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Dalla parte degli Italiani

Gentile Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,

si trova a gestire il Paese in una contingenza alquanto difficile, ma diventerebbe tutto molto semplice se nelle sue decisioni si facesse guidare dalla sua Coscienza, e non da complicati calcoli sullo spread o da rocambolesche proporzioni tra debito e PIL. Sarebbe tutto più semplice se si facesse guidare dalla Coscienza del buon padre di famiglia. È un momento delicato, ma anche una grande occasione che le viene offerta.

Comprendiamo quanto siano forti e minacciose le pressioni che Lei riceve da ogni parte. Sappiamo bene che, dentro e fuori il nostro Paese, molti sono i personaggi e i poteri che continuano da decenni a saccheggiare le enormi potenzialità e la grande ricchezza di questo popolo. Sappiamo che tutti coloro che sono complici interessati di questo gioco al massacro cercano di renderci servi delle irrilevanti e inique leggi del mercato. Conosciamo bene le menzogne che sono state raccontate al popolo per decenni: che viviamo al di sopra delle nostre possibilità, che siamo in debito, che dobbiamo pagare per una colpa inestinguibile, che dobbiamo rinunciare alla nostra sovranità, cioè a decidere per noi stessi.

Ma Lei può fare la differenza. LA PREGHIAMO DI NON FIRMARE LA RIFORMA DEL MES, NÉ ORA NÉ MAI. Non si renda complice della condanna a morte di un intero popolo mediante i vincoli debitori che esso comporta. Con quale coscienza potrebbe pronunciare una simile sentenza per i suoi concittadini, che è chiamato a rappresentare e a difendere?

In questa crisi, la Germania difende giustamente se stessa e la propria economia annunciando credito illimitato alle imprese, nazionalizzazioni, rilocalizzazioni della catena produttiva delle aziende. Questo è un diritto anche dell’Italia, che possiamo esercitare mediante la Cassa Depositi e Prestiti, in quanto banca a maggioranza pubblica.  Basta con i prestiti ad interesse che ci indebitano e con il doppiopesismo, per cui ad altri Paesi dell’UE è permesso ciò che all’Italia è sempre vietato. Uno Stato ha il dovere primario di tutelare la propria economia.

Finora l’Europa non democratica dei tecnocrati e della finanza ci è costata molto e ci ha imposto vincoli enormi e irrazionali, con i quali gran parte della nostra grande ricchezza è stata prosciugata. Ora, in mezzo alla crisi sanitaria, siamo stati lasciati soli, almeno finché anche gli altri non sono stati coinvolti. Abbiamo visto che cosa ne è stato della Grecia. Ma che cosa ce ne facciamo di meccanismi economico-finanziari che ci danneggiano soltanto? Che non ci forniscono gli aiuti quando ne abbiamo bisogno? Abbiamo già dimostrato di essere in grado di fare miracoli, quando possiamo decidere per noi stessi. Ma non possiamo farlo se la nostra economia è governata da poteri non trasparenti che ogni volta che cerchiamo di tirare fuori la testa ce la ricacciano sotto per affogarci, e se i trattati europei ci impongono una Banca centrale che ha il compito di difendere la stabilità monetaria, anziché la vita, il lavoro e il benessere dei cittadini, come prescrive la Costituzione. Non possiamo farlo se Lei non rappresenta gli italiani con l’intenzione di proteggerli.

Non vogliamo credere che questo sia stato il compito che le hanno assegnato. Sicuramente gli Italiani non le hanno dato tale mandato, ma la stanno guardando con occhi di speranza perché Lei faccia la cosa giusta per loro e per la meravigliosa Italia. Speriamo che Lei non voglia assecondare obbediente chi vuole dare il colpo di grazia agli Italiani.

Perciò le chiediamo, in quanto cittadini di questo Paese, di farci riprendere la nostra sovranità monetaria, di fare come la Germania e di ridare piena funzionalità di banca pubblica alla Cassa Depositi e Prestiti, di rimettere sangue nell’organismo anemico della nostra economia senza chiedere niente a nessuno e soprattutto SENZA INDEBITARCI. Le soluzioni non mancano certo, come spiegano da anni tanti economisti di valore. NOI SIAMO IL POPOLO SOVRANO E NON CI STIAMO PIU’ AD AMMAZZARCI DI FATICA PER ARRICCHIRE CHI CI SFRUTTA. Le chiediamo di essere forte e di appellarsi al popolo, anziché inchinarsi alla cupola di potere che ci taglieggia da decenni. Sappiamo che in molti si stanno adoperando per la nostra rovina, e lo sa anche Lei.

SE SI VUOLE RIBALTARE LA SITUAZIONE C’È BISOGNO CHE LA COSCIENZA ENTRI IN AZIONE, CON PAROLE CHIARE, ONESTE E DIRETTE CHE SMASCHERINO I FINTI AIUTI, LE FALSE LUSINGHE, LE PREOCCUPAZIONI AFFETTATE E LE DIPLOMAZIE MANIPOLATORIE.

LE FINZIONI LE LASCI AGLI IPOCRITI SENZ’ANIMA. LEI SI ERGA AL DI SOPRA DI QUESTO SCENARIO MESCHINO E CON LA VOCE DELLA SUA COSCIENZA PARLI SCHIETTO IN DIFESA DELLA SUA GENTE.

DICA FORTE CHE IN COSCIENZA NON LO PUÒ FARE, CHE LA SUA COSCIENZA NON LE PERMETTE DI AGIRE IN QUESTO MODO CONTRO I SUOI CONCITTADINI, E L’INCONTRASTABILE RAGIONE DELLA COSCIENZA NON POTRÀ ESSERE ATTACCATA, CONTRADDETTA O VINTA. IL POPOLO ITALIANO LA SOSTERRÀ.

Spero che ambisca a essere ricordato nella storia per essere un politico patriota e virtuoso, un vero statista, come i Padri Costituenti, e non per essere stato la versione italiana di Alexis Tsipras. La differenza tra i primi e il secondo l’ha fatta semplicemente la Coscienza.

Non abbia timore delle minacce e dei ricatti, come non ne abbiamo noi. Le chiediamo di non assumersi la responsabilità dell’annientamento morale, culturale, civile ed economico del nostro Paese.  NOI, IL POPOLO ITALIANO, SAREMO CON LEI. E SIAMO TANTI.

In attesa di vederla all’opera al fianco della sua Coscienza,

Con Onore,

Il Gruppo Rebis – Il risveglio del Femminile per un popolo sovrano e consapevole
www.grupporebis.org

Per firmare la petizione su change.org clicca qui: http://chng.it/Rc4qL7JH

Once Upon A Time There Was A Desire…

I was about 17 and was studying sitting on the bed of my room. I was in high school and I really loved studying very much. My dream was to travel and discover the world, but it was not yet clear to me how I could make that dream come true; there seemed to be no space in my life for something like that.  In fact I wasn’t that ambitious and I was even scared to make assumptions about great projects. After all, who was I to aim high and dare to stand out from the normality that everybody else was doing?  Actually nobody!

However, something surprising happened that day when I was sitting on my bed: a clear message arrived from an unspecified place of the universe.  It was like a thought coming from my heart, free from the weight of thoughts coming from the mind that are full of an invisible content, well beyond the words they are made with. That thought said:  “I cannot do what my parents did!” I tried to decipher it using the usual mental patterns but, coming from my heart, I could not understand it. I only know I desperately burst into tears without an apparent, valid reason.  Images of my parents’ life started flowing in my mind: simple and hard working people who taught me a lot and to whom I’m grateful for what I’m now.  In a time out of time, I saw my life flowing in the same way: I would have done the same things even though adapting them to the time when I was existing. In that precise moment I saw and unconsciously understood that lives are only a repetition that we do not perceive as such because we are confused by different appearances. My grandparents had been farmers, my parents had “freed” themselves from that destiny and did something else, I was studying and would have done something else, too.  Apparently they are different lives, but I perceived that nothing was actually changing:  genetic patterns were repeating, along the same carousel, and this made me feel a profound desperation. I went on crying and repeating: “I cannot do what my parents did, I can’t…” but I could not find a way out, that moment was out of time and I could not find a place for it in my time, I could not shape it as a project; therefore I thought: “what can I do with this?”.  Suddenly the magic broke.  The heart had given its message that, not understood, had been swallowed by the mind that answered: “well, you will graduate, find a job, marry, have children etc.” A normal life that could go unnoticed.  Using my mind that life became right and unquestionable and I prepared myself to live it. My desire was lost or maybe it returned to that time out of time.

After a couple of years I graduated and found a job (actually a job found me!). My desire was to continue my studies, but the genetic trace where I was moving my first steps as a young adult said you cannot quit a job when it is so difficult to find one.  Consequently I started working and enrolled in the night college with the illusion to keep alive that desire, that was lighter than air.

The first time I entered the lecture room my heart stopped beating: it was huge, wonderful, wooden benches, paintings on the walls, austere like an old English lord. And I?  The desire was again knocking the door of my heart; I could hear it even though its voice was weaker than years before when I was 17 (or maybe I was deafer to its call) and once again the same question: “what can I do with that, how can I have such an ambition, how can I find a place in my life for such a big thing if I have no great project to achieve?”  Even my brain shut and, without using it, I decided I could stay in that place.  My desire went back to its time out of time and I remained in that time of my life repeating what my parents had done, i.e. not attending university.  I can’t even remember how it happened, but I no more stepped foot in that room.  To consolidate the genetic trace where I was now practising walking, shortly after I met my future husband.  An actually happy marriage, although it ended years later.

After many years I understood that our reality, the time we perceive as mono-dimensional is actually multi-dimensional. That light desire I perceived is out of the mental dimension and out of the body with which I live my life. Yet it is part of me and actually it is the expression of my most authentic part.  They are two parallel realities; they live together even though on different planes of existence and on different energies. Out there everything potentially exists, in here everything is already created and there is no surprise: our only choice is among the various options already in existence. That desire is so light because it hasn’t a past where it has crystallized; it is free and looking for a heart making it true. My heart heard it but, unfortunately, didn’t have the force to seize, defend and realize it.  My life would have been different if I did have that force. I would be different because when you lose sight of your wish, you lose sight of yourself and this is a mistake, a big mistake. In such a way we put our life on our genetic track and we revisit similar emotions and experiences, even though attuned to the reality of the linear time where we are living.

In the hard time we are currently experiencing both as individuals and collectively, I think only the desire of our most authentic part can save us. It is living out of time, but can determinate a new path in the time where we are living. That desire comes from  our heart and our heart can only wish the best for us and the entire mankind. If we hold on to our heart as if it was an anchor, we will find the way to bring in our life the expression of that desire that can only contain common good, dignity and growth of consciousness. That desire has no past and can consequently create a new experience that does not ground its roots in the failures of the past.  If it is conscious of itself it can draw lessons from past experiences, but it will write a new end: the one it wishes for. The more we are, the highest and thunderous the voice of our hearts will be.

To the question: and what about your desire? I wish I will never ever find myself in the condition to answer: I lost sight of it, unfortunately…

Graziella Cella
Blogger Rebis Group

Translation by Graziella Cella

C’era una volta un desiderio…

Avevo circa 17 anni ed ero seduta sul letto della mia camera a studiare. Frequentavo le superiori e studiare mi piaceva davvero tanto. Sognavo di viaggiare e conoscere il mondo, ma non riuscivo ancora a calare nella mia realtà questo sogno, come se una cosa del genere non potesse trovare una collocazione nella mia vita. Sentivo, infatti, di non avere grandi ambizioni e forse aveva persino paura di ipotizzare grandi progetti. In fondo chi ero io per puntare in alto, pensare di distinguermi dalla normalità di ciò che fanno tutti?  Nessuno!  

