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Dalla parte degli Italiani

Gentile Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,

si trova a gestire il Paese in una contingenza alquanto difficile, ma diventerebbe tutto molto semplice se nelle sue decisioni si facesse guidare dalla sua Coscienza, e non da complicati calcoli sullo spread o da rocambolesche proporzioni tra debito e PIL. Sarebbe tutto più semplice se si facesse guidare dalla Coscienza del buon padre di famiglia. È un momento delicato, ma anche una grande occasione che le viene offerta.

Comprendiamo quanto siano forti e minacciose le pressioni che Lei riceve da ogni parte. Sappiamo bene che, dentro e fuori il nostro Paese, molti sono i personaggi e i poteri che continuano da decenni a saccheggiare le enormi potenzialità e la grande ricchezza di questo popolo. Sappiamo che tutti coloro che sono complici interessati di questo gioco al massacro cercano di renderci servi delle irrilevanti e inique leggi del mercato. Conosciamo bene le menzogne che sono state raccontate al popolo per decenni: che viviamo al di sopra delle nostre possibilità, che siamo in debito, che dobbiamo pagare per una colpa inestinguibile, che dobbiamo rinunciare alla nostra sovranità, cioè a decidere per noi stessi.

Ma Lei può fare la differenza. LA PREGHIAMO DI NON FIRMARE LA RIFORMA DEL MES, NÉ ORA NÉ MAI. Non si renda complice della condanna a morte di un intero popolo mediante i vincoli debitori che esso comporta. Con quale coscienza potrebbe pronunciare una simile sentenza per i suoi concittadini, che è chiamato a rappresentare e a difendere?

In questa crisi, la Germania difende giustamente se stessa e la propria economia annunciando credito illimitato alle imprese, nazionalizzazioni, rilocalizzazioni della catena produttiva delle aziende. Questo è un diritto anche dell’Italia, che possiamo esercitare mediante la Cassa Depositi e Prestiti, in quanto banca a maggioranza pubblica.  Basta con i prestiti ad interesse che ci indebitano e con il doppiopesismo, per cui ad altri Paesi dell’UE è permesso ciò che all’Italia è sempre vietato. Uno Stato ha il dovere primario di tutelare la propria economia.

Finora l’Europa non democratica dei tecnocrati e della finanza ci è costata molto e ci ha imposto vincoli enormi e irrazionali, con i quali gran parte della nostra grande ricchezza è stata prosciugata. Ora, in mezzo alla crisi sanitaria, siamo stati lasciati soli, almeno finché anche gli altri non sono stati coinvolti. Abbiamo visto che cosa ne è stato della Grecia. Ma che cosa ce ne facciamo di meccanismi economico-finanziari che ci danneggiano soltanto? Che non ci forniscono gli aiuti quando ne abbiamo bisogno? Abbiamo già dimostrato di essere in grado di fare miracoli, quando possiamo decidere per noi stessi. Ma non possiamo farlo se la nostra economia è governata da poteri non trasparenti che ogni volta che cerchiamo di tirare fuori la testa ce la ricacciano sotto per affogarci, e se i trattati europei ci impongono una Banca centrale che ha il compito di difendere la stabilità monetaria, anziché la vita, il lavoro e il benessere dei cittadini, come prescrive la Costituzione. Non possiamo farlo se Lei non rappresenta gli italiani con l’intenzione di proteggerli.

Non vogliamo credere che questo sia stato il compito che le hanno assegnato. Sicuramente gli Italiani non le hanno dato tale mandato, ma la stanno guardando con occhi di speranza perché Lei faccia la cosa giusta per loro e per la meravigliosa Italia. Speriamo che Lei non voglia assecondare obbediente chi vuole dare il colpo di grazia agli Italiani.

Perciò le chiediamo, in quanto cittadini di questo Paese, di farci riprendere la nostra sovranità monetaria, di fare come la Germania e di ridare piena funzionalità di banca pubblica alla Cassa Depositi e Prestiti, di rimettere sangue nell’organismo anemico della nostra economia senza chiedere niente a nessuno e soprattutto SENZA INDEBITARCI. Le soluzioni non mancano certo, come spiegano da anni tanti economisti di valore. NOI SIAMO IL POPOLO SOVRANO E NON CI STIAMO PIU’ AD AMMAZZARCI DI FATICA PER ARRICCHIRE CHI CI SFRUTTA. Le chiediamo di essere forte e di appellarsi al popolo, anziché inchinarsi alla cupola di potere che ci taglieggia da decenni. Sappiamo che in molti si stanno adoperando per la nostra rovina, e lo sa anche Lei.

SE SI VUOLE RIBALTARE LA SITUAZIONE C’È BISOGNO CHE LA COSCIENZA ENTRI IN AZIONE, CON PAROLE CHIARE, ONESTE E DIRETTE CHE SMASCHERINO I FINTI AIUTI, LE FALSE LUSINGHE, LE PREOCCUPAZIONI AFFETTATE E LE DIPLOMAZIE MANIPOLATORIE.

LE FINZIONI LE LASCI AGLI IPOCRITI SENZ’ANIMA. LEI SI ERGA AL DI SOPRA DI QUESTO SCENARIO MESCHINO E CON LA VOCE DELLA SUA COSCIENZA PARLI SCHIETTO IN DIFESA DELLA SUA GENTE.

DICA FORTE CHE IN COSCIENZA NON LO PUÒ FARE, CHE LA SUA COSCIENZA NON LE PERMETTE DI AGIRE IN QUESTO MODO CONTRO I SUOI CONCITTADINI, E L’INCONTRASTABILE RAGIONE DELLA COSCIENZA NON POTRÀ ESSERE ATTACCATA, CONTRADDETTA O VINTA. IL POPOLO ITALIANO LA SOSTERRÀ.

Spero che ambisca a essere ricordato nella storia per essere un politico patriota e virtuoso, un vero statista, come i Padri Costituenti, e non per essere stato la versione italiana di Alexis Tsipras. La differenza tra i primi e il secondo l’ha fatta semplicemente la Coscienza.

Non abbia timore delle minacce e dei ricatti, come non ne abbiamo noi. Le chiediamo di non assumersi la responsabilità dell’annientamento morale, culturale, civile ed economico del nostro Paese.  NOI, IL POPOLO ITALIANO, SAREMO CON LEI. E SIAMO TANTI.

In attesa di vederla all’opera al fianco della sua Coscienza,

Con Onore,

Il Gruppo Rebis – Il risveglio del Femminile per un popolo sovrano e consapevole
www.grupporebis.org

Per firmare la petizione su change.org clicca qui: http://chng.it/Rc4qL7JH

Fratellanza e aristocrazia

Propongo ai lettori una piccola provocazione/riflessione lessicale.

Secondo me le super logge massoniche di cui parla Magaldi nel bellissimo libro “Massoni”, se non sono progressiste non possono essere definite aristocratiche ma solo reazionarie, né i loro affiliati definiti fratelli (in senso lato, estendendo il significato anche alle affiliate donne).

Platone sosteneva che il governo dei filosofi è il più adatto ai bisogni dei governati. Filosofo è colui che ama la conoscenza e che quindi è nella condizione migliore per metterla in pratica (il verbo greco “fileo” significa anche “far volentieri una cosa”, “compierla abitualmente”).

Chi ha responsabilità di governo deve possedere due caratteristiche: la conoscenza di come agire e la coscienza del risultato, sentendo su di sé la gioia o il dolore degli altri come fossero gioia o dolore propri. Deve essere “àristos”, “il migliore” in questo campo e quindi “il più adatto” a esercitare la guida.

Il governo dei migliori è l’aristocrazia. Migliori nella conoscenza e migliori nell’usarla, perché attenti al benessere altrui e disposti a correggersi se necessario.

La vera aristocrazia è aristocrazia interiore, quella dei Valori spirituali, non della finanza, dell’economia, dell’esoterismo o dell’ermetismo se svincolati dal Giusto, dal Buono e dal Progresso per gli esseri umani. Gli aristocratici sono governanti illuminati che lavorano per rendere illuminati, oltre che liberi dal bisogno, anche coloro che guidano.

La parola italiana fratello (e l’equivalente in inglese, tedesco, olandese) deriva da un verbo sanscrito che significa “sostenere”. Fratelli sono coloro che si aiutano e si nutrono a vicenda. In sanscrito, dallo stesso termine derivano la parola marito e la parola moglie, come coloro che si sostengono a vicenda.

Chi sfrutta le debolezze altrui per soggiogarlo e arricchirsi o perpetua l’ignoranza umana per servirsene, ha perduto la qualifica originaria di “fratello”.

Ricordo con gratitudine la riflessione della scrittrice Marina Valcarenghi: “nelle mie fiabe i principi e le principesse non sono regnanti forcaioli, ma simboli di aristocrazia interiore, cioè di ricerca della consapevolezza, e il matrimonio non è l’istituzione ma la fusione fra il maschile e il femminile, l’inizio della maturità psico-fisica, così come la conquista del trono simboleggia la conquista di un’autonomia, per cui siamo padroni di noi stessi e quindi del nostro mondo interiore”.

Credo che considerare aristocratici e fratelli coloro che negli ultimi decenni hanno portato alla rovina interi stati e alla sofferenza milioni di individui non sia rendere onore alla tradizione iniziatica dell’umanità.

Ritengo anche che le stesse logge anti progressiste non meritino di essere definite conservatrici. In fondo, la conservazione ha un ruolo fondamentale nel trasmettere le radici e la tradizione sotto forma di conoscenza antica. L’opposto di conservatore, in questo senso, non è progressista, ma dissipatore. La distinzione non è mia, appartiene al giornalista Camillo Langone (ed è una delle poche sue riflessioni che mi sento di condividere). Non può essere considerato un iniziato colui che dissipa il senso autentico della tradizione esoterica sposato in origine dalla massoneria, cioè portare la conoscenza al servizio del popolo per sottrarlo al potere dei regnanti forcaioli e farlo progredire socialmente e nello Spirito.

Scriveva Carlo Rosselli che “il socialismo è in primo luogo rivoluzione morale e in secondo luogo trasformazione materiale e, come tale, si attua sin da oggi nelle coscienze dei migliori senza bisogno di aspettare il sole dell’avvenire”.

Ripartiamo dunque OGGI dalla RIVOLUZIONE MORALE che nasce nella COSCIENZA dei MIGLIORI e, attraverso alcune distinzioni linguistiche, riprendiamoci il gusto e la gioia di usare le parole per ciò che realmente evocano.

Zvetan Lilov
Blogger Gruppo Rebis

Trasformare la paura di morire per rinascere

Nella nostra memoria storica, i tre principali flagelli dell’umanità sono la guerra, la fame e la peste. Ce li portiamo dentro da generazioni innumerevoli, come fantasmi carichi di minacciosa sventura. La nostra memoria genetica è satura della violenza, della sopraffazione, della morte, del dolore e dell’impotenza vissute dai nostri antenati nelle infinite guerre da cui è funestato il nostro passato. Alla guerra, si associano nella nostra memoria, come gemelli maledetti, la carestia e la peste, con il loro spettrale e lugubre lascito di degradazione, di distruzione dei legami sociali, di sofferenza e di morte. È talmente pervasiva questa memoria, che non riusciamo a pensare a nessun grave problema collettivo senza pensarlo e incorniciarlo in un contesto di guerra, a cui associamo immediatamente la paura della fame e della malattia che non perdona.

