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Dalla parte degli Italiani

Gentile Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,

si trova a gestire il Paese in una contingenza alquanto difficile, ma diventerebbe tutto molto semplice se nelle sue decisioni si facesse guidare dalla sua Coscienza, e non da complicati calcoli sullo spread o da rocambolesche proporzioni tra debito e PIL. Sarebbe tutto più semplice se si facesse guidare dalla Coscienza del buon padre di famiglia. È un momento delicato, ma anche una grande occasione che le viene offerta.

Comprendiamo quanto siano forti e minacciose le pressioni che Lei riceve da ogni parte. Sappiamo bene che, dentro e fuori il nostro Paese, molti sono i personaggi e i poteri che continuano da decenni a saccheggiare le enormi potenzialità e la grande ricchezza di questo popolo. Sappiamo che tutti coloro che sono complici interessati di questo gioco al massacro cercano di renderci servi delle irrilevanti e inique leggi del mercato. Conosciamo bene le menzogne che sono state raccontate al popolo per decenni: che viviamo al di sopra delle nostre possibilità, che siamo in debito, che dobbiamo pagare per una colpa inestinguibile, che dobbiamo rinunciare alla nostra sovranità, cioè a decidere per noi stessi.

Ma Lei può fare la differenza. LA PREGHIAMO DI NON FIRMARE LA RIFORMA DEL MES, NÉ ORA NÉ MAI. Non si renda complice della condanna a morte di un intero popolo mediante i vincoli debitori che esso comporta. Con quale coscienza potrebbe pronunciare una simile sentenza per i suoi concittadini, che è chiamato a rappresentare e a difendere?

In questa crisi, la Germania difende giustamente se stessa e la propria economia annunciando credito illimitato alle imprese, nazionalizzazioni, rilocalizzazioni della catena produttiva delle aziende. Questo è un diritto anche dell’Italia, che possiamo esercitare mediante la Cassa Depositi e Prestiti, in quanto banca a maggioranza pubblica.  Basta con i prestiti ad interesse che ci indebitano e con il doppiopesismo, per cui ad altri Paesi dell’UE è permesso ciò che all’Italia è sempre vietato. Uno Stato ha il dovere primario di tutelare la propria economia.

Finora l’Europa non democratica dei tecnocrati e della finanza ci è costata molto e ci ha imposto vincoli enormi e irrazionali, con i quali gran parte della nostra grande ricchezza è stata prosciugata. Ora, in mezzo alla crisi sanitaria, siamo stati lasciati soli, almeno finché anche gli altri non sono stati coinvolti. Abbiamo visto che cosa ne è stato della Grecia. Ma che cosa ce ne facciamo di meccanismi economico-finanziari che ci danneggiano soltanto? Che non ci forniscono gli aiuti quando ne abbiamo bisogno? Abbiamo già dimostrato di essere in grado di fare miracoli, quando possiamo decidere per noi stessi. Ma non possiamo farlo se la nostra economia è governata da poteri non trasparenti che ogni volta che cerchiamo di tirare fuori la testa ce la ricacciano sotto per affogarci, e se i trattati europei ci impongono una Banca centrale che ha il compito di difendere la stabilità monetaria, anziché la vita, il lavoro e il benessere dei cittadini, come prescrive la Costituzione. Non possiamo farlo se Lei non rappresenta gli italiani con l’intenzione di proteggerli.

Non vogliamo credere che questo sia stato il compito che le hanno assegnato. Sicuramente gli Italiani non le hanno dato tale mandato, ma la stanno guardando con occhi di speranza perché Lei faccia la cosa giusta per loro e per la meravigliosa Italia. Speriamo che Lei non voglia assecondare obbediente chi vuole dare il colpo di grazia agli Italiani.

Perciò le chiediamo, in quanto cittadini di questo Paese, di farci riprendere la nostra sovranità monetaria, di fare come la Germania e di ridare piena funzionalità di banca pubblica alla Cassa Depositi e Prestiti, di rimettere sangue nell’organismo anemico della nostra economia senza chiedere niente a nessuno e soprattutto SENZA INDEBITARCI. Le soluzioni non mancano certo, come spiegano da anni tanti economisti di valore. NOI SIAMO IL POPOLO SOVRANO E NON CI STIAMO PIU’ AD AMMAZZARCI DI FATICA PER ARRICCHIRE CHI CI SFRUTTA. Le chiediamo di essere forte e di appellarsi al popolo, anziché inchinarsi alla cupola di potere che ci taglieggia da decenni. Sappiamo che in molti si stanno adoperando per la nostra rovina, e lo sa anche Lei.

SE SI VUOLE RIBALTARE LA SITUAZIONE C’È BISOGNO CHE LA COSCIENZA ENTRI IN AZIONE, CON PAROLE CHIARE, ONESTE E DIRETTE CHE SMASCHERINO I FINTI AIUTI, LE FALSE LUSINGHE, LE PREOCCUPAZIONI AFFETTATE E LE DIPLOMAZIE MANIPOLATORIE.

LE FINZIONI LE LASCI AGLI IPOCRITI SENZ’ANIMA. LEI SI ERGA AL DI SOPRA DI QUESTO SCENARIO MESCHINO E CON LA VOCE DELLA SUA COSCIENZA PARLI SCHIETTO IN DIFESA DELLA SUA GENTE.

