Lagarde e Von Der Leyen: macelleria sociale al femminile?

Il sistema dei media generalisti sventola come un grande successo l’accesso a un potere un tempo impensato per le donne: Christine Lagarde alla BCE e Ursula von der Leyen alla Presidenza UE. In qualche modo siamo rassicurati: il sistema funziona. Il mondo neoliberista è un mondo di opportunità; basta coglierle con impegno, fatica, serietà, senso di responsabilità e spirito di sacrificio, anche con sette figli a carico, anche con sacrifici del tutto accettabili, come menage familiari che includono viaggi aerei per passare dalla camera da letto alla cucina. Restiamo stupefatti e anche un po’ disorientati nel rispondere alla domanda: come hanno fatto? Come ci riescono? Esse splendono come fulgido esempio di ciò che, come nel sogno americano, possiamo essere (ma non saremo mai): tutto si può fare, basta volerlo. Chi non ci riesce, purtroppo non si è impegnato, nonostante il mare di opportunità, offerte dalle leggi di mercato.

E qui si affaccia un primo pensiero critico: la continua rappresentazione di un mondo di libera concorrenza dove pochi sono gli eletti nella eterna corsa alla competitività, una corsa che però vediamo da lontano, senza primi piani, anzi: raccontata per gesti dal mainstream multimediale. Non sono ammesse inquadrature di dettaglio, sbirciatine dentro le vite effettive degli eroi o delle eroine di (qualunque) successo. Vediamo, insomma, solo i profitti, ma non i costi privati e (forse anche) sociali di queste grandi imprese. Ma questo è solo il lato simbolico della domanda più importante: faranno la differenza, nel loro essere “donne”, ancorché di (stupefacente) carriera queste nuove icone del femminile globalizzato?

Ragioniamo con un minimo di deduzione. Non conosciamo le due signore; siamo cittadini impegnati a sopravvivere, ed è già tanto se troviamo il tempo non solo per riflettere (e leggere) ma anche per buttare giù due righe, suscettibili di reazioni anche contrarie (purché civili). Che mezzi abbiamo a disposizione per esercitare un giudizio morale?

Abbiamo due strumenti per cercare di capire. Uno è classico e attuale: i dati di fatto che ci fornisce una lettura saggistica competente, l’informazione di riflessione, non quella di annuncio, una informazione certificata, però, da segnali di provata serietà professionale (citare sempre le fonti è, per esempio, uno di questi segnali).

Un secondo strumento sembra essere diventato purtroppo desueto e ormai largamente caduto in disuso: la nostra personale intuizione dell’altro, la “simpatia” tra esseri umani, lo sforzo di interpretare la posizione altrui. Adam Smith, padre del Liberismo classico, venerato dagli odierni economisti che ci impongono il sistema del debito e delle privatizzazioni, insisteva già nel ‘700 sulla necessità di correggere le possibili anomalie della libera iniziativa: più importante del sistema di concorrenza era il il limite alla nostra libertà di impresa, che si trovava proprio in quel “senso morale” della “simpatia”, del rispetto per un interesse comune della società umana (curioso che lo dicesse proprio lui, vero? Forse il neoliberismo ha letto solo certe parti di Smith…).

Insomma, come diceva Socrate: parlami, affinché io possa vederti. Intuire, stare in ascolto, badare al come, non solo al cosa si dice, sentire l’energia personale, dare retta alle proprie intuizioni animiche, ci avrebbero certamente collettivamente salvato quando nel 1994 un signore elegante apparve in televisione e ci disse con aria affettata e impostata: “L’Italia è il Paese che amo…”. Ma quelle della intuizione delle energie vitali, appunto, sono principalmente categorie del femminile: il maschile che le imparasse diventerebbe Homo Universalis e riuscirebbe ad accogliere, a comprendere, a non giudicare, ad avere compassione ma anche a resistere alla protervia ed all’inganno.

Utilizzando il primo strumento, ossia quello informativo-critico, vediamo emergere qualche dato essenziale, anche se grossolano: il Fondo Monetario Internazionale (FMI), risulta essere descritto dai critici della versione ufficiale, come il servomeccanismo di distruzione delle individualità nazionali, la macchina di azzeramento legale (e non) di tutte le autonomie degli Stati, che finiscono incaprettati dal debito e da forme di controllo autoritario e ricattatorio della sovranità. Il modello di aggressione rapace del mondo e di privatizzazione della ricchezza e dei beni comuni è stato ampiamente illustrato da diversi critici (che il potere chiama volgarmente complottisti: ricordiamoci che il suffisso -ismo, uccide qualsiasi concetto di alto valore sociale). Uno di questi critici potrebbe essere John Perkins, nelle sue “Confessioni di un sicario dell’economia”: ne emerge un quadro che sta alla vita sociale democratica come la pedofilia satanica alla messa della domenica. Altri complottisti e pericolosi “leftists” o sinistroidi come Joseph Stigliz, Nino Galloni, Luciano Gallino, Paolo Barnard, Alberto Micalizzi, Ugo Mattei, Alberto Bagnai, Claudio Borghi e molti altri, hanno snocciolato con pazienza certosina, nei loro saggi, fatti e misfatti in pubblicazioni che pochi italiani si impegnao a sfogliare (si sa, chi lavora non ha tempo di informarsi). 