L’arrivo del Covid-19, qualunque ne sia l’origine, naturale o artificiale, descritto come un nemico insidioso e invisibile, ci ha drammaticamente riattivato i vissuti delle generazioni passate. Ci ha messi rapidamente nella condizione di vittime inermi e di bambini impotenti e bisognosi dell’autorità paterna per scampare al pericolo. Memori del passato, biologico e storico, infatti, deleghiamo di solito all’autorità il potere di difenderci. La televisione completamente orientata all’emotività e una comunicazione politica terrorizzante e infantilizzante hanno creato potenti immagini collettive di morte, di guerra, di catastrofe. In guerra, si danno ogni giorno i bollettini dei morti e dei feriti, si sospende la normalità del vivere per fronteggiare la minaccia della morte incombente, si convertono le produzioni industriali, si denunciano i disertori e i disfattisti e si considera tale chiunque esprima qualche forma di dissenso. In guerra, ognuno pensa per sé, si preoccupa solo di salvare la pelle, e gli altri sono temibili concorrenti o, peggio, potenziali untori.

E noi ci siamo cascati. Lo scenario della guerra ci ha fatto regredire al livello del maschile animale, alla mera sopravvivenza biologica, al livello più primitivo e istintivo. A questo livello, l’emozione dominante è la paura: paura della malattia, paura della povertà, paura dell’ignoto, paura della perdita, paura della morte. A sua volta, la paura è potente generatore di azioni pericolose e irrazionali. Quando si ha paura, la mente prende scorciatoie insidiose, si perde lucidità, si prendono decisioni affrettate, illogiche, spesso dannose per se stessi e per gli altri. Se infatti la paura ci salva in situazioni di minaccia immediata, può non essere altrettanto efficiente quando la minaccia è sfuggente, complessa, collettiva. Due effetti della paura prolungata sono certi: l’abbassamento delle difese immunitarie per lo stress e l’aumento dell’influenzabilità. Quando siamo influenzabili, ci sentiamo deboli e impotenti e di fatto rinunciamo al nostro potere. Diventiamo pecore impaurite, docili e sottomesse. E poiché siamo i creatori della nostra realtà, ciò che ci aspettiamo che succeda succede effettivamente. In psicologia si parla della “profezia che si autoadempie”. Tutte le tecniche psicologiche di manipolazione mentale fanno leva sulla paura e i dittatori di ogni epoca lo sanno benissimo. Con la paura, si guidano le masse come il pastore guida il gregge.

La verità è che, sotto qualunque forma, abbiamo paura della morte. La medicina occidentale, frutto di questa società fondamentalmente materialista e de-sacralizzata, ha paura della morte, per questo usa continuamente la metafora bellica per parlare della malattia: “combattere”, “distruggere”, “debellare” il nemico, anzi, il Nemico, perché è la Morte che va sconfitta. Notevole che gli studi di psicologia sulla paura della morte abbiano mostrato come i medici più spaventati dalla morte siano anche i più propensi a trattamenti eroici per “salvare” i loro pazienti ad ogni costo. L’idea che il corpo abbia una sua saggezza evolutiva e risorse di guarigione e che la disposizione d’animo, la dieta, lo stile di vita sano, l’igiene dei pensieri e dell’ambiente possano semplicemente mantenere la salute a lungo, a molti sembra poco “scientifica”, almeno non tanto quanto l’arma ultimativa nella “guerra” senza fine, che sia il vaccino o la medicina salvifica, rigorosamente calate dall’alto dell’Autorità scientifica. La consapevolezza, poi, che la morte possa essere benigna, che in realtà ci accompagni ogni giorno, a livello cellulare, mentale e spirituale, in tutti i cambiamenti quotidiani, che sono tante piccole morti, tanti distacchi dal passato, che solo accettando profondamente la nostra morte noi possiamo dare un senso compiuto alla vita e vivere felici, che morire bene è cosa profondamente saggia, è lontanissima dai pensieri di molte persone. Cotidie morimur diceva il filosofo Seneca: moriamo ogni giorno, e la lezione che le nostre piccole morti quotidiane dovrebbero lasciarci è che stiamo bene quando non ci identifichiamo troppo con i nostri problemi, con il nostro ego, con le preoccupazioni collettive, con la sofferenza senza tregua dell’umanità intera; quando riusciamo a sentire che c’è nel profondo di noi stessi un’essenza divina, una luce interiore che trascende le vicende del quotidiano e perfino la morte, quando siamo capaci di neutralizzare l’unico, insidiosissimo virus che ci distrugge, che è la paura stessa. La paura non si combatte con le azioni temerarie, ma si trasforma con l’amore per noi stessi e per gli altri. Chi ha paura non ama, o meglio, chi non riesce a prendere le distanze dalla sua paura (la paura è umana, e anche utile, a certe condizioni), non riesce ad amare, perché il suo cuore resta chiuso alla gioia. La paura è una saracinesca che ci imprigiona in una cella senza finestre e ci fa dimenticare chi siamo veramente. Ci muriamo vivi per paura di morire, così rinunciamo a vivere. Ma di questa cella le chiavi sono in nostro possesso.

Non siamo pecore. Abbiamo una natura spirituale, fatta di luce, di amore e di potere. Se ci lasciamo dominare dalla paura e da chi la usa per dominarci, stiamo rinunciando alla nostra responsabilità. Dobbiamo smettere di pensare di essere vittime del destino, fuscelli in balìa degli eventi. Molto di ciò che succede dipende anche da noi. Quanto ci prendiamo cura della nostra salute, invece di delegare? Che cosa mangiamo, come trattiamo il nostro corpo? Quanto ci rendiamo conto delle conseguenze delle nostre azioni, dei nostri pensieri, delle nostre parole? Quanto facciamo per dare senso alla vita? Quanto ci impegniamo per imparare e diventare più consapevoli? Quanta energia dedichiamo a migliorare il mondo in cui viviamo? Quanto ci spendiamo per opporci a ciò che è ingiusto? Quanto amiamo noi stessi (soprattutto noi stessi, completamente, senza riserve!) e gli altri? Quanto ci prendiamo la responsabilità del nostro contributo alla Coscienza collettiva? Quanto siamo capaci di nutrire e proteggere la gioia che è in noi, senza lasciarcela portare via dagli eventi?

L’epidemia di Coronavirus ci ha mostrato, come spesso accade nell’emergenza, il peggio e il meglio delle persone. Abbiamo visto azioni ripugnanti e inqualificabili e gesti meravigliosi di solidarietà e di dedizione: chi sceglie di amare, ha deciso di lasciare andare la paura e di agire responsabilmente. Abbiamo constatato i danni catastrofici di un intero sistema economico fatto di privatizzazioni e di gestione oligarchica e predatoria del bene pubblico, ma assistiamo anche al rinascere di iniziative, proposte, voglia di ricostruire una realtà diversa e migliore. Abbiamo dovuto misurarci con limitazioni impreviste, ma abbiamo anche avuto più tempo per riflettere e per osservare la follia dei nostri ritmi di vita. Il dramma di chi muore da solo per la malattia e di chi ha perso i mezzi di sussistenza perché bloccato in casa ci ha reso manifesti la disumanità e l’ingiustizia del sistema sociale in cui viviamo. La crisi planetaria ci ha messi di fronte ad un bivio: o riprenderci la nostra sovranità, ovvero la nostra responsabilità di decidere e la nostra consapevolezza di cittadini adulti e autonomi, oppure accettare di fare le pecore senza remissione, paurose e tremanti, dipendenti dall’Autorità sempre più dispotica che decide per noi. Non mancano le forze che spingono in questa seconda direzione e che ci hanno pilotati fino ad ora. Ma sta a noi pensare una realtà alternativa a questa e non perdere l’occasione per realizzarla. Ci servono la creatività, l’ispirazione e la morbidezza del Femminile spirituale. Non dobbiamo combattere, ma trasformare. Come diceva Einstein, “non si possono risolvere i problemi pensando nello stesso modo con cui si è giunti a crearli”.

Patrizia Scanu
Ideatrice Gruppo Rebis

La medicina del digiuno

La millenaria pratica dell’astensione dal cibo è contemplata in molte  tradizioni ascetiche e spirituali oltre che nell’ambito della medicina.

Si configura  non solo come rimedio per molti mali ma anche come un modo attraverso cui l’uomo può entrare in stati di consapevolezza al di fuori dell’ordinario  mettendosi in contatto con il divino.

La scienza moderna ha sperimentalmente dimostrato i mirabili effetti che il silenzio metabolico ha sul nostro organismo.

Valter Longo, direttore dell’ Istituto di Longevità della University of Southern California, ha analizzato gli effetti di 4 giorni di digiuno sulle difese immunitarie di un gruppo di volontari arrivando ad affermare che «Il sistema immunitario si libera dalle cellule inutili mentre è spinto a rimettere in azione le cellule staminali capaci di assicurare la rigenerazione cellulare. Sono sufficienti 5 giorni di digiuno al mese per aumentare l’effetto della rigenerazione cellulare e prevenire l’invecchiamento.»

La School of Medicine di Yale in uno studio ha osservato come in mancanza di cibo il nostro corpo produca una sostanza capace di spegnere l’infiammazione cronica che è  terreno fertile per lo sviluppo di molte patologie. Si tratta del BHB (B idrossibutinato) in grado di inibire l’ NLRP3 che rientra in un insieme complesso di proteine che guidano la risposta infiammatoria in molte patologie.

L’ Intermountain Medical Center Heart Institute ha affermato che il digiuno periodico è utile per ridurre i diversi fattori di rischio cardiovascolare come i trigliceridi, il colesterolo, i livelli di zucchero nel sangue e il sovrappeso.

Dopo 24 ore di digiuno si verifica un aumento della neurogenesi.

Rudiger Dhalke medico digiunoterapeuta attivo nel campo dell’ esoterismo, nel  suo centro TAMANGA insegna i principi basilari di questa portentosa pratica dando l’opportunità ai neofiti di vivere, sotto stretta osservazione clinica, un’esperienza rinvigorente e arricchente  sotto molteplici punti di vista.

Il dimagrimento è conseguenza dell’esaurirsi delle scorte di glicogeno nel fegato e dell’uso dell’adipe come fonte di energia.

Il digiuno si configura come un segnale ormetico, un segnale stressante che potenzia la capacità rigenerativa delle cellule proprio come l’esercizio fisico. Si verifica una risposta di rafforzamento perché si stimola l’autofagia, le  cellule vecchie e logorate vengono eliminate e si ha un effetto detossinante poiché nel momento in cui il grasso viene bruciato vengono eliminate anche le scorie depositate negli adipociti.

L’equilibrio che si crea tra l’assunzione calorica e il silenzio metabolico favorisce una maggiore attività delle catecolammine che ci tiene più vispi e attivi .

Nel corso del tempo si sviluppa una maggiore sensibilità insulinica, un tasso più basso della glicemia(tasso di zuccheri nel sangue) che favorisce una più efficiente conversione del glucosio in energia, un minore accumulo di adipe e un aumento della capacità di acquisire massa magra. La stabilizzazione della glicemia nel sangue ci fa sentire più attivi e più energici.

Salvatore Simeone, medico digiunoterapeuta, afferma che questo esercizio permette di sperimentare una condizione esistenziale più piena e più gratificante perché consente l’accesso al piano dell’Anima, agli strati di Coscienza più profondi. L’essere umano ha in sé la Gnosi, una conoscenza intuitiva non appresa bagaglio ontogenetico e filogenetico  che, se ridestata, si configura come mirabile guida per l’azione.

