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Dalla parte degli Italiani

Gentile Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,

si trova a gestire il Paese in una contingenza alquanto difficile, ma diventerebbe tutto molto semplice se nelle sue decisioni si facesse guidare dalla sua Coscienza, e non da complicati calcoli sullo spread o da rocambolesche proporzioni tra debito e PIL. Sarebbe tutto più semplice se si facesse guidare dalla Coscienza del buon padre di famiglia. È un momento delicato, ma anche una grande occasione che le viene offerta.

Comprendiamo quanto siano forti e minacciose le pressioni che Lei riceve da ogni parte. Sappiamo bene che, dentro e fuori il nostro Paese, molti sono i personaggi e i poteri che continuano da decenni a saccheggiare le enormi potenzialità e la grande ricchezza di questo popolo. Sappiamo che tutti coloro che sono complici interessati di questo gioco al massacro cercano di renderci servi delle irrilevanti e inique leggi del mercato. Conosciamo bene le menzogne che sono state raccontate al popolo per decenni: che viviamo al di sopra delle nostre possibilità, che siamo in debito, che dobbiamo pagare per una colpa inestinguibile, che dobbiamo rinunciare alla nostra sovranità, cioè a decidere per noi stessi.

Ma Lei può fare la differenza. LA PREGHIAMO DI NON FIRMARE LA RIFORMA DEL MES, NÉ ORA NÉ MAI. Non si renda complice della condanna a morte di un intero popolo mediante i vincoli debitori che esso comporta. Con quale coscienza potrebbe pronunciare una simile sentenza per i suoi concittadini, che è chiamato a rappresentare e a difendere?

In questa crisi, la Germania difende giustamente se stessa e la propria economia annunciando credito illimitato alle imprese, nazionalizzazioni, rilocalizzazioni della catena produttiva delle aziende. Questo è un diritto anche dell’Italia, che possiamo esercitare mediante la Cassa Depositi e Prestiti, in quanto banca a maggioranza pubblica.  Basta con i prestiti ad interesse che ci indebitano e con il doppiopesismo, per cui ad altri Paesi dell’UE è permesso ciò che all’Italia è sempre vietato. Uno Stato ha il dovere primario di tutelare la propria economia.

Finora l’Europa non democratica dei tecnocrati e della finanza ci è costata molto e ci ha imposto vincoli enormi e irrazionali, con i quali gran parte della nostra grande ricchezza è stata prosciugata. Ora, in mezzo alla crisi sanitaria, siamo stati lasciati soli, almeno finché anche gli altri non sono stati coinvolti. Abbiamo visto che cosa ne è stato della Grecia. Ma che cosa ce ne facciamo di meccanismi economico-finanziari che ci danneggiano soltanto? Che non ci forniscono gli aiuti quando ne abbiamo bisogno? Abbiamo già dimostrato di essere in grado di fare miracoli, quando possiamo decidere per noi stessi. Ma non possiamo farlo se la nostra economia è governata da poteri non trasparenti che ogni volta che cerchiamo di tirare fuori la testa ce la ricacciano sotto per affogarci, e se i trattati europei ci impongono una Banca centrale che ha il compito di difendere la stabilità monetaria, anziché la vita, il lavoro e il benessere dei cittadini, come prescrive la Costituzione. Non possiamo farlo se Lei non rappresenta gli italiani con l’intenzione di proteggerli.

Non vogliamo credere che questo sia stato il compito che le hanno assegnato. Sicuramente gli Italiani non le hanno dato tale mandato, ma la stanno guardando con occhi di speranza perché Lei faccia la cosa giusta per loro e per la meravigliosa Italia. Speriamo che Lei non voglia assecondare obbediente chi vuole dare il colpo di grazia agli Italiani.

Perciò le chiediamo, in quanto cittadini di questo Paese, di farci riprendere la nostra sovranità monetaria, di fare come la Germania e di ridare piena funzionalità di banca pubblica alla Cassa Depositi e Prestiti, di rimettere sangue nell’organismo anemico della nostra economia senza chiedere niente a nessuno e soprattutto SENZA INDEBITARCI. Le soluzioni non mancano certo, come spiegano da anni tanti economisti di valore. NOI SIAMO IL POPOLO SOVRANO E NON CI STIAMO PIU’ AD AMMAZZARCI DI FATICA PER ARRICCHIRE CHI CI SFRUTTA. Le chiediamo di essere forte e di appellarsi al popolo, anziché inchinarsi alla cupola di potere che ci taglieggia da decenni. Sappiamo che in molti si stanno adoperando per la nostra rovina, e lo sa anche Lei.

SE SI VUOLE RIBALTARE LA SITUAZIONE C’È BISOGNO CHE LA COSCIENZA ENTRI IN AZIONE, CON PAROLE CHIARE, ONESTE E DIRETTE CHE SMASCHERINO I FINTI AIUTI, LE FALSE LUSINGHE, LE PREOCCUPAZIONI AFFETTATE E LE DIPLOMAZIE MANIPOLATORIE.

LE FINZIONI LE LASCI AGLI IPOCRITI SENZ’ANIMA. LEI SI ERGA AL DI SOPRA DI QUESTO SCENARIO MESCHINO E CON LA VOCE DELLA SUA COSCIENZA PARLI SCHIETTO IN DIFESA DELLA SUA GENTE.