Quel giorno seduta sul letto, accadde però qualcosa che non mi aspettavo: da un punto imprecisato dell’universo mi arrivò chiaro un messaggio. Come se fosse un pensiero che arriva dal cuore, quindi senza il peso dei pensieri che arrivano dalla mente, densi di un contenuto invisibile che va al di la delle parole di cui sono composti.  Quel pensiero diceva: non posso fare quello che hanno fatto i miei genitori!  Cercai di decifrarlo attivando i normali meccanismi mentali ma, venendo dal cuore, non potei comprenderlo.  So solo che iniziai a piangere disperatamente senza un motivo che sembrasse valido. Nella mia mente iniziarono a scorrere le immagini della vita dei miei genitori, persone semplici, grandi lavoratori, che tanto mi hanno insegnato e alle quali sono grata perché a loro devo ciò che sono.  In un tempo fuori dal tempo vidi la mia vita scorrere allo stesso modo: avrei fatto le stesse cose seppur adeguandole al tempo in cui io stavo esistendo. In quell’istante vidi e compresi inconsapevolmente come le vite siano una ripetizione che noi non percepiamo come tale perché confusi da un’apparenza differente. I miei nonni erano contadini, i miei genitori si sono affrancati da questo “destino” e hanno fatto altro, io stavo studiando e avrei fatto altro ancora.  In apparenza vite diverse, ma io sentivo che in realtà non cambiava niente, la genetica si ripeteva girando sulla stesa giostra e questo mi generava una profonda disperazione.  Continuavo a ripetermi piangendo, non posso fare quello che hanno fatto i miei genitori, non posso farlo ….  Ma non trovavo una via d’uscita, quell’attimo era fuori dal tempo e non riuscivo a collocarlo nel mio tempo dandogli la forma di un progetto e quindi pensai: cosa ci faccio con questa cosa? In quell’istante la magia si ruppe. Il cuore aveva dato il suo messaggio che, non compreso, era stato ingoiato dalla mente che dette la sua risposta: niente, ti diplomerai, troverai un lavoro, ti sposerai, avrai figli ecc. Una vita normale che potrebbe passare inosservata. Usando la mente quella vita diventò giusta e indiscutibile e mi apprestai a viverla. Il mio desiderio perduto, o forse tornato a quel tempo fuori dal tempo.

Qualche anno dopo mi diplomai, trovai un lavoro (anzi un lavoro trovò me!). Io avrei voluto proseguire gli studi, ma la traccia genetica nella quale stavo muovendo i miei primi passi da giovane adulta diceva che non puoi mollare un lavoro quando si fa così fatica a trovarlo. Iniziai così a lavorare e mi iscrissi all’università serale, illudendomi di mantenere in vita quel desiderio più leggero dell’aria.

La prima volta che entrai nell’aula universitaria mi si fermò il cuore: era enorme, bellissima, scranni in legno, decorazioni alle pareti, l’aria austera da vecchio lord inglese. Ed io? Il desiderio ci riprova e bussa ancora alla porta del mio cuore; io lo sento, anche se la sua voce è più flebile rispetto ai 17 anni (o forse io sono diventata più sorda al suo richiamo) ma ancora una volta la stessa domanda: cosa ci faccio io con questa cosa, come posso ambire a tanto, come posso calare questa cosa così grande nella mia vita se non ho grandi progetti da realizzare? Mi si chiude persino il cervello e, senza usarlo, decido quindi di non poter stare lì dentro. Il mio desiderio ritorna nel suo tempo fuori dal tempo ed io resto in quel tempo della mia vita, dove ripeto quello che hanno fatto i miei genitori che non hanno certo frequentato l’università. Non ho neppure il ricordo di come sia avvenuto, ma in quell’aula non ci ho più rimesso piede. Per consolidare la traccia genetica nella quale mi stavo ormai impratichendo a camminare incontrai subito dopo colui che diventò mio marito. Un matrimonio per altro felice, seppur terminato anni dopo. 

Dopo molti anni ho compreso che la nostra realtà, il tempo che noi percepiamo come mono-dimensionale in realtà è multi-dimensionale. Quel mio desiderio così leggero è fuori dalla dimensione della mente e del corpo col quale vivo la mia vita. Tuttavia fa parte di me e, anzi, è l’espressione della mia parte più autentica. Le due realtà sono parallele l’una all’altra, vivono insieme seppur su piani di esistenza ed energie diverse. Là fuori esiste tutto in forma potenziale, qui dentro è già tutto creato e non ci sono sorprese: la nostra scelta è fra le varie opzioni già tutte in esistenza. Quel desiderio è così leggero perché non ha un vissuto nel quale si è cristallizzato, è libero e alla ricerca di un cuore che lo realizzi. Il mio cuore lo ha sentito ma, purtroppo, non ha avuto la forza di coglierlo, difenderlo e realizzarlo. La mia vita sarebbe stata diversa se lo avessi fatto.  Io sarei diversa perché quando perdi di vista un desiderio, perdi di vista te stessa e questo è un errore.  Un grande errore, e così facendo si mette la propria vita sul binario della genetica, si ripercorrono esperienze ed emozioni simili seppur declinate in base alla realtà del tempo lineare nel quale noi stiamo vivendo.

In questi momenti così difficili che stiamo sperimentando a livello individuale e collettivo, io credo che ci possa salvare solo il desiderio della nostra parte più autentica, quella che sta fuori dal tempo, ma che può determinare un nuovo corso nel tempo in cui stiamo vivendo.  Quel desiderio viene dal cuore e il nostro cuore non può che volere il nostro bene e il bene di tutta l’umanità.  Se ci aggrappiamo al nostro cuore come a un’ancora di salvezza troveremo il modo di portare nella nostra realtà di vita un’espressione di quel desiderio che non può che contenere il bene comune, la dignità e lo sviluppo delle coscienze. Quel desiderio non ha un vissuto e quindi può creare un nuovo vissuto che non affonda le sue radici nei fallimenti del passato.  Se è cosciente di sé può trarre spunto dall’esperienza passata, ma scrivere un nuovo finale: quello che desidera sia.  Quanti più saremo a farlo, tanto più alta e assordante sarà la voce dei nostri cuori.

Alla domanda: e il tuo desiderio? Non vorrei mai più trovarmi nella condizione di dover rispondere: l’ho perso di vista, purtroppo…

Graziella Cella
Blogger Gruppo Rebis

La verità dell’anima e l’inganno del conformismo

Ci troviamo a vivere in un momento alquanto delicato, le scelte politiche, sanitarie ed economiche di coloro che oggi si trovano a “governare” il paese e il modo nel quale stanno trattando il popolo con le loro scelte comunicative non è proprio quello che ci si aspetta in una democrazia. L’ultima prova di queste scelte dittatoriali è l’oscuramento del canale youtube di Radio Radio TV, un attacco palese alle nostre libertà, come d’altronde sta succedendo da un po’ anche con altri mezzi di comunicazione e altri video.

La cosa più preoccupante però è la quantità di persone che si conformano a ciò che sta accadendo davanti ai loro occhi e che si fanno complici di questi politici dal momento in cui non si pongono domande o, addirittura, si permettono di criticare e di tacciare di complottisti coloro che ancora hanno un’anima sveglia e che le domande se le fanno, e che non possono fare altrimenti dal momento che la loro coscienza è tutt’altro che assopita, ma ha gli occhi ben aperti e vede cosa davvero sta accadendo. Diceva JFK Il conformismo è il carceriere della libertà e il nemico dello sviluppo.

Quando John Fitzgerald Kennedy parlava di sviluppo in questa frase non si riferiva soltanto allo sviluppo economico, tecnologico o scientifico. Lui parlava principalmente dello sviluppo dell’essere umano come essere spirituale dotato di una coscienza, perché senza una coscienza qualsiasi sviluppo in altri ambiti diventa un’arma di autodistruzione per l’essere umano.

In questo momento storico la cosa che più dovremmo avere a cuore è l’unione tra le persone che formano i popoli. Per iniziare ad andare d’accordo sarebbe auspicabile che ognuno di noi praticasse il rispetto per l’altro e che delle diverse informazioni che possiamo leggere e sentire, sia nei canali ufficiali che nei canali non ufficiali, cercassimo di farci un’idea propria e di confrontarci pacificamente con altre persone, con l’unico scopo di ricercare la verità insieme e non di prevalere l’uno sull’altro. Perché in una democrazia vera non ci può mai essere un unico detentore della verità assoluta, altrimenti parliamo di regime dittatoriale. La voce dell’anima dice: Meglio folli con le proprie idee che saggi con le opinioni altrui…

Tanti di noi invece si sono abituati a sentire o a leggere una notizia e a prenderla come unica verità, perché si sono mangiati la propria coscienza che adesso giace nei loro stomaci, e di conseguenza lo spirito critico dorme ormai da tanto tempo. La prova è davanti a noi: sembra un mondo di zombie dove ognuno fa quello che gli viene ordinato senza chiedersi se è giusto o meno. Spesso puntiamo il dito contro una voce fuori dal coro, soltanto perché è fuori dal coro. Platone diceva: ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta.

Ci hanno addomesticati così e non c’è da sentirsi in difetto, né pensare di essere inferiore o di essere un ignorante perché magari si è studiato poco… No, c’è soltanto da indignarsi perché se appena uno inizia ad informarsi capisce che questo addormentamento dello spirito critico, questa abolizione del buon senso, è stato appositamente creato attraverso una comunicazione di manipolazione di massa supportata dai politici per decenni… Eh già, proprio quelli che dovrebbero fare il bene delle persone.

Sapete, noi abbiamo qualcosa di prezioso dentro di noi. Alcuni lo chiamano anima, altri divino, altri spirito… non importa il nome che le diamo, questa è la nostra vera essenza ed è fatta di gioia, d’amore, di giustizia, di solidarietà, di cooperazione. E’ composta da tutti quei valori che ci fanno stare bene e che sono i pilastri della nostra dignità come esseri e della nostra libertà. Lo stimolo e sviluppo continuo di questa parte basterebbe per porre fine ad ognuno dei nostri problemi personali ma anche ad ogni problema al mondo. Ma se ci pensate è l’ultima cosa alla quale ci fanno pensare oggi, anzi, non se ne parla proprio.

Viviamo in una società globale che è continuamente preoccupata, sempre in ansia perché impegnata a risolvere problemi economici, problemi burocratici, problemi di famiglia e, ovviamente, problemi di salute. Nessuno ci insegna mai che questo non è l’Essere ma è il fare. E mentre siamo impegnati nel fare, la nostra vita scorre, la nostra fiammella si consuma o si spegne o, addirittura, neanche si sveglia.