Il digiuno oltre che atto religioso individuale, è anche un’azione giuridica che può assumere le vesti di  una contestazione pacifica.

Gandhi anche noto come il Mahatma (la traduzione dal Sanscrito è Grande Anima) è stato un mistico, un  filosofo, un leader politico che ha guidato il suo paese nel lungo e tortuoso cammino di liberazione dal giogo bretone. Egli ebbe a dire che il digiuno è per l’interiorità quello che i sensi sono per il mondo esterno. Sono gli occhi attraverso cui l’individuo legge i messaggi della sua Anima.

E’ una grande opportunità per imparare a navigare dentro sé stessi.

Gli effetti nella sfera psichica si manifestano non solo a livello logico razionale ma anche a livello emotivo ed istintuale. La sensibilità e l’emotività si affinano, la memoria, la capacità di problem solving e la concentrazione vengono potenziate. Affiorano nuove idee, si riescono a sciogliere nodi insoluti ma soprattutto, si ha la possibilità di aprirsi all’Ispirazione. Le intuizioni sono fulminee, originali e molto spesso si spingono molto al di là dell’umana comprensione.

Gli Sciamani appartenenti alla tribù dei Lakota anche nota come Sioux,  prescrivono ai giovani e tutti coloro che sono malati o infelici la partecipazione al rito noto come Ricerca della Visione. Il candidato è invitato a trascorrere 4 giorni su di un’altura in montagna senza cibo né acqua in attesa di essere contattato dagli Spiriti che daranno risposta alle sue domande sotto forma di immagini mentali.

Il non impegnare il corpo nella digestione di cibo favorisce l’introversione dell’ energia e delle proprie risorse e il ridestarsi dell’Archetipo della femminilità legato al lasciarsi andare, alla fiducia, all’accoglienza e alla ricettività. I confini della propria personalità diventano più labili, si sviluppa una maggiore capacità di cogliere subitaneamente il senso più profondo delle cose. La sensazione è quella di essere inseriti in una comunità più grande in cui le pretese dell’istanza egoica vengono ridimensionate. Si è agiti, non si agisce.

L’Io molla le cime e lascia il timone al Sé che si configura come nutrimento ed elemento rinvigorente della Psiche. C’è una maggiore apertura nei confronti delle istanze intime, una maggiore sensibilità nei confronti dei desideri autentici perché si entra in contatto con  la propria reale natura.

La recuperata relazione con Sé stessi favorisce l’integrazione delle parti più profonde della psiche creando l’occasione per assaporare una vita piena, traboccante di significato, feconda e produttiva.

Non resta che provare a imboccare la strada già battuta dai molti Maestri che, sebbene vissuti in epoche diverse, ci hanno indicato tutti la stessa direzione.  

Iolanda Della Monica
Blogger Gruppo Rebis

Piano Economico di Salvezza Nazionale

Intervista a Guido Grossi

Oltre alla fragilità emersa del nostro sistema sanitario, in questo periodo stiamo affrontando un’emergenza ancor più seria che è quella dell’economia nazionale. Le aziende chiudono, i precari perdono il lavoro, i soldi finiscono, i frigoriferi si svuotano, la gente ha fame e con la fame arriva la paura per la sopravvivenza. I più deboli nel panorama sociale sono quelli che ne fanno le spese, e giustamente premono per delle soluzioni a brevissimo termine che il governo, in attesa di risposte tardive dall’Europa, indugia a dare.

La situazione non è semplice. Non vogliamo sottovalutare la complessità di un sistema economico che è aggrovigliato in tessuti politici, finanziari e debitori intrecciati da una moltitudine fuori confine, ma esperti in economia, finanza, giurisprudenza e trattati europei, guidati da un sempre più raro senso del benessere comune, in opposizione a quello individualista di élite tecnocratiche, studiano da tempo e propongono soluzioni sensate che potrebbero liberarci da vincoli usurai, immettendo la quanto mai necessaria liquidità sul mercato per darci l’opportunità di una ripresa dell’economia reale.

Abbiamo intervistato a questo proposito Guido Grossi, già responsabile dei mercati finanziari alla BNL, che ha redatto insieme a una cordata di esperti quello che è stato chiamato Piano Economico di Salvezza Nazionale. L’ex dirigente afferma che dovendo scegliere di prendere un prestito tra i risparmiatori italiani, che hanno certamente a cuore l’andamento e il successo dell’Italia, e delle banche finanziarie estere, che operano solo con scopo di profitto e nascondono nelle loro clausole “che verranno a prendersi tutti i nostri beni”, non ha dubbi sullo scegliere la prima opzione.

L’Italia con i suoi 4mila miliardi di risparmio privato, spiega, ha tutte le risorse per tirarsi fuori dalla crisi da sola senza avere nessuna necessità di prendere prestito a debito da finanziatori esteri. La sua ricetta prevede “l’emissione di Titoli di Stato riservato ad aziende e cittadini italiani che escludano l’acquisto da parte della speculazione mondiale”. La sottoscrizione deve essere caldeggiata ma non imposta, offerta da banche pubbliche e Poste Italiane, supportata da una campagna di comunicazione che spieghi ai cittadini modi e scopi dell’iniziativa che potrebbe anche far accettare un’emissione a tasso zero, con garanzia di rimborso privilegiata. “Un discorso mirato di Conte a reti unificate sarebbe miracoloso”, afferma Grossi.

Le eccedenze raccolte saranno parzialmente utilizzate per ridurre o azzerare i futuri importi di offerte rivolte agli investitori istituzionali, dando così la possibilità di restituire a scadenza regolare i soldi presi a prestito finora. Sarà obbligatorio aprire un conto corrente in Posta o presso una banca a maggioranza pubblica come Mediocredito Centrale, Monte dei Paschi di Siena, Cassa Depositi e Prestiti, che impedirà alla BCE di “chiudere i rubinetti” per mettere le mani sul risparmio degli italiani, come ha già fatto in Grecia.

Grossi suggerisce inoltre altre misure complementari come la sospensione di attività sui derivati speculativi e tossici, sospendere le restrizioni dell’uso del contante che libererebbero altra liquidità ora bloccata nelle cassette di sicurezza e “sotto i materassi”, l’emissione in caso di necessità di forme di denaro a circolazione interna come i minibot, le stato-note, i crediti fiscali (CCF) o i Sire. Tutte misure che non violerebbero i trattati internazionali ed europei e che sono tutte consentite dalle nostre leggi oltre che essere enunciate dall’Art. 47 della nostra Costituzione sulla tutela del risparmio dei cittadini e il coordinamento del credito.

“Le banche hanno fatto errori”, ci spiega Grossi, “perché sono state lasciate in mano ai privati che hanno il solo scopo di fare interessi privati. Un servizio pubblico deve tutelare gli investimenti al di fuori da ogni ottica di profitto”.

Ci sono altre iniziative affini al Piano di Salvezza Nazionale che stanno emergendo:

  • La Vera Via d’Uscita, proposta dal Comitato Liberiamo l’Italia, che parla di piano di investimenti pubblici per la piena occupazione, moratoria sul debito pubblico, salvaguardia del risparmio dei cittadini, emissione di moneta di stato, ricostruzione dell’IRI, riduzione generalizzata delle imposte;
  • Moneta Positiva, proposta dall’Associazione omonima presieduta da Fabio Conditi, che illustra, tra le tante cose, i vantaggi di avere una moneta non a debito ma positiva: SIRE, un Sistema Integrato di Riduzioni Erariali e di Rinascita Economica;
  • Helicopter Money, idea lanciata inizialmente dall’economista Milton Friedman nel 1969 per immettere valuta sui mercati con lo scopo di rilanciare l’economia reale da una severa crisi, e che oggi viene ripresa da diversi proponenti;
  • Think Tank per il Ripristino della Legalità Costituzionale, lanciata da UNI Aleph fondata da Mauro Scardovelli, che ha l’intento di ottenere la cancellazione di trattati capestri e debito pubblico ottenuti con l’avvallo di leggi incostituzionali, semplicemente pretendendo il ripristino del rispetto della saggezza insita nella Costituzione Italiana.

E sono solo alcune delle proposte innovative e a tutela della ricchezza nazionale che si stanno formulando in questi giorni.

Infatti, Grossi afferma che “non è necessario che arrivi un’unica proposta dal paese. È anche un bene che queste proposte siano simili ma differenziate perché noi non abbiamo un’unica verità. Esploriamo un territorio che non conosciamo perché abbiamo da troppo tempo delegato tutto ai mercati ma oggi abbiamo scoperto che i mercati creano squilibri, non li sanno gestire e l’unica soluzione che ti sanno inventare è che ti prestano altri soldi sempre più a strozzo”.

Grossi è convinto sia arrivato il momento di ricostruire un sistema che funzionava e che abbiamo abbandonato, e si affretta a dichiarare: “Questo paese è ricco di intelligenze, capacità, esperienze e proposte, non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Apriamo un canale di comunicazione tra società civile e il governo, usiamo il servizio pubblico per valutare insieme queste possibilità e le soluzioni sono convinto che usciranno”.

Testimoni dei successi italici di cui abbiamo riempito la nostra storia, ci uniamo a questo accorato appello e attendiamo un documento che ogni cittadino possa sottoscrivere a sostegno di una proposta accettata, condivisa e carica di una propulsione di rinascita economica, sociale e culturale che venga da una popolazione attiva e consapevole.

Siamo italiani.

Simona Valesi
Blogger Gruppo Rebis

Vuoi firmare la petizione: http://chng.it/zj7QLLbS84

E’ ora…

Sono ancor qui, a rimuginare sulle mie occasioni perse, con il mio ego impaziente.

Bussano alla mia porta, mi chiamano con insistenza, ma non è ancora ora… perché è vero, sono qui, ma senza la mia mente.

Si, sono ancora qui, ma oggi non mi importa più di niente, cerco di lasciare tutto alle spalle ma, resta sempre questo invadente e  sordo dolore.

Tutte le mie battaglie fatte, le vite avute piene di intenti … ho fatto tutto per amore, un amore che oggi non sento più nel mio cuore.

Tutto ciò che ho vissuto, o il suo ricordo, è sempre rimasto nel mio cuore, ma ora mi accorgo che invece si è perso rimanendo attaccato a questo universo.

La mia gioia, la passione e il mio amore: oggi mi fa compagnia solo il mio egoismo, tutto il resto con il tempo si è disperso.

Ogni volta, ogni vita ho lasciato tutto qui, con la mia coscienza ho sempre sperperato le mie emozioni, ho sempre speso la mia parte migliore per una causa o per amore.

Ma alla fine nulla e nessuno poi riempiva abbastanza il mio cuore.

Ogni volta ho lasciato tutto nelle realtà passate senza più poterlo riprendere e ingiustamente!

All’improvviso la mia rabbia mi riempie, un fulmine mi sfiora e punto il dito al cielo e grido: è stato Dio a volere che io fossi qui! È una ingiustizia ‼ Ma poi mi addormento profondamente…

Adesso i giorni sono più cupi, mi guardo allo specchio ma non sono più lo stesso …

Basta, è il momento di  lasciare questo film ormai colmo della mia forza usata, ormai colmo dell’amore speso per l’Illusione di essere ciò che vedevo di me stesso.

L’universo mi ha illuso che io dovessi salvare la vita mia come quella di tutti. Ma invece così mi ha rubato ogni desiderio d’amore..

E’ ora di percorrere l’unico sentiero dove non si combatte per amore, l’unico sentiero dove non servono armi, coraggio o egoismi. L’unico sentiero dove io non sono nulla, solo un tramite, un traghettatore.

