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Dalla parte degli Italiani

Gentile Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,

si trova a gestire il Paese in una contingenza alquanto difficile, ma diventerebbe tutto molto semplice se nelle sue decisioni si facesse guidare dalla sua Coscienza, e non da complicati calcoli sullo spread o da rocambolesche proporzioni tra debito e PIL. Sarebbe tutto più semplice se si facesse guidare dalla Coscienza del buon padre di famiglia. È un momento delicato, ma anche una grande occasione che le viene offerta.

Comprendiamo quanto siano forti e minacciose le pressioni che Lei riceve da ogni parte. Sappiamo bene che, dentro e fuori il nostro Paese, molti sono i personaggi e i poteri che continuano da decenni a saccheggiare le enormi potenzialità e la grande ricchezza di questo popolo. Sappiamo che tutti coloro che sono complici interessati di questo gioco al massacro cercano di renderci servi delle irrilevanti e inique leggi del mercato. Conosciamo bene le menzogne che sono state raccontate al popolo per decenni: che viviamo al di sopra delle nostre possibilità, che siamo in debito, che dobbiamo pagare per una colpa inestinguibile, che dobbiamo rinunciare alla nostra sovranità, cioè a decidere per noi stessi.

Ma Lei può fare la differenza. LA PREGHIAMO DI NON FIRMARE LA RIFORMA DEL MES, NÉ ORA NÉ MAI. Non si renda complice della condanna a morte di un intero popolo mediante i vincoli debitori che esso comporta. Con quale coscienza potrebbe pronunciare una simile sentenza per i suoi concittadini, che è chiamato a rappresentare e a difendere?

In questa crisi, la Germania difende giustamente se stessa e la propria economia annunciando credito illimitato alle imprese, nazionalizzazioni, rilocalizzazioni della catena produttiva delle aziende. Questo è un diritto anche dell’Italia, che possiamo esercitare mediante la Cassa Depositi e Prestiti, in quanto banca a maggioranza pubblica.  Basta con i prestiti ad interesse che ci indebitano e con il doppiopesismo, per cui ad altri Paesi dell’UE è permesso ciò che all’Italia è sempre vietato. Uno Stato ha il dovere primario di tutelare la propria economia.

Finora l’Europa non democratica dei tecnocrati e della finanza ci è costata molto e ci ha imposto vincoli enormi e irrazionali, con i quali gran parte della nostra grande ricchezza è stata prosciugata. Ora, in mezzo alla crisi sanitaria, siamo stati lasciati soli, almeno finché anche gli altri non sono stati coinvolti. Abbiamo visto che cosa ne è stato della Grecia. Ma che cosa ce ne facciamo di meccanismi economico-finanziari che ci danneggiano soltanto? Che non ci forniscono gli aiuti quando ne abbiamo bisogno? Abbiamo già dimostrato di essere in grado di fare miracoli, quando possiamo decidere per noi stessi. Ma non possiamo farlo se la nostra economia è governata da poteri non trasparenti che ogni volta che cerchiamo di tirare fuori la testa ce la ricacciano sotto per affogarci, e se i trattati europei ci impongono una Banca centrale che ha il compito di difendere la stabilità monetaria, anziché la vita, il lavoro e il benessere dei cittadini, come prescrive la Costituzione. Non possiamo farlo se Lei non rappresenta gli italiani con l’intenzione di proteggerli.

Non vogliamo credere che questo sia stato il compito che le hanno assegnato. Sicuramente gli Italiani non le hanno dato tale mandato, ma la stanno guardando con occhi di speranza perché Lei faccia la cosa giusta per loro e per la meravigliosa Italia. Speriamo che Lei non voglia assecondare obbediente chi vuole dare il colpo di grazia agli Italiani.

Perciò le chiediamo, in quanto cittadini di questo Paese, di farci riprendere la nostra sovranità monetaria, di fare come la Germania e di ridare piena funzionalità di banca pubblica alla Cassa Depositi e Prestiti, di rimettere sangue nell’organismo anemico della nostra economia senza chiedere niente a nessuno e soprattutto SENZA INDEBITARCI. Le soluzioni non mancano certo, come spiegano da anni tanti economisti di valore. NOI SIAMO IL POPOLO SOVRANO E NON CI STIAMO PIU’ AD AMMAZZARCI DI FATICA PER ARRICCHIRE CHI CI SFRUTTA. Le chiediamo di essere forte e di appellarsi al popolo, anziché inchinarsi alla cupola di potere che ci taglieggia da decenni. Sappiamo che in molti si stanno adoperando per la nostra rovina, e lo sa anche Lei.

SE SI VUOLE RIBALTARE LA SITUAZIONE C’È BISOGNO CHE LA COSCIENZA ENTRI IN AZIONE, CON PAROLE CHIARE, ONESTE E DIRETTE CHE SMASCHERINO I FINTI AIUTI, LE FALSE LUSINGHE, LE PREOCCUPAZIONI AFFETTATE E LE DIPLOMAZIE MANIPOLATORIE.

LE FINZIONI LE LASCI AGLI IPOCRITI SENZ’ANIMA. LEI SI ERGA AL DI SOPRA DI QUESTO SCENARIO MESCHINO E CON LA VOCE DELLA SUA COSCIENZA PARLI SCHIETTO IN DIFESA DELLA SUA GENTE.

DICA FORTE CHE IN COSCIENZA NON LO PUÒ FARE, CHE LA SUA COSCIENZA NON LE PERMETTE DI AGIRE IN QUESTO MODO CONTRO I SUOI CONCITTADINI, E L’INCONTRASTABILE RAGIONE DELLA COSCIENZA NON POTRÀ ESSERE ATTACCATA, CONTRADDETTA O VINTA. IL POPOLO ITALIANO LA SOSTERRÀ.

Spero che ambisca a essere ricordato nella storia per essere un politico patriota e virtuoso, un vero statista, come i Padri Costituenti, e non per essere stato la versione italiana di Alexis Tsipras. La differenza tra i primi e il secondo l’ha fatta semplicemente la Coscienza.

Non abbia timore delle minacce e dei ricatti, come non ne abbiamo noi. Le chiediamo di non assumersi la responsabilità dell’annientamento morale, culturale, civile ed economico del nostro Paese.  NOI, IL POPOLO ITALIANO, SAREMO CON LEI. E SIAMO TANTI.

In attesa di vederla all’opera al fianco della sua Coscienza,

Con Onore,

Il Gruppo Rebis – Il risveglio del Femminile per un popolo sovrano e consapevole
www.grupporebis.org

Per firmare la petizione su change.org clicca qui: http://chng.it/Rc4qL7JH

In piedi Signori davanti a una Donna!

“In piedi Signori davanti a una Donna!
per tutte le violenze consumate su di lei
per tutte le umiliazioni che ha subito
per il suo corpo che avete sfruttato
per la sua intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete tappato
per le ali che le avete tagliato
per tutto questo
in piedi, Signori, davanti a una Donna.
E non bastasse questo
inchinatevi ogni volta
che vi guarda l’anima
perché Lei la sa vedere
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori,
ogni volta che vi accarezza la mano
ogni volta che vi asciuga le lacrime
come foste i suoi figli
e quando vi aspetta
anche se Lei vorrebbe correre via.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori
quando entra nella stanza
e suona l’amore per voi
e quando vi nasconde il dolore
e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano
per aiutarla
quando Lei crolla
sotto il peso del mondo.
Non ha bisogno
della vostra compassione.
Ha bisogno che voi
vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate
che il cuore calmi il battito,
che la paura scompaia,
che tutto il mondo riprenda a girare
tranquillo
e sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi sù
in modo da avvicinarvi al cielo
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove, Signori,
non la strapperete mai.”

W. Shakspeare

Redazione Gruppo Rebis

L’Ispirazione

L’ispirazione è l’essenza della creatività, è la disposizione d’animo che rende la vita piena, appagante, intrinsecamente significante. Quando si è nello stato di flusso, l’ossessione per il tempo scompare, tutto è perfetto così com’è. Si scivola attraverso l’esperienza con la stessa eleganza con cui un abile pattinatore accarezza una lastra di ghiaccio. Le frivolezze, i bisogni indotti che servono a creare uno status sociale che trasformi una persona senza altre attrattive in una preda appetibile immediatamente perdono la loro importanza. Il superfluo viene eliminato dal campo di respirazione.

Tutte le risorse sono orientate verso l’essenza, verso ciò che davvero conta. Quando pensieri, parole, emozioni e azioni convergono verso lo stesso centro di gravità si è in equilibrio, si è centrati, perfettamente in linea con il proprio personale daimon, il demone creativo della tradizione greca. Si segue il progetto di vita che l’Anima ha scelto prima di incarnarsi. La sensazione di pace pervade tutto l’essere e riscalda ogni cellula. Quando si è sulla strada giusta il dio Pan raramente verrà a far visita. Nessuna eccessiva inquietudine turberà i sogni, nessuna ansia sproporzionata agiterà le giornate.

Qualsiasi forma d’arte viene generata in uno stato di entusiasmo estatico. La fantasia del creatore è infiammata da un suono, un’idea, una suggestione che prenderanno corpo e si manifesteranno nella realtà concreta.

L’opera prima di diventare carne è stata suggestione, sensazione, movimento.

E’ l’emozione il fondamentale catalizzatore del processo evolutivo. Solo un cuore colmo di gioia è aperto all’esperire, è capace di irradiare luce e di toccare altri cuori. Solo la luce che ognuno avrà acceso per sé stesso potrà rischiarare anche l’altrui cammino. Un buon funzionamento del chakra del cuore è la condizione essenziale per una relazione costruttiva con sé stessi, gli altri e per affrontare in modo proficuo i compiti di sviluppo che ogni essere umano deve risolvere. La fiducia crea cambiamento. Si cammina insieme e si sviluppano modelli di funzionamento più complessi. Ci si arricchisce e si cresce grazie all’esperienza dell’altro. Un cuore afflitto ripiegherà l’individuo su se stesso rendendolo chiuso. Egli sarà al riparo dalla sofferenza ma impedirà alla luce d’entrare. Manterrà l’omeostasi. Non ci sarà né cambiamento né crescita.

