mistica sale
e il suono del vento vibra con il sole che sorge.

Un attimo di intensa gioia
ma è solo l’ inganno che sopravvive all’illusione
della perfezione che cade.

Un flash e gli occhi del cielo si specchiano
nella manifesta integrità perduta.
Il rintocco di un gong e appare il bene e il male.

E’ un attimo per l’universo
e l’uno è decaduto nella coscienza duale
che in noi si riavvolge come un film di mille secoli.

Gocce di dolore rigano il viso,
il bianco e il nero qui
sono i padroni della scacchiera.

Gli opposti non esistono nel reale ma qui,
sono il tappeto di pedine,
volutamente rase al suolo,
in un tempo e in un tempio programmati
per mangiare ed essere mangiati.

Abbiamo dimenticato di essere sostanza.

Questo non è il nostro mondo,
è la terra oscura degli inganni,
ma noi meritiamo la gioia
e i colori dei creatori,
che un tempo erano liberi.

Alida Sacchi
Blogger Gruppo Rebis

¡¿HUMANOS?!

¿DE VERDAD SABEMOS QUIÉNES SOMOS?

El pasado sábado, 17 de abril del 2021, la estudiosa espiritual y componente activa del Grupo Rebis Fiorella Rustici, ha participado a una entrevista en directo en la página Facebook Sapore del Sapere (Sabor del Saber). El presentador, Lorenzo Ferrante, que ha organizado y llevado a cabo dicha entrevista, ha dirigido algunas preguntas a Fiorella sobre sus descubrimientos durante sus investigaciones sobre los orígenes de la raza humana. Una entrevista de calidad que os invitamos a ver (subtítulos en español).

Redacción Grupo Rebis

KORONA-AUSSCHUSS DEL 28 MAGGIO 2021

ELENCO DI TUTTE LE TRADUZIONI DELLA 54° SESSIONE
https://corona-ausschuss.de/

Cari lettori del Gruppo Rebis, a continuazione vi presentiamo una serie di link dove troverete alcune registrazioni audio che riassumono i contenuti di una serie di sedute live tenute dal Comitato Tedesco per il Corona Virus per indagare i motivi per cui sono state imposte diverse restrizioni dal Governo Federale e dalle Regioni Tedesche, e le conseguenze che ciò ha avuto, e tuttora ha, per i cittadini.

Le traduzioni sono a cura di Paolo Genta, componente attivo del Gruppo Rebis, che ringraziamo per questo egregio lavoro e per l’impegno profuso.

Presenti: Avv. Reiner Füllmich, Avv. Antonia Fischer, Avv. Viviane Fischer – Foro di Berlino

Intervista al Dott. Wolfgang Wodarg: inutilità-inefficacia-pericolosità dei vaccini

http://www.wreckdiveliguria.com/downloads/comicost/KoronaAuschsuss280521part1.mp3

Intervista a testimone Frau Ramona Klüglein, assistente a bambini psichiatrici: danneggiata da vaccino per resezione quasi totale di intestino tenue

http://www.wreckdiveliguria.com/downloads/comicost/KoronaAuschsuss280521part2.mp3

Intervista a Frau Bianca Höltsje, dirigente scolastico di elementare in Niedersachsen: vessazioni della comunità scolastica verso contrari al vaccino ai bambini

http://www.wreckdiveliguria.com/downloads/comicost/KoronaAuschsuss280521part3.mp3

Intervista a James Corbett, giornalista investigativo americano e autore di 3 documentari sui Rockefeller, censurati da Youtube: economia della paura e potere delle grandi famiglie nella narrazione pandemica

http://www.wreckdiveliguria.com/downloads/comicost/KoronaAuschsuss280521part4.mp3

Video (English) disponibili su: https://www.corbettreport.com/corbett-report-documentaries/

Intervista a Brian Gerrish, giornalista di inchiesta inglese e public speaker: utilizzo di strategie PNL e psicologia del comportamento per manipolazione di massa in UK

http://www.wreckdiveliguria.com/downloads/comicost/KoronaAuschsuss280521part5.mp3

Intervista a Doc. Astrid Stückelberger, esperta internazionale di politiche sanitarie: i programmi di immunizzazione mondiale della WHO SAGE ROADMAP e l’eliminazione dell’immunità naturale

http://www.wreckdiveliguria.com/downloads/comicost/KoronaAuschsuss280521part6.mp3

Intervista a Doc. Simone Gold, medico americano, attivista e fondatrice di “America’s Frontline Doctors”: offensiva legale internazionale e nuove strategie giudiziarie per fermare la legge americana sulla vaccinazione ai bambini tra 12 e 15 anni, anche senza il consenso dei genitori

http://www.wreckdiveliguria.com/downloads/comicost/KoronaAuschsuss280521part7.mp3

Redazione Gruppo Rebis
Traduzioni a cura di Paolo Genta

Intervista a Fiorella Rustici

Feel your Life, 20 Maggio 2021

Ancora una volta un incontro tra queste due fantastiche donne, ma in questa occasione è stata Michela D’Adamo, nella sua trasmissione Feel Your Life, a intervistare Fiorella in una serata davvero piacevole e interessante, piena di consigli utilissimi da mettere subito in pratica nel nostro quotidiano. Vi consigliamo assolutamente la visione.