DICA FORTE CHE IN COSCIENZA NON LO PUÒ FARE, CHE LA SUA COSCIENZA NON LE PERMETTE DI AGIRE IN QUESTO MODO CONTRO I SUOI CONCITTADINI, E L’INCONTRASTABILE RAGIONE DELLA COSCIENZA NON POTRÀ ESSERE ATTACCATA, CONTRADDETTA O VINTA. IL POPOLO ITALIANO LA SOSTERRÀ.

Spero che ambisca a essere ricordato nella storia per essere un politico patriota e virtuoso, un vero statista, come i Padri Costituenti, e non per essere stato la versione italiana di Alexis Tsipras. La differenza tra i primi e il secondo l’ha fatta semplicemente la Coscienza.

Non abbia timore delle minacce e dei ricatti, come non ne abbiamo noi. Le chiediamo di non assumersi la responsabilità dell’annientamento morale, culturale, civile ed economico del nostro Paese.  NOI, IL POPOLO ITALIANO, SAREMO CON LEI. E SIAMO TANTI.

In attesa di vederla all’opera al fianco della sua Coscienza,

Con Onore,

Il Gruppo Rebis – Il risveglio del Femminile per un popolo sovrano e consapevole
www.grupporebis.org

Per firmare la petizione su change.org clicca qui: http://chng.it/Rc4qL7JH

14 di luglio

È la dimensione senza tempo che genera la libertà e Tu mistica orchestra, oggi hai chiesto al suono terrestre di spiccare il volo e alla luce di espandersi.

La luce si è espansa.

Alzatevi in piedi, l’integrità è una conquista.

Scimmie e cherubini tra le note di Chopin, in simbiosi nella terra dei serpenti, la sacra Terra scelta dagli Dei.

Un tempo diopsidi stellati i vostri occhi, quanta tenerezza.

Guerrieri! Archi e frecce tesi, l’integrità è una conquista.

Scimmie e cherubini, quanta crudeltà, avete marciato con i vostri demoni, come soldati avete abbracciato i tamburi di guerra e per secoli le bombe hanno brillato nelle case dei bambini, avete tradito la stirpe dei giusti, alzatevi in piedi e ascoltate: oggi siete banditi dalle geometrie, nella città degli Angeli il benvenuto è solo per chi decide di essere giusto e libero.

È Tua è solo Tua la decisione di espanderti nella luce o lasciarti avvolgere dalle tenebre del tempo.

Alida Sacchii
Blogger Gruppo Rebis

Carenze affettive e manie di persecuzione, queste sconosciute

Fatti incomprensibili, se non conoscessimo le meccaniche mentali

Oggi un piccione si è posato sul davanzale della finestra della mia cucina mentre mangiavo, ed è poi rimasto lì per circa 6 ore senza mai volare via. Sbirciava dentro la finestra e non sembrava per niente spaventato. Infatti, se mi avvicinavo non scappava. È arrivato proprio mentre stavo pensando che trovavo veramente noioso mangiare da sola e mi ha tenuto compagnia. Ogni tanto tornavo per vedere se era ancora lì. E lì stava.

Chiedendomi che cosa potesse significare e quale messaggio volesse darmi, capii a un tratto che era mia mamma, che ha lasciato il suo corpo umano l’anno scorso, che mi era venuta a trovare per dirmi una cosa.

Nei suoi ultimi 15 anni vissuti da single forse pensava anche lei la stessa cosa mentre mangiava, o forse è solo perché in questi giorni sentivo la sua presenza nell’etere, e si è così palesata.

È venuta a dirmi che mi vuole bene; ma non l’ha fatto per scusarsi di un pensiero che non mi aveva detto in vita e per cui aveva rimpianto; non per riscattarsi per quello che lei ha sempre avuto difficoltà a esprimere con le parole, ma per dirmi semplicemente e senza rimprovero, con quell’essenza di verità che tiene dritta una spina dorsale e parla per puro senso di giustizia, che io non l’avevo mai capito.

Oggi lei mi ha fatto capire che lei mi ha voluto bene, come ha voluto bene a tutti i suoi figli, in quantità uguale, per quanto diversi potessimo essere. E oggi io gliel’ho riconosciuto. È vero. Lei mi ha voluto bene. Tutta la vita. Forse ci sono stati momenti in cui non mi sopportava. Del resto ho sempre avuto una personalità difficile da gestire – anche per un genitore non deve essere stato facile. Forse assomigliavo troppo a mio padre, con cui lei ha sempre avuto grossi conflitti.

Ma il punto è che mi ha voluto bene, e le volte che ho creduto che non fosse così era perché la mia mente voleva che interpretassi ogni avvenimento in modo che entrassi in un film predefinito, dove poter motivare e sostenere di non essere voluta bene. In pratica, ho fatto tutto da sola. L’ho fatto con lei, con i miei fratelli, con gli amici, con le persone per me importanti, con i maestri, con i miei colleghi, coi fidanzati. A volte mi rendevo anche detestabile, pur di non farmi amare. Ma lei è rimasta indifferente a tutto quello che la mia mente le propinava e mi ha amata lo stesso.

La tecnica era semplice, anche se inconscia. Individuavo un fatto che potesse essere utilizzato come prova del non essere amata – una diseguaglianza di trattamento, una parola detta storta – e mi concedevo di entrare nel ruolo del cane bastonato, della figlia di seconda classe, della persona che viene mancata di rispetto. Mettevo il broncio, mi offendevo, diventavo polemica, quindi detestabile, e non invogliavo certo gli altri ad amarmi. Non mi rendevo neanche conto che così consumavo tutta la mia energia vitale che sarebbe dovuta servirmi invece ad essere felice, qualsiasi cosa accadesse, anche di fronte ad un’apparente ingiustizia.