Spesso mi chiedo come mai siamo arrivati a sottostare ad un sistema così, dove è palese che nessuno dei governanti degli ultimi decenni ha fatto nulla per sviluppare la parte spirituale delle persone, per rendere i popoli saldi e forti, per creare un mondo migliore fatto di cooperazione e di solidarietà, per creare una unione di nazioni che si aiutano a vicenda nello sviluppo della divinità di ogni singolo individuo e di ogni nazione al mondo… E’ vero, ci sono stati alcuni politici e personaggi che hanno provato a fare qualcosa per questa parte spirituale, ma “casualmente” sono stati uccisi. Già questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per ognuno di noi, perché non è normale che una persona che sta cercando di fare del bene venga uccisa, dovrebbe essere aiutata e sostenuta nel farlo. Si potrebbe non essere d’accordo e quindi mettere in discussione, parlarne… ma non uccidere. E’ gravissimo, e per gli esseri umani è diventata una cosa normale nella storia… abbiamo accettato come normale persino l’uccisione dei nostri simili, dei nostri fratelli e sorelle!

E’ veramente incredibile come ci hanno portati ad accettare che le cose stiano così. Quando parlo con le persone mi sento dire che è normale, che sono gli equilibri geopolitici, che ieri era l’Impero Ottomano, l’altro ieri quello Romano, e che questa è la storia dell’uomo nei secoli… dobbiamo accettarlo, rassegnarci.

Tutto questo è del tutto sbagliato, è contro la natura spirituale degli esseri umani, ed è ora che reagiamo, tutti assieme.

E’ tutto sbagliato questo sistema, non c’è nulla di normale. Non è normale che i bambini debbano vivere chiusi nelle scuole ad imparare cose che nemmeno ricorderanno quando saranno adulti. I bambini dovrebbero giocare e scoprirsi attraverso il gioco e l’esperienza diretta, dovrebbero avere un contatto diretto con la natura. Non sanno nemmeno cosa vanno a fare a scuola, poveretti. Vedete, già fin da piccoli ci insegnano che sono gli altri, nella veste di adulti o saggi più di noi, che trattengono le chiavi di ciò che è meglio per noi. Poi in realtà, quando si diventa adulti, si scopre che il mondo è pieno di corpi adulti con bambini mai sviluppati e, al loro posto, risponde l’ego con le sue maschere create per nascondere la sofferenza che mai si è saputo affrontare.

I bambini dovrebbero essere educati dai loro genitori e passare più tempo con loro perché soffrono la mancanza e il distacco da essi, sviluppando così problemi di salute già fin dalla tenera età. I genitori dovrebbero godere del tempo coi loro figli invece che consumarsi in lavori del tutto superficiali e che poco hanno a che fare con la vera natura dell’essere. Gli adulti non dovrebbero lavorare così tanto e con l’unico obiettivo di guadagnare per pagare le bollette, la casa, ecc., con la speranza di andare in vacanza due miserabili settimane…

Il lavoro dovrebbe essere di natura spirituale e dovrebbe essere svolto con piacere, con l’obiettivo comune di migliorare il mondo insieme ai propri fratelli, ma senza dover perdere la vita e la salute in esso come facciamo adesso. Non è normale che per poter godere del proprio tempo libero, per poter viaggiare o dedicarsi semplicemente a sé stessi e allo sviluppo della propria parte divina, dobbiamo arrivare ad avere così tanti anni e così tanti acciacchi… cosa può fare uno quando ormai è consumato?

La psicologia dice che la normalità è un’utopia, ma dal punto di vista della coscienza tutto questo sistema non è normale, non può esserlo mai. E’ diventato normale perché la nostra coscienza è stata quasi del tutto abolita, così abbiamo proprio perso di vista l’obiettivo, la vera ragione per la quale siamo nati con un corpo di carne. Anche se siamo una specie animale, siamo dei mammiferi, abbiamo una natura spirituale e una mente che può andare oltre, deve andare oltre. Altrimenti siamo condannati al volere di pochi e questo non è giusto, è completamente sbagliato! Anche perché noi siamo qui per evolverci, non per rimanere animali schiavi di un sistema marcio e completamente deviato per quanto riguarda le leggi spirituali.

Ebbene, è arrivato il momento di aprire gli occhi, di osservare da più punti di vista e di non accontentarci di un’unica versione dei fatti. Dobbiamo vedere con gli occhi della coscienza e senza i filtri che il sistema ci ha creati. Facciamoci delle domande senza paura delle risposte, risvegliamo la nostra coscienza e cerchiamo il confronto al di fuori del sistema. Meglio ancora, confrontiamoci in primis col nostro cuore perché è lui il detentore della verità dell’anima, è lui che dovrebbe governare le nostre vite, le nostre scelte e le nostre azioni, nessun altro dovrebbe governare il nostro cuore tranne noi stessi.

Chi governa oggi sa bene che per controllarci deve parlare alle nostre pance. Ma quando noi diventiamo padroni del nostro cuore facciamo sì che sia il nostro cuore a governare la pancia e la ragione, il che equivale ad imparare a discernere, ad elevarsi e ad Essere.

Ancora Platone diceva: Non esiste uomo tanto codardo che l’amore non renda coraggioso e trasformi in un eroe.

Quindi è un nostro dovere usare l’Amore per noi stessi, per i nostri cari, per la nostra nazione, in modo di diventare eroi per riprenderci ciò che ci appartiene: i nostri diritti, le nostre libertà, la nostra essenza divina.

Alberto Allas
Blogger Gruppo Rebis

Resistere alla nuova oppressione?

Neghiamo il consenso associandoci

Diciamocelo, sulla pandemia, sui poteri che la governano e sugli individui malati che hanno in mano quei poteri ne abbiamo veramente sentite e dette di tutti i colori, sia nel cercare le cause, sia nel trovare le possibili soluzioni. Abbiamo intuito i reali interessi e le strategie, ma risalire alle fonti della notizia non è mai semplice nè immediato. L’analisi richiede un tale lavoro di accuratezza e di dedizione, che solo cittadini con tempo a disposizione, solide capacità logiche, saldezza morale e tanta dedizione disinteressata (e indipendenza economica), possono permettersi di indagare e poi (con più difficoltà) di divulgare le contronotizie sui canali liberi, ma sempre più a rischio di censura di Stato.

Lo scenario è atroce per ciò che ci aspetta nel caso peggiore: la soluzione “cinese” di una dittatura tecnologica e di un “capitalismo della sorveglianza”, nelle parole di Ugo Mattei, un possesso integrale dei corpi e dei sistemi nervosi, una accurata e silenziosa censura, una pacata rimozione sociale dei devianti. E allora che fare? Vediamo tantissime azioni in ordine sparso: associazioni, movimenti, gruppi informali, iniziative di scopo: un’offerta già vasta ed effettivamente efficace nel fornire controinformazione documentata, certificabile, comprovata.

Ma ormai si capisce che tutto ciò, pur creando informazione di livello anche superiore al mainframe mediatico, non sembra uscire facilmente da una comunicazione per pochi. Insomma: ce la cantiamo e suoniamo da soli in un paio di milioni di persone che ricercano e gli altri che “origliano”, non tanto convinti, o vittime di quella che lo psicologo Martin Seligman nel 1965 definiva “impotenza appresa”? Quanti siamo in realtà? Difficile dirlo; l’analisi ormai ce l’abbiamo, ma ci manca l’ “elmetto”, come cantava Venditti in “Bomba o non bomba” (1975: l’anno di “The Crisis of Democracy”!). Sta forse per arrivare il momento di declinare democraticamente e collettivamente, in una lotta civile e non violenta, la storica e ricorrente incitazione di ogni rivoluzione: “all’armi! La patria è in pericolo!”? Sentiamo tutti che l’energia del sistema sociale si sta caricando, che umori e coscienze sono densi di elettricità e di tensione. Ci accorgiamo che questo potenziale collettivo potrebbe confluire in una finale esplosione cinetica, tanto quanto potrebbe, invece, implodere in un rassegnato e inconsapevole adattamento a qualsiasi imposizione, ultimo stadio della completa cessione di sovranità individuale. Questa energia di protesta (e di rabbia), vissuta dentro le singole vite obbligate (non per caso) al distanziamento sociale, potrebbe diventare non una momentanea macchina bellica e violenta da guerra (che non porterebbe al cambiamento ma al semplice conflitto) ma, invece, una irreversibile e determinata trasformazione integrale delle coscienze.

Nella disperante prospettiva di un totale annientamento sociale e biologico delle proprie vite, la gente potrebbe alla fine comprendere, forse con i resti di una mente ancora non completamente colonizzata dal potere, che quello che sta accadendo è un gioco in perdita per tutti. Come ha detto la pronipote del Presidente Dwight Eisenhower, Laura, nel suo “Message to the dark controllers”, (Youtube,  10 Aprile 2020): ciò che è violentemente contro Natura è destinato a fallire.

Le idee di come possa nascere un mondo del tutto nuovo sono tante e tutte sincreticamente compatibili, ma vorrei occuparmi qui di COME avvicinarci in pratica a quel mondo. Si tratta di generare un graduale risveglio delle persone, soprattutto di quelle che vivono ancora a loro insaputa, nella piena accettazione dell’autorità e nella assoluta ignoranza dei meccanismi fondamentali della società, della Scienza, del potere e della manipolazione (risultato di una accurata opera trentennale di de-encefalizzazione delle masse).

La domanda riguarda quindi come determinare un impatto cognitivo sufficientemente potente nelle persone ancora inconsapevoli.  Quale serie di stimoli o di iniziative può trasformare la frustrazione o la confusione di massa, in presa di consapevolezza e magari in conseguente azione di opposizione civile? Solo così gli indecisi, gli scettici, gli “integrati” nell’omologazione, potrebbero cominciare ad aprirsi alle posizioni degli “apocalittici” della liberazione.

Ecco una prima proposta: sappiamo che non “scendiamo in strada” a protestare perché (come molti episodi ci hanno mostrato) paghiamo individualmente i costi della nostra azione, nella pietà o nella indifferenza di chi magari è d’accordo, ma non vuole correre lo stesso rischio (punirne uno per educarne cento). E’ lo stesso problema della gestione delle denunce anonime contro abusi amministrativi e corruzione in Italia: non decollano, in mancanza di piene e reali garanzie di anonimato. Al contrario, il “whistle blowing” in altri paesi funziona egregiamente e protegge pienamente chi segnala tali abusi, mentre da noi assistiamo al penoso spettacolo della delazione sanitaria tra cittadini.

E se questo rischio di “pagarla personalmente” non ci fosse più? Se si potesse, cioè, sentirsi protetti da una comunità visibile, ben solidificata attraverso capacità di intervento giuridico, di difesa dei diritti e di intervento assistito presso le procure? Ciò sarebbe garantito da una precondizione essenziale, storicamente nota per la sua efficacia: si tratta dell’associazionismo e del principio federativo (anzi: confederativo) che è il centro del potere democratico. Quando il potere governativo limita ingiustamente il popolo, agendo separatamente sui singoli col suo dominio asimmetrico e nell’esercizio di un diritto imposto e non negoziato da un sistema parlamentare, l’unico modo per contrastarlo è quello di esercitare la propria influenza dal basso, attraverso l’unione di una moltitudine di gruppi ed istituzioni indipendenti non governativi.