DICA FORTE CHE IN COSCIENZA NON LO PUÒ FARE, CHE LA SUA COSCIENZA NON LE PERMETTE DI AGIRE IN QUESTO MODO CONTRO I SUOI CONCITTADINI, E L’INCONTRASTABILE RAGIONE DELLA COSCIENZA NON POTRÀ ESSERE ATTACCATA, CONTRADDETTA O VINTA. IL POPOLO ITALIANO LA SOSTERRÀ.

Spero che ambisca a essere ricordato nella storia per essere un politico patriota e virtuoso, un vero statista, come i Padri Costituenti, e non per essere stato la versione italiana di Alexis Tsipras. La differenza tra i primi e il secondo l’ha fatta semplicemente la Coscienza.

Non abbia timore delle minacce e dei ricatti, come non ne abbiamo noi. Le chiediamo di non assumersi la responsabilità dell’annientamento morale, culturale, civile ed economico del nostro Paese.  NOI, IL POPOLO ITALIANO, SAREMO CON LEI. E SIAMO TANTI.

In attesa di vederla all’opera al fianco della sua Coscienza,

Con Onore,

Il Gruppo Rebis – Il risveglio del Femminile per un popolo sovrano e consapevole
www.grupporebis.org

Per firmare la petizione su change.org clicca qui: http://chng.it/Rc4qL7JH

Coscienza, fallimenti e successi nella vita

Quando la coscienza agisce rispettando la sua scala di valori etici, si rigenera, si afferma e sviluppa il suo più alto potenziale; se invece non è presente lascia spazio agli automatismi della propria mente e ciò la conduce verso una condizione di passività.

Ogni qualvolta ci comportiamo seguendo bassi istinti animali e quindi siamo arrabbiati, proviamo invidia o odio, siamo violenti, viviamo conflitti emozionali e accettiamo per questo di non essere felici, trascinandoci nel risentimento, la nostra coscienza spirituale si consuma e si degrada perdendo progressivamente i suoi valori positivi e parti delle sue caratteristiche di amore, responsabilità, conoscenza e volontà nel fare le cose con etica e giustizia.

La perdita in noi della volontà di trovare soluzioni creative, di fare scelte etiche, di prendersi responsabilità per gli errori è un segnale di quanto una parte grande o piccola della nostra coscienza spirituale sia diventata passiva, perché svuotata della sua sostanza creativa.

Troviamo in noi due tipi di coscienza: quella ancora creativa e quella che abbiamo fatto diventare passiva perché consumata nelle sue energie creative dalla parte bestiale che ci compone, essendo noi una specie non solo umana ma dalla forte connotazione animale.

Entrambi questi tipi di coscienza vedono la differenza tra il bene e male ma, se usiamo la nostra coscienza passiva che non ha più creatività in sé, essa lascerà morire i nostri desideri e ci farà vivere dei fallimenti. Invece la coscienza creativa, che ha ancora intelligenza e volontà, trova soluzioni innovative per uscire dai blocchi che ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi e desideri e individua le azioni utili per concretizzarli.

Memorie e fallimenti

Ci sono molte cause che determinano i fallimenti nella nostra vita. Per esempio, falliamo quando ci diamo un obiettivo astratto e non realistico, oppure se non abbiamo valutato la nostra capacità di resilienza in base alle energie vitali che realmente possediamo e, non sapendo quanto siamo in grado di perseguire i nostri obiettivi agendo (e non solo resistendo o sopportando), non sappiamo quanto siamo veloci (o lenti) e dunque di quanto tempo abbiamo bisogno per apprendere e agire in modo nuovo in risposta agli eventi della vita.

Possiamo vivere dei fallimenti anche nel momento in cui stiamo ripetendo, senza averne coscienza, la memoria di un avo della nostra mente genetica da parte materna o paterna.

Per esempio, supponiamo che Mario abbia aperte e attive in sé le memorie di suo nonno che, tornato dalla guerra, aveva iniziato a ubriacarsi e proprio in uno di quei momenti di euforia, giocando a carte aveva perduto i terreni con un suo conoscente. Oggi Mario, suo nipote, che gestisce un’impresa indipendente, una sera partecipa a una festa di compleanno con gli amici e si prende una grossa sbronza; il giorno dopo, quando si trova ad affrontare degli acquisti di merce costosa con dei fornitori, si sente confuso e non riesce a essere lucido, quindi prende decisioni sbagliate ritrovandosi in difficoltà economiche perché la merce non viene venduta come lui credeva causando all’azienda una perdita di denaro.

Mario è inconsapevole di stare ripetendo una memoria del vissuto di suo nonno paterno, richiamata dalla sua mente nella vita presente per via della similitudine con il suo vizio di fare spesso festicciole in cui si ubriaca con gli amici. Non sa che la confusione mentale che ha provato durante gli acquisti era dovuta alla memoria inconscia della vita del nonno quando questi, ubriaco e confuso, aveva perso i terreni. Quindi il nipote non ha capito che il fallimento nella scelta della merce e la conseguente perdita di soldi sono solo un ripetersi delle memorie del nonno che ha perduto i terreni al gioco.

Questo piccolo esempio mostra come tanti fallimenti nascono nel nostro presente non solo perché abbiamo fatto una valutazione incompleta del contesto, ma anche perché ripetiamo nel nostro vivere i vissuti genetici degli avi come se fossero nostri, quando non è vero.

Ritrovare la fiducia

Quando sperimentiamo un fallimento si innesca una meccanica mentale, uguale per tutti, attraverso cui la nostra coscienza si rinnega.