Forse alla fine stavo solo replicando mio padre che avevo copiato nel dargli compassione quando lo vedevo solitario. Di fatto anche lui ne faceva, però, per farsi detestare. Forse ho ripetuto il suo modello di atteggiamento. Facevo delle cose irritanti, apposta per non farmi amare. Forse volevo punirmi di qualcosa o forse ero inconsapevolmente in balia di memorie che dovevano fisiologicamente ripetersi, per effetto delle meccaniche mentali.

Ma poi, se veramente non mi amavano, perché prendersela tanto? Io non mi amavo abbastanza? Io non ero abbastanza importante per me stessa che avevo bisogno di tutto questo “amore” dagli altri? Quindi perché dovevo mettere in piedi tutto questo scenario per non farmi amare?

Era ovvio che c’era dell’altro e mi stavo punendo.

Le punizioni si tramandano di vita in vita, dalle profondità più remote delle proprie genesi, e ho trovato molte vite, anche antiche, in cui i miei errori potevano aver creato questo tipo di punizione, proprio per non aver amato e aver pensato solo a ritorni egoistici per me e la mia affermazione. Erano vite guidate dall’ego, da cui ancora non sono immune. Ma ho trovato un episodio molto particolare che li ha collegati tutti e che servirà da esempio per capire.

Avevo una zia, che non è un caso fosse proprio la sorella maggiore di mia mamma, che aveva una spiccata preferenza per mia sorella maggiore, e la portava spesso in vacanza con lei. Era oggettivamente riscontrabile e tutti ne erano consapevoli. Io avevo anche compreso, in un momento di visione, che lo faceva per evitare a mia sorella la sofferenza che aveva provato lei quando era nata sua sorella minore, cioè mia mamma. La stava proteggendo da un possibile dolore che poteva vivere per il mio arrivo. Ma non usai questa visione per comprenderla, la usai invece per soffrire.

Mia zia se ne andò portata via da un tumore all’età di 49 anni, ma prima di lasciare il corpo, in una delle tante visite che le feci, mi disse che mi voleva bene. Si era accorta, come quando ci si osserva voltandosi indietro per l’ultima volta, del mio dispiacere per aver vissuto l’esclusione dal suo affetto e voleva rimediare. Allora ventenne non dissi niente, e non compresi. Pensai che era facile dirlo ora e scossi semplicemente il capo come per dire: non è vero, non ti credo. Ne fu addolorata.

Il paradosso era l’aver passato la vita aspettando il suo amore e ora che arrivava lo rifiutavo. Il non volerle credere, nel momento in cui lei aveva compreso di avermi ferito, era una stupida ripicca per avermi fatto soffrire che non poteva dare nessun frutto ma poteva solo creare altra sofferenza, a me e a lei. Non perdonandola, non accettando quell’altissimo gesto d’amore, io mi sono preclusa all’amore e ho indirizzato contro me stessa la punizione che si è data lei per aver visto di aver sbagliato. Non accettare l’amore di una coscienza che si sta evolvendo con una sua comprensione e presa di consapevolezza è un peccato capitale. E non ho poi potuto fare altro che ritenermi meritevole di essere punita proprio sull’amore che ho rifiutato. Quindi la condanna da me sancita era che non dovevo più ricevere amore, e questa astinenza me la sono creata con le mie stesse mani.

Quella sua parte di coscienza piena di comprensione e di amore che si voleva riscattare con me, non avendo ottenuto la mia accettazione e il mio perdono, si trasformò in un’anima in pena, un’entità che poteva nutrirsi solo di dolore, dispiacere, rimpianti, malinconia e che si creò come punizione, per la sua prossima vita, di soffrire per non essere amata come lei aveva fatto soffrire me.

Quando la zia lasciò il corpo, quella parte di coscienza trasformatasi in anima in pena, si unì all’entità che l’aveva creata, per vivere la sua vita futura ed espiare la sua punizione. E quella vita è la mia, perché l’entità creatrice di quell’anima in pena sono stata io con il rifiuto del suo amore. E quando soffro per presunta assenza d’affetto non faccio altro che nutrire questa entità.

E io, che volevo essere amata da tutti, alla fine come ho amato? Forse avevo la stessa difficoltà di mia madre nell’esprimere quell’amore che oggi mi è venuta a raccontare e ricordare. Non amavo perché non accettavo, non comprendevo, non rispettavo, non mi mettevo nel punto di vista degli altri, criticavo, facevo paragoni con tutte le persone della mia famiglia e quelle al di fuori di essa. Mi sono resa arida per non essere amata, ma così avevo compiuto la mia punizione, quella che io avevo fatto maturare in mia zia.  

Mi sono anche chiesta cosa aveva potuto creare la matrice su cui ho costruito la mia drammatizzazione di non sentirmi amata, ancor prima che mia zia si ammalasse e poi morisse, e ho trovato le memorie della bisnonna; nonna proprio di mia zia e mia mamma, che anche lei non aveva capito che era stata amata. Trasferita in età infantile alle cure di una zia che non aveva figli, perché la madre si era ammalata di un male incurabile, non capì mai che era stato fatto per il suo bene e per l’amore che la madre aveva per lei. Visse col dolore di non essere stata amata e di essere stata esclusa dalla sua famiglia di origine.

