Quando ancora mi credevo una Dea

Un’eco del passato fra mito e realtà

La terra dove nasco non è quella da cui provengo, che non conoscerò mai. Non lo confessai mai neppure a me stessa, ma proprio questa distanza rimarrà impressa nella mia mente come una mancanza rispetto a chi l’aveva conosciuta. Non sapevo che quei ricordi erano in me, ricordi che rimasero inaccessibili fino a che fu troppo tardi per dare un corso diverso alla mia esistenza.

Nasco Dea, ma questa recondita mancanza mi fa rincorrere un potere che ho già, ma che non mi basta mai. La  mia saggezza rimane sigillata in quelle memorie e un Ego smisurato vi si sostituisce e diventa la mia guida.  Scordo di avere tutto in me e rincorro conoscenza, dominio e supremazia, ma quando li ottengo è solo momentaneo il sollievo che danno al vuoto che sento in me.  E allora ricomincio da capo, una nuova guerra, una nuova conquista, nuovi templi, nuovi servitori e ancelle. Un ciclo che credevo infinito e che invece ebbe una fine.

Sfidai anche la morte e capii quando fu troppo tardi che proprio l’averla sfidata non mi permise di conoscerla. La conobbi ma il mio Ego non mi permise di comprenderla.

Scesi negli inferi e mentre scendevo mi tolsero le conoscenze che portavo con me, mi ritrovai nuda e mi arresi. Altri vennero a salvarmi e risalii alla vita. 

La legge degli Inferi diceva che dovevo lasciare qualcuno al posto mio, mi illusi che fosse così, ma capii, quando ormai era tardi, che avevo lasciato me stessa.  Il mio corpo risalì alla vita ma una parte della mia Essenza rimase a nutrire la morte che avevo sfidato.

Negli Inferi vidi ciò che non appare e capii che era sempre stato presente nell’invisibile della mia vita. Solo ora che lo vedevo apparire ne comprendevo l’esistenza. Sfidai anche le energie di questa dimensione oltre il visibile, e proprio per questo non la compresi.

Il mio corpo risalì alla vita  e lo usai per avere ciò che ottenni.  Molti lo ammirarono e lo amarono, ma non io. La morte aveva lasciato la sua impronta, l’apparenza e la bellezza la mascheravano, ma io la riconoscevo pur non sapendo cosa stessi vedendo. Iniziai ad odiare tutto perché avevo iniziato ad odiare me stessa. Una pazzia che non ebbe fine, fino a che non fui fermata da chi aveva deciso che per me non c’era futuro.

E quando mi resi conto che avevo perso tutto, capii che la morte era tornata a prendermi. Capii che la vita che avevo vissuto era solo una parentesi che mi era stata concessa e la morte ora reclamava il suo tributo … e altri lasciarono che accadesse.

In quell’istante ciò che avevo conosciuto senza comprenderlo divenne chiaro: avevo abbandonato il mio Ego e stavo osservando con la mia Essenza.  Capii che la morte si può comprendere e trascendere solo con l’amore perché la morte non può capire l’amore, ma l’amore può superare la morte.  Se lo avessi fatto prima, la mia Essenza avrebbe compreso il suo dolore e la sua morte e sarebbe risalita alla vita.

Ebbi uno sbandamento e compresi che stavo per la prima volta vivendo il dolore della morte e, nello stesso istante, la sua fine. Vissi il dolore e ritrovai la mia forza, il mio valore.  È un attimo in cui il vero e il falso non possono nascondersi o camuffarsi. Non sfidavo nessuno e quindi vidi e compresi che era la fine, una fine già decretata da altri e che non avevo saputo evitare persa nel mio Ego.

E il mio cuore pronunciò le sue parole:

Quando perdo tutto ciò che ho, capisco il mio valore.

Capisco chi sono e anche chi non sono, chi sono stata e chi non sono stata dentro il film dove sembrava che fossi tutto o che non fossi niente.

Capisco che adesso è tardi per essere ciò che sono e capisco che il futuro sarà il risultato di ciò che sono stata, ma che non sono.  E mi lascio morire in ciò che sono stata, ma che non sono.

Capisco che devo salvare ciò che sono, un seme lanciato nello spazio infinito senza tempo che contiene la verità di me e di ciò che conosco, ciò che “E’” ma che “Non è Stato”.

Un frutto da raccogliere in un futuro dove saprò essere ciò che sono, che non sono mai stata ,ma che potrò essere.

Un frutto che colgo ora, in questo futuro dove capisco che posso essere e sarò ciò che non sono mai stata.

Questa è la verità, il resto è ciò che è stato senza esserlo.

Tutti siamo nati Dei e tutti stiamo cercando il futuro dove quell’Essenza Divina dimentica di sé e del proprio passato possa rivivere. Quel futuro può e deve essere oggi, un eterno oggi per un eterno futuro di luce.

Graziella Cella
Blogger Gruppo Rebis

Pubblicato da Redazione Rebis

Membro gruppo esperti e gruppo redazione di Rebis.

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