Qui entra in gioco la nostra capacità di deduzione: io, cittadino “europeo”, già sospettoso o consapevole del funzionamento totalmente anomalo della struttura UE, oltre che del mio mondo, nel quale mi sento sempre più “gettato” senza comprenderne la violenza e il dominio autoritario, posso realmente pensare che una Lagarde qualsiasi, di così nobil sguardo e serafica professionalità, che ha lavorato per anni ai vertici di questo FMI possa davvero essere se stessa ed essere autenticamente donna e portatrice del femminile umano nell’occupare il primo posto di una delle tre sezioni chiave della Troika (FMI, Commissione Europea, BCE), ovvero la stessa dirigenza BCE?

Per il ragionamento sulla presidenza della Commissione UE valga lo stesso procedimento: della von der Leyen ricorderemo, a titolo propedeutico per ulteriori ricerche personali, una sola affermazione: quando ella dichiarò il 23 agosto 2011 che si sarebbe dovuto ricorrere alle riserve auree degli Stati per pagare il debito pubblico ( https://www.ilsole24ore.com/art/quando-ursula-von-der-leyen-propose-usare-riserve-auree-come-garanzie-ACF7WXW?fbclid=IwAR3urmCDPfW1k2yBRJeEpDoqvHIIwnK1lI-mit8CqAznl0LIhYda_jReBOw ). E’ una posizione rivelatrice dell’idea di società che certamente lei accetta e difende: le persone devono pagare con beni reali (riserve auree) un debito gestito da chi crea moneta dal nulla, applicandovi un interesse capestro, monitorando i governi nazionali tramite proprie agenzie di Rating e imponendo loro clausole di salvaguardia e “compattamento fiscale”, per drenare beni reali dalle masse ad un élite finanziaria che detta le regole di smantellamento dello stato sociale e dei diritti fondamentali dell’uomo. Proprio un femminile pieno di fulgida speranza per l’umanità.

Forse, concludendo, se impariamo nuovamente a farne uso e ad affidarcisi, è il secondo strumento, appunto quello della intuizione, della sensitività, della percezione di una radiazione di fondo che emanano le persone, quello che ci aiuta a “vedere” chi parla, e a capire come usa i concetti.

Ma questo strumento si raffina o si scopre in sé stessi, non necessariamente attraverso studi filosofici e anni di libri (che, per carità, costituiscono pur sempre i mezzi cognitivi e retorici per comprendere e comunicare in modo efficace): questo strumento si utilizza imparando ad ascoltare sé stessi, le persone che ne mostrano la affidabilità e la finalità, i maestri, le persone che illuminano gli altri in ogni momento della loro vita attraverso coerenza e sapienza, ed attraverso un uso competente delle parole che contengono energia viva e pulita. 

E’ uno strumento, quello della “simpatia” che difficilmente fallisce, perché è in fondo “quantistico”, nel senso che crea unione, diffusione ed appartenenza, invece di separazione, competizione e individualismo. 

E’ uno strumento femminile, spesso sbeffeggiato rifiutato, sminuito, in quanto non metrico, non misurabile, non quantitativo, non appartenente alle abilità che si possono/devono “certificare” nel sistema della concorrenza. 

E’ una abilità che osserva, “sente”, percepisce il suono, la frequenza delle parole, la loro energia nello spazio, che rimane concentrata sulla scelta dei termini, sui movimenti della persona, sulla sua coerenza di base, e anche sul suo modo di occupare lo spazio e riesce a vedere quanta luce vi sia nelle persone (o quanta ombra).

Soprattutto esso è – direi – sincronizzazione di risonanze. 

Ecco perché non è da un approccio Top-Down, tipico della politica, che dobbiamo aspettarci la soluzione dei nostri problemi: l’uso di una razionalizzazione esasperata che procede per slogan o macroanalisi a tavolino ma continua a rimanere indifferente alla qualità del mittente del messaggio. Al contrario, è con un approccio Bottom-Up che si deve prima procedere per cambiare le coscienze dell’umano del XXI° secolo: esso deve poter riprendere contatto, “risvegliare” nel maschile così come nel femminile, la sensibilità per il nocciolo aureo della nostra autenticità, che va preservata ed intuita negli altri e che ci vogliono eliminare, in nome di una tatcheriana società di soli individui (cioè di individui soli).

Ecco perché io, cittadino “europeo” non nutro alcuna speranza se i macellai maschi si fanno momentaneamente sostituire da aggraziate “Myladies” di gran livello professionale che, come false bandiere di una democrazia svuotata ed avvilita, per il solo fatto di essere donne, dovrebbero garantire un cambiamento verso una società libera dal debito, dalle ipocrisie del monetarismo ultra-finanziario, dalla eliminazione dalla società di almeno una generazione di giovani disperati in cerca della propria vita. Grazie Christine, grazie Ursula e …buon lavoro. Ma noi non saremo con voi, e non vi crediamo.

Paolo Genta
Blogger Gruppo Rebis

Pubblicato da Redazione Rebis

Membro gruppo esperti e gruppo redazione di Rebis.

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