Forse era proprio la bisnonna dentro di me che ha trovato il modo per stare con mia mamma mentre la zia portava in vacanza mia sorella. Cercava, attraverso di me, di non perdere ancora la sua famiglia di origine. Avrei potuto interpretarlo così invece di scegliere la via della sofferenza.

Le meccaniche mentali, che hanno la proprietà di ripetere sempre i loro contenuti emozionali, hanno impedito a tre generazioni – e chissà quante altre ancora prima – di non comprendere l’amore che veniva loro dato, solo perché la mente proponeva loro i suoi contenuti in archivio come esperienze da dover obbligatoriamente interpretare e vivere in quel modo negativo.

Io sono la vita futura di tutte loro. Porto avanti le loro punizioni e il loro karma insieme ai miei. Comprendendo di essere stata amata, faccio sentire amate tutte loro e rendo il loro amore compreso, accettato e ricambiato. Vitale.

Forse nel piccione, oltre a mia mamma che mi diceva che mi voleva bene, c’era anche mia zia che me lo ripeteva per la seconda volta per avere una seconda chance, e per dirmi al contempo di non punirmi, né in vece sua, né per scelta mia. Sono venute per dirmi che punirsi non serve a nulla se non a nutrire sofferenza e anime in pena, e che l’essenza dell’amore può sanare secoli e generazioni di dolore.

E capisco ora, che se amiamo noi stessi nell’integrità della nostra essenza divina, non abbiamo bisogno di ricevere amore dagli altri per essere felici e vivere nella gioia. Amare se stessi, rifiutando di cadere nei tranelli labirintici delle meccaniche mentali, ti apre spontaneamente un canale d’amore verso gli altri che ti fa comprendere che l’unico modo di ricevere amore è darlo. Non aspettarselo. E su quel canale potrà essere trasportata solo frequenza di amore anche dagli altri verso di te.

Sii gentile. Ama. E non avrai più carenze d’amore.

Simona Valesi
Blogger del Gruppo Rebis

ALDEBARAN – il Seguace

La mia luce rossa diventa sempre più forte e potente
Rappresenta la decisione, rappresenta il guerriero dall’ego possente.
Nasco con questa luce rossa ma non so chi me l’ha donata
Non so chi io sia
Qualcuno mi ha donato questa luce incandescente e
In me sento di avere il diritto di scegliere
Procedere sulla solita via oppure
fare di testa mia

Mi guardo intorno e non vedo miei fratelli attorno a me
non vedo nessuno che conosco
qualcuno che mi possa tornare alla mente.
Si forse ne vedo uno ma che non si ricorda più di me.

Che costellazione è questa
Non la riconosco e non so nemmeno quanta esistenza mi resta
So solo che da sempre seguo la corrente
Da un po’ sto seguendo un’altra luce che mi indica la via
Almeno sto in compagnia
Eppure ho ancora diritto di scegliere con la mia mente

Improvvisamente La luce davanti a me mi rivolge il suo viso
incrocio i suoi occhi e vedo all’improvviso
il suo sguardo amareggiato
mi accorgo che non esce più il mio sorriso

Non riesco più a pensare ad altro
Non so perché scansiono ogni cosa che ho fatto
Ogni cosa che ho detto
Senza interruzione e non riesco a fare altro
Sono giunto ad un capolinea come molte volte nella mia vita
Mi accorgo che la mia luce è tutto ciò che vedo
Solo di questa mi interesso ma mi sembra si sia ingiallita
Capisco che tutto ciò è solo per una mancanza di coraggio
Mi accorgo che uso la mia luce per illudermi chi io sia
ho voluto credere ad una verità che è una idiozia.
Allora faccio un respiro profondo,
abbandono tutto ciò che ho creduto di essere
non voglio più crederlo, non voglio più essere niente in fondo
ma più spoglio la mia essenza dalle mie illusioni
più mi occorre spazio nel mio cuore,
l’umiltà che ci deve entrare è così pura e niente
che forse il mio cuore non è sufficiente.

Sto in silenzio e continuo a respirare profondamente
La vita e la morte sono solo un gioco privo di alcun colore
Occorre davvero tanto coraggio per far morire quella mia parte che mente
Tante volte mi sono trovato di fronte a questa scelta
Ma sono un codardo un seguace ripetente
Ma quello sguardo ancora mi blocca
Si ho già guardato attraverso i suoi occhi
Ma questa volta vedo ciò che credevo di poter scegliere
anche questa volta la mia visione non mente
così mi preparo ad abbandonare la mia luce incandescente,
fino a diventare niente.
Finalmente capisco il mio vero stato
Sono solo una umile stella, una stella così umile che sembra essere davvero niente
Eppure più mi sento umile e più mi sento espanso
Non riesco a contenermi completamente
Devo tirare un altro respiro profondo,
il mio cuore finalmente si riempie
non sono più ora solo un seguace ripetente
Nasco si senza sapere fare niente
Ma adesso finalmente il mio destino si adempie.

Angelo La Rosa
Blogger Gruppo Rebis

I semi dell’odio: riconoscere in se stessi la manipolazione e difendersi

A cura di Patriza Scanu

Cari amici del Gruppo Rebis,

In questo articolo vi proponiamo un video di Patrizia Scanu, nel quale la fondatrice del Gruppo Rebis tratta approfonditamente il tema della manipolazione delle folle, un’arte antica di persuasione disonesta.