John Locke, nei suoi due Trattati sul governo civile del 1689, ribadiva una conquista della filosofia del diritto seicentesca: se il Governo abdica alle sue funzioni contrattualistiche è possibile, anzi doveroso, contrastarlo e rovesciarlo. Questo associazionismo si basa sulle famiglie, le organizzazioni culturali, religiose, le associazioni, i circoli, le istituzioni economiche e sindacali, i gruppi di quartiere, le organizzazioni per i diritti della persona e tutto ciò che unisce gli individui e ne fa un corpo compatto. I singoli individui, o anche le singole associazioni in ordine sparso, non sono assolutamente in grado di produrre un impatto significativo su un governo e sappiamo che il semplice uso della forza, anche collettiva, va solo a contrastare lo Stato nel suo punto più forte: il monopolio della forza stessa, che ne caratterizza l’identità, nella definizione di Max Weber. Ma una confederazione di associazioni (una unione di attori sociali indipendenti, riuniti in un potente network nazionale e poi internazionale) avrebbe un ben altro potere contrattuale.

Esempio? L’ADAC tedesca, equivalente della nostra ACI italiana, costituisce in Germania un potente deterrente di difesa nei confronti delle politiche assicurative e automobilistiche delle grandi aziende. E’ difficile, per esse, ignorarne la presenza a livello nazionale: eppure è formata da milioni di automobilisti associati.

L’associazionismo, che Alexis de Tocqueville nel 1835 aveva già individuato come risorsa essenziale per salvare la “Democrazia in America” di un popolo che lui già allora descriveva come omologato e mediocre, non consente solo di contrastare il potere autoritario, ma anche di negargli il proprio consenso e la propria collaborazione. Una protezione associativa, non verticistica, capillare e confederata, a livello soprattutto giuridico e organizzativo, consente, appunto, di evitare agli individui di pagare un prezzo personale per azioni locali e singole perché crea massa critica e rende anonima la forza propulsiva di contrapposizione e di disobbedienza civile.

Insomma: gli atomi ci sono, si tratta però di riunirli in macromolecole e poi in corpi. Parliamo di reti di reti (giuridiche, mediatiche, sanitarie, etc..) che siano in grado di intervenire immediatamente sui propri “tesserati” a loro difesa e che restituirebbero coraggio e dignità ai singoli individui. Forse in questo modo, per esempio, le censure a Byoblu potrebbero venire contrastate da un potente apparato di difesa legale, rappresentante di una associazione dei media alternativi: e si potrebbe parlare di diversi milioni di persone. Ma provate a pensare a quante volte siamo stati testimoni di eroi lasciati soli (e penso addirittura alla protezione fisica di chi è minacciato di morte per le sue critiche). Casi come quello del Dott. Di Bella, del microscopio del Dott. Montanari, o del più recente TSO a un cittadino che manifesta in strada, potrebbero in futuro conoscere ben altri esiti.

Una seconda proposta: e se poi si cominciassero anche a  rendere pubbliche, in modo INCANCELLABILE (e sicuro) le informazioni essenziali che garantiscono le necessarie trasparenze dell’azione politica e industriale a noi normalmente inaccessibili? In questo modo, se una rete di reti possedesse una tecnologia sul modello “Blockchain” (per definizione “immutabile”) si potrebbero rendere pubblici, con dati originali, i comportamenti dei politici e degli amministratori; si istituirebbe così una delle più potenti base dati e di memoria collettiva, che supererebbe di gran lunga l’accesso ancora casuale, o limitato agli addetti della stampa, che offre web o reti locali. La gente accederebbe “in chiaro” a delibere, curriculum, verbali, dichiarazioni, bilanci, operazioni finanziarie pubbliche, spese amministrative: si disporrebbe, insomma, di una tecnologia rigorosamente anonima, di una “memoria sociale” delle azioni pubbliche, a patto che essa non diventi ovviamente un nuovo strumento di controllo degli individui.

Queste due opzioni (insieme a tante altre) sono tecnicamente, ma ancora non politicamente, possibili: possono nascere solo da una convergenza tra “think tanks” collettive e capacità tecnologica, con tutti i rischi di ripetizione di modelli recenti di questa simbiosi già falliti, e richiedono quindi massima attenzione a non ripetere gli errori del passato (protagonismo personalistico, utilizzo della fiducia popolare per scopi privati, totale resa politica all’avversario). Sarà possibile una tale simbiosi? Il destino bussa alla porta, ma è meglio che si sbrighi, perché il nemico è già in giardino.

Paolo Genta
Blogger Gruppo Rebis

Articolo pubblicato in Sovranità Popolare N. 04 anno 02 maggio 2020 pag. 16

Quando il privato governa il pubblico

La frontiera del corpo

Se la socialità, come già affermava Aristotele, è la qualità principale degli esseri umani e della loro intelligenza, il carattere antisociale del globalismo neoliberista, che ha predicato la competizione, il possesso, la prevaricazione, l’egoismo, la disuguaglianza, la privatizzazione di ciò che appartiene a tutti, ne fa indubbiamente una potente ideologia antiumanista e antiumana. Quando si sancisce nei fatti il diritto di pochi di possedere una fetta enorme dei beni del pianeta, di dirigerne le sorti, di decidere della vita o della morte di miliardi di persone, dettando legge anche agli Stati, è inevitabile che valori quali la solidarietà, la felicità, la crescita spirituale degli individui e delle comunità diventino carta straccia e l’essere umano, da copula mundi, ovvero punto di congiunzione fra spirituale e materiale, come lo definiva il dotto filosofo umanista Marsilio Ficino, si riduca alla mera dimensione corporea, a semplice strumento da lavoro, come una res, un oggetto, privo di diritti soggettivi. Così è in effetti per le moltitudini affamate e sfruttate di molti Paesi di questo mondo squilibrato, e così rischia di diventare anche per noi europei.

Ci siamo beati per decenni nella stolida illusione che i diritti civili, politici, sociali, conquistati con tante lotte, fossero un patrimonio acquisito una volta per tutte. Per questo, in base al principio della rana bollita di cui parlava Noam Chomsky, ci siamo lasciati portare via un pezzo dopo l’altro tutto ciò che avevamo conquistato e scritto nella nostra bella Costituzione: l’autodeterminazione, la moneta sovrana, il diritto al lavoro e alla dignità, la scuola (veramente) pubblica, la Sanità pubblica, lo Stato sociale, ora anche tutte le libertà personali, di espressione, di informazione, di movimento, di relazione, di manifestazione, di impresa, a cui abbiamo rinunciato, si spera solo temporaneamente (ma lo sperare è già segno che altri decideranno e concederanno), senza battere ciglio, perché terrorizzati da un sistema mediatico sadicamente allarmante e infantilizzante. Così, sotto il nostro sguardo distratto, in piena regressione da impotenza appresa, ci è forse sfuggito che è minacciata l’estrema libertà, quella di decidere per il proprio corpo.

“La politicizzazione della nuda vita come tale costituisce l’evento decisivo della modernità”, scrive Giorgio Agamben. Abbiamo accettato che, per tutelare la mera sopravvivenza fisica, che Aristotele chiamava zoé, da uno solo dei numerosissimi pericoli che la minacciano ogni giorno, abbiamo rinunciato a vivere una vita libera (bíos), ancorché esposta a rischi, e a preferirle un’ambigua sicurezza fornita dall’autorità e un’innaturale separazione fisica dai nostri affetti, dalle relazioni e dalle esperienze che ci rendono umani. Abbiamo cioè accettato l’estrema scissione, quella dentro noi stessi, fra anima e corpo, fra ragione ed emozione, fra spirituale e animale. Ridotti a corpi senz’anima e alla pura esistenza biologica, privati della nostra individualità da una mascherina anonimizzante, isolati e vessati da un arbitrio poliziesco inaudito alimentato da norme irrazionali, contraddittorie e confuse, reclusi in quarantena o in TSO, benché sani, ipnotizzati da una comunicazione mediatica scorretta e manipolativa, forse non abbiamo capito che è il nostro corpo l’ultima frontiera del controllo e che su di esso decine di multinazionali, fondi d’investimento, società private, enti sovranazionali privatizzati come l’OMS, GPPP (partnership globali pubblico-privato, come GAVI o GHSA), di cui ho parlato in articoli precedenti, da anni lavorano incessantemente per toglierci la sovranità, ovvero la possibilità di decidere liberamente per noi stessi.

Durante la crisi da coronavirus, gestita da un’inutile Task Force eterodiretta dai potentati (privati) internazionali e sottratta al controllo dei cittadini, sono improvvisamente saltati fuori da un cilindro inesauribile l’orwelliana Task Force contro le fake news , che prima si chiamava latinamente “censura” oppure italicamente “Santa Inquisizione” e la cui istituzione risulta davvero singolare in una situazione nella quale non pare esserci alcuna certezza; i droni per la sorveglianza dei bagnanti solitari; i caschi della polizia capaci di rilevare la temperatura; la app Immuni (sulla quale il Copasir ha sollevato non poche perplessità per il rischio di centralizzazione e controllo dei dati personali, in base al quale chiunque potrebbe essere internato con un pretesto); le vaccinazioni mediante tatuaggi a punti quantici; le telecamere a riconoscimento facciale, già attive da tempo, ma ora sempre di più, con il pretesto della sicurezza; il passaporto vaccinale (sul quale si lavora in Europa da un paio d’anni, in vista dell’applicazione dal 2022); il 5G, tanto spinto dalla Task Force per evidenti ragioni, con annessa strage di alberi secolari; i vaccini a RNA o a DNA che modificano il genoma con conseguenze ignote e non reversibili; i microchip iniettati sottopelle, in fase di autorizzazione in Italia, nel silenzio dei media; i braccialetti per il distanziamento sociale, che qualche mente criminale ha pensato di applicare anche ai bambini fra 2 e 6 anni; le petizioni per la scomparsa del denaro contante, con la scusa del contagio; perfino la criptovaluta che si produce tramite comportamenti ed emozioni e di cui va visibilmente fiero l’onnipresente e onnipotente Bill Gates, attivissimo su parecchi fronti della sorveglianza globale, come scrive con preoccupazione il senatore statunitense Bob Kennedy Jr.

Quest’ultima novità merita particolare attenzione. Nel loro senso di invincibilità, le élites lasciano dappertutto simboli più o meno trasparenti. Il 21 settembre 2018, la Microsoft di Bill Gates registra un brevetto , pubblicato sul portale https://ipportal.wipo.int  il 26 marzo 2020, dal titolo CRYPTOCURRENCY SYSTEM USING BODY ACTIVITY DATA,  con il numero inquietante WO/2020/060606. 666 è infatti conosciuto come il numero della Bestia nell’Apocalisse. Ma al di là delle suggestioni e della coincidenza con la scadenza di ID2020, il progetto globale di identità digitale associata al corpo, il brevetto è assai più inquietante per i contenuti. Prevede infatti un sistema di criptovaluta centralizzata, basata sulla tecnologia della blockchain e comunicante con il centro tramite un sensore impiantato nel corpo, che assegna denaro virtuale in base alle azioni effettuate o alle emozioni provate dal soggetto. Così si può essere condizionati a fare e a pensare le cose “giuste”, sempre connessi con la Matrix. Si tratta insomma di una tecnologia che permette un tipo altamente sofisticato di social rating, ovvero di “prezzatura” delle persone, anziché delle cose, alla quale potranno essere subordinati i diritti personali (viaggiare, compare, vendere, accedere al conto corrente, privacy, relazioni) e la dignità (una suoneria e cartelloni di gogna digitale potranno mettere in guardia i “buoni” cittadini dall’avvicinarsi). Che non si tratti di paranoia fantascientifica, lo dimostra il fatto che il social rating è tragicamente già in corso di sperimentazione da qualche anno in Cina. Si può ascoltare su Youtube  la testimonianza di due donne che hanno osato protestare per l’esproprio della loro casa.