E’ il pensiero a creare la materia. L’emozione genera pensiero. Giordano Bruno.

La maggior parte delle tradizioni riconosce all’ispirazione un’origine soprannaturale, divina. Un’entità di altra natura dona ad un individuo recettivo pensieri e parole. Egli diviene un pioniere di percorsi nuovi, un esploratore di mondi vergini. Apre ai più dimensioni del sentire diverse da quelle ordinarie. Chi permette a Dio di parlare attraverso di lui diviene un tramite, il mezzo attraverso cui può diffondersi un pensiero divergente.

Le persone che incontriamo possono essere una fonte di ispirazione straordinaria. Pochi momenti trascorsi con la persona giusta possono rimanere impressi nella mente per sempre. La convergenza universale dispone che siate attratti ed incontriate proprio quella persona, con cui avrete quello scambio, in quell’ora esatta, in quel luogo. Certi incontri spezzano gli oceani congelati dentro di noi. Sciolgono nodi. Liberano emozioni. Amplificano la potenza di essere. Aumentano i gradi di libertà. Ci spingono fuori da routine nevrotiche e svilenti.  Dopo la vita non sarà più la stessa. Destano come una doccia gelata.

Ogni essere umano, ogni stella nel cielo, ogni filo d’erba, ogni granello di sabbia è in profonda e intima comunione con tutto ciò che è manifesto. Le connessioni sottili teorizzate da tutte le scuole misteriche lentamente vengono definite e dimostrate anche dalla scienza ufficiale. Quando uno scienziato arriverà in cima alla vetta del sapere troverà in alto un mistico ad aspettarlo.

I grandi maestri, i leader, le personalità di spicco suscitano un’attrazione magnetica. La loro semplice presenza cambia l’atmosfera in una stanza, scuote gli animi, risveglia i sensi. Il loro carisma ci spinge a diventare la versione migliore di noi stessi, ad emularli.

La fermezza con cui affermano i loro principi, la fiducia in sé stessi, lo sprezzo del pericolo, l’impegno costante non lasciano indifferenti. La loro carica energetica rende interessanti anche lineamenti ordinari. La loro essenza vivifica qualcosa dentro di noi. La capacità di suscitare emozioni, di rendere fertile l’intelletto infiammano gli animi e rendono anche la persona più pavida capace di compiere grandi gesta.

Ogni essere umano ha all’interno del proprio patrimonio genetico degli archetipi, delle immagini primordiali, dei modi di pensare e agire che sono specie specifici. Il film split racconta la storia di un uomo che secondo gli psicologi aveva 23 personalità. I disturbi psichici secondo Freud non sono altro che amplificazioni di meccanismi di funzionamento normale. Differenti situazioni, differenti incontri possono attivare modi diversi di porsi. Portiamo con noi le virtù e le aberrazioni dell’umanità intera.

Siamo un’unica realtà.

Thich Nhat Hanh in Essere Pace descrive con versi fragranti le diverse manifestazioni di Dio. Come tutti quelli che vedono e amano, riconosce sé stesso nella gioia della primavera, in un sasso, in un piccolo bruco che si accinge a diventare farfalla, in una bambina seviziata, nel suo stupratore, in un benefattore. E’ consapevole del fatto che il percepirsi distanti e diversi dagli altri, dal regno animale, vegetale e minerale è un’illusione.  La percezione della diversità è connessa al differente stadio evolutivo in cui si trovano le diverse forme di vita. Tutte le forme di vita sono in cammino ma ciascuno ha il suo passo.

Il fascinosissimo ed eccentrico David Bowie in una delle canzoni più belle della storia della musica, ricorda a noi tutti che oggi stesso possiamo diventare degli eroi. Tutti. Nessuno escluso. Ciascuno è perfetto. Ma non tutti sono consapevoli del proprio potere personale. C’è bisogno del Tocco.

L’emozione provocata dall’incontro con un maestro, il tocco delicato o sconvolgente di un’Anima affine ci scuote dal sonno.

L’amore in qualsiasi forma si manifesti, infiamma le membra e accende l’intero essere.

La cosa più grande che un essere umano possa imparare in questa esistenza mortale è amare, amare senza misura e… lasciarsi amare.

Tutto ciò che è fatto per amore è sempre al di là del bene e del male. Friedrich Nietzsche.

Iolanda della Monica
Blogger Gruppo Rebis

I problemi del rientro a scuola

Intervista a Patrizia Scanu

L’intervista a Patrizia Scanu, insegnante, psicologa e fondatrice del gruppo Rebis, fa emergere come il rientro a scuola programmato per il 14 settembre 2020 avrà molte conseguenze negative sulla formazione e psicologia dei ragazzi. «Chi ha redatto il Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative non conosce e non ama i bambini», afferma la Scanu.

Ma ci sono molti modi di agire e opporsi legalmente alle imposizioni eccessive e inadeguate del governo, non solo per quanto riguarda il settore scuola ma anche in ambiti medici, giuridici ed economici.

Un video di utili referenze.

Simona Valesi
Blogger Gruppo Rebis

Il sesto senso

La natura ci ha dotato di cinque sensi che ci guidano in questo piano di esistenza e che ci aiutano a comprendere meglio che cosa stiamo vivendo e sperimentando in ogni momento. Questi sensi sono la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto e il gusto e, se usati correttamente, sono di grande utilità a noi umani per lo svolgimento della nostra evoluzione.

Dentro ognuno di noi c’è qualcosa che rende la nostra esistenza degna di essere vissuta, e cioè una fiamma divina. Questa fiamma viene purtroppo spenta presto già durante l’infanzia per via dei conflitti che i bambini subiscono, conflitti che spesso sono ciò che sentono e copiano dagli adulti quando questi portano a casa i problemi di lavoro, i problemi di incomprensione nel rapporto di coppia, ma anche i problemi della società, della politica, ecc. A volte questa fiamma neanche si accende durante la vita, perché non viene correttamente stimolata nel suo risveglio o perché, ahimè, è già stata consumata.

I sensi del piano fisico giocano un ruolo importante nella vita in generale, partecipando anche al risveglio di questa parte spirituale o fiammella divina. Ma c’è un senso, di natura non fisica, che serve allo spirito per svegliare e guidare questa fiamma verso la propria evoluzione: Il Buon Senso.

Il buon senso appartiene alla coscienza spirituale dell’uomo, e cioè quella parte di noi in grado di osservare da fuori gli eventi e di darci una visione ampia degli avvenimenti, permettendoci così di valutare più punti di vista nello stesso momento e di sviluppare l’empatia, il rispetto e la comprensione di sé e dei propri simili: questo si chiama atto d’Amore.

Le leggi spirituali guidano gli umani a diventare Esseri Umani, ma per comprendere queste leggi è necessario sperimentarle e farle proprie ricordando in primis che qui siamo tutti in missione. Certo il gioco è duro, ci si perde spesso e ci si dimentica cosa siamo venuti a fare qui, fino al punto di consumarci perdendo di vista non solo l’obiettivo per il quale siamo nati, ma anche, purtroppo, chi siamo noi veramente.

Ma quando il gioco si fa evidentemente duro, come in questo momento storico che stiamo vivendo, ciascuno di noi ha la responsabilità suprema di chiedersi se sta servendo nel fronte giusto o se invece, facendosi portare dal volere dei pochi, ha cambiato sponda e si è messo al servizio di quello che in partenza invece si era prefissato di trasformare. Certo non è facile, è una vita intera facendo quello che ci dicono di fare gli altri (nonni, genitori, insegnanti, preti, politici…) forse anche più di una vita… e quanti di noi possono dire oggi che sentono dentro di sé la gioia e l’amore della Vita? Quanti si sentono veramente gli artefici della propria esistenza e quanti invece sono consapevoli di essere guidati dai burattinai del mondo?

Ma non scoraggiamoci, il buon senso si può sviluppare in qualsiasi momento, la ricetta è semplice: ci vuole una buona dose d’intenzione, volontà ferrea quanto basta e uno sguardo continuo verso se stessi.

La prima cosa da fare è imparare a pensare con la propria testa, meglio ancora se si rispolvera e si reimpara a pensare col cervello del cuore (https://grupporebis.org/?s=il+cervello). Questo lo si può sviluppare iniziando a rispettare le opinioni altrui e soprattutto non chiudendoci in una nostra convinzione che spesso è quella che ci fa sentire più sicuri, ma più sicuri non vuol dire più felici. Per esempio, un cerbiatto che si nasconde da un lupo si sente più sicuro, ma sarebbe molto più felice se potesse uscire dal suo nascondiglio e correre felicemente.

Se trasportiamo l’esempio alle nostre vite è facile verificare come di solito “scegliamo” ciò che ci fa sentire sicuri, ma che spesso ci fa finire in discussioni, ci fa diventare scontrosi con gli altri, ci mette nella paura più assoluta perché ci mette nell’atteggiamento animale. L’animale uomo per ergersi Donna o Uomo deve smettere di reagire a ciò che gli crea paura ed imparare a Agire con e per Amore. Infatti un’altra legge assoluta dello spirito è che chi vive nella paura si allontana dall’Amore.