Buona visione e un caro saluto.

La Redazione del Gruppo Rebis

Repubblica Parlamentare: su cosa si fonda?

Accade spesso, da alcuni anni, di sentire politici, giornalisti, commentatori e “semplici” cittadini affermare che la nostra democrazia è più debole da quando i Presidenti del Consiglio dei Ministri “non sono eletti da nessuno”.

L’affermazione ha una duplice rilevanza: costituzionale da un lato, etico-morale dall’altra.

Dal 2011, in effetti, nessun Presidente del Consiglio è stato indicato dai partiti prima del voto con un formale impegno. Tutti i Presidenti del Consiglio sono stati scelti a posteriori dal Parlamento (quindi dai partiti) e dal Presidente della Repubblica.

Questa situazione sembra stridere con il primo articolo della nostra Costituzione, che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Il ragionamento, intuitivo, è molto semplice: come possiamo noi cittadini considerarci sovrani se prima andiamo a votare e poi, nelle loro segrete stanze, i partiti fanno quello che vogliono e mettono a governare una persona della quale nessuno aveva parlato prima della consultazione elettorale?

In che cosa consiste la rilevanza costituzionale dell’affermazione secondo la quale non è giusto che i Presidenti del Consiglio non siano votati da nessuno? Per rispondere, vediamo che cosa dice la Costituzione, cioè la Legge Fondamentale dello Stato italiano.   

Primo: non potendo milioni di cittadini mettersi d’accordo su quali leggi darsi, eleggono deputati e senatori a rappresentarli e a prendere decisioni per loro conto. Gli articoli 56 e 58 della Costituzione affermano che i deputati e i senatori sono eletti “a suffragio universale e diretto”.

Il suffragio universale è il principio secondo il quale tutti i cittadini maggiorenni possono esercitare il diritto di voto senza alcuna restrizione. Si distingue dal suffragio ristretto che può essere fondato sul censo (patrimonio e reddito), sul sesso (voto concesso solo agli uomini) o sul grado d’istruzione.

Si suppone che, nel complesso, i cittadini eleggano deputati e senatori che sentono vicini alle proprie idee e al proprio sentire.

Secondo: l’approvazione delle leggi è esercitata dalle due Camere (art. 70), che decidono a maggioranza. La proposta delle leggi da votare, invece, può essere fatta dal Governo, da ciascun deputato o senatore, dalle Regioni, dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (organo di consulenza delle Camere e del Governo) e anche dal popolo se almeno cinquantamila persone presentano un progetto di legge (art. 71).

Terzo, molto importante: l’art. 92 dice che è il Presidente della Repubblica a nominare il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Da nessuna parte la Costituzione dice che il Presidente del Consiglio dei Ministri deve essere un parlamentare (deputato o senatore). È vero che per decenni a partire dal 1948 i Presidenti del Consiglio sono stati dei parlamentari (con due eccezioni a metà degli anni Novanta), ma non perché fosse richiesto.

Quarto, altrettanto importante. In realtà, perché il Presidente del Consiglio possa assumere la carica, la Costituzione pone DUE condizioni: come detto, essere scelti dal Presidente della Repubblica (e quindi godere della sua fiducia) e… avere la fiducia delle due Camere, che si esprime mediante una votazione in cui ogni parlamentare dichiara formalmente il proprio “sì” o “no” (art. 94) alla nascita del governo presieduto da “quella” persona e con “quella” squadra di ministri.

La necessità di ricevere la fiducia dei due rami del Parlamento è il motivo per cui il Presidente della Repubblica, prima di nominare il Presidente del Consiglio dei Ministri, consulta i partiti i cui rappresentanti siedono in Parlamento. Deve, infatti, avere la ragionevole certezza che il Presidente del Consiglio che sceglierà “piaccia” (politicamente parlando) anche ai deputati e ai senatori. Se infatti il Parlamento non vota la fiducia al Presidente del Consiglio, a nulla vale la scelta del Presidente della Repubblica.

La scelta è dunque collegiale. Prima il Capo dello Stato, poi il Parlamento, che si sono precedentemente “consultati” per trovare una soluzione comune. Visto che il Governo deve passare al vaglio del Parlamento, un preventivo “no” informale da parte dei deputati e senatori al Capo dello Stato pone fine a qualsiasi dubbio o discussione.

Il ruolo del Parlamento è tanto più importante se si considera che anche il Presidente della Repubblica è eletto dai deputati e dai senatori in seduta comune.

Ecco perché la nostra è una repubblica parlamentare. In una repubblica presidenziale o semipresidenziale, invece, il Capo dello Stato è eletto direttamente dai cittadini e il governo non ha bisogno di ricevere la fiducia delle Camere, che si limitano a discutere, approvare o respingere le proposte di legge.   

È legittimo supporre che il Presidente della Repubblica scelga come Presidente del Consiglio una persona che abbia caratteristiche professionali e morali di alto profilo: che sia onesto e bravo a dare coerenza all’azione dei ministri (art. 95).

E… se una di queste condizioni non fosse soddisfatta, o addirittura non lo fossero entrambe?

Sarebbe il Parlamento a poter rimediare: infatti, come concede la fiducia, la può anche revocare.

Nessun Presidente del Consiglio è arrivato a Palazzo Chigi da solo: il Parlamento ha votato la fiducia a tutti loro. Lo impone la Costituzione.