In questo modo, la pandemia più annunciata della storia (da Jacques Attali nel 2009, dalla Fondazione Rockefeller nel 2010, dall’UE nel 2012, da Bill Gates nel 2015 e nel 2019, ecc.), in nome della nostra salute e, come per ID 2020, dei nostri diritti, ci sta togliendo la sovranità sul nostro corpo, espropriandoci di quella sulla mente, ovvero ci sta privando della libertà. E mentre il popolo, paralizzato dal panico, dalla confusione e dall’irrazionalità di norme insensate, fa la spia sul vicino di casa e ha il terrore del contagio e della socialità, un commando di personaggi non eletti e messi lì dall’estero, approfittando dell’emergenza, come insegna la più classica teoria economica dello shock, stanno delineando il nostro futuro secondo i loro progetti. Senza sovranità monetaria, poveri e in un Paese devastato dagli appetiti privati, non ci sarà facile reagire all’ulteriore misura già pronta: la vaccinazione obbligatoria di massa contro l’influenza, in attesa del salvifico vaccino anti Covid-19. Maria Stella Gelmini ha già prontamente presentato in Parlamento la mozione, sulla scia della fortunata iniziativa della Lorenzin, che ha aperto il varco con i più piccoli. Il nostro corpo sarà ancora meno nostro, perché la disobbedienza (non più chiamata “libera scelta”) ci costerà quasi certamente la riduzione dei diritti che abbiamo sempre ritenuto intangibili, come avviene già con i bambini privati della scuola, benché sanissimi. Anche questo, peraltro, era progettato almeno dalla riunione GHSA del 2014 a Washington, da cui la Lorenzin ci ha riportato l’obbligo per 10 vaccini. Ovviamente, per il nostro bene, che da soli non siamo in grado di perseguire.

Insomma, la nostra salute sta così a cuore ai miliardari filantropi e ai nostri politici disinteressati, che per imporcela sono disposti senza troppe remore a chiudere in casa per mesi in isolamento lavoratori, bambini e anziani, a creare le condizioni per enormi danni psichici e per l’aumento dei suicidi, a privarci del sole, del movimento, delle relazioni, del gioco e del contatto con la natura, a censurare come fake news i suggerimenti più ovvi di prevenzione, come l’uso delle vitamine e una vita sana all’aperto, a imporci il 5G (tecnologia militare di controllo), tentando anche di toglierci il diritto ad opporci all’installazione delle antenne (ci hanno provato nel decreto Cura Italia), a mantenerci nello stress dell’incertezza e delle sanzioni, inflitte senza motivo razionale a cittadini esausti, a imporci l’uso delle mascherine, che le autorità sanitarie, e perfino l’OMS, giudica inutili nella maggior parte dei casi, quando non pericolose per la salute e che in altri Paesi europei non si usano, ad accarezzare l’apertura agli OGM (anche qui Bill Gates ha lucrosi interessi: dalla culla alla tomba, si direbbe). Per non parlare dei danni economici, della rinuncia ad esercitare la sovranità monetaria, del MES e del fascicolo sanitario elettronico senza consenso, che segue alla cessione dei nostri dati sanitari a multinazionali straniere, già voluta dal governo Renzi, dell’intrusione nella famiglia e del delirio transumanista dell’ibrido uomo-macchina. Ci aspettano la privatizzazione dei servizi, come la scuola e la sanità, l’uso ubiquo della tecnologia, la “società del noleggio” e il “comunismo dei miliardari”, in cui i cittadini rinunciano a qualunque proprietà e prendono tutto in affitto.

La frattura fra cittadini e apparati dello Stato si sta allargando di giorno in giorno. Siamo in guerra, e non è un’iperbole. Lo siamo da decenni, anche se abbiamo dormito. Il progetto è chiaro e si chiama Nuovo Ordine Mondiale. Ha molti collaborazionisti e utili idioti, che finiranno stritolati pure loro, anche se si illudono di averne un vantaggio. Questa è una guerra senza reali vincitori. Coinvolge l’intero pianeta ed è il fine – o la fine – della globalizzazione neoliberista. Mira non al denaro, ma al depopolamento e al dominio sulle coscienze attraverso il controllo del corpo con la tecnologia. Tuttavia, l’esito è incerto e la Coscienza spirituale è imprevedibile. Tutti i sistemi totalitari hanno cercato di ridurre l’uomo ad insetto sociale, privo di individualità. Ma l’essere umano non è un insetto e il progetto biopolitico fallirà, semplicemente perché è impossibile. La tecnologia può schiacciare la Coscienza, ma non ucciderla, perché non è in grado di raggiungerla. E una Coscienza libera, responsabile, amorevole e giusta saprà sempre come fare per cambiare gli scenari distruttivi che dovrebbero fiaccarla. Perciò niente paura, pessimismo, scoramento o rinuncia. È ora di mettersi al lavoro. Ne vedremo delle belle.

Patrizia Scanu
Fondatrice Gruppo Rebis

Articolo pubblicato da Sovranità popolare, n° 4, 2020

L’Arte dimenticata

L’arte è la capacità di riprodurre figurativamente o rappresentativamente qualcosa che esiste in natura e, nel caso si tratti di una scienza, o di una attività creata dall’essere umano, allora l’arte si tramuta nella conoscenza approfondita e ingegno creativo nell’uso di tale tecnica. Non importa quale sia l’ambito in cui opera l’artista, se egli è in grado di trascendere i limiti della realtà in cui opera.

La mia definizione moderna di arte purtroppo credo non sia completa, probabilmente se ne parlassi al mondo intero oggi troverei qualche migliaio di pareri differenti. Soprattutto oggigiorno che sono cambiati gli schemi, non si può più parlare del proprio punto di vista come se esso appartenesse all’unica scienza esatta. Non c’è più il rispetto che esisteva per pochi e veri Maestri come durante il Rinascimento. Oggi sta succedendo qualcosa di invisibile ai nostri occhi, ma sta accadendo.

A maggior ragione è proprio nell’arte che è difficile esprimere il proprio punto di vista; da dopo il Rinascimento quanti grandi artisti come Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Giotto e molti altri dello stesso calibro abbiamo avuto? Posso unicamente rispondere che durante il Rinascimento esistevano molti artisti ma una sola arte, quella che proveniva da un insegnamento unico, da una scuola unica.

Dal dopoguerra sono nati 174 tipi di arte moderna differenti e, se a qualcuno interessasse vederne un elenco, lo potrebbe trovare su Wikipedia: è veramente pazzesco.

Come è possibile che in soli 400 anni si sia persa tanta conoscenza riguardo all’arte? Come si potrebbe iniziare una discussione che possa convincere qualcuno che tutto inizia da un solo tipo di arte assoluta mentre la nascita di 174 tipi di arte mostra invece un evidente impoverimento e perdita di conoscenza riguardo ad essa, al punto che chiunque potrebbe auto nominarsi artista? Come potrei mai affermare io, che un artista non sono, che le famose scritte sui muri o sui mezzi pubblici, appartenenti allo stile Wild Style, non mi sembrano affatto creative? Sicuramente starei commettendo un errore, ma se si iniziasse una discussione in proposito non si verrebbe a capo di nulla, o forse non succederebbe perché non esiste più la conoscenza di base che insegnavano durante il Rinascimento, su cui costruire un discorso che abbia qualche valore.

A parer mio sta evidentemente accadendo qualcosa di irreversibile, si sta andando verso il caos in ogni cosa, nella politica, nell’arte, nella scuola, nel mondo del lavoro, persino nell’etica riguardo ai diritti umani. E infatti gli schemi di oggi sono nati per nascondere questa gravissima perdita in tutti i settori, tutti gridano a gran voce ma solo pochi sanno e quei pochi vengono sempre messi a tacere. Oggi c’è l’abitudine di discutere di ogni cosa per poi arrivare molto spesso a scelte insensate perché sono venute a mancare le fondamenta.

Esiste però il modo di spiegare questo nuovo schema dell’era odierna e fortunatamente lo possiamo spiegare con un metodo scientifico esistente e conosciuto.

Difatti esiste un fenomeno fisico che descrive tutto ciò che va verso il caos, l’appiattimento o la perdita di qualsiasi cosa, un fenomeno persino prevedibile, anche se ancora in fase di studio: l’entropia.

In cosa consiste l’entropia? Secondo la fisica termodinamica è la perdita di calore di un oggetto nell’ambiente circostante più freddo. D’inverno, ad esempio, in una città come Milano, tutti i riscaldamenti accesi delle case possono creare un effetto serra dovuto alla cupola di inquinamento che copre la città e a tutte le dispersioni di calore degli appartamenti, delle caldaie e dei camini. In termodinamica questa è entropia, ma non è tutto qui il significato di questa parola. Se non esistesse l’entropia tutto ciò che il nostro sole riscalda con i suoi raggi luminosi non riscalderebbe anche ciò che ha vicino e magari all’ombra. Il pianeta terra, se non esistesse l’entropia, non avrebbe la vita sulla sua crosta e nemmeno le stagioni. Infatti la nostra natura, per la legge che “nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, non possiede nessun sistema isolato; gli oceani riscaldandosi creano delle correnti ventose calde che mantengono un clima mite sulla terra; la medesima cosa accade per le foreste che generano ossigeno per tutta la nostra atmosfera; le montagne che generano le loro correnti fredde, creano il movimento dei venti sulla terra e il movimento è vita. Si può dire che il movimento unito all’entropia sia il motore per la vita, infatti il movimento rotatorio del nostro pianeta genera le correnti jetto, correnti ventose che nel giro di poche ore ci permettono di respirare l’aria appena generata dalle foreste giapponesi e viceversa a nostra insaputa. Sul nostro pianeta infatti possiamo avere sia estati che inverni contemporaneamente, ma non andiamo mai oltre un range di temperature che rispetta più o meno tutta la vita di tutto il pianeta.

Quindi in qualche modo l’entropia sembra sinonimo di vita e questo per la termodinamica, dove l’unico sistema chiuso o isolato che possiamo trovare appare proprio il nostro pianeta. Guardando invece la fisica quantistica abbiamo quasi la definizione opposta.

In realtà la fisica quantistica non ha una opinione opposta, ma solo osserva le cose più acutamente. Sulla nostra terra, secondo quest’ultima, i sistemi isolati invece esistono, altrimenti proprio per questo non esisterebbe la vita, e vediamone bene il perché. Prendiamo l’esempio dei funghi: sappiamo benissimo che per un corpo umano o animale possono voler dire malattia e in alcuni casi anche morte, ma non sto parlando della ingestione di quelli velenosi, mi riferisco invece a quei casi in cui le muffe e i funghi possono invadere gli organi e l’intestino di un corpo umano. Se abbiamo un sistema immunitario molto debole e il sistema batterico intestinale inesistente, il corpo umano può essere invaso da certi tipi di batteri che formano appunto muffe e i funghi: come conseguenza possiamo affermare che il corpo umano deve esistere come sistema isolato? La medesima cosa accade ai cibi quando stanno troppo tempo in frigo, se la loro qualità si abbassa troppo producono ogni sorta di putrefazione.