E’ ora che il mio ego si faccia da parte, è ora che mi lasci guidare da ciò che bussa insistentemente alla mia porta, è ora di dire addio al mio ego distruttore.

Angelo La Rosa
Blogger Gruppo Rebis

The forced path of Life and Death can teach us something

What is really important to us?

All life long we have been running as racehorses or race dogs to achieve something we actually don’t care about, something that has been placed right ahead of us by those who, indoctrinating us, wanted us to think that we actually care.

Exactly as it happens with horses and dogs who don’t run because they want to but because they have been trained to.

At the end of the race, only breeders, owners, jockeys and gamblers will exult, but surely not those who have been running all the time. They don’t win anything, on the contrary they have even lost their freedom to live in nature and also their dignity.

As in Edgar Allan Poe’s novel, now the Red Death has arrived and stopped us all.

We cannot run anymore, nor overdo, and are consequently obliged to be honest and face ourselves.

We are using means of electronic connection and this is good to help and support each other, to keep us company, share info and know what is happening. But … we are also using them to do what we were used to do before: run, run and again run….

Experts’ advises, on-line classes, fitness taught on-line, love shared through teleconferences, video business meetings: everything works. Everything helps move on. However, our fragile side is emerging, we are starting being messed with our heads, our actions show we are scared and stressed.

Somebody could say it’s normal:  we see people around us getting sick, and many even die.

Sorrow is normal of course, but the point is that we are not exactly taking the opportunity to face the only certainty we can have, the one that sooner or later will come: our Death.

I write this word in capital letters because, ironically, it is one of the most ignored masters of our personal and collective history, even though it is the only one each of us will surely meet.  We might not be Christian or Buddhist nor practice any Eastern discipline or meditation, we might not be following somebody else’s recommendations, not even those coming from our loved ones.  We might have ignored education and the lessons taught by our teachers at school or University, we might not care about priests, lamas, sufis, imams and rabbis and even philosophers.

But we cannot ignore Death and the fact that we are all walking on a one-way road with one outcome only.

Again, we can act as nothing has happened and trust that the arts will perpetuate our messages and knowledge, or look at our sons and nephews with (sacrosanct!) satisfaction. They are in fact our own descendants, and in a certain way they represent our “immortality”.

We can leave behind signs in the world in the form of works, donations, memories, right and correct actions, love for those we were able to love. This is good, actually it is great, but it doesn’t solve the problem of problems. We are scared or, when we are not, we accept our deadly fate with serenity (sometimes hiding our resignation).

Either we touch wood or decide to paint our own private (comforting?) fresco representing what Death is. Do we go to heaven?  Or nowhere?  In the blue painted of blue? Do we pass through Purgatory? Is Hell empty or not?  Will Heaven embrace us? Maybe we reincarnate and start all over again in another place…. do we return to the Father? Will we rejoin stars, Earth, atoms among atoms?

Sometimes we don’t know, or pretend not to know, that for thousand years evolutionary schools of thought have been questioning and researching on the Mystery of Death. Their aim is to make it, if not exactly a friend (will it be ever possible?), at least a less painful, more familiar fact.And if they don’t manage to reassure our race, at least they try to make us stronger. 

Mystery comes from the Greek word myein, that means to close. Mystery is what is closed. Ok, but what lies beyond that locked door? Because there must be something.

Can it be a coincidence that Egyptians wrote their Book of the Dead to help soul when passing away? And that Tibetans did the same? In the Far East some groups devote their entire life to prepare themselves to pass away when the Time comes.  Because the way we live is the way we die. How you do Anything, is how you do Everything.

It’s not about repenting because the end of the world is close, or asking forgiveness to God. This is not the point. Life has to be lived, enjoyed, built, shared with others, put at the service of others, used to build loving relationships, nice things, families, business, nations, persisting works… but also to understand how to die. It’s not for everybody, and not all are forced to understand it, but it is possible.  

Hundreds of mystery schools did it and made consciousness of the mystery of mysteries more accessible. Thousands of people had near-death experiences that changed them deeply and have started to tell about what they saw:  those who met the Grim Reaper come back different, those who glimpsed the tunnel of light and with their spiritual eyes saw the memories of their life go, can no more turn a blind eye.  They often start changing their own life, tell the others about their experience, they understand they are not their physical body and that something on the other side is hidden.

We struggle and work hard to achieve what we are interested in, i.e. our loved ones, a house, money, work, goals, help … or to offer what we wish to. But we close ourselves in the silence when talking about death or when Death is approaching.

Again, I am writing the word in capital letters to provoke, because, as stated before, Death is the only master we cannot escape.

Let’s treasure the Eastern and Western mystery and philosophic schools that have developed theories and applied knowledge to help us know ourselves better in Life! Let’s listen to whom has something to tell about the experience that (almost) nobody would like to make and that, instead, we will all make….

Let’s express the greatest Thirst ever, i.e. to know what kind of experience awaits us once we have left our physical body. It’s a Thirst coming from our origins, it suggests it is hardly possible to have just one inhabited planet in an enormous universe and that human dimensions are more than the one we are used to see every day, which is linear and unvarying, predictable, based on birth, growth, evolution, decline and end. We are born in a dimension and at the same time we die in an opposite one, we decline on one side to grow elsewhere. And these dimensions are all connected!

Why do some wise men say that Life is a continuous exercise to learn how to die? Because we die the same way we live. Exactly like “as we think, so we speak”. Our death is the mirror of how our life has been.

That’s a paradox, but leaving a full and aware life is the best way to better face death. Learning in Life the meaning of being active, aware, productive, loving and generous means to arrive at the end and be aware and active when the moment of our passing away comes.

We will face it better, with less pain and not feeling guilty or leaving behind unfinished projects. We will leave stronger and more peaceful descendants, thus helping our entire race not to weaken one generation after the other but to acquire instead the Scale of Values that in the meantime, IN LIFE and then AT THE MOMENT OF DEATH, we will have created.

And this regardless of the spiritual dimension we will then access: a reincarnation, a celestial sky or a Nothing of Light. Whatever the spiritual dimension, we will have reached a higher level in our evolution and in the evolution of all the Spiritual Beings walking, like ourselves, on this path through Matter, something that, sooner or later, we will have to understand and transcend.

Zvetan Lilov
Blogger Rebis Group

Rebel against linear time

Out of divisions and consequent limits to create in the multiverses.

Distinction between “what is correct” and “what is not” has become a distinction between what is “just” and what is “unfair” for many. That is to say, the difference made by the conscience between what makes sense and what doesn’t, without making judgments or developing guilty feelings, has turned into making judgments, developing feelings of guilt and imposing (or self-imposing) punishments. This distortion derives from the depletion of conscience scale of moral and spiritual values, which comes from the aweakening of love, of sense of responsibility, of ethics and “justice”, understood as “willingness to remedy situations that are not right”.

The problem was created for lack of development of spiritual consciousness by entire generations of our maternal and paternal ancestors, because they have lost love for justice, peace and harmony between individuals and peoples for the abuses, religions and wars they have suffered.

And we descendants, born with this void of love, are the arid expression of materiality and emotions, sensations, thoughts and actions typically belonging to our animal mind and genetic mind that control us.

And how much pain and useless tears have we experienced for not being able to change situations we continuously see are not going the way they should? How much injustice produced anger have we accumulated, without transforming that same anger into positive actions, able to put in there a seed of love and justice, not only for us but for everyone!

Since we are descendants of a long chain of ancestors, who have not been able to develop their own spirituality, if we do not take a spiritual path or do actions to improve our world, we will increasingly develop the selfishness of materiality, in which we only cultivate our own backyard regardless of what happens a little further, and the eyes of our consciousness are increasingly put asleep, so as not to allow us to empathetically see and hear others.

We only do our own business in an egoic survival pattern, and then we come to embody the saying “Your death, my life” in an overpowering and exploitation logic.

If we carefully observe, we’ll see that, in order to destroy our divine flame in entire generations of ancestors, those who control us worked to create a cultural and social habitat in which there are always divisions: gods and demigods, the king with his courtiers and the populace, the rich and the poor, peoples considered slaves or sheep controlled by shepherds with their dogs, male and female, the learned authorities (priests, scientists, academics, economists) and those without knowledge, and so on …

Divisions serve to make us believe that we all are not something divine!

Divisions mark the mental limits that were imposed on us under forms of meanings of existence, as it happens when we are born as women or men and we already have the limits and divisions in our physical body, in culture and social habits, in religion first and in education later, in poverty and wealth, that all determine whether or not you may have goods and economic advantages.

Limits also determine the inability to accept and understand others in their life realities with their thought and context, due to a brain not trained to be empathetic and unable to take the point of view of anyone who is “beyond” the division line, and therefore belonging to “the other group”. Failure to recognize human rights, inter-ethnic and inter-religious struggles are some examples.

And World War II is also an example, which gave a turning point in demonstrating the bestiality of the animal mind through the difference that Nazis applied between themselves as a chosen race and Jews and all others, considered inferior and intended for extermination or slavery.

Divisions derive from the differences that some people claim to themselves perhaps because they belong to a particular blood or other kind of descent, and whoever has been implementing them behaves like a predatory animal or pack leader who chooses preys to exterminate without having anyone doing anything, or little, to help victims’ escape.

It happened under Nazism and also to Tibetan people with the Chinese, to the Cambodians with Pol Pot, in the Soviet gulags under Stalin and so on.

World War II belongs to the past, but the predatory entities that controlled Hitler, all other dictators and those who perpetuated divisions did not die with them, but passed from one body to another to continue their dirty predation work and therefore have created in recent years financial problems and economical resources control scenarios, to worsen divisions in a different way: not only between the rich and the poor or between high and low wages, but also within politics with many parties, ideas and projects to be able to mask a large and unmanageable division under a fake appearance of democracy.

After the fall of the Roman Empire, we Italians were progressively divided into many smaller states ruled by different lords, and we lost union for ideals and goals that the empire, although characterized by some significant divisions (for example between slaves and free men) had however guaranteed. The political decay and divisions that Italy has since suffered have imprinted this failure mark in our DNA, carried it forward in the following centuries up to the current political framework, which perpetuates those ancient divisions and their limits imposing them to all of us with the present parties today.

Splitting a community and shrinking its groups makes them lose their strength, so control is implemented more easily than if we were a cohesive and well-defined group on our purposes, complementary and in agreement, albeit different. Even political parties programs break up potential human goals in ideological differences and limits that create divisions, and at this point a future vision to build together collapses and everyone thinks only about cultivating their own backyard because they no longer want to commit themselves to act for the community, as “changing something has become so difficult that it is not worth trying”.

Our genetic mind is made up of our ancestors’ experiences, which are recorded in memories they passed on to us. We are formed by these memories that make us live continuously in our ancestors’ divisions and limits that we keep duplicating, without being aware of them.

Let’s return to our concept of justice and injustice depleted of its spiritual meaning. Let’s think how true this is in relation to genetic mind. Suppose we are living in a conflict with a colleague today because she abruptly replied to us and we felt bad, we felt rejected and we experienced a sense of injustice. That doesn’t mean it is a real injustice, that is, a feeling deriving from the particular moment we are experiencing, because our genetic mind, as we are completely unaware of how it is operating on us, recognizes in our colleague some energetic similarities with our father, for example, and it makes us live the same conflict of injustice, with the same non-acceptance emotions and thought that we often lived with him. So, unaware of this deception, we believe that we are feeling bad because of our colleague, while in reality we are repeating something that has already happened with our father and not with her.