Vedete, è assai importante risvegliare questa nostra fiammella affinché illumini la nostra mente con la luce dell’Amore, facendoci così tornare ad essere i guerrieri coraggiosi che un giorno partirono in missione per servire i propri simili. Illuminare la propria mente permette di vedere quali parti di noi stessi si muovono in ogni momento e ad ogni stimolo, poiché se non vengono guardate, capite e trasformate, lavoreranno sempre al servizio, non dell’Amore, ma di coloro che vivono nelle tenebre, facendoci perdere il coraggio e ricacciandoci nella paura di vivere… eh sì, non esplorare la vita in tutti i suoi meandri, fermarsi davanti alle sfide della vita senza cercare di cambiare qualche cosa con l’unica motivazione che ciò che è noto è sicuro, non voler credere che ci sono entità in questo mondo in grado di fare cose terribili e affidarsi al volere di persone che hanno ampiamente dimostrato di servire il proprio ego e l’ego di qualcuno un po’ più al di sopra di loro, o meglio ancora più al di sotto, vuol dire avere paura di vivere, avere paura di avere un’opinione che si distacca da quella ufficiale per paura di non essere accettati, di rimanere all’improvviso spaesati perché fuori dal gregge… questo, care e cari lettori, non è vivere, questo è morire ogni giorno un po’.

Quando si ha paura non si ascolta la propria sorella o il proprio fratello ma lo si attacca, lo si etichetta di complottista, di traditore, lo si insulta… così muoriamo ammazzando, come in guerra. E sì, siamo in guerra, una guerra subdola perché nascosta agli occhi di tutti, ma non è una guerra chiamata Covid-19. Questo è soltanto un virus che, come tutti i virus, usa il nostro organismo umano per vivere da parassita, ma che per fortuna il nostro sistema immunitario prima o poi trasforma, come ha sempre fatto con tutti i virus coi quali convive, facendoli diventare meno virulenti.

La guerra vera è dentro di noi dal momento che non siamo capaci di mettere ordine e coerenza tra il nostro sentire, il nostro pensare e il nostro dire e fare, e così diventiamo manipolabili, perdendo le nostre caratteristiche spirituali originarie e creando una frattura già dentro di noi. Se siamo frammentati dentro diventa più difficile unirci fuori, come popolo.

La nostra natura originale non è la competizione, non sono le guerre e la crudeltà. Questo ci fa soltanto stare male, e il buon senso direbbe che non sono fatte per noi perché noi non sceglieremmo mai e poi mai di andare in guerra ad ammazzare un fratello perché ha un altro colore, un’altra opinione o altri costumi. Non siamo noi che andiamo in guerra, neanche abbiamo scelto di creare un sistema economico così devastante che è diventato un nuovo stile di guerra… Ci siamo dimenticati delle nostre responsabilità lasciando tutto in mano ad altri, e quando dico tutto mi riferisco a tutto. Il nostro libero arbitrio non esiste più da tanto tempo, ci siamo lasciati condizionare dalle paure che ci hanno indeboliti, e così accettiamo tutte quelle soluzioni preconfezionate che ci fanno sentire apparentemente sicuri. Ma così facendo ci siamo allontanati del nostro vero Essere gioia, risa, felicità, amore, etica e giustizia.

Una persona che fa politica dovrebbe comportarsi con un’etica altissima, come un buon padre di famiglia e come coloro che hanno scritto La Costituzione Italiana lasciandoci in eredità una serie di comportamenti etici, fatti di diritti e doveri, che garantiscono l’armonia di tutti i componenti di una società a tutti i livelli.

Tutti vorremmo vivere in una nazione democratica, con una pressione fiscale bassa che permette a tutti di vivere ad un livello dignitoso, senza dover essere preoccupati perché non si arriva a fine mese, dove la società costruisce la propria nazione seguendo delle linee guida, come quelle scritte già nel testo Costituzionale, insieme ai rappresentanti eletti democraticamente. Una nazione basata sulla responsabilità e sulla giustizia, dove tutti i suoi concittadini abbiano a cuore il bene comune, e non di alcuni pochi. Ed è nostro compito come cittadini essere rispettosi con noi stessi e con i nostri concittadini, anche se questi dovessero pensarla diversamente. La verità non è di nessuno, spesso si trova a metà strada dove il buon senso ricongiunge due fratelli nella comprensione della diversità.

Sono questi i valori che dobbiamo incarnare, perché la nostra natura vuole che ci occupiamo di sviluppare in noi l’Amore, di risvegliare la nostra fiammella divina e di metterci al servizio della Giustizia e dell’Amore alzandoci il più in alto possibile.

Non perdiamoci in guerre inutili ai nostri scopi, tutti vogliamo essere felici e vivere nella gioia e nell’Amore, ma ricordando che vivere nell’Amore e nella gioia in un mondo come questo non è per forza sinonimo di sentirci sicuri… o forse si, ma è una sicurezza diversa, non quella dell’animale uomo che attacca e si nasconde, ma quella della Coscienza Spirituale che Sa che la felicità e la tranquillità si guadagnano dove si librano le vere battaglie, ovvero dentro di noi stessi, e che Sa che una volta raggiunto il rispetto di se e dei veri valori spirituali, non permetterà a niente e a nessuno di deturparle dal proprio libero arbitrio.

La Pace, la Giustizia e l’Amore ce le dobbiamo conquistare, ognuno di noi, ogni giorno della nostra vita, è ora di crescere come individui e come popoli uniti, perché è soltanto così che davvero ci riprenderemo la nostra vita in mano. Quindi smettiamola di lottare tra di noi, cerchiamo di capirci e soprattutto cerchiamo di valutare le cose in modo profondo, e non superficiale come tendiamo a fare, per poter Scegliere di fare la cosa giusta anche se questo comporta perdere un po’ della nostra zona confort che tanta finta sicurezza ci procura.

C’era una storiella che un nonno raccontava alla sua nipotina che parlava di un lupo buono e un lupo cattivo che lottavano dentro di noi. Alla domanda della nipote su quale lupo avrebbe vinto, il nonno rispose: quello che tu deciderai di alimentare.

Siamo qui per amare, in tutte le sfumature che questo comporta, e questo ci fa e ci farà stare sempre bene. Tutto il resto non c’entra con noi.

Alberto Allas
Blogger Gruppo Rebis

Il potere creativo della coscienza ribelle

Capita anche a voi di osservare con un senso di incredulità e smarrimento che le persone intorno a noi si stanno polarizzando su due estremi? Uno di critica, protesta e ribellione rispetto all’evidente strumentalizzazione della crisi e l’altro di completa adesione alle rappresentazioni collettive dell’epidemia veicolate sui media “ufficiali”, non priva di una moralistica carica di intolleranza nei confronti dei cosiddetti “complottisti”, visti come disfattisti e irresponsabili nella comune guerra contro il terribile virus. Sembra che fra i due schieramenti non ci sia alcuna possibilità di dialogo, ma solo scontro e contrapposizione.

Per le persone più sveglie, l’aspetto più inquietante della strana pandemia è proprio la completa conformità della maggior parte della popolazione italiana alla narrativa del potere, sebbene con ogni evidenza contraddittoria, irrazionale, disonesta e assai poco “scientifica”. Se la supina acquiescenza della massa si può spiegare con il successo della manipolazione mediatica e con le tecniche suggestive usate per indurre intenzionalmente panico e allarme, come spiegato in un articolo precedente, su un piano più sottile sembra di assistere ad una sorta di spartiacque energetico fra chi comprende, a livelli più o meno profondi, che cosa sia in gioco veramente e chi invece, paralizzato dalla paura, non riesce ad alzare lo sguardo oltre la propria sopravvivenza biologica e invoca mascherine, distanziamento sociale, vaccino obbligatorio, controllo tecnologico, censura e TSO ai renitenti.

La schiera delle persone dubbiose aumenta di giorno in giorno, ma resta una minoranza. Quanto consistente, è difficile dirlo, per via del fenomeno della “spirale del silenzio” di cui parla la sociologa austriaca Elizabeth Noelle-Neumann: le posizioni su cui i media tacciono, anche se magari maggioritarie, vengono percepite come marginali e per questo non generano conformità sociale e adesione di massa. Se ogni individuo ignora l’esistenza degli altri che condividono lo stesso punto di vista, è come se tale punto di vista non avesse la forza del numero. Su questa ignoranza pluralistica conta il potere per poter imporre le strategie decise altrove senza incontrare la ribellione delle masse. Poiché ha paura della rivolta, deve puntare sulla manipolazione dell’informazione e sulla censura del dissenso, che è il segno più evidente della sua intrinseca debolezza.

Ma la consapevolezza non segue una logica lineare e non dipende dal numero. Come ha spiegato il biologo inglese Rupert Sheldrake, in natura una forma (animale, vegetale, minerale) si consolida attraverso la ripetizione. Come un sentiero diventa sempre più visibile e stabile dopo ogni passaggio, anche le idee e le intuizioni, una volta che si accendono, tendono ad aprire nuove vie che si consolidano in configurazioni di pensiero stabili, man mano che vengono ripetute, e si diffondono in modo non locale fra gli individui della stessa specie. Sheldrake li chiama “campi morfici”. La nostra mente è creativa. Se abbiamo l’impressione che il mondo attuale sia la realizzazione delle distopie di Huxley, Orwell e Bradbury, forse, più che alla testimonianza di una visione profetica degli scrittori, stiamo assistendo all’effetto concreto di una profezia che si autoadempie: letti e pensati da milioni di persone, i romanzi che descrivono un futuro da incubo potrebbero risultare lo strumento per far precipitare la possibilità in realtà. Succede perché ci credo, insomma. Le aspettative orientano il comportamento.