Ciò che isolerebbe quindi la vitalità del corpo umano sarebbe proprio la qualità delle sue energie che manterrebbero sano il proprio sistema immunitario, ma anche tutto ciò di cui si potrebbe cibare ogni giorno dovrebbe essere qualitativamente alto, altrimenti si demolirebbero gli argini che mantengono tutto il sistema isolato. Solo nel momento in cui il sistema immunitario perde energia, perde forza, possiamo vedere che è il segnale che tutto il sistema è energeticamente e qualitativamente declassato o compromesso, permettendo l’avvicinamento e poi l’ingresso ai batteri esterni, ai virus, alle muffe che provocano il cancro. Questa si chiama entropia, cioè il corpo cede la sua vitalità alle forme di vita dannose per se stesso, fino a che muore, ma è costretto a cederle a causa di un declassamento energetico.

Questo è anche lo stesso sistema che regola la putrefazione.

La medesima definizione di entropia esiste per ogni sistema vivente. Di recente sono comparse delle alghe verdi sui ghiacci del polo sud. Un sistema isolato come quest’area mai ha raggiunto fino a questo punto un pericoloso declassamento del suo equilibrio energetico a causa dell’inquinamento e delle alte temperature, e quindi è entrato in entropia. E cosa dire dei nostri mari? Ho visto acque azzurre e cristalline, che hanno sempre riflesso solo raggi blu, improvvisamente riflettere toni verdi come le alghe che hanno invaso i loro fondali. L’acqua di quelle zone stupende, a causa dell’inquinamento, ha perso di qualità, le sue energie si sono degradate e oggi non è più un sistema isolato, ma uno che sta morendo.

Oggigiorno, come ho detto sopra, esiste lo schema di fare discussioni poco costruttive perché, purtroppo, è iniziato un declassamento delle energie in tutti i campi, soprattutto in economia e politica: in cosa possiamo ricercare le cause di tutto ciò?

Un esempio per capire lo abbiamo davanti, il Coronavirus contribuirà ad uccidere tutte quelle attività artigianali come il saper costruire una scarpa, un vestito, un tessuto prezioso, che erano patrimonio culturale e artistico di questo paese e costringerà tutti costoro, almeno i giovani eredi, a reinventarsi professionalmente in attività facilitate dalla tecnologia. Un ulteriore degrado della conoscenza e di una cultura che avvicinerà i predatori di altri paesi che acquisteranno i nostri migliori marchi. Allo stesso modo, dopo le ultime due guerre mondiali, come tutte le guerre della storia sottovalutate da questo punto di vista, abbiamo visto nascere 174 diversi tipi di arte, e questo non è un dato positivo. 174 modi diversi di fare arte generati da coloro che, privati di una conoscenza importante su questo argomento, si sono dovuti re-inventare, ma dobbiamo osservare che il problema è ancora più grande di quanto possiamo immaginare.

Dovremmo domandarci, lasciando da parte qualsiasi altro argomento, per un momento solo, come sarebbe la natura di questo mondo se non esistessimo noi e come invece è cambiata in questi ultimi 400 anni, come conseguenza al nostro operato o semplice esistenza. La risposta facile che dovremmo dedurre a questo punto potrebbe essere che è evidentemente accaduto qualcosa a noi.

E’ necessario sapere che la Vera Arte nasce assieme alla razza umana e questa materia quindi non ci racconta solo cosa sia l’arte figurativa e rappresentativa, l’estetica, la geometria, l’ingegneria e quant’altro ci riguardi, ma racconta a noi anche come crescere energeticamente, mentalmente e spiritualmente. Si chiama sempre Arte, ma il suo nome completo è Al-kemi, Arte della terra nera d’Egitto. Oggi la pronunciamo così: Alchimia, ma ci tengo a sottolineare che non è di origine araba.

Si può dire che l’alchimia sia stata scritta per la razza umana, la quale possiede sia pregi che difetti. In definitiva cosa era l’alchimia durante il Rinascimento? Leonardo da Vinci, e molti altri maestri alchimisti di quegli anni, tradussero questa materia criptata di cui possedevano ancora molti contenuti, per creare un percorso evolutivo per chiunque lo volesse affrontare, un percorso evolutivo per sviluppare caratteristiche personali utilizzando l’arte figurativa e i simbolismi di questa, come esame di ogni livello superato. Lo sviluppo di tali energie personali ottenuto grazie al percorso evolutivo, creava a sua volta le capacità di comprendere l’arte a chiunque lo frequentasse. Il percorso evolutivo del Rinascimento, che prese il nome di Percezione Visiva Alchemica, fu la causa di quell’età di cambiamento che camminò in direzione opposto alla entropia.

La Percezione Visiva Alchemica creò un nuovo modo di concepire il mondo e se stessi, sviluppò nuove idee che chiamarono Umanesimo, ma in poche e semplici parole era un percorso evolutivo per la nostra scala di valori e della nostra coscienza: sono questi gli unici elementi che possediamo che possono mantenere il nostro sistema come isolato.

Questo è il tesoro che abbiamo perduto, per questo tutto ciò che tocchiamo oggi si declassa, comincia a correre veloce verso l’entropia.

Bisogna sempre mantenere integra qualitativamente la nostra parte più creativa, e soprattutto non si deve mai abbassare la qualità della nostra scala dei valori, perché è proprio questa l’arte che la natura stessa cerca di comunicarci, ovvero l’arte di mantenere una sovranità come razza, un sistema isolato e inattaccabile che non nuoce ma nutre se stessa e il mondo circostante.

Al riguardo Einstein ebbe a dire: “Il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti.”

Angelo La Rosa
Blogger Gruppo Rebis

I doni della psicoterapia

La parola psicoterapia significa etimologicamente cura dell’anima ed è realizzata dallo psicologo o dallo psicoterapeuta tramite la talking cure, la cura parlata. Esistono numerosissimi orientamenti teorici e altrettante sono le scuole di psicoterapia. Il modello psicodinamico, quello ericksoniano, la psicologia umanista, l’orientamento cognitivo comportamentale, la psicosintesi e la psicoterapia transazionale sono solo alcuni modelli presenti nell’orizzonte di una delle più giovani discipline scientifiche.

Ma… com’è possibile curare tramite la parola?

Noam Chomsky è un filosofo, un linguista, un attivista politico e un teorico della comunicazione. E’noto oltre che per l’impegno politico, per le sue brillanti critiche al neoliberismo, alla politica internazionale e all’ appiattimento conformistico dei mass media tradizionali. Ha elaborato la teoria della grammatica generativa. La specie umana viene al mondo con delle strutture innate che permettono l’acquisizione del linguaggio. Si oppone alle concezioni comportamentista basata sulle associazioni tra stimolo e risposta. Ogni frase non è pronunciata perché è stata memorizzata e ripetuta ma è nuova, generata sulla base della conoscenza di un insieme di regole. Non è possibile che un dispositivo così complesso venga elaborato da zero. L’essere umano ha l’innata e universale capacità di sviluppare un sistema di comunicazione basato su segni e simboli. Grazie alla creatività, a partire da un numero limitato di regole e parole generiamo qualcosa di nuovo. La grammatica produce dei contributi originali, proprio come un albero che offre i suoi frutti.

Nel primo passo del vangelo di Giovanni si legge «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio». Uno degli aspetti che tradizionalmente si attribuisce ad una qualsiasi divinità è la capacità di creare a partire da un pensiero, una realtà alternativa. Questa entità riesce a materializzare un desiderio che prima ha immaginato e poi trasformato in parole.

La terapia dell’anima si basa quindi sulla parola che è essenzialmente RELAZIONE. Quello che cura è la relazione. Il sentirsi parte di una realtà condivisa. Il poter accedere ad uno spazio fisico e simbolico in cui rivitalizzarsi grazie all’attenzione condivisa di due individui che hanno lo stesso obiettivo.

Lo sviluppo di una relazione di attaccamento sicuro con il caregiver fa in modo che il bambino sperimenti una sensazione di protezione e sviluppi una sicurezza emotiva. Egli esplora il mondo ma sa che se sarà in difficoltà potrà utilizzare sua madre come base sicura e tornare da lei per essere rassicurato e per ricevere una ricarica affettiva. Il terapeuta diventa per il paziente una figura di riferimento in un certo senso anche materna o paterna. Le emozioni chiamano sempre in causa la nostra parte più istintiva, più infantile, più fragile.

Al di là della consulenza psicologica, al clinico si chiede di farsi contenitore del contenuto del paziente. Egli deve restituire al paziente del materiale grezzo rielaborato in una forma diversa, più comprensibile.

Il linguaggio presuppone che ci sia un interlocutore che possa decodificare il messaggio e produrre una risposta basata sullo stesso sistema di comunicazione. Ci inserisce nella comunità di esseri umani. Un individuo che soffre ha un’esperienza interiore, dei modelli comportamentali disadattivi che producono disagio e non permettono un normale funzionamento lavorativo, familiare o sociale.

L’essere umano viene al mondo con delle strutture innate che consentono l’acquisizione e la produzione del linguaggio perché è un essere intrinsecamente sociale. Ha un naturale bisogno di relazionarsi con i suoi simili. Non esiste un Io o un individuo senza un altro con cui confrontarsi. Freud diceva che l’altro è sempre presente in qualità di amico o nemico o oggetto di desiderio.

La psicoterapia ripensa e rivitalizza il modo di essere in relazione. Esistono differenti tipi di relazione. La relazione con sé stessi riguarda il modo di percepirsi e definirsi. L’individuo guarda a sé stesso con gli occhi con cui è stato guardato da sua madre, dai suoi maestri e da tutti gli educatori con cui è entrato in contatto. Il senso di sé ha una radice sociale, si genera a partire dai rapporti in cui l’individuo è inserito.

L’io non è una struttura unitaria. Ognuno di noi ha dentro sé una piccola comunità di altre voci. A seconda della contingenza, sul palcoscenico della mente illuminiamo i nostri desideri infantili, le nostre pretese adulte o il nostro genitore interno. L’integrità, il riuscire a disciplinare tutte le nostre parti interne, è essenziale per il raggiungimento di uno stato di salute ottimale. L’equilibrio si raggiunge quando ciò che si pensa, ciò che si dice e ciò che si fa coincidono. Solo così si potrà offrire un’immagine di sé stabile e venire considerati degni di fiducia da parte degli altri.

Un altro tipo di relazione è quella che si intrattiene con familiari, parenti, colleghi di lavoro. Questa è mediata da un sistema sociale di aspettative legato alla propria età, al proprio genere di appartenenza e al ruolo che si ricopre. Il modo di interagire con gli altri dipende dal temperamento, dalla personalità, dalle esperienze di vita e dal background culturale di riferimento.

L’individuo è in relazione anche con sistemi di credenze e/o entità astratte di vario tipo (es Il dio della religione cristiana) che orientano il suo modo di percepire e agire sulla realtà.

C’è una continua transazione, un’influenza bidirezionale tra individuo e contesto. Un sistema di feedback. Ad ogni azione viene attribuito un senso. Ogni azione induce negli altri e nel contesto una reazione.

Il modo di narrare la propria storia personale, le credenze relative a se stessi orientano il modo di porsi.

Se un individuo sviluppa un senso di impotenza appresa dopo aver sperimentato una serie di fallimenti, comincerà a credere di non avere in sé stesso gli strumenti per agire nella realtà e raggiungere i propri obiettivi.

Un’azione di psicoterapia efficace non mira soltanto alla risoluzione di un sintomo, alla ristrutturazione di un insieme di atteggiamenti disadattivo o al favorire l’acquisizione di strategie di coping più efficaci. E’ fondamentale ricordarsi che è anche il contesto ad essere potenzialmente salutogenico o patogenico.