  1. La mente inserisce nell’episodio di fallimento tutti i ricordi degli insuccessi simili da noi avuti nella vita, oltre a quelli della nostra linea genetica.
  2. L’insieme di questi ricordi incollati tra loro per similitudine alimenta e potenzia l’energia del nostro fallimento, accrescendo il nostro stato d’animo di dolore.
  3. Sopraffatti dal dolore, iniziamo ad attaccare noi stessi con considerazione negative che ci sminuiscono, rinnegando le qualità positive che possediamo, l’amore e l’impegno che abbiamo messo per raggiungere quell’obiettivo.
  4. Rinnegandosi nelle sue potenzialità, la nostra coscienza innesca la parte più distruttiva della meccanica mentale: si declassa rispetto ai suoi principi, alla visione etica e morale che ha di sé stessa e al suo livello sociale e culturale.

Come uscire da questo circolo?

Prima di gettare la spugna perché le cose vanno male, per riuscire a usare le caratteristiche della coscienza creativa usa questo “trucco spirituale”: fermati un momento e comincia a guardare il tuo obiettivo e il tuo desiderio come se fossi lo spettatore del film della tua vita, sei tu il protagonista, e valuta dall’esterno se hai svolto tutti i passi necessari per conseguire l’obiettivo, perché se mancano alcuni passaggi questi vanno inseriti. Inoltre, per sicurezza, di’ alla tua mente genetica di chiudere le memorie degli avi che sono intervenute nella tua vita e che stanno in qualche modo creando, o peggiorando, il problema che ti ostacola nel raggiungere il tuo obiettivo. Poi fai i passi che hai individuato come mancanti, e vedrai che riuscirai a ottenere ciò che desideri.

Ricorda che la nostra coscienza spirituale va usata nella sua creatività affinché ci supporti nelle nostre scelte e nella realizzazione dei nostri desideri! In questo modo sarai il consigliere spirituale di te stesso.

Fiorella Rustici
Blogger e formatrice del Gruppo Rebis

(Articolo pubblicato dal Gruppo Macro il 6 maggio 2022)

Breath of the Sea

The sea breathes within me

Long, quiet waves savouring the first breath of life

The wind blows within me

A fresh breeze guiding me without pushing me. It knows where to go, and I do not oppose its guidance this time

Opposite memories arise

A stormy sea that breaks

Rock shining under the full moon, flashes of a life that becomes its opposite in every grain

Sand raised by a harsh wind that scatters and wipes out

Dull thunder, explosions, the heart breaks along with the whole creation

A spot of pain obscuring the joy and life that preceded it

I look downward and see only destruction

I look upward and see what has already been

Everything condensed into a grain of sand, which in turn explodes as if it were the entire universe

It explodes and reveals its history to me

It was a future I have already lived, but now I know of a different future yet to live, returning to breathe the breath of life, of the sea, of the wind, of the sand

I breathe in them, and they breathe within me, a harmony that reminds me of a distant perfection, different in concepts and meanings

Absence of meanings, useless in the wholeness of what has been

And I find myself in the breath of the sea, in the rustling of the wind, beyond all space and time yet present in every time, space and form.

Graziella Cella
Blogger of Rebis Group

Translation by Andra Cernat

Il Potere delle Emozioni

Le emozioni e le loro melodie

Tutto è vibrazione, frequenza e suono, e quindi anche noi quando viviamo delle emozioni possiamo produrre melodie d’amore o distonie e rumori.

Certo è che, quando facciamo delle azioni con amore, proviamo empatia verso gli altri, la natura, gli animali, o quando aiutiamo qualcuno con amore e rispetto, noi produciamo delle melodie d’amore con queste alte emozioni e, quando la persona o l’ambiente le riceve, risponde con un’altra melodia d’amore e si producono vita, equilibrio e gioia.

La nostra coscienza spirituale è presente quando noi produciamo musiche melodiose, così come quando riesce a trovare soluzioni ai problemi che incontriamo nella nostra vita, o quando si accorge di aver sbagliato qualcosa e con creatività trova le soluzioni giuste come rimedio per ricreare la giustizia laddove l’ha tolta con i suoi errori e riporta in sé quei suoni d’amore che la rendono in unione con il tutto.

I conflitti emozionali

Dal momento che siamo una specie non solo umana ma anche animale, questa parte animale, soprattutto quella mammifera, tende a farci vivere molti conflitti emozionali nella nostra vita, ed essi portano distonie e rumori alle nostre melodie in cui l’amore viene a momenti dimenticato.

Purtroppo, noi tendiamo a scambiare per “umane” e per noi naturali queste emozioni conflittuali, senza capire che in quei momenti non siamo presenti con la nostra coscienza a osservare cosa realmente ci sta accadendo e il perché abbiamo vissuto quel conflitto emozionale. Così rimaniamo ingabbiati dentro a schemi di comportamento della nostra mente animale che sono sempre uguali; infatti, tendiamo a vivere le medesime emozioni, pensieri e stati d’animo in tante situazioni diverse, che ci consumano energia vitale e non ci fanno risolvere niente ma alimentano solo sé stessi e quindi di fatto sono schemi mentali parassiti.

Pensiamo per esempio a quando proviamo paura: in quante situazioni diverse proviamo sempre quel tipo di paura con le stesse emozioni, stati d’animo e pensieri?