I padroni del mondo lo sanno benissimo. Questo potere creativo, benché indebolito e depotenziato dalla materialità dei corpi, fa paura. Se l’umanità nutrisse in massa pensieri di bellezza, amore, etica, giustizia e gioia non saremmo certo a questo punto. Il mondo ne sarebbe completamente trasformato. Per questo, per mantenere il potere in poche mani, la principale risorsa è suscitare sentimenti di paura, impotenza, dolore, angoscia: chi ignora il proprio potere e chiede protezione all’autorità non è una minaccia per nessuno. Un sistema di potere oligarchico, che pretende di gestire miliardi di persone da parte di pochissimi soggetti, richiede ingiustizia, violenza, dolore, sofferenza per restare stabile nel tempo ed usa come armi l’ignoranza, la competizione, la lusinga e la sottomissione. Può sussistere solo se controlla, in modo spietato e capillare. Da qui la tecnologia come risorsa di dominio e di manipolazione e il blocco di ogni fonte di conoscenza autentica che possa risollevare la condizione delle masse, incitate alla divisione e all’odio, addormentate con il consumismo, sfruttate e costrette alla lotta per la sopravvivenza con la scusa della libertà dei mercati, lusingate con una parvenza di democrazia, addomesticate con la paura.

Nello scenario in cui stiamo vivendo, nel quale un’epidemia anomala, ma non certo delle peggiori come causa di morte e sicuramente gestita in modo opaco e inadeguato, sta offrendo l’occasione per l’instaurazione di un regime soffocante di controllo dei cittadini e di sospensione delle libertà personali, benché dichiarate sacrosante e indisponibili, è palpabile la fretta inquieta di chiudere la porta della stalla prima che buoi siano scappati. Hanno paura di noi, ricordiamocelo. Sarà per questo che danno per scontata la seconda ondata della malattia e preannunciano che sarà peggiore della prima, contro ogni esperienza del passato?

Poiché ci rende manipolabili e ci indebolisce, il virus da temere veramente è la paura. Diceva giustamente Paolo Borsellino che chi ha paura muore ogni giorno, mentre chi non ne ha muore una volta sola. La paura è un’emozione primordiale, difficile da contenere, perché richiama le memorie di tutti i vissuti dei nostri antenati. Occorre la consapevolezza per dominarla e non è da tutti, purtroppo. Molti ne rimarranno prigionieri, nonostante ogni sforzo. La polarizzazione probabilmente si accentuerà, abilmente sfruttata a proprio vantaggio da chi muove i fili dell’informazione e della politica. Gli spiriti liberi verranno additati come egoisti, insani e pericolosi. Si tratta di un film già visto tante volte, anche in tempi recenti.

In ogni caso, non è il numero degli spiriti critici che conta. Conta la loro determinazione. Più la configurazione di pensiero è chiara e carica di energia mentale, più sarà efficace. E più questa ribellione delle coscienze verrà contrastata con misure ottusamente coercitive, più grande diventerà la determinazione. Purché non sia energia di odio, rabbia, vendetta (questo è ciò che dà forza agli artefici dell’incubo), ma energia di verità, giustizia e amore. L’amore è l’antidoto alla paura e il cuore, anche etimologicamente, è la fonte del coraggio. Loro – i guardiani del Nuovo Ordine Mondiale – non ne hanno, non sanno che cosa sia. Sono vittime di se stessi e della loro paura, anche se ancora non lo sanno. A noi quindi il compito di delineare il mondo che vogliamo, non di dare energia a quello che è già moribondo.

La coscienza spirituale è libera e ribelle, non china mai la testa di fronte all’ingiustizia e non si lascia asservire per paura. Difende la verità e agisce eticamente, perché comprende che cosa sia in gioco in ogni istante. Non si preoccupa delle critiche, degli attacchi, delle persecuzioni, perché non si identifica con l’ego effimero che incarna. Soprattutto, è creativa e sa che, pur trovandosi in un mondo basso e ostile, sarà l’idea di mondo che nutrirà con il proprio pensiero ad avere maggiori probabilità di realizzazione.

Patrizia Scanu
Fondatrice Gruppo Rebis

Articolo pubblicato su Sovranità popolare, n° 6, luglio 2020.

Manipolare con la paura e il conformismo

Il lato oscuro della psicologia e della sociologia

Anche se se ne parla poco, esiste un lato oscuro della psicologia e della sociologia. La conoscenza della mente e i processi sociali può essere utilizzata infatti non solo per migliorare le persone e i contesti in cui vivono, ma anche per manipolare le une e gli altri in vista di scopi egoistici non dichiarati, di tipo politico, commerciale, militare, economico, diplomatico.

Da circa un secolo, da quando cioè lo spregiudicato nipote di Freud, Edward Bernays, inaugurò gli studi sulle tecniche di propaganda e inventò lo spin doctoring – ovvero le strategie di comunicazione messe in atto dai sistemi politici per presentarsi all’opinione pubblica e per promuovere idee, persone, programmi e scelte – enti governativi, servizi segreti e militari, aziende, potentati economico-finanziari hanno investito enormi risorse nella ricerca sul comportamento umano al fine di poterlo controllare e manipolare.

La diffusione massiccia dei mass media ha enormemente facilitato il compito di costruire scenari artificiali attraverso un uso calcolato e deliberatamente non veritiero dell’informazione e attraverso le potenzialità suggestive offerte dalle immagini. Furono i regimi totalitari del ‘900 a utilizzare in modo sistematico le tecniche di manipolazione del consenso, mobilitando enormi masse di persone attraverso un poderoso apparato ideologico e simbolico attentamente studiato.

Propaganda politica e pubblicità commerciale condividono sostanzialmente le stesse tecniche di marketing, con la sola differenza che il politico deve nascondere i fini economici e affaristici che muovono le sue scelte e dare l’illusione di avere una visione d’insieme della società. Entrambe sfruttano alcune caratteristiche strutturali della mente umana, quali la razionalità limitata (ovvero la tendenza a seguire scorciatoie poco aderenti alla logica nei ragionamenti, chiamate “euristiche” e la tendenza a distorsioni sistematiche nei processi di percezione e analisi della realtà, i cosiddetti “biases”), la presenza di processi mentali inconsci, la scarsa consapevolezza emozionale, insieme alla tendenza ad elaborare gli stimoli più per via emozionale che razionale, la conformità alle norme del gruppo di appartenenza, l’inclinazione all’obbedienza all’autorità, la suggestionabilità, l’ignoranza dei processi mentali, del linguaggio dei media e delle tecniche comportamentali, che sono appannaggio di pochi individui.

Agli occhi di uno spin doctor, a cui spesso il politico si rivolge per consulenza, il pubblico da manovrare è una massa di soggetti inconsapevoli, irrazionali, poco o per nulla padroni dei propri processi emotivi e mentali, psicologicamente fragili e ignari dei propri bisogni profondi, facilmente suggestionabili, stolidamente fiduciosi nell’autorità, sulla quale proiettano un’immagine genitoriale rassicurante (il “buon padre di famiglia”). Un gregge, insomma, che attende di essere guidato. «La folla è un gregge che non può fare a meno di un padrone», scriveva a fine ‘800 Gustave Le Bon, nel suo saggio assai noto sulla psicologia delle folle. Nella folla, come hanno messo in luce studi più recenti di psicologia sociale, quali quelli di Philip Zimbardo, l’individuo tende a perdere il senso dell’individualità e della responsabilità personale e ad entrare in un pericoloso “stato di agente”, nel quale le sue azioni cessano di essere controllate dalla consapevolezza razionale, facendo di lui uno strumento passivo di una volontà estranea, proveniente dall’autorità o dal gruppo.

La conoscenza dei processi psicologici e sociali è indispensabile per quei ristretti gruppi di potere che progettano interventi di ingegneria sociale, ovvero di modificazioni lente o traumatiche degli assetti politici, economici e culturali di un Paese o dell’intero pianeta, come è avvenuto con quel gigantesco esperimento pluridecennale che è la globalizzazione in chiave neoliberista e come sembra stia avvenendo adesso, con la privatizzazione della sanità mondiale e con i risvolti autoritari e ipertecnologici della cosiddetta “pandemia”. Potremmo dire anzi che la presenza delle tecniche di manipolazione psicologica testimoniano di per sé l’esistenza di un progetto di ingegneria sociale che ne diriga gli esiti.

Negli ultimi dieci anni almeno, l’uso di tecniche suggestive e comportamentali da parte dei governi che si definiscono “democratici” è diventato la regola nella gestione del consenso, ben al di là delle classiche leve del controllo politico, che sono le leggi, i regolamenti, le tasse, l’istruzione. E durante la crisi da Coronavirus abbiamo assistito all’utilizzo massivo dell’intero repertorio degli strumenti di manipolazione di massa, dietro al cui dispiegamento si intuisce una regia piuttosto scaltra e sovranazionale.

Non si tratta solo di un sospetto. Poche settimane fa, è emerso un documento (non l’unico, ovviamente, ma significativo) elaborato nel mese di marzo 2020, per iniziativa del governo britannico, da un gruppo di funzionari e consulenti scientifici coordinati dal Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE). Il gruppo, convocato per la prima volta nel 2009/10 in occasione della pandemia di influenza suina, è stato riconvocato nel febbraio 2020 con il nome di Scientific Pandemic Influenza group on Behaviour, or SPI-B. Il suo compito non è di fornire competenze mediche in merito alla pandemia di Covid-19, ma di dare indicazioni sul modo in cui aiutare i cittadini ad aderire alle misure imposte dal governo. Il documento prodotto dal gruppo si intitola Options for increasing adherence to social distancing measures. Con una modalità piuttosto aggressiva e dirigistica, individua nove strategie per conseguire l’obiettivo dell’obbedienza: Istruzione, Persuasione, Incentivazione, Coercizione, Abilitazione, Formazione, Restrizione, Ristrutturazione ambientale, Modellamento.