Unfortunately, without our spiritual consciousness being present, we have not noticed anything. For us, the problem becomes the colleague who does not accept us, and this completely puts us out of objective reality. On the other hand, when consciousness is present, it allows us to observe, and thus differentiate between what happens to us today and what happened in our past, and also to look at the relationships between genetic ancestors and our current life that is under their memories influence.

The paradox is that within our genetic and animal mind there are “divisions”, as we have seen, but there is no “differentiation” between realities our parents and ancestors experienced within their environment, and our work, our partner, our friendships. Mind operates with the same automatic logic that a computer has, on the basis of similarities between vibrations and energies present in its memories and vibrations and energies of the situations we live. Past is always proposed to us in the present as a continuum, to the point that we have mirror neurons which copy individuals around us and our brain does not differentiate between those we copied and the body in which he lives.

So, in addition to ancestors’ memories that we repeat in life, we also propose as puppets what our brain copies, unaware of repeating thoughts, emotions, words, sensations, actions … and believing that all our actions are the result of our character and way to be and think, when it is not so.

So the question to ask is: what are we really expressing in our living justice and injustice? And what consequences does this have for our humanity?

Materiality in which we exist, with its divisions and limits, is a compound of aridity full of meaning of existence which were born from emptiness of spiritual love by which we were originated, and keeps us attached to the mental grid of the entire genetic mind of the whole human animal species of which each of us bears a part.

Even before birth, starting from conception, we were attached to a linear time.

And in a linear, chronological time, we can only repeat the mental contents already experienced by our ancestors, without being able to express our spiritual consciousness in parallel multidimensions, which are superior mental layers respect to genetic mind.

Multidimensions or multiverses allow us to express our magical imaginative creativity that manages to create new realities of existence. This is why we have been trapped within a linear time to continuously live emotional conflicts, failures and injustices with little love and things that are not going well.

In linear or chronological time, the past, the present and the future are on the same line and therefore you cannot change the past with the aim to create changes in the present time or in the near future “because it has now passed and I can no longer go back to it”.

Have you ever wondered what a spiritual consciousness aware of its own power would do outside the identifications of linear time, living in multidimensions and acting, from that starting point, towards also our material dimension here?

Do you think it could change past, present and future?

To control a species like ours, we must insert it within the limits of linear time and make it operate for generations, centuries and millennia with the meanings inserted in this linear time. And it worked. Then we can’t complain if we only use 3-5% of our brain potential!

We carry within ourselves divisions and limits that have been imposed on us, and we express them in our life because we have forgotten that we are the divine spark that is the battery source for this whole lie.

Let’s rebel and develop the power of our spiritual consciousness!

Let’s have the courage to take our life in our hands, and let’s be an example to all others who will see hope in us,

as our divine sparks are yet to be dead!!

Fiorella Rustici
Blogger Rebis Group

Ribellarsi al tempo lineare

Fuori dalle divisioni e i loro limiti per creare nei multiversi.

La distinzione tra “ciò che è corretto” e “ciò che non lo è” è diventata oggi, per molti, la distinzione tra ciò che è “giusto” e ciò che è “ingiusto”. Vale a dire, la differenza operata dalla coscienza tra ciò che ha senso fare e ciò che non ne ha, senza dare giudizi o sviluppare sensi di colpa, si è trasformata nel dare giudizi, sviluppare sensi di colpa e imporre (o imporsi) punizioni. Questa distorsione deriva dal depauperamento della scala dei valori morali e spirituali della nostra coscienza, e cioè dall’affievolirsi dell’amore, del senso di responsabilità, dell’etica e della “giustizia” intesa come “disposizione a rimediare alle situazioni non a posto”.

Il problema si è creato con il mancato sviluppo della coscienza spirituale da parte di intere generazioni di nostri avi materni e paterni in quanto, con i soprusi, le religioni e le guerre che hanno subito, esse hanno perso l’amore per la giustizia, la pace e l’armonia tra le persone e i popoli.

E noi discendenti nati con questo vuoto d’amore siamo l’espressione arida della materialità e delle emozioni, sensazioni, pensieri e azioni tipicamente appartenenti alla nostra mente animale e alla mente genetica che ci controlla.

E quanto dolore e pianti inutili abbiamo vissuto per non essere riusciti a cambiare le situazioni che vediamo continuamente non vanno bene? Quanta rabbia prodotta per le ingiustizie abbiamo accumulato, senza trasformare quella stessa rabbia in azioni positive in grado di mettere lì un seme di amore e giustizia non solo per noi ma per tutti!

Essendo noi discendenti di una lunga catena di avi che non hanno potuto sviluppare la propria spiritualità, se non facciamo un percorso spirituale o non poniamo in atto azioni per migliorare il nostro mondo, svilupperemo sempre più l’egoismo della materialità, in cui si coltiva solo il proprio orticello senza curarsi di che cosa accade un po’ più in là, e gli occhi della nostra coscienza vengono sempre più addormentati, così da non permetterci di vedere e sentire empaticamente gli altri.

Ci facciamo solo i fatti nostri in una logica di sopravvivenza egoica, e poi arriviamo a incarnare il detto “morte tua vita mia” in una logica di sopraffazione e sfruttamento.

Se osserviamo vediamo che, per distruggere la nostra fiammella divina in intere generazioni di avi, chi ci controlla ha lavorato per crearci un habitat culturale e sociale in cui ci sono sempre le divisioni: gli Dei e i semidei, il Re con i suoi cortigiani e il popolino, i ricchi e i poveri, i popoli considerati schiavi o pecore e i pastori con i cani che controllano, il maschio e la femmina, i sapienti (sacerdoti, scienziati, accademici, economisti) e chi invece non conosce, e così via…

Le divisioni servono a farci credere che noi non siamo tutti qualcosa di divino!

Le divisioni marcano i limiti mentali che ci hanno imposto sotto forma di significati d’esistenza, così come accade quando nasciamo donne o uomini e abbiamo già i limiti e le divisioni nel fisico, nel costume e nel sociale, nella religione e poi nell’istruzione, nella povertà e nella ricchezza che determinano avere o non avere beni e vantaggi economici.

I limiti determinano anche l’incapacità di accettare e capire gli altri nelle loro realtà di vita, di pensiero e di contesto, a causa di un cervello non allenato a essere empatico e ad assumere il punto di vista di chiunque si trovi “al di là” della divisione e faccia quindi parte “dell’altro gruppo”. Il mancato riconoscimento dei diritti umani e le lotte interetniche e interreligiose ne sono un esempio.

Ed è un esempio anche la seconda guerra mondiale, che ha dato una svolta nel dimostrare la bestialità della mente animale con la differenza attuata dai nazisti tra se stessi, razza eletta, e gli ebrei e tutti gli altri, considerati inferiori e da destinare allo sterminio o alla schiavitù.

Le divisioni derivano dalle differenze che alcuni si danno perché magari appartengono a una particolare discendenza di sangue o di altro tipo, e chi le attua poi, si comporta da animale predatore o capobranco che sceglie le prede da sterminare senza che nessuno faccia niente, o poco, per aiutare le vittime a salvarsi.

È successo sotto il nazismo e anche al popolo tibetano con i cinesi, ai cambogiani con Pol Pot, nei gulag sovietici sotto Stalin e così via.

La seconda guerra mondiale appartiene al passato, ma le entità predatrici che hanno controllato Hitler e tutti gli altri dittatori e coloro che hanno perpetuato le divisioni non sono morte insieme a loro, ma passano da un corpo all’altro per continuare il loro sporco lavoro di predazione e quindi hanno creato in questi ultimi anni problemi finanziari e scenari di controllo dell’economia e delle risorse, per acuire le divisioni in modo diverso: non solo tra ricchi e poveri o tra retribuzioni alte e basse, ma anche all’interno della politica con tanti di quei partiti, idee e progetti da riuscire a mascherare sotto l’apparenza della democrazia una grande e ingestibile divisione.

Dopo la caduta dell’Impero romano noi italiani siamo stati progressivamente divisi in tanti stati più piccoli sotto il dominio di regnanti diversi e abbiamo perso l’unione di ideali e di scopi che l’impero, pur caratterizzato da alcune divisioni significative (per esempio tra schiavi e uomini liberi) aveva comunque garantito. Il disfacimento politico e la divisione che l’Italia ha subito da allora hanno impresso nel nostro DNA un’impronta di questo fallimento, portato avanti nei secoli successivi fino ad arrivare all’attuale quadro politico che con i partiti oggi presenti perpetua quelle antiche divisioni e i propri limiti facendoli subire a tutti noi.

Dividere una comunità e rimpicciolire i gruppi che la costituiscono fa perdere loro forza, così il controllo viene attuato con più facilità di quanto sarebbe possibile se fossimo un gruppo coeso e ben definito nei nostri scopi, concordi e complementari seppur diversi. Anche i programmi dei partiti politici spezzettano i possibili scopi umani nelle differenze ideologiche e nei limiti che creano divisioni, e a questo punto la visione di un futuro costruito insieme crolla e ciascuno pensa solo a coltivare il proprio orticello perché non ha più voglia di impegnarsi ad agire per il sociale, in quanto “cambiare qualcosa è diventato così difficile che non vale la pena provarci”.

La nostra mente genetica è composta dai vissuti dei nostri avi registrati nelle memorie che essi ci hanno trasmesso; queste memorie ci formano e ci fanno vivere continuamente nelle divisioni e limiti degli avi che noi ripetiamo, senza esserne consapevoli.

Ritorniamo al nostro concetto di giustizia e ingiustizia depauperato del suo significato spirituale. Pensiamo a quanto ciò sia vero in relazione alla mente genetica. Supponiamo di vivere oggi un conflitto con una collega perché ci ha risposto in modo brusco e noi ci siamo rimasti male, ci siamo sentiti non accettati e proviamo un senso d’ingiustizia. Non è detto che sia un’ingiustizia reale, cioè derivante dal particolare momento che stiamo vivendo, perché la nostra mente genetica, completamente ignari di come essa sta operando su di noi, riconosce nella collega alcune similitudini energetiche con nostro padre, per esempio, e ci fa vivere lo stesso conflitto di ingiustizia, con le medesime emozioni e il pensiero di non accettazione che vivevamo spesso con lui. Così noi, non sapendo di questo inganno, crediamo di stare male a causa della collega, mentre in realtà stiamo ripetendo qualcosa che è già accaduto con nostro padre e non con lei.

Purtroppo, senza la presenza della nostra coscienza spirituale non ci siamo accorti di niente. Per noi il problema diventa la collega che non ci accetta, e questo ci pone completamente fuori dalla realtà oggettiva. La coscienza invece, quando è presente, ci permette di osservare, e così fare differenziazione tra ciò che ci accade oggi e ciò che è accaduto nel nostro passato, e di guardare anche le relazioni tra gli avi genetici e la nostra vita attuale sotto l’influsso delle loro memorie.

Il paradosso è che dentro la nostra mente genetica e quella animale esistono le “divisioni”, come abbiamo visto, ma non esiste la “differenziazione” tra le realtà vissute dai nostri genitori e avi nel loro ambiente e il nostro lavoro, il nostro partner, le nostre amicizie. La mente opera, con la stessa logica automatica di un computer, sulla base delle similitudini tra le vibrazioni ed energie presenti nei suoi ricordi e le vibrazioni ed energie delle situazioni che noi viviamo. Il passato ci viene sempre riproposto nel presente in un continuum, al punto che abbiamo i neuroni specchio i quali copiano gli individui intorno a noi e il nostro cervello non fa alcuna differenziazione tra loro che sono copiati e il corpo in cui vive.