Paura e terrore sono toni emozionali caratterizzati da un livello di vibrazione molto basso.

Chi è bloccato in questo tono ha spesso:

  • Paura di non essere accettato
  • Paura di morire
  • Paura di farsi male
  • Paura di esser abbandonato
  • Paura di non essere all’altezza
  • Paura del giudizio
  • Paura del buio
  • Paura di volare in aereo…

Essere bloccati in questo tono emozionale e subirne continuamente gli effetti porta spesso a perdere completamente fiducia in sé stessi.

Se ci pensiamo, non è normale provare sempre le medesime emozioni in situazioni diverse come un disco incantato, ma questo accade perché i conflitti emozionali danno origine a veri e propri schemi del sentire, del provare e del pensare che sono sempre uguali e, se non usiamo la nostra coscienza spirituale per uscirne e trasformare queste distonie in melodie d’amore, ci faranno abbrutire nei nostri valori spirituale e morali.

Rompere gli schemi

Come mai rimaniamo bloccati nelle emozioni dei nostri conflitti?

Bisogna valutare che la nostra mente mammifera ci impone il comportamento animale dettato dalla gerarchia di gruppo che lo controlla, in cui esistono le ferree regole di sopravvivenza della specie (obbedienza al capobranco, lotta tra maschi alfa, gregari al seguito, protezione del territorio, regole della riproduzione, adeguarsi all’ambiente…) e chi non le rispetta subisce come conseguenza la morte o l’isolamento. Con questa parte animale che vive in noi, subiamo senza rendercene conto le sue regole di comportamento gerarchiche.

Lo vediamo molto bene, per esempio, nei conflitti emozionali che viviamo quando non siamo accettati da qualcuno o dal gruppo di amici o di lavoro, quando litighiamo per il territorio con altri condomini, quando veniamo emarginati, quando abbiamo paura di morire o ci sentiamo soli perché non siamo accuditi, amati o scelti da qualcuno. Esprimiamo questi contenuti emozionali, tipicamente mammiferi, con dei conflitti dall’apparenza umana che fanno parte però della nostra mente animale.

Sono conflitti emozionali che si creano in noi quando subiamo le regole senza opporci oppure quando gli altri ci attaccano se vedono che, anche senza esserne consapevoli, andiamo contro la logica gerarchica di comportamento che regola la sopravvivenza della specie animale.

Così siamo depressi come l’animale non più capobranco e lasciato solo perché anziano oppure sconfitto da un nuovo maschio alfa, siamo impauriti se qualcuno minaccia la nostra sopravvivenza, reagiamo male quando vorremmo ricoprire un ruolo diverso da quello di gregario, magari più creativo, ma ci viene impedito…

Sono tante le emozioni che crediamo nostre e non riusciamo a trasformare. Quando invece è presente e attiva in noi la nostra coscienza spirituale con la sua osservazione e creatività, trova le soluzioni per trasformare gli stati emozionali che ci disturbano e farci agire e ritrovare gioia e serenità.

Dobbiamo sempre tenere presente che quando ci troviamo bloccati in un tono emozionale è semplicemente perché non conosciamo le meccaniche mentali in cui siamo caduti e perché, di conseguenza, non sappiamo che azioni fare per ritrovare noi stessi.

In questo caso è molto importante cominciare a darsi delle regole di vita. L’azione è la chiave per ritornare in comunicazione con la propria realtà. Si può in questo modo iniziare a osservarsi e ad accorgersi da quando si è iniziato a vivere un determinato tono emozionale, e l’energia positiva creata dalle azioni corrette fatte permette di ricollegarci alla gioia di essere e cancella il dolore.

Quindi impariamo a essere felici e a usare la nostra coscienza spirituale, osservandoci ogni volta che viviamo un conflitto emozionale: domandiamoci se quel conflitto va contro la gerarchia di condotta della nostra parte animale e ricordiamoci che noi non siamo animali ma umani e come tali dobbiamo comportarci, cercando di trovare una soluzione empatica e giusta per uscire dagli schemi conflittuali, così da ricominciare a cantare le nostre melodie d’amore.

Fiorella Rustici
Blogger e formatrice del Gruppo Rebis

(Articolo pubblicato dal Gruppo Macro il 26/4/2022)

Il Respiro del mare

Il mare respira in me

Onde lunghe e quiete che riassaporano il primo respiro di vita

Il vento soffia in me

Una brezza fresca che mi guida senza spingermi. Sa dove andare ed io questa volta non mi oppongo alla sua guida

Ricordi opposti si accendono

Un mare in tempesta che si infrange

Roccia che brilla nella luna piena, bagliori di una vita che in ogni granello diventa il suo opposto

Sabbia sollevata da un vento cattivo che disperde e cancella

Boati sordi, esplosioni, il cuore si spezza insieme a tutto il creato

Una traccia di dolore che oscura la gioia e la vita che lo ha preceduto

Guardo verso il basso e vedo solo distruzione

Guardo verso l’alto e vedo ciò che è già stato

Tutto condensato nella densità di un granello di sabbia che a sua volta esplode come se fosse tutto l’universo

Esplode e mi rivela la sua storia

È stato un futuro che ho già vissuto, ma ora so di un altro futuro ancora da vivere, tornando a respirare il respiro della vita, del mare, del vento, della sabbia

Respiro in loro e loro in me, un’armonia che ricorda una perfezione lontana nel tempo e nello spazio, nei concetti e nei significati

Assenza di significati, inutili nella completezza di ciò che era

E mi ritrovo nel respiro del mare, nel frusciare del vento, in un altrove senza tempo e senza spazio eppure presente in ogni tempo, spazio e forma.