Una somatizzazione connessa ad un profondo malessere familiare sparirà senza dar luogo ad un altro sintomo solo se l’individuo riuscirà ad inserirsi in un sistema relazionale più sano.

L’approccio alla cura della persona, al raggiungimento di una soddisfacente qualità della vita non può basarsi esclusivamente sulla risoluzione dei sintomi. E’ essenziale adottare una prospettiva sistemica e integrata che tenga in considerazione la teoria dei sistemi dinamici elaborata da Urie Brofenbrenner secondo cui i molti contesti in cui l’individuo è inserito (microsistema familiare, colleghi di lavoro, gruppi di amici, sistema economico, politiche sociali, valori culturali di riferimento) influenzano la salute e il livello di benessere percepito di un individuo.

La psicoterapia agisce sui processi psichici, sulle emozioni e sul modo di essere in relazione con sé stessi, con gli altri e con il macrosistema sociale tramite la parola. La parola è generativa. L’ho sempre paragonata ad un seme che si ramifica nella mente. A partire da un significato se ne producono molti altri, in un susseguirsi incessante innescato da un unico elemento. Si ha una sorta di effetto domino. Da un’unica ghianda possono nascere innumerevoli querce.  E’grazie al linguaggio che è stato stipulato il patto sociale. Il senso che viene attribuito agli eventi, il modo in cui percepiamo uno stimolo contribuisce alla creazione della realtà. Ognuno grazie ai propri pensieri, alle proprie parole e alle proprie azione ricrea fuor di sé quel che porta nel cuore. L’esterno finisce per diventare uno specchio dell’interno.

Una famosa massima buddista afferma «Il tuo peggiore nemico non può farti del male quanto i tuoi pensieri non controllati. Non soffriamo per le cose in sé ma per il nostro atteggiamento verso le cose»

Iolanda Della Monica
Blogger Gruppo Rebis

Entaglement quantistico, campi morfici e coscienza collettiva

SIAMO TUTTI COLLEGATI!

La meccanica quantistica rappresenta uno degli ambiti più affascinanti di tutta la fisica perchè costringe gli scienziati a prendere in considerazione l’esistenza di nuove possibilità come il teletrasporto, la crittografia quantistica e la possibilità di realizzare calcolatori quantistici. Non c’è bisogno di possedere conoscenze specialistiche per rendersi conto del fatto che alcuni fenomeni come l’entanglement contraddicono il senso comune facendo vacillare paradigmi, visioni del mondo e leggi che noi diamo per scontate.

Il termine entanglement (che tradotto significa groviglio, intreccio) fu introdotto da Erwin Schrodinger nel 1935 nella recensione di un articolo sul paradosso Einstein-Podolsky­-Rosen (EPR). E’ basato sull’assunzione che gli stati quantici di due particelle microscopiche A e B inizialmente interagenti, possano legarsi tra loro in modo tale che, anche quando vengono poste a grande distanza, la modifica dello stato quantico della particella A ha un effetto immediato sullo stato quantico della particella B determinando quello che Einstein ha chiamato azione spettrale a distanza (spooky action at distance). Ciò implica che le proprietà di due elettroni entangled siano indissolubili e che non si può prescindere dalla connessione che li lega quando si vogliono definire ed analizzare le loro proprietà. La cosa più stupefacente è che di fatto vengono violate tutte le regole previste da Einstein sulla massima velocità di propagazione di un’informazione che ad oggi è considerata pari a quella della luce. Secondo la logica comune l’effetto si può osservare solo dopo il verificarsi dell’evento che lo causa. Nella teoria quantistica si può osservare un effetto prima o contemporaneamente all’evento che lo causa.

Questa sorprendente scoperta richiama alla mente la teoria della risonanza e dei campi morfici del celebre biologo Rupert Sheldrake secondo cui gli individui di ogni specie, siano essi uomini, animali o piante, sono in relazione sia con i membri attuali della propria specie sia con i membri passati. Esisterebbe una sorta di memoria collettiva, una banca dati comune a cui l’individuo attinge e che guida la morfogenesi.

La teoria di Sheldrake è corroborata anche dalla psicologia analitica dello psichiatra e psicoanalista Carl Gustave Jung. In trasformazioni e simboli della libido Jung riporta il contenuto delle allucinazioni di alcuni pazienti schizofrenici senza alcuna scolarizzazione né cultura notando che nei deliri erano presenti miti ed elementi passati che i pazienti non potevano né aver vissuto in prima persona né aver acquisito. «Per l’esperienza psicologica questi sono i contenuti archetipici dell’inconscio collettivo, i resti uguali in tutti gli uomini, di un’umanità antichissima, il patrimonio comune ereditario e intatto da ogni differenziazione ed evoluzione donato agli uomini al pari della luce e del sole e dell’aria». Jung parla dell’esistenza di immagini primordiali, insite in ogni individuo, dell’esperienza sedimentata degli avi che giace in ognuno ed è bagaglio ontogenetico e filogenetico.

Ognuno con i suoi pensieri, i suoi atteggiamenti, le sue esperienze mistiche favorisce l’evoluzione della specie contribuendo all’apprendimento collettivo e alla creazione di nuove abitudini. Secondo la teoria della risonanza morfica gli stati mentali degli individui possono essere trasmessi da un individuo all’altro in virtù della comune appartenenza ad un gruppo e delle similarità che da ciò derivano. Negli ultimi 30 anni di ricerca Sheldrake ha dimostrato che se un individuo di una specie sviluppa un’abitudine o se fa sue nuove nozioni seguirà un’evoluzione dei modelli di pensiero e di comportamento della specie intera.

In un celebre studio notò che quando un gruppo di scimmie che vivevano in prossimità del sud del Pacifico imparavano a sbucciare le patate prima di mangiarle, l’informazione si trasferiva rapidamente anche ad altri gruppi di scimmie (appartenenti alla stessa specie) che vivevano nelle isole giapponesi. Come se l’informazione acquisita da un solo membro si fosse trasferita a tutti gli altri.

Anche l’esperimento relativo all’effetto Maharishi è una prova a favore dell’esistenza di una coscienza collettiva. E’ stato dimostrato che nelle città in cui almeno l’1% della popolazione praticava assiduamente la meditazione il tasso di criminalità diminuiva. L’esperimento è stato riprodotto moltissime volte con il medesimo risultato.

La tradizione sanscrita fa riferimento all’Akasha, la memoria dell’universo nota anche come la mente di Dio. Una gigantesca biblioteca cosmica in cui tutto il passato, il presente e il futuro è scritto. Contiene la memoria animica di ogni essere vivente. Per ognuno c’è un registro personale su cui è meticolosamente annotato ogni sentimento, ogni pensiero, ogni azione, ogni battito di ciglia. Anche la bibbia fa riferimento al libro della vita. Akasha significa spazio o etere. Secondo la tradizione sanscrita da essa tutto scaturisce e tutto ritorna. L’akasha è il sole, la luna, le stelle, l’aria, gli animali, gli esseri umani. Contiene tutte le possibilità future in accordo con tutto ciò che può essere modificato grazie al libero arbitrio. Ogni invenzione, ogni scoperta deriva in realtà dalla connessione con l’Akasha.

Il termine ispirazione rimanda alla tradizione della Grecia classica e letteralmente significa «respirare su». Questo fenomeno sarebbe connesso all’opera di un’entità soprannaturale che rivela all’uomo verità precluse ai più. Molti artisti sperimentano uno stato irrazionale e inspiegabile di estro, di esplosione creativa. Secondo il pensiero greco un poeta era ispirato quando cadeva in estasi e veniva condotto al di fuori della sua mente, a contatto con i pensieri di Dio. Il filosofo John Locke descrisse l’ispirazione come un eco di idee che si richiamano a vicenda.

Tutte le Scienze fisiche sembrano convergere verso la dimostrazione dell’esistenza di un progetto comune a tutta l’umanità. Il disegno di vita di ognuno è inestricabilmente connesso al piano di vita di tutti gli altri.

A un certo punto nella storia si è verificata una scissione netta tra Scienza e Religione. I mistici spesso si perdono in una visione troppo ampia che se non supportata dagli strumenti della logica diventa confusione e porta a perdere di vista il particolare e il terreno pratico. Gli uomini di scienza si agganciano fermamente al dettaglio, ad un paradigma materialista e meccanicistico non prendendo in considerazione una visione panoramica e una concezione più umana e meno sterile. Immaginate quale portentoso corredo di strumenti potremo avere a disposizione se solo lavorassimo per favorire un’integrazione tra questi due differenti punti di vista sul medesimo oggetto. Mentre scrivo mi si forma innanzi agli occhi un uroboro rosso fiammante. L’uroboro nel pensiero di Friederich Nietzsche rimanda alla teoria dell’eterno ritorno dell’uguale. Immagino di tornare agli albori, ai tempi in cui Scienza e Religione erano considerate due facce della stessa medaglia. Lo Spirito anima la Materia e la Materia sostiene e permette l’espressione dello Spirito. Il tempo in cui i medici erano anche sacerdoti.

Iolanda Della Monica
Blogger Gruppo Rebis

L’ego, la vera pandemia

che affosserà l’Italia e l’umanità intera

Il coronavirus sta portando una civilizzazione al collasso. O forse ne era solo una parvenza, perché una civiltà, per essere riconosciuta tale, deve avere dei pilastri da cui essere sostenuta, che sono i suoi valori e i suoi nobili principi fondati su etica, giustizia e dignità. E questi sono da troppo tempo i grandi assenti della scena. Il concetto di civiltà è stato da sempre associato all’idea di progresso, che nel tempo ha consentito di acquisire condizioni di vita materiali, sociali, culturali, artistiche e spirituali più evolute, ma all’osservatore odierno, ai tempi del coronavirus, la nostra civiltà appare invece in regressione evolutiva da ormai anni.

L’effetto catalizzatore del Covid-19 ci ha dato l’opportunità di rilevare gli aspetti in decadenza di una società che stanno deflagrando in una serie di piaghe troppo purulente per essere facilmente sanabili. Durante la nostra lunga storia plurimillenaria abbiamo sicuramente vissuto momenti migliori, e ciò che ci ha portato a questo declino tragico è un altro tipo di epidemia, che dilaga indisturbata da decenni senza che nessuno alzi un fiato per proporre un antidoto.

Da decenni i politici non attendono al benessere del popolo ma fanno indisturbati il loro corrotto interesse; i diritti Costituzionali vengono calpestati quotidianamente e i Costituzionalisti non intervengono per prenderne le difese; i medici somministrano farmaci per guadagnarsi viaggi premio offerti dalle case farmaceutiche e somministrano vaccini che creano gravi patologie senza che nessuno si opponga; assistenti sociali portano via i figli ai loro genitori solo per lucrare sui ricoveri infischiandosene dei danni psicologici che creano; associazioni no profit si creano dal nulla per speculare sul dramma dei migranti invece di preoccuparsi di inserirli nella società; i giornalisti si vendono agli investitori di pubblicità che pagano loro gli stipendi invece di fare informazione onesta e veritiera; gli impiegati di banca ti rifilano qualsiasi prodotto, finanziario e non, pur di raggiungere il loro budget; le amministrazioni pubbliche sono dedite all’inefficienza e indolenza; la voluta impossibilità a parcheggiare nelle città offre generose opportunità di pagare stipendi attraverso salate e ingiuste multe ai cittadini; i cittadini non partecipano alla vita pubblica delegando a ignoti, e via così in tutti i settori della società, che sono viziati da malcostumi.