Siti consigliati:
fiorellarustici.com e feelyourlife.net

Redazione Gruppo Rebis

Creatore

Creo con la mia mano e le mie dita
Davanti a me ho solo un contenitore
Che ha dentro un solo colore: luce bianca

Immergo le dita e tirandole fuori ne posso disporre.
Quello che rimane nel contenitore non muta, resta luce bianca 

Quello che spargo nello spazio col mio tratto, diventa colore
Creo la realtà
La realtà sono io in una forma diversa di me
Scaturisce dai miei colori e i miei colori hanno origine nella bianca luce

Dentro e fuori non so cosa significhi
Ogni realtà prende forma e colore da una parte di me
Ogni parte di me contiene tutti i colori
E tutti i colori contengono bianca luce.
Cambia il tratto solo perché la mia volontà ha deciso quale colore è quello giusto
che tiene conto di tutta la creazione.
La realtà che creo ha le caratteristiche della bianca luce
In ogni punto di essa sono contenuti tutti i colori
Ogni creatura li contiene tutti
Ognuna di esse è me
Ognuna di esse ha tutto
Ognuna di esse è luce
La gioia la senti quando senti te stesso in loro e loro in te
Non c’è separazione
Loro sono me, io sono loro e noi siamo la bianca luce
Tutto il resto…
Che cos’è tutto il resto?
Questa è la realtà
Questo è quello che creo
Questo è quello che voglio
Questo è quello che sono

Qualcosa è cambiato.
Il gesto non è mutato.
Immergo sempre le dita nel contenitore con la bianca luce.
Attingo sempre dalle parti di me il colore che voglio dare a quella realtà.
La realtà contiene sempre tutto di me.
Ma qualcosa è cambiato.
Non sento più la gioia scaturire dalla mia creazione.
Non sono più io ad essere dentro la realtà
Sento una separazione
Il colore appare lo stesso
Ma lo stesso è diverso
Perché questo avviene?
Vedo solo il colore
Ma non vedo la luce
Non vedo me nella creazione
Perché?
Com’è potuto accadere?
Non sono cambiati i colori
Non sono cambiate le dita
Non è cambiata la mano
È cambiato il creatore!


Perché sono cambiato?

Magia!

Dormo.

E la realtà?
Dormendo ho continuato a creare
Ho riprodotto il mio dormire
Il C-olore è diventato D-olore
Il D-orMire è diventato Morire
È bastato un attimo
Non lo sapevo.
Adesso si!

Lorenzo Ferrante
Blogger Gruppo Rebis

Lilies among the roses

Mystical smiles among the roses.
Within the perimeters of the garden the multiverse expresses its symbols.
Your faith is in the lilies among the roses, my Lord,
the future is in the past and in the caves your pain.

After long searching on the planet of the apes,
gold is in the garden, but Eve ate Your apple.
It is artificial existence, but You immortal being are real.

Here passion and pride gush among the colours of Eden
while frogs sleep and magical shadows weave their plots in the awakened ones.
Here everything is fake.

Narcissus sees the reflection of Merlin in the water,
while the bombs fall on Gaza and the sun dies in New Delhi.
You Immortal Being know that freedom is beyond the fence
and in the search for You I will tune my cry and my song
to the point where justice is unjust,
to the point where love will be free.

The knowledge that dwells in me is the knowledge that dwells in You.

Hear me! I am You.

Alida Sacchi
Blogger of Rebis Group

Translation by Andra Cernat

Gigli tra le rose

Mistici sorrisi tra le rose.
Nei perimetri del giardino il multiverso esprime i propri simboli.
La Tua fede è nei gigli tra le rose mio Signore,
il futuro è nel passato e nelle grotte il tuo dolore.

Dopo tanto cercare nel pianeta delle scimmie,
l’oro è nel giardino ma Eva ha mangiato la Tua mela.
È l’esistere artificiale ma tu essere immortale sei reale.

Qui passione e superbia zampillano tra i colori dell’Eden
mentre le rane dormono e magiche zone d’ombra intrecciano le proprie trame nei risvegliati.
Qui è tutto finto.