Graziella Cella
Blogger del Gruppo Rebis

Intervista a Fiorella Rustici 21/03/2022

Carissimi lettori e amici di Rebis,

Oggi vi presentiamo una bellissima intervista di Michela D’Adamo alla nostra Fiorella Rustici dove il tema centrale è la paura: come questa è stata utilizzata dal mainstream e da coloro che sono al potere per addomesticare gli esseri umani, tanto in passato come nella attualità, incidendo principalmente sulla parte mentale animale che si trova in tutti noi.

L’intervista è piena di esempi e riflessioni, ma anche di consigli utili per non cadere effetto della nostra parte mentale animale e per evolverci invece verso coscienze spirituali.

Vi lasciamo ora all’intervista citando l’ultima frase dell’ultimo libro di Fiorella “E l’Anima risvegliò il suo Dio”.

Eravamo vita e non lo sapevamo. Siamo state Morte e non lo abbiamo riconosciuto. Siamo nate per rinascere e solo adesso lo comprendiamo.

Redazione Gruppo Rebis

La banalità del male e l’etica della disobbedienza

Raccontando da inviata del New Yorker il processo ad Eichmann, celebrato a Gerusalemme nel 1961, Hannah Arendt scriveva che “il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali… questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme, perché implica che questo nuovo tipo di criminale, realmente hostis generis humani, commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male” (La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, p. 282).

Ci sono circostanze nelle quali individui apparentemente normali perdono il senso della responsabilità dei propri atti e diventano criminali senza accorgersene o addirittura pensando di essere nel giusto. Non è capitato solo con il nazismo: la cecità collettiva si produce sempre nei sistemi totalitari, che traggono forza proprio dalla distorsione della percezione e dallo stravolgimento dei principi etici universali, in un clima di paura o di esaltazione, di conformismo e di obbedienza acritica all’autorità (politica, scientifica, religiosa).

D’altra parte, nei sistemi totalitari c’è sempre un’élite che domina su una massa disorientata, ipnotizzata e seviziata e ci sono sempre minoranze consapevoli che non cedono al delirio collettivo. Per neutralizzarle, il gruppo dominante, grazie al controllo dei mezzi di comunicazione di massa, dopo aver cercato di silenziarle con la censura, la denigrazione pubblica, la persecuzione giudiziaria o l’eliminazione fisica, le addita alla rabbia popolare come nemici del popolo, nel tentativo di saldare la volontà della massa a quella del potere e soprattutto di evitare che la gente si svegli dal sonno ipnotico e si rivolti contro chi la sta realmente danneggiando. Nessuno è più vigliacco di chi è al potere e distrugge la vita degli altri; nessuno è più bravo a mentire di chi ha una paura folle della verità. Ce ne sta dando un fulgido esempio Justin Trudeau, il bamboccio dei poteri mondialisti in Canada, scappato come un coniglio davanti all’assedio pacifico dei camionisti.

Non risulta pertanto inutile ricordare a chi si sente confuso che legge e giustizia non sono la stessa cosa, che l’etica e l’obbedienza fanno a pugni fra di loro, che la responsabilità è sempre personale e non ci si può fare scudo di nulla quando, in nome di una legge ingiusta e criminale, si danneggia un innocente. Dire poi che si sono eseguiti degli ordini è solo una patetica giustificazione. Agli ordini ingiusti si disobbedisce senza se e senza ma, qualunque sia l’autorità che li emetta. E alla coscienza non ci si può nascondere.

Quando si agisce, occorre essere etici, ovvero prendersi la responsabilità di agire senza danneggiare né se stessi né gli altri. Se si agisce in modo non etico, si fa del male soprattutto a se stessi, perché ci si degrada, e si genera un ritorno dannoso, che nella tradizione indù viene chiamato karma. Chi obbedisce, chi dà il consenso o non si oppone ad ordini criminali, al linciaggio dei dissidenti, alla discriminazione di parenti, amici, colleghi, conoscenti si prende su di sé la responsabilità etica degli atti dei persecutori e distrugge la sua parte spirituale. Non esistono circostanze in cui questi comportamenti siano ammissibili. “Diábolos” significa “colui che divide”. Dove c’è divisione, sguazzano i demoni.

Chi resta indifferente di fronte alla disperazione di persone private ingiustamente del lavoro perché sane e libere; chi chiude gli occhi di fronte al dolore e alla devastazione fisica, psichica e spirituale di bambini e ragazzi ad opera di misure sanitarie demenziali, di fronte alla segregazione e alla discriminazione di milioni di cittadini onesti che hanno pagato per i servizi loro negati, di fronte al fallimento economico di decine di migliaia di piccoli imprenditori, che sono l’ossatura economica di questo Paese, si rende complice di questo disastro e ne è moralmente responsabile tanto quanto il branco di guitti inverecondi e ridicoli travestiti da politici che stanno conducendo l’Italia nel baratro, sentendosi protetti dai bulli della mafia mondialista da cui sono pilotati.