Non c’è più buonsenso, etica, rispetto, logica intelligente, principi morali, giustizia, riguardo per la collettività, intenti di comunità, senso della misura, coscienza. L’egoismo ha dominato in tutte le possibilità di scelta. Il silenzio complice di tutti quelli che vedevano ma non parlavano ha consolidato il putridume che circonda le nostre vite e un mostro di nome Ego ha partorito il mondo in cui viviamo in questi giorni. Si sa che, chi di ego ferisce, di ego perisce, e ciò di cui si è peccato ritorna addosso come un boomerang.

Ora che siamo agli arresti domiciliari, hanno censurato la comunicazione, ci vogliono imporre un vaccino contro il nostro volere, ci vogliono controllare con un’app che viola la Costituzione, non ci fanno lavorare, fanno fallire un numero esorbitante di piccole e medie imprese, istalleranno antenne 5G per completare l’opera sul nostro controllo, le forze dell’ordine ci arrestano per una passeggiata e ci multano con migliaia di euro perché portiamo nostra figlia dal medico o andiamo a fare la spesa, ci siamo accorti che il nostro mondo non è quello che credevamo e, peggio ancora, è in mano a una cosca di fuorilegge.

Per trovare una soluzione ci vorrebbe una task force di menti illuminate, ma questo mette ancor più in evidenza la carenza di integrità intellettuale, principi etici e nobiltà d’animo che abbiamo a disposizione e che hanno lasciato il posto ad un virus pandemico che è molto più pericoloso e mortale del coronavirus, perché ammazza le coscienze e con esse una possibilità di futuro giusto ed equo.

L’ego, infatti, si occupa di farti arricchire, di farti intraprendere carriere, di portarti fama, attenzioni e illusioni che ti fanno credere di essere una persona importante acquisendo poltrone, incarichi di potere, frequentando circoli esclusivi, facendoti accettare posizioni che poi sei incapace e impreparato ad adempiere; e lo fa a diversi livelli, anche nell’oratorio del tuo quartiere, con la tua casa al mare, con l’estraniarti dalla politica, col non andare a votare. Quello di cui l’ego non si occupa è di giustizia, di diritti, e tantomeno di doveri, perché l’ego si occupa solo dell’Avere e non ha più nessun contatto con l’Essere. Cura attentamente solo il suo orticello e si dimentica che fa parte di un tutto che deve essere tutelato altrimenti crolla. E se il tutto crolla, crolla pure lui.

È il motivo per cui l’ego è caduco e limitato come la mortalità umana, mentre la nobiltà d’animo e il senso di giustizia che abbracciano l’umanità intera e che hanno come unico desiderio la sua evoluzione e progresso verso un futuro illuminante e illuminato è eterna. Ne sono esempio le testimonianze immortali, lavoro di molte menti eccelse che sono rimaste come capisaldi nella storia: la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America (1776), la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (1789), la Costituzione Italiana (1947), la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948). Tutte figlie di un’essenza immortale divina che sarebbe bene risvegliare se vogliamo salvare l’umanità e il pianeta su cui essa vive.

L’immortalità di questi documenti non solo è dovuta all’impegno irremovibile di menti nobili ma soprattutto alla partecipazione di un’essenza di anime che avevano a cuore il progresso spirituale dell’umanità come un bene unico da tutelare e proteggere per il conseguimento di un passaggio evolutivo della civiltà. Quello stesso bene che ora è posto sul mercato internazionale e interplanetario per essere svenduto un tanto al chilo.

In onore di quelle anime che ci hanno dedicato le loro parti più sublimi, creando un mondo sorretto da regole giuste, atte a difendere l’uomo e suoi diritti inviolabili quando fosse stato necessario, siamo tutti chiamati a imbracciare l’arma della responsabilità e della partecipazione, dell’unità e della cooperazione, per riportare linfa e forza di esistenza a quei valori.

Finché i politici parleranno senza contenuti, portando avanti i loro interessi personali perché vincolati ai grossi poteri della finanza speculativa e le grosse aziende farmaceutiche che controllano il mondo; finché l’opposizione parlerà solo con frasi fatte per farsi propaganda per le prossime elezioni; finché i medici si contenderanno il l’ho-detto-prima-io invece di occuparsi di comunicare a chi di dovere di smetterla di prendere in giro il popolo italiano con questa pandemia sovrastimata ma funzionale; finché i giornalisti si gonfieranno il petto per avere una posizione sicura e scenografica invece di essere una voce autorevole che difenda la verità e denunci i fatti con lo scopo di migliorare una situazione sociale, politica ed economica; finché i cittadini guarderanno passivamente in silenzio la propria Costituzione essere stritolata dall’ego dei più forti, non ci sarà cambiamento.

I professionisti e politici preparati e corretti non dovrebbero mai dimettersi da cariche pubbliche solo per aver ricevuto un’offesa. Andarsene con la coda in mezzo alle gambe, sottraendosi al dovere di dare il proprio contributo a un processo di evoluzione e di progresso a favore della comunità, è un’ulteriore espressione dell’ego, perché dà la precedenza al benessere personale e si dimentica della priorità di rappresentare il popolo di cui siamo parte e che confida nelle figure istituzionali per essere difeso, ma che ha anche il significato di difendere la propria persona e la propria dignità.

La società sta crollando sotto le regole di un videogioco. Il popolo rimane schiacciato dalla paura e la democrazia si sfalda sotto le manie dittatoriali di un gruppo di fanatici. Per contrastare un ego così gigantesco, che ha portato le sue brame di conquista su tutto il pianeta, è necessario un anti-ego che scardini le regole su cui si è costruito la sua forza. Una forza che gli abbiamo dato noi ma che possiamo togliergli usando strumenti che lo destabilizzino e lo rendano debole e inerme.

Se, per esempio, non dessimo alcuna importanza ai soldi e al diventare irragionevolmente ricchi, se non ci importasse delle promesse di carriera offerteci in cambio del nostro servilismo, se riuscissimo persino ad infischiarcene dei ricatti e delle minacce perché preferiamo essere vilmente screditati piuttosto che tradire i nostri principi di riportare giustizia e elevare la nostra dignità, l’ego e quindi il potere di qualsiasi Bill Gates, Big Pharma, Big Data, o altri mega poteri, crollerebbero perché non avrebbero appigli o fondamenta su cui appoggiarsi.

Un sacrificio di falsi valori ai vertici politici in cambio di altri più nobili consoliderebbe una più alta e solida autostima, conquistando un popolo che non vede l’ora di avere l’opportunità di sostenere leader giusti, dando tutte le attenuanti per qualsiasi visibile gesto di riscatto. Un vivere nell’Essere piuttosto che nel Fare a vuoto.

In questi ultimi tempi, molti si sono accorti dei danni delle loro astensioni, del loro delegare, del non partecipare, non interessarsi, non informarsi e del peccato del silenzio che hanno perpetrato per anni. Ora prendono finalmente coscienza e recitano messaggi di mea culpa e responsabilità che avrebbero dovuto prendersi molto tempo fa. È un bene! Significa che un cambiamento è in atto. Ora quindi è il momento del riscatto. Ora è il momento di fare quello che non si è fatto negli ultimi 50 anni.

Se i politici onesti tenessero duro e agissero in nome della Costituzione e della nazione, se i giornali pubblicassero la verità, se i medici denunciassero l’anti-scienza, se gli avvocati accusassero, se i giudici condannassero, se i cittadini si alzassero e parlassero con voce di popolo, non ci sarebbe più ego ma valori di una portata maestosa: Giustizia, Verità, Collaborazione, Socialità, Partecipazione, Spiritualità, Onore, Dignità, col risultato di portare un cambiamento evolutivo di progresso e civiltà.

Una società basata sulle regole dell’ego farà solo rimandare un’inevitabile caduta, perché l’ego usa e poi, senza tanti complimenti, getta. Chi non servirà più verrà eliminato e potrà solo vantarsi di non essere stato il primo a cadere ma inevitabilmente cadrà. Più uno si asservisce e più dura, ma mai in eterno, e comunque vivendo una vita meschina. Chi invece persegue i valori della sua Coscienza e del suo Essere Spirituale ne recupera una vitalità che renderà la sua esistenza degna di essere vissuta e quella sua energia rimarrà in eterno, emblema di un esempio di un vivere nobile che permarrà anche per i posteri. Caratteristica eterna che l’ego non si può neanche sognare di avere.

Vivete nel giusto e siate eterni.

Simona Valesi
Blogger Gruppo Rebis

Chapeau rose, per Sara!!

Coraggiosa, schietta, onesta, preparata, veritiera, inarrestabile nella difesa dell’Italia e del popolo italiano!

Sara Cunial, che il 24 aprile scorso ha aperto una nuova e promettente pagina della politica italiana denunciando la violazione dei diritti costituzionali in atto, il commissariamento dell’Italia alle lobby sanitarie internazionali, la censura mediatica, la predazione delle politiche neoliberiste, il servilismo sotto i giochi geopolitici tra USA e Cina e ha strappato i provvedimenti deliberati dal Governo, MERITA UNA STANDING OVATION E UN CAPPELLO IN MANO, MA CHE SIA ROSA!

Deputata eletta alla Camera nel 2018 per il Movimento 5 Stelle come capolista nella circoscrizione Veneto, già ammonita per aver organizzato una conferenza stampa alla Camera dei Deputati sulla pericolosità dei vaccini, viene espulsa dal suo partito il 17 aprile 2019 per le sue posizioni contro il provvedimento sulla xylella e gli ulivi pugliesi definendolo “uno scempio in nome e per conto delle agro-mafie”, e passa al Gruppo Misto.

Incalza il 24 aprile con la sua dichiarazione di voto alla Camera contro il Decreto Covid, dove in meno di sette minuti porta alla sbarra tutti gli intoccabili registi delle nostre ultime sorti da Bill Gates, Soros, Napolitano, Conte, e accusa il Governo di stare “anestetizzando le menti a base di mass media comprati, amuchina e PNL”.

Oggi non possiamo che ammirare il suo coraggio e proporre a gran voce che chi è con Sara Cunial, indossi un cappello rosa, o un qualsiasi accessorio rosa, come pubblico ringraziamento e dichiarazione di sostegno!!

Rosa per Sara nelle strade italiane.

Guardiamoci, riconosciamoci e sorridiamoci l’un l’altro.

Creiamo la più grande e duratura manifestazione in tempi di restrizione anti-assembramento con super distanziamento sociale semplicemente indossando un cappello rosa.

Rosa come la sua giacca del suo primo intervento virale del 24 aprile.

Rosa come la forza dolce ma incorruttibile della giustizia femminile

Rosa come il vento dello spirito che risveglia le coscienze, anch’esse rosa.

Rosa come la verità che risveglia e non offende ma, anzi, restituisce dignità!

Un cappello rosa! di paglia, da baseball, a cloche, di cotone o a larga tesa;

anche solo una banda, una fascia intorno al braccio, una pochette, una cintura;

una maglia, un orecchino, una sciarpa, un foulard, una cravatta, un papillon.

Un cappello rosa per Sara!

Chapeau rose, e un inchino, a Sara!!

Simona Valesi
Blogger Gruppo Rebis