Così, oltre alle memorie degli avi che ripetiamo nella vita, riproponiamo come burattini anche ciò che il nostro cervello copia, inconsapevoli di ripetere pensieri, emozioni, parole, sensazioni, azioni… e credendo che tutto il nostro agire sia frutto del nostro carattere e modo di essere e di pensare, quando invece non è così.

Quindi, la domanda da farci è: che cosa stiamo esprimendo realmente nel nostro vivere la giustizia e l’ingiustizia? E che conseguenze ha ciò per la nostra umanità?

La materialità in cui esistiamo, con le sue divisioni e limiti, è un composto di aridità piena di significati di esistenza nati dal vuoto dell’amore spirituale con cui siamo nati, e ci mantiene attaccati alla griglia mentale di tutta la mente genetica dell’intera specie umana animale di cui ciascuno di noi è portatore di una parte.

Prima ancora della nascita, a partire dal concepimento, siamo stati attaccati a un tempo lineare.

E in un tempo lineare, cronologico, possiamo ripetere solo i contenuti mentali già vissuti dai nostri avi, senza riuscire a esprimere la nostra coscienza spirituale nelle multidimensioni parallele, strati mentali superiori a quello della mente genetica.

Le multidimensioni o multiversi permettono di esprimere la nostra creatività immaginativa magica che riesce a creare nuove realtà di esistenza. Per questo siamo stati intrappolati dentro a un tempo lineare a vivere continui conflitti emozionali, fallimenti e ingiustizie con poco amore e cose che non vanno bene.

Nel tempo lineare o cronologico, il passato, il presente e il futuro risultano sulla stessa linea e quindi non puoi cambiare il passato per creare cambiamenti nel presente o nel prossimo futuro “perché ormai è passato e non posso più tornare indietro”.

Vi siete mai chiesti che cosa farebbe una coscienza spirituale consapevole della propria potenza fuori dalle identificazioni del tempo lineare, che vivesse nelle multidimensioni e agisse, partendo da lì, anche qui nella dimensione materica?

Secondo voi riuscirebbe a cambiare passato, presente e futuro?

Per controllare una specie come la nostra bisogna inserirla nei limiti di un tempo lineare e farla ragionare per generazioni, secoli e millenni con i significati inseriti in questo tempo lineare. Ha funzionato. Poi non possiamo lamentarci se usiamo solo il 3-5% delle potenzialità del nostro cervello!

Noi ci portiamo dentro le divisioni e i limiti che ci sono stati imposti, e li esprimiamo nella nostra vita perché ci siamo dimenticati di essere la scintilla divina che per questo fa da pila a tutta questa bugia.

Ribelliamoci e sviluppiamo il potere della nostra coscienza spirituale!

Abbiamo il coraggio di prendere in mano la nostra vita, e siamo di esempio a tutti gli altri che vedranno in noi la speranza, in quanto

le nostre scintille divine non sono ancora morte!

Fiorella Rustici
Blogger Gruppo Rebis

Rebelarse al tiempo lineal

Fuera de las divisiones y de los límites que esas comportan, para poder crear en los multiversos.

Hoy, para muchas personas, la distinción entre “lo que es correcto” y “lo que no lo es” se ha convertido en la distinción entre lo que es “justo” y lo que es “injusto”. Es decir, la diferencia que hace la conciencia entre lo que tiene sentido y lo que no, sin emitir juicios o desarrollar sentimientos de culpa, se ha convertido en emitir juicios, desarrollar sentimientos de culpa e imponer (o imponer) castigos. Esta distorsión deriva del agotamiento de la escala de valores morales y espirituales de nuestra conciencia, es decir, del debilitamiento del amor, del sentido de responsabilidad, de la ética y de la “justicia”, entendida esta ultima como “disposición para remediar situaciones que no están en orden”.

El problema nace con la pérdida del amor por la justicia, por la paz y por la armonia, ya sea entre las personas que entre pueblos diferentes, que enteras generaciones de nuestros antepasados, maternos y paternos, han tenido que sufrir debido a los abusos, a las religiones y a las guerras, y que no les ha permitido desarrollar una conciencia espiritual.

De esta manera nosotros, como directos descendientes, hemos nacido con un vacío de amor creado en epocas pasadas, así que somos la árida expresión de la materialidad, de las emociones, de las sensaciones, de los pensamientos y de las acciones, comportamientos típicos de nuestra mente animal y de la mente genética que nos controla.

¿Y cuánto dolor y lágrimas inútiles hemos experimentado por no poder cambiar aquellas situaciones que vemos continuamente que no nos gustan o nos hacen sufrir? ¡Cuánta ira producida por las injusticias que hemos acumulado, sin transformar esa misma ira en acciones positivas capaces de plantar una semilla de amor y justicia no solo para nosotros, sino para todo el mundo!

Siendo los descendientes de una larga cadena de antepasados que no han podido desarrollar su propia espiritualidad, si nosotros no emprendemos un camino basado en el desarrollo espiritual o actuamos cambios para mejorar nuestro mundo, desarrollaremos cada vez más el egoísmo de la materialidad, en el que solo cultivaremos nuestro propio huerto, sin importarnos lo que esté pasando unos metros más allá, y de esta manera los ojos de nuestra conciencia se cerrarán cada vez más cayendo en un sueño profundo que no nos permitirá escuchar y vivir en empatía con los demás.

Pensamos solamente a nuestros propios intereses siguiendo un razonamiento de supervivencia egoista, llegando incluso a dar voz al dicho “muerte tuya vida mía” en una lógica de dominación y explotación.

Si observamos atentamente podemos ver que quienes nos controlan, para destruir nuestra chispa divina durante generaciones enteras de antepasados, han trabajado siempre con el objetivo de crear un hábitat cultural y social fundado sobre las divisiones: dioses y semidioses, el rey con sus cortesanos y la población, los ricos y los pobres, las personas consideradas esclavas u ovejas y los pastores con los perros que controlan, los machos y las hembras, los sabios (sacerdotes, científicos, académicos, economistas) y los ignorantes, y así sucesivamente…

¡Las divisiones sirven para hacernos creer que no todos somos divinos!

Las divisiones marcan los límites mentales que nos vienen impuestos en forma de significados de existencia, como sucede cuando nacemos mujeres u hombres y ya tenemos una serie de límites y de divisiones marcadas por el físico, por las costumbres, en la vida social, en la religión y luego en la educación, en la pobreza y en la riqueza, que determinan incluso si se pueden poseer bienes y ventajas económicas, o si no se puede.

Los límites también determinan la incapacidad de aceptar y de comprender a los demás, y no nos permiten entender lo que otras personas viven en la realidad de sus vidas, sus pensamiento y el contexto, debido a que nuestro cerebro no está capacitado para ser empático ni para ponerse en el punto de vista de otra persona que esté “más allá” de la división, y que, por lo tanto, pertenece a “otro grupo”.

Un ejemplo de esto es la falta de reconocimiento de los derechos humanos y las luchas interétnicas e interreligiosas.

También la segunda guerra mundial es un ejemplo que marcó un punto de inflexión al demostrar la bestialidad de la mente animal con la única diferencia que los nazis hicieron un división entre ellos, la raza elegida, y los judíos y todos los demás grupos considerados inferiores y destinados al exterminio o la esclavitud.

Las divisiones derivan de las diferencias que algunos se auto-otorgan porque pertenecen a una descendencia de sangre particular, o por alguna otra razón parecida, y quien las lleva a cabo se comporta como un animal depredador o como el jefe de la manada que elige las presas para exterminarlas sin que nadie haga nada, o poco, para ayudar a las víctimas a escapar.

Sucedió bajo el nazismo, pero también le pasó lo mismo al pueblo tibetano con los chinos, a los camboyanos con Pol Pot, o en los gulags soviéticos bajo Stalin, etc…

La Segunda Guerra Mundial pertenece al pasado, pero las entidades depredadoras que controlaban a Hitler y que han controlado siempre a todos los demás dictadores y a aquellos que perpetuaron las divisiones, no han muerto con ellos, sino que pasan de un cuerpo a otro para continuar su deplorable trabajo de depredación, creando en los últimos años problemas financieros y escenarios de control de la economía y de los recursos, para agudizar las divisiones de una manera diferente: no solo entre ricos y pobres o entre salarios altos y bajos, sino también dentro de la política con la creación de muchos partidos, o de ideas y de proyectos que sirven solamente para poder enmascarar, bajo la apariencia de democracia, una división cada vez más grande e ingobernable.

Después de la caída del Imperio Romano, los italianos fuimos divididos progresivamente en varios estados más pequeños y bajo el control de diferentes gobernantes, y de esta manera perdimos la unión en todos los sentidos, y se favoreció la divisón de los ideales y de las metas que el imperio había garantizado, a pesar de la existencia, ya entonces, de algunas divisiones significativas (por ejemplo, entre esclavos y hombres libres). La decadencia política y la división que Italia ha sufrido progresivamente desde entonces han impreso en nuestro ADN una huella de este fracaso, un fracaso que en los siglos siguientes se ha consolidado hasta llegar al marco político actual, en el cual los partidos politicos presentes hoy perpetúan las antiguas divisiones y sus límites haciéndonos sufrir las consecuencias a todos nosotros.

Dividir una comunidad convirtiendo los grupos existentes en formaciones cada vez más pequeñas, hace que dichos grupos pierdan fuerza, y de esta manera el control viene ejercitado con una mayor facilidad, lo cual no ocurriría si fuéramos un grupo unido y bien definido en nuestros propósitos que, aunque fueran diferentes, nos permitirían igualmente vivir de acuerdo e integrados los unos con los otros. Incluso los programas de los partidos políticos hacen trizas los posibles objetivos de los seres humanos al interno de las diferencias ideológicas y en los límites, que crean divisiones, y llegados a este punto la visión de un futuro construido juntos se derrumba y cada uno piensa a cultivar solamente su propio huerto, porque a nadie le quedan ganas de empeñarse en llevar a cabo proyectos en el sector social, ya que “cambiar algo se ha vuelto tan difícil que no vale la pena intentarlo”.

Nuestra mente genética está formada por las experiencias de nuestros antepasados grabadas en los recuerdos que estos nos transmitieron; Estos recuerdos nos forman y nos hacen vivir continuamente en las divisiones y en los límites heredados, los cuales repetimos sin tan siquiera darnos cuenta.

Volvamos a nuestro concepto de justicia e injusticia empobrecido en su significado espiritual. Pensemos cuán cierto es esto en relación con la mente genética. Supongamos que hoy estemos viviendo un conflicto con una colega porque ella nos ha respondido bruscamente y, como consecuencia, nos hemos sentido mal, no nos hemos sentido aceptados y sentimos una sensación de injusticia. Esto no quiere decir que lo que estamos viviendo hoy sea realmente una injusticia, es decir, es probable que nuestros sentimientos y emociones no sean derivados directamente de este particular momento que estamos experimentando, ya que nuestra mente genética, que funciona libremente gracias a nuestra completa inconsciencia de cómo opera y de cómo nos inlfuye, reconoce en la colega algunas similitudes energéticas, por ejemplo, con nuestro padre, y nos hace vivir el mismo conflicto de injusticia, con las mismas emociones y los mismos pensamientos de no aceptación que a menudo vivíamos con él. Así que, ignorantes de este engaño de la mente, creemos que nos sentimos de esta manera a causa del conflicto con la colega, mientras que la verdad es que estamos repitiendo el conflicto vivido con nuestro padre.