Chi, da genitore, sacrifica i propri figli al Moloch sanitario per arrendevolezza e per sottrarsi alla responsabilità di fare da scudo alla loro integrità con un atto di disobbedienza civile; chi, da insegnante o dirigente, si rende complice del continuo abuso psicologico a loro danno, della discriminazione dei non vaccinati e di una coercizione violenta e crudele su tutti, è complice della tortura e si prende per intero la responsabilità delle conseguenze, aggravata dal fatto che dovrebbero essere i loro custodi. Le informazioni scientifiche e le notizie giornalistiche sui morti e sui danni da inoculazione fra bambini e ragazzi sono ormai abbondanti e spaventose e chiunque abbia contribuito a questo orrore con le azioni o con le omissioni ne è moralmente responsabile. Stiamo parlando di crimini gravissimi contro l’umanità. Non vorrei essere nei panni di chi ha ricattato le famiglie e seminato la discordia al loro interno quando l’evidenza delle conseguenze sarà innegabile.

Chi si è venduto al sistema per denaro, per opportunismo, per viltà o per cattiveria; chi si sente dalla parte dei giusti perché ha in mano il marchio verde della schiavitù e dell’obbedienza e guarda con disprezzo chi ne è privo; chi ha diffuso per due anni informazioni false e a senso unico alla TV e sui giornali; chi ha preferito un comodo silenzio – magistrati, uomini di spettacolo, intellettuali, scienziati, medici – ad una scomoda presa di posizione in favore della libertà e dei diritti è complice e moralmente responsabile della distruzione economica, sociale, morale e culturale del Paese. Si portano per intero sulla coscienza il dolore, la morte, la povertà di milioni di persone.

Come ha spiegato Vera Sharav, ebrea sopravvissuta all’Olocausto, ci sono molti parallelismi fra questa situazione e il nazismo. La storia non si ripete mai identica, ma si ripetono gli schemi di fondo e i meccanismi psicologici di base. In un video lucidissimo e tutto da ascoltare, Vera Sharav afferma: «L’Olocausto non sarebbe accaduto se le persone avessero alzato la loro voce e avessero rifiutato ciò che stava accadendo. Non è stata solo la presa di potere militare; è stata l’apatia della gente la causa dell’Olocausto». Le élites psicopatiche esistono da sempre, ma senza l’accordo delle masse ipnotizzate e addomesticate non possono realizzare i loro obiettivi. Perciò è sempre la banalità del male all’origine delle grandi tragedie dell’umanità.

Primo Levi ci ha ricordato che lo sterminio fu solo l’ultimo atto di un processo di persecuzione iniziato con la contrapposizione fra “noi” e “loro”, con i discorsi di odio e di intolleranza, con la discriminazione. Proprio come sta avvenendo oggi, sulla base di false accuse e di una sadica volontà di punire chi dissente. Ma una volta che i dissenzienti sono spariti, sparisce anche la libertà di dissentire e resta solo la schiavitù incondizionata. Scriveva Primo Levi: «Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse “normale”».

Perciò non possiamo essere indifferenti. Al male, alla divisione, alla distruzione si deve opporre un fermo NO. Questo fa la Coscienza e non può fare nient’altro. La coscienza è ribelle all’ingiustizia e disobbedisce quando la si vuole rendere complice di atti criminali. Non può accettare l’esclusione arbitraria e perfida dei giovani dalle biblioteche, dall’università, dallo sport, dalla vita sociale. Non può tollerare la morte in solitudine di persone ricoverate in ospedale. Non può fingere di non vedere le tante persone che si sono “fidate della scienza” ed hanno pagato con la vita o con danni irreversibili da nessuna correlazione questa fiducia malriposta, pagandone pure le spese nel silenzio generale, quando non nell’irrisione sguaiata. Non può ignorare il dramma di tanti lavoratori capaci – insegnanti, medici, operatori sanitari e molti altri – condannati a morte per fame da farabutti che li hanno privati dei mezzi di sostentamento. Non può non allarmarsi quando vede studenti pacifici manganellati dalla polizia. Non può cedere ai ricatti, alle intimidazioni, alla diffamazione sistematica, al bullismo delle istituzioni asservite agli interessi di pochi e dei miserabili servi del regime che a Sanremo fanno satira sulle migliaia di danneggiati dai sieri inutili anziché sul potere che li inganna e poi li abbandona a se stessi. Non può piegarsi alla follia di norme senza senso, alle menzogne seriali del marketing farmaceutico, alla perversione di personaggi corrotti e senza scrupoli. Non può considerare normale il controllo asfissiante, l’abuso, la manipolazione sistematica, la prevalenza dell’arbitrio e della forza bruta sul diritto. Non può rinunciare all’empatia, all’amore, alla compassione, alla tolleranza, alla libertà, alla verità, alla bellezza.

Mentre noi ci occupiamo di idiozie senza importanza e delle nostre vite sconvolte e private del futuro, ci stanno rapinando tutto ciò che abbiamo di più prezioso, compresa la salute che ci illudiamo di difendere obbedendo ai loro ordini insensati e distruttivi. Svegliamoci! Stanno uccidendo l’Italia e gli Italiani. Ciascuno dal suo posto faccia la propria parte e agisca con giustizia. Non ci sono scuse, non ci potrà nascondere dietro un dito quando tutto sarà finito. Nessuna eccezione è giustificata. Parafrasando quanto scrivevano i ragazzi palermitani del movimento Addiopizzo, un intero popolo che cede al ricatto è un popolo senza dignità.