Narciso vede nell’acqua il riflesso di Merlino,
mentre le bombe cadono su Gaza e il sole muore a New Delhi.
Tu Essere immortale sai che la libertà è oltre il recinto
ed io nella ricerca di Te intonerò il mio grido e il mio canto
sino al punto in cui la giustizia è ingiusta,
sino al punto in cui l’amore sarà libero.

La conoscenza che è in me è la conoscenza che è in Te.

Ascoltami! Sono Te.

Alida Sacchi
Blogger Gruppo Rebis

Quante volte

Quante volte non mi sono riconosciuto.
Quante volte ho creduto di essere io.
Quante volte ho reagito pensando che la mia forza fosse la violenza e l’aggressività.
Quante volte non ho riconosciuto l’amore intorno a me scambiandolo per debolezza dei poveri.
Quante volte mi sono sentito sicuro nella mia superficialità spacciandola per granitica certezza.


Quante volte ho creduto essere il nemico anemico quella persona o quella situazione che semplicemente mi stava dicendo “guarda che quello che hai fatto è sbagliato”.
Quante volte nella mia stupidità ho cercato di allontanare l’amore che non era quello che io credevo, affermando che la passione vera bisognava viverla fisicamente.
Quante volte ho nutrito il corpo affamando l’anima dimenticando che entrambi vanno nutriti.


Quante volte ho difeso coloro che hanno fatto di me uno schiavo pensando che quella che mi davano fosse la libertà promessa e il mio vivere ideale, ma che poi si sono rivelate delle menzogne maligne.
Quante volte ho creduto nella luce essendo certo fosse appannaggio del successo degli uomini senza pensare che fosse l’impalpabile contrassegno dell’amore di un dio vero.

Quante volte nel cercare di svicolare le responsabilità del mio vivere mi sono rifugiato nel freddo calore della menzogna, identificandolo come un ristoro ma senza riconoscerlo per quello che in realtà era: la mia tomba.
E quante volte non ho ascoltato la voce del mio cuore soffocandola e ritenendola un rumore di fondo fastidioso da silenziare con un pulsante senza nemmeno accorgermi che inconsapevolmente stavo attivando delle mani scure attorcigliate intorno alla mia gola.

Quante volte non mi sono chiesto”ma sto facendo la cosa giusta?” e quello che ho sentito è il silenzio di chi non vuole che tu senta la risposta.
Quante volte sono partito per viaggi avventurosi alla ricerca di parti di me stesso e non mi sono accorto che i compagni che mi portavo dietro in realtà erano dei falsi amici che, vittime anche loro dell’ignoranza, hanno trasformato il mio viaggio in una deportazione comune verso l’inferno.
E quante volte non ho riconosciuto i veri compagni e anch’io mi sono comportato da assassino semplicemente perché non ho saputo riconoscere la leggerezza della loro compagnia e l’esuberanza del loro scopo.

Quante volte sono ritornato dai miei viaggi con dei tesori in tasca e invece di custodirli nel mio cuore li ho ceduti credendo di arricchire altri, oltre me, del dono dell’esperienza e ritrovarmi povero e reietto svuotato di tutto.

Quante volte ho cercato di approfittare di qualcuno senza chiedermi che cosa stessi facendo ritrovandomi a distruggere la comprensione custodita in quell’anima immortale ferendola a morte.
Quante volte ho creduto che fare la cosa giusta fosse sbagliato semplicemente perché sentivo dentro di me un grido di dolore e, credendolo mio, ho desistito dall’azione pensando di soffrirne ancora di più, senza accorgermi che in realtà era il grido delle mie parti scure e parassite che vivevano nell’ombra e che non volevano assolutamente che io portassi dentro di me la luce a illuminare anche loro.

Quante volte ho pensato di smettere di lottare per rifugiarmi nell’eterno riposo pensandolo anche una cosa auspicabile dopo tante fatiche.
Quante volte per paura di morire non ho fatto la cosa giusta senza vedere che così facendo morivo di più.
Quante volte ho fatto tutto questo?
Tante. Troppe.

Arriva il momento in cui il tuo cuore dice: basta, non voglio più soffrire.
Non è più il tempo di essere leggeri e sonnolenti.
Arriva il momento in cui senti dentro di te che la misura è colma e che adesso la finzione è finita.
Arriva il momento in cui le ferite si richiudono e il dolore si lenisce e lasciano il campo alla vittoria.


Se soffri ma non muori o muori ma non completamente ce la puoi sempre fare.
Amore che mi hai guidato da altrove, adesso so, ancor meglio di ieri, che quando decido di elevarmi al rango che è mio e che mi spetta, nonostante “me”, sei ancora lì, capace di perdonarmi e di amarmi.

Dedico tutto questo a Te!

Lorenzo Ferrante
Blogger Gruppo Rebis