E veniamo alla rilevanza etico-morale dell’affermazione secondo la quale non è giusto che i nostri Presidenti del Consiglio non siano votati dai cittadini.

Un Parlamento è scelto dal Popolo e dunque rappresenta la Coscienza di quel Popolo, oppure l’assenza della stessa.

Se è vero che alcuni MILIONI di cittadini non potrebbero mai coordinarsi per prendere decisioni collettive, è altrettanto vero che alcune CENTINAIA di parlamentari sono in grado di farlo.

Un’assemblea legislativa, in una repubblica parlamentare, è sia il CUORE pulsante del Paese sia la sua TESTA nel prendere decisioni per il bene della collettività. Ogni deputato e ogni senatore, donna o uomo che sia, è delegato da milioni di cittadini a decidere al posto loro in quanto (si suppone) dotato di capacità di analisi, discernimento e senso etico. Un Parlamento di persone con rango intellettuale ed etico elevato, dotate di sensibilità e creatività adeguati al compito, è in grado di partorire idee buone e soluzioni costruttive.

L’articolo 67 della Costituzione afferma che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”, perché è eletto per agire a favore del bene di tutti.

E perché lo stesso articolo dice che “Ogni membro del Parlamento esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”? Perché, prima di diventare deputato o senatore, nessuno può sapere quali proposte di legge inattese si troverà a dover analizzare, discutere, approvare o respingere, per quanto ben fatto possa essere il suo programma personale e quello del partito cui appartiene.

In caso di temi imprevisti, un parlamentare non potrà procedere in base a decisioni precostituite e non dovrà limitarsi a obbedire agli ordini dei capi partito, rinunciando alla propria sensibilità e intelligenza. DOVRÀ, invece, FARE RICORSO ALLA PROPRIA CAPACITÀ DI DISTINGERE IL GIUSTO DALL’INGIUSTO, IL BENE DAL MALE, CIÒ CHE COSTRUISCE DA CIÒ CHE DISTRUGGE, vale a dire… DOVRÀ CONSULTARE LA PROPRIA COSCIENZA.

Se quindi il Presidente del Consiglio di turno prende decisioni dannose per la collettività, il Paese, la Nazione, la Patria… il Parlamento può rettificarle, correggerle, annullarle, non accettarle.

Un Parlamento italiano che si lamenta di essere prevaricato dal Presidente del Consiglio non è conscio del proprio potere, assegnato dalla Costituzione, di dare e revocare la fiducia al Governo, né della forza della sua Coscienza come gruppo (se ce l’ha) che deriva dalla somma di tutte le coscienze individuali dei suoi membri.

Un Popolo italiano che si lamenta del proprio Presidente del Consiglio affermando che “non è stato eletto da nessuno” non è conscio del proprio potere, assegnato dalla Costituzione, di dare o revocare la fiducia ai propri rappresentanti in Parlamento, né della forza della sua Coscienza collettiva che deriva dalla somma di tutte le coscienze individuali.

Per questo l’articolo 48 afferma che “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”, che “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto” e che “Il suo esercizio è dovere civico”. Ognuno di noi, in parità, ha la responsabilità di scegliere chi mandare o non mandare in Parlamento. È nostro DOVERE farlo in quanto cittadini, dove il concetto di “cittadino” è stato nobilitato al massimo grado dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino approvata nel 1789, all’inizio della Rivoluzione Francese.

E sempre per questo l’articolo 68 dice che “I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. L’AZIONE, L’OPERARE, IL DARSI DA FARE, IL DECIDERE DELLA COSCIENZA, che dovrebbe muovere ogni parlamentare quando esprime la propria opinione ed esercita il diritto di scelta, NON possono essere limitati o minacciati.  

C’è dibattito intorno al primo articolo della Costituzione: si afferma da più parti che esso sia limitativo in quanto il “lavoro”, da solo, non può essere posto a fondamento della vita di un intero Paese.

Bene, il “lavoro ESTERIORE”, quello concreto, che crea effetti nella materia e nella società, sempre perfettibili e migliorabili per definizione, dovrebbe essere preceduto dal “lavoro INTERIORE” che ogni pubblico rappresentante (deputato, senatore) e ogni cittadino ha IL DOVERE di fare su di sé, per ACCRESCERE LA SCALA DEI VALORI DELLA PROPRIA COSCIENZA da utilizzare nella vita personale e istituzionale.

Propongo quindi di integrare l’articolo 1 della Costituzione inserendo un semplice COMPLEMENTO DI SPECIFICAZIONE: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro DELLA COSCIENZA”.

Con questa dichiarazione d’intenti, che muta profondamente il significato del termine “Lavoro”, la sovranità potrà tornare al Popolo il quale, quando è consapevole dei significati profondi della Costituzione, può esercitare il proprio potere decisionale nelle forme e nei limiti che Essa pone, ed essere fiero di sé stesso per questo.

Zvetan Lilov
Blogger Gruppo Rebis

Demoniaci Strateghi

All”orizzonte
lievi e silenziose Ali di gabbiano….
I Pensieri.

Planano lievi
innescando memorie
di dolori, fallimenti,
volti perduti
sogni infranti.

Volano persistenti
sopra i bombardamenti emotivi scatenati…
Demoniaci Strateghi
forti della conoscenza
del funzionamento della nostra Mente,
sconosciuta a noi stessi!