Desafortunadamente, la ausencia de nuestra conciencia espiritual no nos ha permitido darnos cuenta de nada. Para nosotros, el hecho de que la colega no nos acepte se convierte en el problema real, lo cual no nos permite observar la realidad objetivamente. Sin embargo cuando la conciencia está presente, nos da la oportunidad de observar la realidad y de diferenciar entre lo que está pasando hoy y aquello que nos pasó en el pasado, y también nos permite mirar las relaciones entre los antepasados genéticos y nuestra vida actual bajo la influencia de sus memorias y recuerdos.

La paradoja es que dentro de nuestra mente genética y animal hay “divisiones”, como hemos visto antes, pero no hay “diferenciación” entre las realidades experimentadas por nuestros padres y antepasados en su entorno y nuestro trabajo, nuestra pareja, nuestras amistades. La mente funciona con la misma lógica automática de un ordenador, basándose en las similitudes entre las vibraciones y las energías presentes en el interior de sus recuerdos y las vibraciones y energías de las situaciones que vivimos hoy. El pasado vuelve a ser propuesto en el presente en un continuum, hasta el punto incluso de copiar, a través de las hormonas espejo, los individuos que nos rodean sin que nuestro cerebro haga ninguna diferencia entre lo que ha copiado de dichas personas y lo que de verdad pertenece al cuerpo en el que desarrolla su propia actividad.

Así que, no solo repetimos durante la vida el contenido de los recuerdos de nuestros antepasados, sino que también proponemos como marionetas todo lo que copia nuestro cerebro, sin darnos cuenta de que estamos repitiendo pensamientos, emociones, palabras, sensaciones, acciones … creyendo que todo esto, más todas nuestras acciones, son el resultado de nuestro carácter y de nuestra forma de ser y de pensar, cuando en realidad no es así.

Llegados a este punto la pregunta que deberíamos hacernos es: ¿qué es lo que estamos expresando realmente en nuestro modo de vivir la justicia y la injusticia? Y ¿qué consecuencias tiene esto para nuestra humanidad?

La materialidad en la que existimos, con sus divisiones y sus límites, es un compuesto árido lleno de significados sobre la existencia, que han sido creados junto a ese vacío de amor espiritual con el que hemos nacido, y que nos mantiene encadenados a la red mental de toda la mente genética de la especie animal humana de la cual cada uno de nosotros es portador de una parte.

Ya antes del nacimiento, desde nuestra concepción, hemos sido introducidos e un tiempo lineal.

Y en un tiempo lineal y cronológico, solo podemos repetir los contenidos mentales ya experimentados por nuestros antepasados, sin poder expresarnos como conciencias espirituales en las multidimensiones paralelas, las cuales son estratos mentales superiores respecto al estrato en el que se encuentra la mente genética.

Las multidimensiones o multiversos nos permiten expresar nuestra creatividad imaginativa y mágica capaz de crear nuevas realidades de existencia. Este es el motivo por el cual hemos estado atrapados dentro de un tiempo lineal viviendo continuos conflictos emocionales, fracasos e injusticias, con poco amor y con casi nada que vaya bien.

En tiempo lineal o cronológico, el pasado, el presente y el futuro están en la misma línea y, por lo tanto, no se puede cambiar el pasado para crear cambios en el presente o en el futuro cercano “porque ya es pasado y no puedo volver atrás”.

¿Os habéis preguntado alguna vez qué es lo que haría una conciencia espiritual, consciente de su propio poder fuera de las identificaciones del tiempo lineal y que, viviendo en la multidimensión actuase a partir de esta, también en la dimensión material?

¿Creéis que podría cambiar pasado, presente y futuro?

Para controlar una especie como la nuestra es suficiente introducirla dentro de los límites de un tiempo lineal y hacerla razonar usando términos como generaciones, siglos y milenios con los significados insertados en este tiempo lineal. Ha funcionado. Así que hoy ¡no podemos quejarnos si usamos solamente entre el 3-5% del potencial de nuestro cerebro!

Nosotros somos los portadores vivientes de las divisiones y de los límites que se nos han impuesto, y los expresamos continuamente en nuestra vida porque hemos olvidado lo que somos realmente: una chispa divina que, olvidada de sí misma, se comporta como la pila que da energía a todo este atajo de mentiras.

¡Debemos rebelarnos y desarrollar el poder de nuestra conciencia espiritual!

Comportémonos con coraje y tomémos las riendas de nuestra vida, seamos de ejemplo para todos aquellos que verán la esperanza en nosotros porque verán que

¡Nuestras Chispas Divinas aún no están muertas!

Fiorella Rustici
Blogger Grupo Rebis

Eros e Psiche

Libera interpretazione esoterica di Pino Cangemi

Le immagini mitologiche e le favole fin da tempi immemorabili, mettono in comunicazione la parte inconscia del nostro essere con quella conscia. Una sorta di incontro-scontro, un conflitto che sfocia nell’armonia, poiché queste storie così inverosimili per l’uomo moderno, per le quali pontifichiamo cercando di comunicare la nostra interpretazione, non possono essere comprese se non con quell’animo fanciullesco, con quell’Amore che appositamente scrivo con la A maiuscola; quell’Amore che trascende ogni tentativo di controllo. Al suo cospetto l’adulta razionalità è costretta a cedere il passo alla trasformazione che ogni anima subisce al tocco di questo Amore. Eros e Psiche: una favola d’amore puro. Apuleio già nel II sec. d.C. da grande pioniere dell’occulto, attraverso questa storia, incarna l’esigenza di una nuova spiritualità iniziatica che si connette alla ricerca e alla conoscenza dell’anima umana in continua evoluzione. Non a caso il nome della protagonista è Psiche, che in greco significa anima ma connesso al suffisso psykho, respiro, soffio. Ecco, forse questo mito vuole insegnarci oggi più che mai a riconoscere quello che la tradizione induista prima, la cabala ebraica, e il più recente gnosticismo, hanno chiamato il respiro dell’anima. Cercherò di immergermi in questo cammino alla ricerca dei risvolti simbolici legati a questo racconto. Prima di proseguire consiglio chiaramente di leggere la favola per intero, in modo da poterne valutare lo sviluppo successivo. Qui accenno un piccolo riassunto per i pigri tratto da internet.

“La favola inizia nel più classico dei modi: c’erano una volta, in una città, un re e una regina, che avevano tre figlie bellissime. La più giovane, Psiche, possedeva una bellezza indescrivibile e il suo splendore veniva paragonato a quello di Venere, ma non solo, si credeva che essa fosse una nuova Venere nata dalla terra. Un numero incredibile di forestieri e molta gente del suo paese andava a tributare omaggi alla fanciulla. Le adorazioni agli altari di Venere furono completamente abbandonate e questo passaggio di onori rese la dea furiosa. Allora ella chiamò il figlio, gli mostrò la sua rivale e gli ordinò di fare innamorare la fanciulla dell’uomo più vile che esistesse sulla faccia della terra. Nel frattempo Psiche era molto triste perché, possedendo una bellezza così divina, nessun mortale, consapevole di non meritare tanto, aveva il coraggio di chiedere la sua mano. Così il padre chiese all’oracolo del dio Apollo, tale Mileto nozze e marito per sua figlia, ma il responso fu nefasto: la fanciulla avrebbe sposato un mostro che impauriva persino Giove. A quelle parole Apollo ordinò di portare la fanciulla in cima ad una rupe ornata per nozze funebri, dove avrebbe incontrato il marito. Arrivato questo triste giorno, Psiche seguì dettagliatamente gli ordini di Apollo e lasciò i genitori in preda allo sconforto. Subito dopo arrivò Zefiro che con un leggero venticello la sollevò da terra e la condusse alla sua reggia; qui, la fanciulla fu accolta dalle voci delle sue ancelle invisibili che le mostrarono la sua casa e le sue ricchezze. Il marito si recava ad incontrarla solo di notte e senza svelarle chi fosse, imponendole il divieto di guardarlo in volto. Egli, durante queste notti, dopo averla amata come nessun altro uomo può fare, la avvertì dell’arrivo delle sue sorelle e le vietò di accoglierle. Ma Psiche riuscì a convincerlo a cambiare questa decisione e, quando le sorelle si presentarono alla porta della sua reggia, le accolse e le mostrò le sue ricchezze. Le due donne erano molto invidiose di tale fortuna ed escogitarono un piano per vendicarsi. In un secondo incontro le sorelle convinsero Psiche che il suo amante fosse in realtà un serpente mostruoso: allora, ella, non resistette alla curiosità, e armata di pugnale, con una piccola lanterna accesa si avvicinò al suo amante per ucciderlo. Ma il dio Amore, che dormiva, gli si rivelò nel suo fulgore, coi capelli profumati di ambrosia, le ali rugiadose di luce, il candido collo e le guance di porpora. Dalla faretra del dio, Psiche trasse una saetta, dalla quale restò punta, innamorandosi, perdutamente dell’Amore stesso. Dalla lucerna di Psiche una stilla d’olio cadde sul corpo di Amore, e lo svegliò. L’amante, allora, fuggì da Psiche, che aveva violato il patto. Ella, sconsolata, cominciò a vagare per i boschi fino a quando arrivò alla città in cui abitavano le sue sorelle e raccontò che Cupido l’aveva abbandonata a causa loro. Così Psiche si vendicò delle sorelle perché entrambe si gettarono dalla rupe, convinte che sarebbe arrivato Zefiro e le avrebbe condotte nella reggia di Cupido, ma purtroppo per loro non fu così. Nel frattempo Venere e il figlio Cupido ebbero una discussione molto accesa perché l’uomo si era innamorato della più grande rivale della madre, Psiche. Psiche, che era pazzamente innamorato di Cupido, dopo aver chiesto aiuto a numerose divinità e aver ricevuto sempre una risposta negativa, decise di affrontare Venere e si recò al suo palazzo. Qui fu sottoposta a numerose torture e in seguito a quattro prove progressivamente più difficili. La prima prova consistette nel separare, in una sola giornata, tutti i semi di un grande mucchio in tanti mucchietti separati. Le formiche le vennero in soccorso. Nella seconda prova Psiche dovette portare a Venere un filo di lana d’oro preso dal vello di un gregge di pecore. Una canna le diede giusti consigli per portare a termine il compito. Successivamente Psiche dovette recarsi alla sorgente del fiume che alimenta la palude dello Stige e portare un’anfora di acqua alla dea. L’aiuto le venne fornito dall’aquila di Giove. L’ultima prova imposta fu quella di portare dagli inferi un frammento della bellezza di Proserpina in un vasetto, seguendo la strada indicatagli dalla torre da cui la giovane voleva buttarsi. Durante questa prova aprì il vasetto, cosa che le era stata severamente proibita, e in un batter d’occhio fu avvolta da una nube di sonno e cadde in mezzo alla strada di ritorno verso il palazzo di Venere. Eros fuggì dalla cella in cui era stato rinchiuso dalla madre, si recò in aiuto di Psiche, la svegliò e la rimandò dalla madre con la scatola. A questo punto, Giove convocò l’assemblea generale degli dei, sotto richiesta di Eros, e unì in matrimonio i due ragazzi, rendendo Psiche immortale e Venere si convinse ad accettare la loro unione. Dalla loro unione nacque una figlia”.