Scopriamo così che “il livello percepito di minaccia personale deve essere accresciuto fra coloro che sono acquiescenti, usando messaggi di forte impatto emozionale” e che “per essere efficace, questo deve anche rinforzare le persone rendendo chiare le azioni che esse possono compiere per ridurre la minaccia”: insomma, la paura indotta da messaggi terrorizzanti deve accompagnarsi a chiare direttive di comportamento al fine di spingere le persone ad accettare la quarantena di massa e le altre misure imposte dall’alto, come il distanziamento sociale. Nella mente degli esperti non ci sono dunque cittadini che decidono, ma soggetti passivi che si adeguano agli ordini, manipolati attraverso la paura. Una persona spaventata è più facilmente condizionabile e poco reattiva, perché le sue difese sono abbassate. Lo sanno i tiranni di ogni epoca. Ma per ottenere l’effetto, si deve usare una comunicazione ingannevole e intenzionalmente strumentale. Il fine è infatti l’acquiescenza all’autorità, non l’interesse dei cittadini, liberamente determinato.

Inoltre, la disapprovazione sociale della propria comunità può giocare un ruolo importante nel prevenire il comportamento antisociale o nello scoraggiare la mancata esibizione di un comportamento prosociale. Tuttavia, questo fattore va gestito con attenzione, onde evitare la vittimizzazione, la creazione di un capro espiatorio e di una tendenza critica diretta all’oggetto sbagliato. Deve essere accompagnato da messaggi chiari e dalla promozione di una chiara identità collettiva. Si deve prendere in considerazione l’uso della disapprovazione sociale, ma con una forte attenzione alle conseguenze negative indesiderate.

Gli esperti del SPI-B stanno consigliando insomma di forzare l’adeguamento alle norme sfruttando il conformismo del gruppo che spinge la maggioranza conforme a punire i trasgressori e a farne il bersaglio della loro aggressività. Il controllo sociale viene così affidato direttamente ai cittadini, aizzando gli uni contro gli altri. Suonano alquanto pelose le preoccupazioni indicate sull’effetto inevitabile di criminalizzazione del dissenso.

Per questi e per gli altri obiettivi, lo strumento principale indicato dagli estensori sono i mass media. Lungi dall’essere visti come i cani da guardia della democrazia, al servizio del popolo sovrano, in questo documento e in altri simili, elaborati da diversi governi e da organismi sovranazionali negli ultimi anni, i mass media tendono ad assumere la funzione sempre più evidente di meri strumenti di propaganda e di influenzamento al servizio del potere. Rafforza questo quadro inquietante l’istituzione di Task Force contro le cosiddette fake news, come viene definita l’informazione non ufficiale che mette in dubbio la narrazione menzognera delle autorità, e il massiccio ricorso al debunking, ovvero la minimizzazione e discreditamento dell’informazione critica e di coloro che la veicolano, connotata come malata e paranoide e spesso associata con disinvolta mistificazione a credenze chiaramente infondate e assurde (come il terrapiattismo).

Gli strumenti messi in campo comprendono l’uso suggestivo della PNL e dell’ipnosi conversazionale; la riscrittura di eventi, biografie, notizie; la menzogna ripetuta, fatta di notizie e immagini false, di correlazioni illusorie fra eventi, di distorsione dell’importanza di un evento, di silenzio su circostanze che farebbero interpretare diversamente un evento, di interpretazioni false di un evento, di framing, ovvero di riformulazione dell’informazione in modo da influenzare la percezione dei fatti e da fabbricare credenze; l’uso sistematico delle fallacie argomentative; l’uso ingannevole del linguaggio; l’imposizione di norme assurde e contraddittorie, con l’effetto si provocare impotenza appresa e indurre rassegnazione; l’uso manipolativo delle emozioni come leva di persuasione per aggirare l’analisi razionale; il ricatto più o meno latente e l’intimidazione; il ricorso all’autorità scientifica o all’apparenza di scientificità per validare scelte politiche discutibili; l’utilizzo cinico del diffuso clima di terrore e sgomento prodotto dai media come leva per introdurre modifiche permanenti e inaccettabili nella vita dei cittadini e nella struttura sociale, nella più pura tradizione della dottrina dello shock (mai sprecare una crisi, dice pure Mario Monti). Il risultato è una massiccia modificazione percettiva degli eventi e un completo avvelenamento del pozzo del dibattito pubblico, aggravato dalle gravissime e previste conseguenze psicologiche dell’isolamento, della catastrofe economica, del clima di delazione, di arbitrio e di illegalità e dalla sospensione di tutti i diritti fondamentali, come nei sistemi totalitari.

Per questo la crisi non deve finire e la normalità deve essere sospesa indefinitamente. Non c’è razionalmente alcuna ragione per continuare questa tragica rappresentazione, che nei suoi eccessi assume contorni grotteschi e assurdi. Non si getta sul lastrico una nazione per una malattia, per quanto grave, fra le tante assai più gravi che affliggono la popolazione. Non si producono milioni di depressi, ipocondriaci, ossessivi-compulsivi, ansiosi e isolati o di morti per tumore, infarto e altre patologie, indotte dalla mancanza di cure, per preservare alcune categorie a rischio da un virus a bassa letalità. Non è la salute in gioco qui, ma la libertà.

Alle origini del comportamentismo, lo psicologo Burrhus Skinner delineò, nel romanzo Walden two (1948), un’utopica società felice governata da uno psicologo comportamentista, che da despota illuminato modella il comportamento dei cittadini con le tecniche di condizionamento, per ottenere armonia sociale e prosperità. Questo inquietante sogno tecnocratico di controllo paternalistico del comportamento, che manipola dolcemente e insensibilmente soggetti infantilizzati e privi di autonomia decisionale per fini stabiliti dall’alto, è più che mai vivo oggi ed ha un nome: nudging, ovvero induzione di comportamenti ritenuti buoni dall’autorità con modalità non coercitive, utilizzando le tecniche comportamentali. Che cosa abbia a che fare con la democrazia, l’autodeterminazione e la trasparenza risulta davvero difficile stabilirlo.

Patrizia Scanu
Fondatrice Gruppo Rebis

Articolo pubblicato su Sovranità popolare, n° 5, giugno 2020.

Scienza e religione

vittime di una separazione artificiale

Un tempo si conosceva con l’osservazione e l’uso di canali percettivi sottili e luminosi. Fin da allora si sapeva che quando si conoscevano le cose si produceva e ci si collegava alla Luce. Questo era il segno che stavi andando nella direzione giusta. Quando abbiamo letto nei classici di filosofia la frase “la luce della conoscenza”, abbiamo forse pensato che avesse un significato allegorico, immaginativo, iperbolico. Invece no. Il suo significato era letterale.

Il conoscere è sempre stato un illuminare le coscienze con la propria luce. Anche oggi, quando sembra che quella luce non ci sia più o sembra non essere più alla nostra portata, le cose non sono cambiate.

Il mondo che abbiamo davanti agli occhi oggi, però, ha artificialmente separato e diviso la conoscenza in saperi classificati in scienze e religioni di tutti i tipi, persino in lingue diverse. Questo mondo e questo modo di imparare, però, non è autentico, e noi non siamo obbligati a seguire queste strade apparentemente e subliminalmente imposte. Il motore che ha sempre mosso le nostre coscienze è la conoscenza non in termini di separazione del sapere ma di unione alla Luce. 

Conoscere è un processo che va oltre le nozioni e le informazioni.

Conoscere è qualcosa che ha a che fare con il nostro intimo essere che a sua volta è collegato alla conoscenza cosmica che trascende questo nostro piccolo pianeta e si allarga fino ad abbracciare non solo quello che noi chiamiamo universo ma ben oltre.

Forse fa tremare i polsi l’idea che tutte le dimensioni possibili, finanche quelle più luminose e divine, apparentemente lontane da noi, in realtà siano a nostra portata di mano. Ma in realtà è così. L’antico concetto che “la conoscenza è accanto a noi, basta allungare la mano per prenderla” non è iperbolico; ha un significato letterale anch’esso! La conoscenza è intorno a noi. Come potrebbe essere diverso?

Solo il nostro limitarci e identificarci in questa separazione, in qualcosa che abbiamo dentro dalla nascita, ma non è necessariamente nostro, ci impedisce di volare, non con la fantasia ma con nostra vera essenza di Umani non identificati nella sfera bassa dell’animale ma in quella alta di creature capaci di collegarsi con il proprio divino.

Un concetto che automaticamente può portarci ad essere associato a religione, qualsiasi essa sia. Visto quello che la storia ci ha fatto vedere, non so se nel tempo questi movimenti abbiano mai avuto delle basi di conoscenza divina vera, oppure avessero semplicemente il compito di gestire i popoli per guidarli come pastori verso un obiettivo mai ben chiarito. È sotto i nostri occhi, però, che con il passare del tempo, se l’hanno mai avuto, hanno per gran parte perso, e fatto perdere, il collegamento diretto con la dimensione divina forse proprio perché hanno loro stessi perso l’amore verso quel tipo di conoscenza e di Luce antica. Hanno sostituito i concetti di Luce della Conoscenza con quelli del mistero, un concetto che va esattamente nella direzione opposta, imponendo la convinzione che l’uomo non potesse o non avesse le capacità per comprendere ciò che è divino, gettandolo inesorabilmente nell’identificazione nella sua dimensione dell’animale umano.

Tutto ciò non è autentico! È semplicemente sbagliato!

Questa separazione artificiale è lacerante per la coscienza, non ha senso e non rispecchia quello che da tempi remoti ha caratterizzato la nostra vera natura. Conoscere non è mai stato separare o scegliere fra tipologie di percorsi. La conoscenza è una sola è ha delle caratteristiche molto precise che senti in tutto te stesso. Chiunque di noi, venendo a contatto con la conoscenza sente una sensazione di benessere, quasi un brivido particolare che sembra colmarci.