Patrizia Scanu
Ideatrice del Gruppo Rebis

Intervista a Fiorella Rustici

Border Nights 8 di marzo 2022

Cari amici di Rebis, è per noi un vero piacere presentarvi l’ultima intervista di Fiorella Rustici a Border Nights, programma condotto da Fabio Frabetti su www.wrnradio.eu

Durante l’intervista l’autrice ha presentato il suo ultimo libro pubblicato: il primo romanzo iniziatico della sua carriera intitolato E l’Anima Risvegliò il suo Dio.

L’intervista non vi lascerà indifferenti in quanto è ricca di domande e di contenutti molto interessanti.

Vi lasciamo ora al video augurandovi una buona visione.

Un caro saluto.

Redazione del Gruppo Rebis

Quando le parole sono muri

In 1984, George Orwell, membro della Fabian Society come Aldous Huxley, autore dell’altro celebre romanzo distopico, Brave New World, ci ha descritto il potere immenso della parola di definire la realtà, di tracciare i confini del pensabile e del dicibile, di programmare la mente dell’uomo-massa. Lo faceva a ragion veduta, data la sua conoscenza dei progetti dei Fabiani di una dittatura collettivista mondiale da realizzarsi subdolamente e sotto le mentite spoglie della democrazia, utilizzando la tattica graduale di cui era stato maestro Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, che grazie alla sua astuta pazienza era così riuscito a sconfiggere Annibale.

In entrambi i romanzi, la società che viene delineata è una società di caste, nella quale un’esigua minoranza di potentissimi padroni, detentori di tutte le ricchezze e soprattutto della conoscenza, dominano spietatamente una massa informe di schiavi inconsapevoli, ignoranti ed eterodiretti, controllati mediante il sesso e il piacere narcotico di una droga artificiale per Huxley, mediante il condizionamento mentale e lo spionaggio poliziesco per Orwell. Ma in realtà il condizionamento e il controllo sono alla base di entrambe le società.

Che la nostra democrazia, mai del tutto compiuta, abbia subito un processo involutivo che l’ha portata a diventare un guscio vuoto, è cosa già detta e risaputa: fra le tante tappe della distruzione sistematica dei diritti e della sovranità popolare, basti pensare al Piano di Rinascita democratica di Licio Gelli, che il Venerabile della P2 si dichiarava soddisfatto di vedere realizzato in Italia in un talk show su Odeon TV dell’ottobre 2008 (si può trovare una sintesi su Il Sole 24 ore del 31 ottobre 2008) e al processo di progressivo esproprio di ogni residuo di partecipazione dei cittadini o di trasparenza delle scelte politiche. Ormai nemmeno il voto conta più, vista la successione di governi imposti dall’alto e pilotati dall’estero, e perfino la libertà personale, di espressione e di manifestazione non vale più nulla, dopo le misure liberticide quanto inutili degli arresti domiciliari di massa, dopo le pesanti limitazioni alle ormai continue e sempre più vaste manifestazioni di piazza contro il marchio verde e dopo la censura sempre più soffocante che taglia fuori ogni voce critica dai social media e dai media ufficiali, RAI compresa, fino allo sproloquio autoritario di Mario Monti, che arriva a dire a La7 “comunicazione di guerra significa che ci deve essere un dosaggio dell’informazione. Bisogna trovare delle modalità meno democratiche. Abbiamo accettato limitazioni molto forti alla nostra libertà di movimento. Il governo istruito dalle autorità sanitarie dovrebbe tenere le redini di questo modello di comunicazione” (“In Onda”, 26/11/2021). Sembra ormai sdoganata la torsione totalitaria del potere esecutivo, nel silenzio imbarazzante e colpevole della Magistratura e nell’inerzia dei parlamentari e della Presidenza della Repubblica. Mentre siamo distratti da inutili conflitti fra buoni e cattivi cittadini, si sta realizzando sotto i nostri occhi una società distopica.

La narrazione pandemica che ci ha condotti a questo punto ha fatto un uso orwelliano del linguaggio ed ha potuto esercitare la sua influenza condizionante su una popolazione già addomesticata da decenni di bugie mediatiche. La tecnica con cui si modella la percezione della realtà attraverso il linguaggio si chiama framing. Se chiamo “patto di stabilità” lo strangolamento della spesa per i servizi ai cittadini, come scuola, sanità e tutele, certo la cosa sembra meno immorale. Se chiamo “euroscettico” chiunque osservi con preoccupazione che l’Unione europea è un’istituzione ben poco democratica, in mano a gruppi di potere non eletti dai cittadini, lo addito subito moralisticamente come un egoista che non ha a cuore il bene comune e il sentimento comunitario degli Europei. Se chiamo “responsabilità” l’obbedienza cieca alle irrazionali e sproporzionate misure coercitive adottate dal Governo per fronteggiare senza grande successo e non senza gravi errori un virus (non certo una novità per la specie umana), chi non obbedisce perché le trova appunto irragionevoli e sproporzionate passa subito per un irresponsabile ed un nemico della salute pubblica. Se chiamo con disprezzo chiunque osi avanzare dubbi su qualunque aspetto della campagna vaccinale, perfino chi ha chiesto aiuto in ospedale per gli strani e spesso gravi effetti avversi dell’inoculazione, immediatamente suggerisco l’idea di una irragionevole e ottusa opposizione di principio ad una misura doverosa e “scientifica”. Se chiamo “scienza” le affermazioni apodittiche dei produttori di farmaci e dei loro testimonial televisivi in camice bianco e me ne arrogo l’esclusiva, suggerisco ad un pubblico poco istruito l’idea grottesca che la scienza medica sia una sequenza di verità apodittiche, a cui credere come articoli di fede di una vera e propria religione sanitaria, mentre la realtà è che la scienza è dubbio, critica, prove, confutazioni e confronto di posizioni e soprattutto un sapere radicalmente opposto rispetto ad ogni principio di autorità. In questo modo, capovolgo la verità dei fatti e posso attribuire a chi dispone ancora di un pensiero critico, cioè di una visione scientifica della questione, perfino se premio Nobel o ricercatore di chiara fama, la patente di somaro, sorcio, no-vax, complottista, ignorante, parassita, evasore vaccinale e chi più ne ha più ne metta. Ma questo è possibile solo perché i media si sono resi complici di questa miserabile guerra all’intelligenza e alla libertà. La neolingua ha bisogno di ripetitori per entrare nelle teste e plasmare la visione del mondo.