Psyche è la più piccola di tre sorelle e la prima cosa che balza all’attenzione riguarda la numerologia in relazione al tre e al suo significato. Il tre, è un numero sacro in tutte le culture iniziatiche; è considerato un numero legato all’unione, all’unità degli opposti. In effetti, in esoterismo il numero due rappresenta la separativa caratteristica della dualità conosciuta: male e bene, luce e ombra, maschio e femmina e via dicendo. Il tre invece, è il primo numero legato all’armonia poiché permette di uscire dall’antagonismo duale. Il mio professore di latino si divertiva a mettermi in difficoltà coi suffissi e le desinenze. Infatti il termine comunemente usato per indicare una singola persona è individuo, dal latino indivisibile, cioè non divisibile. Ma se notiamo la composizione esatta della parola ci accorgiamo del paradosso di cui è costituita. Infatti è composta da in + due + diviso ovvero, diviso in due, a confermare che ogni essere singolo indivisibile, è in realtà diviso in due polarità nella sua essenza. Ma torniamo al numero tre. Il suo simbolo è rappresentato da un triangolo. Il tre in tutte le tradizioni religiose rappresenta una triade o trinità, formata da un arcano maschile, la sua controparte femminile e un figlio come risultanza. Tutte le tradizioni eccetto una, proprio quella cattolica che negando l’impulso femminile, traduce la propria triade con tre maschi, escludendo giustappunto la peculiarità femminile dalla spiritualità e sostituendola con una caratteristica del Padre. Questo evento è stato giudicato fin dai primi cristiani che dagli esoteristi successivamente, come un grave errore storico e spirituale.

Ma nel caso di questa favola raccontata da Apuleio, le tre caratteristiche dell’arcano impulso femminile si contraddistingue in tre volti e compiti differenti: Madre, Sorella e Sposa. Psiche rappresenta il passaggio dalla fanciullezza (sorella) alla conoscenza dell’amore. Dei tre aspetti ella racchiude il dono della bellezza e della gioventù che è sì foriero di errori dovuti all’età, ma anche capacità di rinnovamento e di trasformazione dei vecchi schemi. Infatti l’oracolo consultato dal padre che la voleva in sposa come le sue sorelle, nonostante l’apparente responso negativo, la instrada verso quello che oggi dal punto di vista iniziatico, è chiamato riconoscimento della vera unione del maschile e del femminile: la nascita del terzo aspetto, ovvero la strada iniziatica che non nega la vecchia tradizione, ma la rafforza e l’amplifica attraverso la nascita di quella che in esoterismo, riconosciuto da altre tradizioni come quella rosacruciana e massonica, è chiamata la terza colonna del tempio!

Venere, inizialmente adirata (come tutte le suocere… ), alla fine ballerà per Psiche producendo un canto meraviglioso solo per l’occasione. La dea dell’amore in questo contesto, rappresenta appunto l’antica tradizione che inizialmente non accetta il frutto del cambiamento. Eppure i suoi templi, ci racconta Apuleio con dovizia di particolari sono vuoti, desolati, i simboli coperti di polvere e non più attivi; i fuochi dei bracieri ormai spenti perché le persone sono attratte dalla bellezza di Psiche, che supera quella di Venere. Il nuovo ordinamento, il senso della bellezza proveniente dall’anima sostituisce i vecchi oracoli, le vecchie cerimonie che tanto hanno dato all’evoluzione dell’uomo, ma che non possono reggere il confronto con il nuovo che avanza e con la bellezza del respiro animico di Psiche. L’antica tradizione (Venere), ancora non sa che quella nuova ventata di spiritualità la salverà dall’oblio.

Psiche viene lasciata sola su una rupe vestita da sposa con paramenti lugubri in attesa del suo triste destino, ma Zefiro con una lieve brezza la trasporta nella reggia del dio Eros, fra giardini incantati, ancelle invisibili, grande opulenza e uno sposo che può incontrare solo di notte che la ama come nessun altro essere può fare. L’amato però, le impone un precetto. Non deve mai tentare di guardarlo in volto. Soffermiamoci su questo. Perché l’anima (Psiche) non può guardare l’Amore? Può percepirlo, amarlo, goderne la passione ma non può vederlo. Fin dall’antichità, nei circoli misterici, solo ad alcuni iniziati era consentito l’ingresso al sancta sanctorum e solo gli stessi adepti potevano posare lo sguardo su un edificio o su un oggetto appartenuto alla divinità. Ancora oggi in alcuni templi iniziatici non si può accedere se non attraverso prove che attestino la capacità di comprensione e il coraggio di saper guardare in faccia l’Amore in tutte le sue peculiarità. Traducendolo in termini moderni, possiamo affermare che l’Amore rappresentato da Eros, oggi non è che il senso del sacro che ogni individuo percepisce in se stesso, e si differenzia da uomo a uomo in relazione all’evoluzione spirituale che ha percorso. Quel senso del sacro che è stato vestito con immagini di divinità per intere ere, le quali hanno definito al nostro posto la qualità animica. Oggi il dio Amore, non è più paragonabile né sovrapponibile all’antica concezione mistica che ci ha reso divisi per secoli. Nell’era iniziatica moderna, Eros aggiunge a se stesso un attributo importante che si rende necessario ai fini dell’unità del discepolato iniziatico del mondo: la Volontà. I veri discepoli dell’esoterismo hanno fatto il passaggio da “uomini di buona volontà”, caratteristica richiesta nel passato, a “uomini con volontà di bene”. La tradizione Thelemita coniuga perfettamente questo passaggio con l’assioma: “L’amore è la legge. Amore sotto la Volontà”.

Psiche che scopre anzitempo il volto del dio, rappresenta appunto il neofita che trova la forza di bussare alla porta del tempio, la necessità da parte dell’impulso femminile di conoscere il sacro. Solo una femmina intesa come arcano, può avere questo coraggio. Un antico aforisma alchemico afferma: “… l’iniziazione perpetrata da una donna vale 7 volte quella di un uomo”. Ma questa azione di Psiche determina una reazione da parte del dio. Egli si allontana e da quel momento, iniziano le prove che la ragazza dovrà subire per riavvicinarsi all’amato. E’ come se dopo aver assaggiato l’esperienza del sacro, attraverso un’azione di coraggio o ad uno stato di grazia, questa conoscenza inducesse il candidato all’iniziazione a raggiungerla coscientemente, passo dopo passo cercando di comprenderne la reale natura. La famosa pietra di paragone, o pietra filosofale credo sia racchiusa in questa esperienza di Psiche.

Ma quali e quante sono le prove alle quali deve sottoporsi per poter accedere al tempio? E chi sarà l’iniziatore? Apuleio in questo passaggio della favola, ci fa ben comprendere in che modo la nuova iniziazione può scrivere nei cieli e superare gli ostacoli posti dall’antica tradizione. L’iniziatrice sarà proprio Venere, la rappresentante della vecchia scuola iniziatica che fungerà da guardiano della soglia del tempio. Queste prove sono tappe designate dall’Antica Sapienza legate ad un percorso interiore rimasto invariato dall’antico dei giorni: il superamento e la comprensione della forza dei 4 elementi, per poterne cogliere il quinto. Molto ci sarebbe da scrivere sulle quattro prove, ma in questo articolo per ragioni di spazio, darò soltanto alcuni spunti.

La prima prova (terra) consiste nel dividere i semi di diverse piante mescolati fra loro secondo la loro natura nello stesso giorno. Psiche disperata si rende conto che non potrebbe farcela, quando delle pazienti formiche la aiuteranno a superare la prima prova. Cosa possiamo cogliere da questo primo ostacolo? Intanto i semi rappresentano chiaramente l’elemento terra, ma a questo si può aggiungere un aforisma ermetico, poi ripreso dagli alchimisti del medioevo che diceva: “separa il denso dal sottile con somma cura”. La comprensione della separazione dalla materia del nostro sacro unita alla conoscenza di tutte le nostre corporeità. E’ il primo passo della lavorazione della pietra rettificata, della materia primordiale. Questo passaggio porta a ritrovare un primo flebile equilibrio armonico.

La seconda prova (aria) consiste nel recuperare dei fiocchi dal pelo del vello d’oro, animale simile ad ariete, con delle corna forti e lunghe e molto aggressivo. Il compito pare impossibile poiché Psiche non potrebbe avvicinarsi alla mandria di tali animali senza essere uccisa, ma l’universo le viene incontro ancora una volta. Dal letto di un fiume una canna le suggerisce di attendere il calare del sole. In quel momento la mandria di arieti disperderà nell’aria qualche ciuffo del loro manto dorato; questi si attaccheranno ai rovi ed ella potrà raccoglierli senza pericolo. Per comprendere al meglio questa prova dobbiamo risalire all’archetipo del segno zodiacale dell’ariete. E’ il primo segno zodiacale dell’anno, infatti per gli esoteristi l’inizio dell’anno iniziatico parte proprio dall’equinozio primaverile sotto il segno dell’ariete. Il suo simbolo incarna l’essenza della forza e dell’energia creatrice. Nell’iconografia egizia il dio del sole Ra viene rappresentato proprio con una testa di ariete. Dopo aver separato il denso dal sottile con la prima prova, Psiche attraverso la forza rigeneratrice dell’ariete pone le basi per sviluppare l’intelligenza e la saggezza del saper sfruttare le occasioni che l’universo le concede.

La terza prova (acqua) imposta da Venere pone fra le mani di Psiche un’ampolla di cristallo che ella dovrà riempire presso il fiume Stige, uno dei cinque fiumi degli inferi. Posto sul monte più alto e con a guardia alcuni draghi, Psiche ancora una volta ritiene di non potercela fare. Ad aiutarla in questa occasione, sarà un’aquila che volando riuscirà a riempire l’ampolla di Venere. Qui il candidato si trova di fronte per la prima volta alla conoscenza della Grande Opera, il cui itinerario per dirla alchemicamente, consiste nella lavorazione e trasformazione della materia prima per giungere alla pietra filosofale. Qui scopre che per lavorare qualsiasi sostanza, ha bisogno di un contenitore, di un graal che possa racchiudere la sostanza da lavorare, il contenuto.

La quarta prova (fuoco). L’ultimo compito che viene imposto a Psiche è di gran lunga la missione più difficile: la discesa agli inferi! La richiesta di Venere è davvero impossibile. Una volta scesa dovrà procurarsi la boccetta della bellezza da Proserpina, sovrana dell’Averno e portarla a Venere. Psiche comprende dell’inattuabilità del compito e decide di uccidersi gettandosi da una torre. Ma la torre le indica l’ingresso del regno inferiore le fornisce le istruzioni per tornare indenne da quel luogo. Dopo che fu risalita ormai vittoriosa, Psiche cede alla tentazione di guardare il contenuto del vasetto di Proserpina. All’interno non c’è nulla e Psiche cade in un sonno profondo e mortale. La bellezza della regina dell’Ade all’interno della boccetta, è la conoscenza del mondo degli inferi, il cui cancello ogni candidato all’iniziazione prima o poi deve attraversare. Quindi ha fallito la prova? No, ora è pronta a ricevere l’Amore. Dal sonno alla veglia, dal buio alla luce, dalla morte alla vita. Ora è pronta per l’iniziazione. Eros si libera dalla sua prigione e corre a salvarla, chiedendo a Giove, padre degli dei, di renderla immortale. Venere (l’antica tradizione), acconsente al matrimonio e Psiche (l’anima), grazie a Eros (l’Amore), diviene immortale e può assidersi accanto agli altri dei, la Gerarchia dei Maestri.

Pino Cangemi
Blogger Gruppo Rebis