Conoscere non è usare il cervello o i sensi grossolani del corpo, anche se importanti per memorizzare informazioni. È qualcosa che prende tutto il nostro essere e cosparge di luce il nostro corpo fisico visibile ma anche le nostre parti sottili e invisibili a occhio nudo.

Un tempo la conoscenza era tramandata oralmente. I padri o gli anziani avevano il compito e la responsabilità di mantenere la conoscenza nel tempo e di trasmetterla quanto più pura possibile.

La cultura dei nativi americani, per esempio, faceva questo. Il loro conoscere andava ben oltre i cinque sensi. Se vogliamo, era una conoscenza extrasensoriale. Il loro percepire la natura, per quello che poteva significare per loro, aveva a che fare con tutto il loro essere. I pori della pelle, i capelli erano delle antenne ricetrasmittenti come tutto il resto del corpo. La percezione arrivava da ovunque e il loro compito era comprenderla. Comprendere è l’unico modo che avevano, e che abbiamo, per farla entrare in noi. Quando comprendi qualcosa, quella diventa cibo. Ti nutri.  Quel nutrimento diventa carburante che utilizzi per le azioni che compi ogni giorno: essere unici, etici, amorevoli vuol dire utilizzare la conoscenza di cui ti sei nutrito in tutti i momenti della giornata per illuminare quello che fai e quello che sei. Mi viene gioia al solo pensiero. Nonostante questo, nutrirsi di conoscenza è un mestiere in disuso ultimamente per tanti motivi e uno di questi è proprio il non accettare che è da troppo tempo che non si fa. Adesso ci nutriamo d’informazioni artificiali, trasmesse artificialmente con concetti artificiali. Con questo nutrimento, cosa volete che diventiamo? Artificiali anche noi! Il nostro conoscere non è più un processo diretto fra noi e la Luce, ma è separato da mezzi tecnologici. La conoscenza diretta l’abbiamo sin da piccoli quando ci trovavamo ad essere impegnati a fare qualcosa che era talmente bello che dopo ore e ore in quell’impegno non ci veniva mai fame o sete. Non avevamo bisogno di niente. Queste cose avvengono solo quando il nostro imparare, la nostra conoscenza entra dentro di noi attraverso i canali dell’esperienza costruttiva del gioco o della capacità di apprendere cose o meccanismi. Il mezzo per accedere alla conoscenza siamo noi!

Da adulti spesso confondiamo questo con il dover fare qualcosa perché ci viene chiesto. Ma come sicuramente ci sarà capitato, il risultato è di sentirsi esauriti. Non può che essere così poiché avviene quando non stiamo perseguendo la conoscenza ma altre cose, forse meno importanti.

Dovremmo recuperare il ricordo del conoscere in maniera istintiva di quando eravamo bambini, quando non era ancora molto evidente la spaccatura e l’identificazione nelle dualità. Scienza e religione sono state strumentalmente separate per mantenere l’allontanamento dalla conoscenza. La conoscenza non separa mai. La conoscenza non lascia dubbi o paure ma solo la voglia e la curiosità di conoscere ancora. La separazione fra scienza e religione è stata un’azione creata artificialmente.

Prima non esisteva!

Separare distoglie le nostre coscienze dall’obiettivo del conoscere che non è altro che l’appagamento intimo di aver realizzato la propria natura di esseri umani con dentro una gocciolina divina che non vede l’ora di ricollegarsi al suo oceano d’origine.

Una società basata sulla conoscenza non può che essere collegata al cuore, e noi di questo sentiamo profondamente di averne bisogno. Ci manca e lo sentiamo dentro.

Spesso osservando quello che ci capita di “strano” intorno sentiamo dentro di noi quella vocina che ci dice: “Perché le persone, i medici, i politici, gli economisti, gli insegnanti, si comportano così? Questo non è giusto”.

Lo sentiamo dentro di noi che c’è qualcosa che non torna. Non torna perché quello che sentiamo è separato dalla conoscenza.

Se le scienze non partono dalla conoscenza superiore dell’uomo, del mondo, dell’universo, delle altre dimensioni, della vita, della morte, non portano ad un’elevazione dello spirito ma ad una separazione da esso. Ogni volta che qualcosa si separa dalla Luce originaria, diventa un’entità che vuole vivere e mangia tutto ciò che gli capita che sia utile solo alla sua sopravvivenza. Deve nutrirsi di menti, cuori, persone, popoli per affermare il suo diritto di esistere. Ma tutto questo è sbagliato per il principio da cui nasce: voler vivere per se stessa. Pensate all’economia: in generale, non tiene conto delle coscienze; si basa sui numeri e fa diventare le persone stesse dei numeri. Fare economia con coscienza per essere al servizio delle persone è possibile e qualcuno l’ha fatto. Pensate all’istituzione del micro-credito moderno creato dal premio Nobel Muhammad Yunus nel 1983.

La medicina fa lo stesso: vuol far diventare tutti bisognosi di farmaci come se fossimo tutti malati senza tener conto del nostro formidabile sistema immunitario che ha capacità immense di protezione. Ha bisogno di nutrire se stessa illudendosi di dare una parvenza di dignità al suo stesso esistere. Anche questa scienza, se non è illuminata dalla conoscenza, vuole solo sopravvivere. Ma anche la medicina si può fare con coscienza, lo vediamo in tanti medici che mantengono la schiena dritta sui valori sani della loro professione.

La stessa religione nella storia ha cercato di avere consensi anche con le guerre. Il suo scopo era diventato sopravvivere a discapito degli altri, che fossero scienze o religioni. Una religione legata alla conoscenza non avrebbe mai avuto bisogno di trattenere a se persone o fare proselitismo. Se avesse agito nella luce della conoscenza, le persone sarebbero state attratte da loro come le api su un fiore profumato pieno del miglior nettare, senza fatica o imposizioni.

Separarsi dalla conoscenza, come vedete, ha creato entità parassite che sfruttano gli ospiti per la loro sopravvivenza. Non è proprio la stessa cosa del conoscere per ricollegarsi alla Luce della conoscenza divina. Se sopravviviamo a discapito di altri, dovremmo fermarci e chiederci: dove abbiamo sbagliato?

Nel mondo, per fortuna, esistono persone che rimangono ancorate alle loro radici profonde e lo fanno perché sentono fortemente che quella è la cosa giusta, anche se questo vuol dire ribellarsi a “quello che fan tutti”. Lo abbiamo visto anche sotto i nostri occhi in questi mesi fra i medici, i politici e le persone comuni.

La stessa comunicazione dei mass media tende a far sentire l’intera umanità in qualche maniera separata o isolata. Anche questo è artificiale. Anche questo è un effetto dell’essersi allontanati dalla conoscenza.

Leggendo un libro di recente sono stato colpito da una frase: diversità non è separazione!

Questa frase mi ha illuminato il cuore e mi ha fatto vedere quante volte anch’io sono stato separato, illuso dalla mia diversità apparente.

Diversità non è separazione, mi ha fatto comprendere come il nostro esistere, il nostro mondo e noi stessi, siamo davvero la stessa cosa: Luce! Anche la luce è fatta da colori diversi.

Solo se siamo stati imprigionati per molto tempo nell’egoismo e nella separazione dalla conoscenza facciamo fatica a comprendere questo concetto, e ci sembra strano…in apparenza.

Il cuore invece sorride e riconosce quella Luce come casa.

Se facessimo tutto per far sentire il nostro cuore a casa avremmo vinto la sfida e avremmo risolto tutti i possibili conflitti.

Pensateci un attimo: se tutto intorno a noi ci facesse sentire a casa come ci sentiremmo?

Questa è la potenza dell’unione, questo è il potere della conoscenza.

Questo è il nostro potere.

La luce della conoscenza siamo noi!

Lorenzo Ferrante
Blogger Gruppo Rebis

Once Upon A Time There Was A Desire…

I was about 17 and was studying sitting on the bed of my room. I was in high school and I really loved studying very much. My dream was to travel and discover the world, but it was not yet clear to me how I could make that dream come true; there seemed to be no space in my life for something like that.  In fact I wasn’t that ambitious and I was even scared to make assumptions about great projects. After all, who was I to aim high and dare to stand out from the normality that everybody else was doing?  Actually nobody!

However, something surprising happened that day when I was sitting on my bed: a clear message arrived from an unspecified place of the universe.  It was like a thought coming from my heart, free from the weight of thoughts coming from the mind that are full of an invisible content, well beyond the words they are made with. That thought said:  “I cannot do what my parents did!” I tried to decipher it using the usual mental patterns but, coming from my heart, I could not understand it. I only know I desperately burst into tears without an apparent, valid reason.  Images of my parents’ life started flowing in my mind: simple and hard working people who taught me a lot and to whom I’m grateful for what I’m now.  In a time out of time, I saw my life flowing in the same way: I would have done the same things even though adapting them to the time when I was existing. In that precise moment I saw and unconsciously understood that lives are only a repetition that we do not perceive as such because we are confused by different appearances. My grandparents had been farmers, my parents had “freed” themselves from that destiny and did something else, I was studying and would have done something else, too.  Apparently they are different lives, but I perceived that nothing was actually changing:  genetic patterns were repeating, along the same carousel, and this made me feel a profound desperation. I went on crying and repeating: “I cannot do what my parents did, I can’t…” but I could not find a way out, that moment was out of time and I could not find a place for it in my time, I could not shape it as a project; therefore I thought: “what can I do with this?”.  Suddenly the magic broke.  The heart had given its message that, not understood, had been swallowed by the mind that answered: “well, you will graduate, find a job, marry, have children etc.” A normal life that could go unnoticed.  Using my mind that life became right and unquestionable and I prepared myself to live it. My desire was lost or maybe it returned to that time out of time.