Solo l”Amore Consapevole
della nostra Coscienza
potrà dissolvere finalmente
l’incessante, millenario attacco quotidiano
dei Pensieri,
Predatori Occulti.

A tutte le Coscienze Consapevoli,
Pioniere di una nuova Era
mai vissuta prima,
che Luce sia!

La Luce della Vera Conoscenza,
mai disvelata prima all’Umanità.

Con Amore

Nicole Frullano
Blogger Gruppo Rebis

La Coscienza Spirituale e la sua scala di valori

Care amiche e cari amici del Gruppo Rebis, a continuazione vi proponiamo il primo di una serie di video – pillole di consapevolezza di Fiorella Rustici. In quest’occasione Fiorella ci spiega le caratteristiche intrinsiche della Coscienza Spirituale e della sua scala di valori e come fare a ripristinare e mantenere questi valori nel nostro quotidiano.

Buona visione e un caro saluto!

La Redazione del Gruppo Rebis

Light is my Banner

Our tricolor flags, hung from the windows of the nearby buildings, have gradually disappeared. One by one, as lights that go off at night, they have been swallowed up by darkness.

MINE WITHSTANDS.

For it is not when we see ourselves as last that we must surrender.
It is not when we see the enemy who advances that we must retreat.
It is not when others laugh at you that you should feel paltry.
It is not when they try to humiliate you that you must cry.
It is not when they denigrate you that you must feel inferior.It is not when you meet people who want to destroy you that you should be depressed.
And it is not when others want you to believe you are losing out that you must accept defeat.

Your victory lies in holding up your banner despite everything and everyone.
As long as you do not feel defeated in your Essence, your enemy cannot defeat you.

The flag is a symbol of existence. It has been carried in every battle and it was never to be dropped. If you withdraw or drop your flag, you are giving away your right to exist, against another entity that has no right to do so, merely because it derives its existence from your destruction.

Death cannot win over life if life remains as a barrier. Christ taught us.

Darkness advances only if light is extinguished. Darkness itself does not exist. It is only absence of light, and the flame of a candle is enough to shatter it.

If you aspire to come out of darkness, look for candles that have remained lit, even through the worst weather, at night, and that will remain lit until the night has passed, even when daylight does not allow them to be visible anymore. They have been and will always be there, undisputed guide of a universal and unconditional love that watches, IS and never waives.

Nevermore a suicide on Italian land, home of the gods! Raise your flag as a divine Being as we have done for thousands of years in our history. We are the fathers of original Christianity, the founders of the Roman Empire, the roots of the Renaissance, the pillars of the Economic Miracle, the generators of the Fourth World Power. All in just over 300,000 km², compared to giants like China, Russia and the United States. Are you surprised that they want to annihilate us?

Heads up!

When you have flown your flag until a million other people have flown theirs around you.

When you have kept your candle burning until a million more have come to your flame to light theirs and illuminate the world.

You might cry then, for we will have irreversibly won.

I dedicate my writing to all candles that have remained lit and to those who joined to light themselves, not letting the rest of humanity fall into darkness. I especially devote it to Fiorella Rustici, a lighthouse that has never wavered in face of darkness, an ever-burning candle that has allowed other candles to be lit in the midst of darkness, including my own, whose tricolor flag is still waving at the sill of her window. 

Simona Valesi
Rebis Group Blogger

Translate by Andra Cernat and Simona Valesi

Coscienza, fallimenti e successi nella vita

Quando la coscienza agisce rispettando la sua scala di valori etici, si rigenera, si afferma e sviluppa il suo più alto potenziale; se invece non è presente lascia spazio agli automatismi della propria mente e ciò la conduce verso una condizione di passività.

Ogni qualvolta ci comportiamo seguendo bassi istinti animali e quindi siamo arrabbiati, proviamo invidia o odio, siamo violenti, viviamo conflitti emozionali e accettiamo per questo di non essere felici, trascinandoci nel risentimento, la nostra coscienza spirituale si consuma e si degrada perdendo progressivamente i suoi valori positivi e parti delle sue caratteristiche di amore, responsabilità, conoscenza e volontà nel fare le cose con etica e giustizia.

La perdita in noi della volontà di trovare soluzioni creative, di fare scelte etiche, di prendersi responsabilità per gli errori è un segnale di quanto una parte grande o piccola della nostra coscienza spirituale sia diventata passiva, perché svuotata della sua sostanza creativa.

Troviamo in noi due tipi di coscienza: quella ancora creativa e quella che abbiamo fatto diventare passiva perché consumata nelle sue energie creative dalla parte bestiale che ci compone, essendo noi una specie non solo umana ma dalla forte connotazione animale.

Entrambi questi tipi di coscienza vedono la differenza tra il bene e male ma, se usiamo la nostra coscienza passiva che non ha più creatività in sé, essa lascerà morire i nostri desideri e ci farà vivere dei fallimenti. Invece la coscienza creativa, che ha ancora intelligenza e volontà, trova soluzioni innovative per uscire dai blocchi che ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi e desideri e individua le azioni utili per concretizzarli.

Memorie e fallimenti

Ci sono molte cause che determinano i fallimenti nella nostra vita. Per esempio, falliamo quando ci diamo un obiettivo astratto e non realistico, oppure se non abbiamo valutato la nostra capacità di resilienza in base alle energie vitali che realmente possediamo e, non sapendo quanto siamo in grado di perseguire i nostri obiettivi agendo (e non solo resistendo o sopportando), non sappiamo quanto siamo veloci (o lenti) e dunque di quanto tempo abbiamo bisogno per apprendere e agire in modo nuovo in risposta agli eventi della vita.