La quantità quotidiana di menzogne, di affermazioni contraddittorie e assurde, di attacchi vergognosi alle persone, vomitati a reti unificate ha ormai ampiamente superato il livello di guardia. Per rendersi conto della continua manipolazione, basta osservare come la parola sia usata per denigrare, per svalutare, per screditare, per dividere, per costruire recinti della mente, anziché ponti fra le persone. La democrazia si nutre di dialogo e di tolleranza, il totalitarismo di ostilità e di esclusione morale. Siamo ormai in un sistema post-democratico e il linguaggio dei media è sempre più quello dei regimi totalitari.

In psicologia, si chiama “esclusione morale” il fenomeno per il quale un gruppo di persone, percepito come distinto dal proprio gruppo, viene fatto oggetto di discriminazione, fino alla violenza, perché i suoi membri vengono considerati indegni di considerazione e di rispetto, come se non si applicassero a loro le norme morali comunemente seguite. Il processo è graduale, e comincia con il semplice etichettamento di un altro gruppo (“no-vax”, per esempio). Se poi la discriminazione è sostenuta dall’autorità e per di più in un clima di paura e di esercizio arbitrario della legge, come quello attuale, che manda la razionalità in soffitta e crea caos normativo, il potenziale per la violenza diffusa è alto. Lo psicologo comportamentista Albert Bandura indicava come risultato del “disimpegno morale”, ovvero della deresponsabilizzazione del singolo rispetto alle conseguenze dannose dei suoi atti, la deumanizzazione della vittima e l’attribuzione di colpa: la vittima cessa di meritare il rispetto dovuto ai propri simili e appare meritevole del danno che le si infligge. La vittima della violenza e della discriminazione deve apparire colpevole perché il carnefice possa liberarsi dal senso di colpa. È sulla base di un meccanismo psicologico di questo tipo che nei regimi totalitari le persone possono compiere atrocità restando convinte di essere nel giusto.

Ogni potere assoluto ha bisogno di creare consenso mediante un’ideologia totale, che pretenda di spiegare ogni aspetto della realtà. E quale ideologia può essere più potente di una fede cieca ammantata di (falsa) scienza, che un’autorità dalle (illusorie) connotazioni paterne diffonde senza opposizione su una massa spaventata? Seminare zizzania e divisione nel popolo, mentre lo si conduce al macello, è il più classico metodo di governo. Per questo la figura del nemico del popolo è necessaria: serve un (falso) bersaglio per l’aggressività del gregge. Il fango mediatico innesca contro i dissidenti i due minuti d’odio indispensabili a neutralizzare ogni velleità di opposizione al nemico vero.

In questo modo si giustifica agli occhi delle masse ipnotizzate il vero e proprio regime di apartheid dei non vaccinati, bambini e ragazzi compresi, che entrerà in vigore a dicembre. La segregazione sembrava un ricordo del passato e invece è sotto i nostri occhi. Distruggerà quello che resta dell’economia italiana e di una società un tempo ben più sana. Distruggerà il cuore e l’anima di chi la accetterà come giusta o inevitabile, perché crede di preservare così la (falsa) libertà di far parte di un sistema completamente marcio e di dire di sì ad ogni ricatto successivo. Ma c’è un’altra libertà, quella vera. La libertà di dire di no. No alla discriminazione, alla sottomissione, alla rinuncia alla propria dignità e ai propri diritti. A ciascuno la sua scelta. Anche a chi ha ordito questo orrore. Il momento della verità arriva per tutti. Historia docet.

Patrizia Scanu
Ideatrici del Gruppo Rebis

E l’Anima risvegliò il suo Dio

Il primo romanzo iniziatico di Fiorella Rustici

Carissimi amici del Gruppo Rebis,

E’ con tanto piacere che vi presentiamo l’ultimo libro di Fiorella Rustici: E l’Anima risvegliò il suo Dio. Si tratta del primo romanzo in assoluto dell’autrice, una lettura di carattere iniziatico che contiene le chiavi per aprire le porte dimensionali dell’anima.

Il libro è già pronto per essere ordinato sul sito della casa editrice Aurora Boreale Edizioni e potete preordinarlo online cliccando su questo link.

Per chi come noi conosce Fiorella è un bellissimo regalo di Natale, ed è per questo che vi consigliamo di acquistarlo sia per voi che per i vostri cari, siamo sicuri che non vi lascerà indifferenti.

Vi salutiamo calorossamente lasciandovi alla lettura della quarta di copertina.

La Redazione del Gruppo Rebis