After a couple of years I graduated and found a job (actually a job found me!). My desire was to continue my studies, but the genetic trace where I was moving my first steps as a young adult said you cannot quit a job when it is so difficult to find one.  Consequently I started working and enrolled in the night college with the illusion to keep alive that desire, that was lighter than air.

The first time I entered the lecture room my heart stopped beating: it was huge, wonderful, wooden benches, paintings on the walls, austere like an old English lord. And I?  The desire was again knocking the door of my heart; I could hear it even though its voice was weaker than years before when I was 17 (or maybe I was deafer to its call) and once again the same question: “what can I do with that, how can I have such an ambition, how can I find a place in my life for such a big thing if I have no great project to achieve?”  Even my brain shut and, without using it, I decided I could stay in that place.  My desire went back to its time out of time and I remained in that time of my life repeating what my parents had done, i.e. not attending university.  I can’t even remember how it happened, but I no more stepped foot in that room.  To consolidate the genetic trace where I was now practising walking, shortly after I met my future husband.  An actually happy marriage, although it ended years later.

After many years I understood that our reality, the time we perceive as mono-dimensional is actually multi-dimensional. That light desire I perceived is out of the mental dimension and out of the body with which I live my life. Yet it is part of me and actually it is the expression of my most authentic part.  They are two parallel realities; they live together even though on different planes of existence and on different energies. Out there everything potentially exists, in here everything is already created and there is no surprise: our only choice is among the various options already in existence. That desire is so light because it hasn’t a past where it has crystallized; it is free and looking for a heart making it true. My heart heard it but, unfortunately, didn’t have the force to seize, defend and realize it.  My life would have been different if I did have that force. I would be different because when you lose sight of your wish, you lose sight of yourself and this is a mistake, a big mistake. In such a way we put our life on our genetic track and we revisit similar emotions and experiences, even though attuned to the reality of the linear time where we are living.

In the hard time we are currently experiencing both as individuals and collectively, I think only the desire of our most authentic part can save us. It is living out of time, but can determinate a new path in the time where we are living. That desire comes from  our heart and our heart can only wish the best for us and the entire mankind. If we hold on to our heart as if it was an anchor, we will find the way to bring in our life the expression of that desire that can only contain common good, dignity and growth of consciousness. That desire has no past and can consequently create a new experience that does not ground its roots in the failures of the past.  If it is conscious of itself it can draw lessons from past experiences, but it will write a new end: the one it wishes for. The more we are, the highest and thunderous the voice of our hearts will be.

To the question: and what about your desire? I wish I will never ever find myself in the condition to answer: I lost sight of it, unfortunately…

Graziella Cella
Blogger Rebis Group

Translation by Graziella Cella

C’era una volta un desiderio…

Avevo circa 17 anni ed ero seduta sul letto della mia camera a studiare. Frequentavo le superiori e studiare mi piaceva davvero tanto. Sognavo di viaggiare e conoscere il mondo, ma non riuscivo ancora a calare nella mia realtà questo sogno, come se una cosa del genere non potesse trovare una collocazione nella mia vita. Sentivo, infatti, di non avere grandi ambizioni e forse aveva persino paura di ipotizzare grandi progetti. In fondo chi ero io per puntare in alto, pensare di distinguermi dalla normalità di ciò che fanno tutti?  Nessuno!  

Quel giorno seduta sul letto, accadde però qualcosa che non mi aspettavo: da un punto imprecisato dell’universo mi arrivò chiaro un messaggio. Come se fosse un pensiero che arriva dal cuore, quindi senza il peso dei pensieri che arrivano dalla mente, densi di un contenuto invisibile che va al di la delle parole di cui sono composti.  Quel pensiero diceva: non posso fare quello che hanno fatto i miei genitori!  Cercai di decifrarlo attivando i normali meccanismi mentali ma, venendo dal cuore, non potei comprenderlo.  So solo che iniziai a piangere disperatamente senza un motivo che sembrasse valido. Nella mia mente iniziarono a scorrere le immagini della vita dei miei genitori, persone semplici, grandi lavoratori, che tanto mi hanno insegnato e alle quali sono grata perché a loro devo ciò che sono.  In un tempo fuori dal tempo vidi la mia vita scorrere allo stesso modo: avrei fatto le stesse cose seppur adeguandole al tempo in cui io stavo esistendo. In quell’istante vidi e compresi inconsapevolmente come le vite siano una ripetizione che noi non percepiamo come tale perché confusi da un’apparenza differente. I miei nonni erano contadini, i miei genitori si sono affrancati da questo “destino” e hanno fatto altro, io stavo studiando e avrei fatto altro ancora.  In apparenza vite diverse, ma io sentivo che in realtà non cambiava niente, la genetica si ripeteva girando sulla stesa giostra e questo mi generava una profonda disperazione.  Continuavo a ripetermi piangendo, non posso fare quello che hanno fatto i miei genitori, non posso farlo ….  Ma non trovavo una via d’uscita, quell’attimo era fuori dal tempo e non riuscivo a collocarlo nel mio tempo dandogli la forma di un progetto e quindi pensai: cosa ci faccio con questa cosa? In quell’istante la magia si ruppe. Il cuore aveva dato il suo messaggio che, non compreso, era stato ingoiato dalla mente che dette la sua risposta: niente, ti diplomerai, troverai un lavoro, ti sposerai, avrai figli ecc. Una vita normale che potrebbe passare inosservata. Usando la mente quella vita diventò giusta e indiscutibile e mi apprestai a viverla. Il mio desiderio perduto, o forse tornato a quel tempo fuori dal tempo.

Qualche anno dopo mi diplomai, trovai un lavoro (anzi un lavoro trovò me!). Io avrei voluto proseguire gli studi, ma la traccia genetica nella quale stavo muovendo i miei primi passi da giovane adulta diceva che non puoi mollare un lavoro quando si fa così fatica a trovarlo. Iniziai così a lavorare e mi iscrissi all’università serale, illudendomi di mantenere in vita quel desiderio più leggero dell’aria.

La prima volta che entrai nell’aula universitaria mi si fermò il cuore: era enorme, bellissima, scranni in legno, decorazioni alle pareti, l’aria austera da vecchio lord inglese. Ed io? Il desiderio ci riprova e bussa ancora alla porta del mio cuore; io lo sento, anche se la sua voce è più flebile rispetto ai 17 anni (o forse io sono diventata più sorda al suo richiamo) ma ancora una volta la stessa domanda: cosa ci faccio io con questa cosa, come posso ambire a tanto, come posso calare questa cosa così grande nella mia vita se non ho grandi progetti da realizzare? Mi si chiude persino il cervello e, senza usarlo, decido quindi di non poter stare lì dentro. Il mio desiderio ritorna nel suo tempo fuori dal tempo ed io resto in quel tempo della mia vita, dove ripeto quello che hanno fatto i miei genitori che non hanno certo frequentato l’università. Non ho neppure il ricordo di come sia avvenuto, ma in quell’aula non ci ho più rimesso piede. Per consolidare la traccia genetica nella quale mi stavo ormai impratichendo a camminare incontrai subito dopo colui che diventò mio marito. Un matrimonio per altro felice, seppur terminato anni dopo. 

Dopo molti anni ho compreso che la nostra realtà, il tempo che noi percepiamo come mono-dimensionale in realtà è multi-dimensionale. Quel mio desiderio così leggero è fuori dalla dimensione della mente e del corpo col quale vivo la mia vita. Tuttavia fa parte di me e, anzi, è l’espressione della mia parte più autentica. Le due realtà sono parallele l’una all’altra, vivono insieme seppur su piani di esistenza ed energie diverse. Là fuori esiste tutto in forma potenziale, qui dentro è già tutto creato e non ci sono sorprese: la nostra scelta è fra le varie opzioni già tutte in esistenza. Quel desiderio è così leggero perché non ha un vissuto nel quale si è cristallizzato, è libero e alla ricerca di un cuore che lo realizzi. Il mio cuore lo ha sentito ma, purtroppo, non ha avuto la forza di coglierlo, difenderlo e realizzarlo. La mia vita sarebbe stata diversa se lo avessi fatto.  Io sarei diversa perché quando perdi di vista un desiderio, perdi di vista te stessa e questo è un errore.  Un grande errore, e così facendo si mette la propria vita sul binario della genetica, si ripercorrono esperienze ed emozioni simili seppur declinate in base alla realtà del tempo lineare nel quale noi stiamo vivendo.

In questi momenti così difficili che stiamo sperimentando a livello individuale e collettivo, io credo che ci possa salvare solo il desiderio della nostra parte più autentica, quella che sta fuori dal tempo, ma che può determinare un nuovo corso nel tempo in cui stiamo vivendo.  Quel desiderio viene dal cuore e il nostro cuore non può che volere il nostro bene e il bene di tutta l’umanità.  Se ci aggrappiamo al nostro cuore come a un’ancora di salvezza troveremo il modo di portare nella nostra realtà di vita un’espressione di quel desiderio che non può che contenere il bene comune, la dignità e lo sviluppo delle coscienze. Quel desiderio non ha un vissuto e quindi può creare un nuovo vissuto che non affonda le sue radici nei fallimenti del passato.  Se è cosciente di sé può trarre spunto dall’esperienza passata, ma scrivere un nuovo finale: quello che desidera sia.  Quanti più saremo a farlo, tanto più alta e assordante sarà la voce dei nostri cuori.

