Ringrazia e fai lo stesso!

Ismael era stanco.

Aveva passato gli ultimi giorni seduto con gli occhi incollati al computer per terminare il suo lavoro di ricerca sui fattori che favoriscono la neurogenesi, la creazione di nuovi neuroni. Aveva gli occhi stanchi e la schiena a pezzi.

A quel punto decise di fare un break: “L’attività fisica, soprattutto quell’aerobica, ha la capacita di innalzare la produzione di BDNF (brain derived neurotropic factor), un fattore neutrofico cerebrale che favorisce la produzione di nuovi neuroni soprattutto nell’ippocampo, circa 700 al giorno”.

Era un buon motivo per mettere in pratica quello che aveva letto: una buona passeggiata veloce nel parco Star Mount gli avrebbe sicuramente giovato.

Pioveva da giorni e finalmente quella mattina aveva smesso. Era proprio il momento giusto per uscire.

Ah, che bella l’aria fresca sul viso, già questa sensazione ti porta il sorriso alle labbra”.

Camminare lo faceva sentire vivo, gli lasciava una bella sensazione non solo nelle gambe ma anche in tutto il resto di sé. L’aria fresca che entrava nei polmoni sembrava raffreddare il motore di una macchina che aveva sempre tenuto accesa senza darle respiro. Si sentiva proprio bene. Aveva voglia di andare, andare, andare, andare.

Il sentiero che aveva scelto era proprio come la vita, pieno di curve, pianali, salite e discese e lui lo viveva assaporandone i vari gusti che il percorrerlo gli dava: la fatica, il piacere, il calore, l’imprevisto.

Dopo la pioggia, c’erano tanti alberi caduti sul sentiero che rendevano più difficoltoso il passaggio, in pratica non permettevano di passare agevolmente. Tra gli altri, ne vide alcuni che cadevano proprio sul suo sentiero tanto che a un certo punto capì che qualcuno doveva spostarli. Il primo pensiero lo rivolse alle guardie forestali che avrebbero dovuto fare meglio il proprio lavoro ed essere più tempestivi. Immediatamente dopo, però, nella sua mente prese forma un pensiero preciso: “Ma perché non lo faccio io?”

Giusto. 

Era inutile aspettare qualcuno che doveva arrivare mentre adesso c’era qualcun altro già sul posto che poteva fare lo stesso lavoro: lui.

Allora prese il ramo che ostacolava il passaggio e lo spostò di lato al sentiero liberando il passaggio.

Nessuno lo aveva visto, ma lui provò lo stesso una bella sensazione di leggerezza e di benessere che lo fece sorridere: ”Che bello – pensò sorridendo fuori e dentro di sé – mi sento proprio bene”.

Proseguì il suo cammino ancora più spedito e contento sapendo di aver fatto qualcosa di utile non solo a se stesso ma anche agli altri che sarebbero passati dopo di lui.

Dopo l’ennesima curva del sentiero s’imbatté in un altro albero caduto, questa volta più grande del precedente. Sulle ali della contentezza provò a spostare anche quest’ostacolo, ma il tutto sembrava molto più difficile e complicato del precedente. I pensieri che gli avvolsero la mente erano più preoccupati e impauriti dalla relativa maggiore grandezza della pianta da spostare. Allora, nonostante la compagnia di questi pensieri, afferrò un ramo, calcolò la forza che sarebbe stata necessaria per spostare il tronco e lo tirò energicamente verso di sé.

Crash…

Il ramo aveva ceduto e si era rotto facendo sbilanciare Ismael indietro tanto da farlo quasi cadere sul terreno fangoso dietro di sé.

Non ce la faccio. È troppo grosso e pesante”. I suoi pensieri cominciarono a vorticare partendo da questa prima osservazione, seguiti da una strana e forte sensazione di paura di cadere, di farsi male, di morire.

La sua gioia e la sua intenzione di fare qualcosa di buono s’indebolì miserabilmente. Rimase a guardare il tronco e, insieme, il suo fallimento. Una parte di sé, però, voleva ancora riprovarci, voleva portare a termine il suo scopo, doveva solo capire come fare, trovare la giusta strategia. Nonostante le titubanze che la sua mente gli metteva di fronte, si avvicinò al tronco per riprovarci. Ma mentre era nelle sue prossimità, sentì delle voci di un gruppo di persone che si avvicinavano velocemente dalla direzione opposta. Erano un gruppo di ciclisti amatori che avevano approfittato anche loro della cessazione della pioggia per uscire in compagnia.

In quello stesso istante Ismael provò una forte sensazione d’imbarazzo e di vergogna che gli bloccò l’azione all’istante. Pensò: ”Aiuto, se adesso mi vedono spostare quel tronco sicuramente penseranno male di me: guarda quello scemo che cosa sta facendo. Chi glielo fa fare!“.

Questi pensieri furono talmente forti che Ismael immediatamente lasciò stare la sua impresa. Si voltò e ricomincio a camminare lasciando tutto così com’era. I ciclisti, giunti sul posto qualche secondo dopo, uscendo di poco dal sentiero infangato passarono lateralmente all’ostacolo e chiassosamente proseguirono allontanandosi.

Le sue sensazioni di gioia, a quel punto, si erano trasformate. Si sentiva strano. Una parte di sé sentiva come se avesse vissuto una grande ingiustizia. Sentiva come se fosse stato giudicato male per qualcosa che sapeva essere giusta ma che non aveva fatto.

Non poté resistere. Sentiva che tornare indietro e completare il lavoro era la cosa giusta da fare!

Infatti, invertì di nuovo la marcia, e si avvicinò al tronco. Osservò la situazione per quella che era realmente e capì cosa doveva fare e come. In un istante, come d’incanto, trovò la giusta leva e la giusta presa per spostare il tronco da solo e, con uno sforzo ridicolo, lo trascinò facendolo ruotare su un fulcro, l’adagiò parallelamente al sentiero e lo sistemò in modo che non potesse ostruire più il passaggio a nessuno.

Era stato inaspettatamente facilissimo!

Tutto quello che prima gli impediva di riuscire era completamente scomparso.

La gioia tornò prorompente nel suo cuore tanto che si aprì un vortice di luce fatta di multicolori pastello che dal suo petto saliva sempre più in alto allargandosi sempre di più fino a diventare tutto.

Una gioia ricca di comprensione che Ismael pose nel suo cuore.

Comprese che uno fa del bene non per ricercare un ringraziamento. Lo fa perché sente che è giusto. E chi riceve il bene potrebbe sentirsi di ringraziare chi gliel’ha donato ma il miglior ringraziamento è ripetere ed espandere quel bene per altri che verranno dopo. Comprese che invece di imbarazzarsi avrebbe potuto fermare i ciclisti e farsi aiutare anche da loro a spostare quel tronco. Questo avrebbe fatto creare del bene anche a loro. Non gli era chiaro quale delle due situazioni sarebbe stata la migliore, se farlo da solo o con loro. Forse farlo insieme avrebbe creato una risonanza d’amore maggiore.

Alla fine quello che aveva capito era un importante insegnamento di vita:

La vita è come una giungla fitta fitta.
Se attraversandola trovi un sentiero più comodo e libero,
ricordati che qualcuno prima di te ha lavorato e l’ha lasciato libero per te.
Ringrazialo e fai lo stesso!

Lorenzo Ferrante
Blogger Gruppo Rebis

Pubblicato da Redazione Rebis

Membro gruppo esperti e gruppo redazione di Rebis.

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