Possiamo vivere dei fallimenti anche nel momento in cui stiamo ripetendo, senza averne coscienza, la memoria di un avo della nostra mente genetica da parte materna o paterna.

Per esempio, supponiamo che Mario abbia aperte e attive in sé le memorie di suo nonno che, tornato dalla guerra, aveva iniziato a ubriacarsi e proprio in uno di quei momenti di euforia, giocando a carte aveva perduto i terreni con un suo conoscente. Oggi Mario, suo nipote, che gestisce un’impresa indipendente, una sera partecipa a una festa di compleanno con gli amici e si prende una grossa sbronza; il giorno dopo, quando si trova ad affrontare degli acquisti di merce costosa con dei fornitori, si sente confuso e non riesce a essere lucido, quindi prende decisioni sbagliate ritrovandosi in difficoltà economiche perché la merce non viene venduta come lui credeva causando all’azienda una perdita di denaro.

Mario è inconsapevole di stare ripetendo una memoria del vissuto di suo nonno paterno, richiamata dalla sua mente nella vita presente per via della similitudine con il suo vizio di fare spesso festicciole in cui si ubriaca con gli amici. Non sa che la confusione mentale che ha provato durante gli acquisti era dovuta alla memoria inconscia della vita del nonno quando questi, ubriaco e confuso, aveva perso i terreni. Quindi il nipote non ha capito che il fallimento nella scelta della merce e la conseguente perdita di soldi sono solo un ripetersi delle memorie del nonno che ha perduto i terreni al gioco.

Questo piccolo esempio mostra come tanti fallimenti nascono nel nostro presente non solo perché abbiamo fatto una valutazione incompleta del contesto, ma anche perché ripetiamo nel nostro vivere i vissuti genetici degli avi come se fossero nostri, quando non è vero.

Ritrovare la fiducia

Quando sperimentiamo un fallimento si innesca una meccanica mentale, uguale per tutti, attraverso cui la nostra coscienza si rinnega.

  1. La mente inserisce nell’episodio di fallimento tutti i ricordi degli insuccessi simili da noi avuti nella vita, oltre a quelli della nostra linea genetica.
  2. L’insieme di questi ricordi incollati tra loro per similitudine alimenta e potenzia l’energia del nostro fallimento, accrescendo il nostro stato d’animo di dolore.
  3. Sopraffatti dal dolore, iniziamo ad attaccare noi stessi con considerazione negative che ci sminuiscono, rinnegando le qualità positive che possediamo, l’amore e l’impegno che abbiamo messo per raggiungere quell’obiettivo.
  4. Rinnegandosi nelle sue potenzialità, la nostra coscienza innesca la parte più distruttiva della meccanica mentale: si declassa rispetto ai suoi principi, alla visione etica e morale che ha di sé stessa e al suo livello sociale e culturale.

Come uscire da questo circolo?

Prima di gettare la spugna perché le cose vanno male, per riuscire a usare le caratteristiche della coscienza creativa usa questo “trucco spirituale”: fermati un momento e comincia a guardare il tuo obiettivo e il tuo desiderio come se fossi lo spettatore del film della tua vita, sei tu il protagonista, e valuta dall’esterno se hai svolto tutti i passi necessari per conseguire l’obiettivo, perché se mancano alcuni passaggi questi vanno inseriti. Inoltre, per sicurezza, di’ alla tua mente genetica di chiudere le memorie degli avi che sono intervenute nella tua vita e che stanno in qualche modo creando, o peggiorando, il problema che ti ostacola nel raggiungere il tuo obiettivo. Poi fai i passi che hai individuato come mancanti, e vedrai che riuscirai a ottenere ciò che desideri.

Ricorda che la nostra coscienza spirituale va usata nella sua creatività affinché ci supporti nelle nostre scelte e nella realizzazione dei nostri desideri! In questo modo sarai il consigliere spirituale di te stesso.

Fiorella Rustici
Blogger e formatrice del Gruppo Rebis

(Articolo pubblicato dal Gruppo Macro il 6 maggio 2022)

Breath of the Sea

The sea breathes within me

Long, quiet waves savouring the first breath of life

The wind blows within me

A fresh breeze guiding me without pushing me. It knows where to go, and I do not oppose its guidance this time

Opposite memories arise

A stormy sea that breaks

Rock shining under the full moon, flashes of a life that becomes its opposite in every grain

Sand raised by a harsh wind that scatters and wipes out

Dull thunder, explosions, the heart breaks along with the whole creation

A spot of pain obscuring the joy and life that preceded it

I look downward and see only destruction

I look upward and see what has already been

Everything condensed into a grain of sand, which in turn explodes as if it were the entire universe

It explodes and reveals its history to me

It was a future I have already lived, but now I know of a different future yet to live, returning to breathe the breath of life, of the sea, of the wind, of the sand

I breathe in them, and they breathe within me, a harmony that reminds me of a distant perfection, different in concepts and meanings

Absence of meanings, useless in the wholeness of what has been

And I find myself in the breath of the sea, in the rustling of the wind, beyond all space and time yet present in every time, space and form.

Graziella Cella
Blogger of Rebis Group

Translation by Andra Cernat