Alla domanda: e il tuo desiderio? Non vorrei mai più trovarmi nella condizione di dover rispondere: l’ho perso di vista, purtroppo…

Graziella Cella
Blogger Gruppo Rebis

La verità dell’anima e l’inganno del conformismo

Ci troviamo a vivere in un momento alquanto delicato, le scelte politiche, sanitarie ed economiche di coloro che oggi si trovano a “governare” il paese e il modo nel quale stanno trattando il popolo con le loro scelte comunicative non è proprio quello che ci si aspetta in una democrazia. L’ultima prova di queste scelte dittatoriali è l’oscuramento del canale youtube di Radio Radio TV, un attacco palese alle nostre libertà, come d’altronde sta succedendo da un po’ anche con altri mezzi di comunicazione e altri video.

La cosa più preoccupante però è la quantità di persone che si conformano a ciò che sta accadendo davanti ai loro occhi e che si fanno complici di questi politici dal momento in cui non si pongono domande o, addirittura, si permettono di criticare e di tacciare di complottisti coloro che ancora hanno un’anima sveglia e che le domande se le fanno, e che non possono fare altrimenti dal momento che la loro coscienza è tutt’altro che assopita, ma ha gli occhi ben aperti e vede cosa davvero sta accadendo. Diceva JFK Il conformismo è il carceriere della libertà e il nemico dello sviluppo.

Quando John Fitzgerald Kennedy parlava di sviluppo in questa frase non si riferiva soltanto allo sviluppo economico, tecnologico o scientifico. Lui parlava principalmente dello sviluppo dell’essere umano come essere spirituale dotato di una coscienza, perché senza una coscienza qualsiasi sviluppo in altri ambiti diventa un’arma di autodistruzione per l’essere umano.

In questo momento storico la cosa che più dovremmo avere a cuore è l’unione tra le persone che formano i popoli. Per iniziare ad andare d’accordo sarebbe auspicabile che ognuno di noi praticasse il rispetto per l’altro e che delle diverse informazioni che possiamo leggere e sentire, sia nei canali ufficiali che nei canali non ufficiali, cercassimo di farci un’idea propria e di confrontarci pacificamente con altre persone, con l’unico scopo di ricercare la verità insieme e non di prevalere l’uno sull’altro. Perché in una democrazia vera non ci può mai essere un unico detentore della verità assoluta, altrimenti parliamo di regime dittatoriale. La voce dell’anima dice: Meglio folli con le proprie idee che saggi con le opinioni altrui…

Tanti di noi invece si sono abituati a sentire o a leggere una notizia e a prenderla come unica verità, perché si sono mangiati la propria coscienza che adesso giace nei loro stomaci, e di conseguenza lo spirito critico dorme ormai da tanto tempo. La prova è davanti a noi: sembra un mondo di zombie dove ognuno fa quello che gli viene ordinato senza chiedersi se è giusto o meno. Spesso puntiamo il dito contro una voce fuori dal coro, soltanto perché è fuori dal coro. Platone diceva: ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta.

Ci hanno addomesticati così e non c’è da sentirsi in difetto, né pensare di essere inferiore o di essere un ignorante perché magari si è studiato poco… No, c’è soltanto da indignarsi perché se appena uno inizia ad informarsi capisce che questo addormentamento dello spirito critico, questa abolizione del buon senso, è stato appositamente creato attraverso una comunicazione di manipolazione di massa supportata dai politici per decenni… Eh già, proprio quelli che dovrebbero fare il bene delle persone.

Sapete, noi abbiamo qualcosa di prezioso dentro di noi. Alcuni lo chiamano anima, altri divino, altri spirito… non importa il nome che le diamo, questa è la nostra vera essenza ed è fatta di gioia, d’amore, di giustizia, di solidarietà, di cooperazione. E’ composta da tutti quei valori che ci fanno stare bene e che sono i pilastri della nostra dignità come esseri e della nostra libertà. Lo stimolo e sviluppo continuo di questa parte basterebbe per porre fine ad ognuno dei nostri problemi personali ma anche ad ogni problema al mondo. Ma se ci pensate è l’ultima cosa alla quale ci fanno pensare oggi, anzi, non se ne parla proprio.

Viviamo in una società globale che è continuamente preoccupata, sempre in ansia perché impegnata a risolvere problemi economici, problemi burocratici, problemi di famiglia e, ovviamente, problemi di salute. Nessuno ci insegna mai che questo non è l’Essere ma è il fare. E mentre siamo impegnati nel fare, la nostra vita scorre, la nostra fiammella si consuma o si spegne o, addirittura, neanche si sveglia.

Spesso mi chiedo come mai siamo arrivati a sottostare ad un sistema così, dove è palese che nessuno dei governanti degli ultimi decenni ha fatto nulla per sviluppare la parte spirituale delle persone, per rendere i popoli saldi e forti, per creare un mondo migliore fatto di cooperazione e di solidarietà, per creare una unione di nazioni che si aiutano a vicenda nello sviluppo della divinità di ogni singolo individuo e di ogni nazione al mondo… E’ vero, ci sono stati alcuni politici e personaggi che hanno provato a fare qualcosa per questa parte spirituale, ma “casualmente” sono stati uccisi. Già questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per ognuno di noi, perché non è normale che una persona che sta cercando di fare del bene venga uccisa, dovrebbe essere aiutata e sostenuta nel farlo. Si potrebbe non essere d’accordo e quindi mettere in discussione, parlarne… ma non uccidere. E’ gravissimo, e per gli esseri umani è diventata una cosa normale nella storia… abbiamo accettato come normale persino l’uccisione dei nostri simili, dei nostri fratelli e sorelle!

E’ veramente incredibile come ci hanno portati ad accettare che le cose stiano così. Quando parlo con le persone mi sento dire che è normale, che sono gli equilibri geopolitici, che ieri era l’Impero Ottomano, l’altro ieri quello Romano, e che questa è la storia dell’uomo nei secoli… dobbiamo accettarlo, rassegnarci.

Tutto questo è del tutto sbagliato, è contro la natura spirituale degli esseri umani, ed è ora che reagiamo, tutti assieme.

E’ tutto sbagliato questo sistema, non c’è nulla di normale. Non è normale che i bambini debbano vivere chiusi nelle scuole ad imparare cose che nemmeno ricorderanno quando saranno adulti. I bambini dovrebbero giocare e scoprirsi attraverso il gioco e l’esperienza diretta, dovrebbero avere un contatto diretto con la natura. Non sanno nemmeno cosa vanno a fare a scuola, poveretti. Vedete, già fin da piccoli ci insegnano che sono gli altri, nella veste di adulti o saggi più di noi, che trattengono le chiavi di ciò che è meglio per noi. Poi in realtà, quando si diventa adulti, si scopre che il mondo è pieno di corpi adulti con bambini mai sviluppati e, al loro posto, risponde l’ego con le sue maschere create per nascondere la sofferenza che mai si è saputo affrontare.

I bambini dovrebbero essere educati dai loro genitori e passare più tempo con loro perché soffrono la mancanza e il distacco da essi, sviluppando così problemi di salute già fin dalla tenera età. I genitori dovrebbero godere del tempo coi loro figli invece che consumarsi in lavori del tutto superficiali e che poco hanno a che fare con la vera natura dell’essere. Gli adulti non dovrebbero lavorare così tanto e con l’unico obiettivo di guadagnare per pagare le bollette, la casa, ecc., con la speranza di andare in vacanza due miserabili settimane…

Il lavoro dovrebbe essere di natura spirituale e dovrebbe essere svolto con piacere, con l’obiettivo comune di migliorare il mondo insieme ai propri fratelli, ma senza dover perdere la vita e la salute in esso come facciamo adesso. Non è normale che per poter godere del proprio tempo libero, per poter viaggiare o dedicarsi semplicemente a sé stessi e allo sviluppo della propria parte divina, dobbiamo arrivare ad avere così tanti anni e così tanti acciacchi… cosa può fare uno quando ormai è consumato?

La psicologia dice che la normalità è un’utopia, ma dal punto di vista della coscienza tutto questo sistema non è normale, non può esserlo mai. E’ diventato normale perché la nostra coscienza è stata quasi del tutto abolita, così abbiamo proprio perso di vista l’obiettivo, la vera ragione per la quale siamo nati con un corpo di carne. Anche se siamo una specie animale, siamo dei mammiferi, abbiamo una natura spirituale e una mente che può andare oltre, deve andare oltre. Altrimenti siamo condannati al volere di pochi e questo non è giusto, è completamente sbagliato! Anche perché noi siamo qui per evolverci, non per rimanere animali schiavi di un sistema marcio e completamente deviato per quanto riguarda le leggi spirituali.

Ebbene, è arrivato il momento di aprire gli occhi, di osservare da più punti di vista e di non accontentarci di un’unica versione dei fatti. Dobbiamo vedere con gli occhi della coscienza e senza i filtri che il sistema ci ha creati. Facciamoci delle domande senza paura delle risposte, risvegliamo la nostra coscienza e cerchiamo il confronto al di fuori del sistema. Meglio ancora, confrontiamoci in primis col nostro cuore perché è lui il detentore della verità dell’anima, è lui che dovrebbe governare le nostre vite, le nostre scelte e le nostre azioni, nessun altro dovrebbe governare il nostro cuore tranne noi stessi.

Chi governa oggi sa bene che per controllarci deve parlare alle nostre pance. Ma quando noi diventiamo padroni del nostro cuore facciamo sì che sia il nostro cuore a governare la pancia e la ragione, il che equivale ad imparare a discernere, ad elevarsi e ad Essere.

Ancora Platone diceva: Non esiste uomo tanto codardo che l’amore non renda coraggioso e trasformi in un eroe.

Quindi è un nostro dovere usare l’Amore per noi stessi, per i nostri cari, per la nostra nazione, in modo di diventare eroi per riprenderci ciò che ci appartiene: i nostri diritti, le nostre libertà, la nostra essenza divina.

Alberto Allas
Blogger Gruppo Rebis