Le risorse interiori

L’ essere umano ha a disposizione una vasta gamma di espedienti per far fronte ad un campo di respirazione difficile.

Uno stressor di varia natura può compromettere l’equilibrio dell’unità Psiche-Soma perché impatta sul Sistema Nervoso, sul Sistema Immunitario, sulla secrezione di ormoni e sulla psicologia dell’individuo. Ne consegue che i ritmi vitali risultano alterati, c’è la possibilità di riscontrare problemi in ambito lavorativo, familiare e relazionale. L’assetto del sistema persona-in-ambiente entra in crisi perché c’è lo scongelamento di una situazione cristallizzata in attesa della formazione di una nuova stabilità.

Le abitudini danno una struttura alla giornata creando una sensazione di comfort, fiducia e sicurezza. Quando siamo costretti ad abbandonarle ci sentiamo confusi perché non sappiamo cosa fare, che dire, cosa pensare. Le emozioni possono essere soverchianti e gestirle può risultare difficile. Ognuno cerca di orientarsi utilizzando le modalità di pensiero e i comportamentali abituali.

La tecnica del defusing, largamente utilizzata nella psicologia dell’emergenza, ha come obiettivo quello di minimizzare l’impatto dell’evento traumatico diminuendo la sua portata emotigena. Si aiutano i singoli e le comunità a definire cosa sta avvenendo, chi è coinvolto e quali saranno i probabili sviluppi. Si favorisce l’accettazione delle emozioni senza sentirsi in colpa o sbagliati.

L’individuo viene messo in grado di riconoscere e attivare risorse che può trovare in sé stesso e nell’ambiente circostante per affrontare la situazione.

Innanzitutto è importante essere critici e mantenere un’autonomia di pensiero senza lasciarsi prendere dal panico. E’ bene tenersi informati ma è necessario attingere ad una comprovata ed attendibile fonte evitando di prendere per buone notizie non sostanziate da fatti. Chiunque, senza nessuna competenza, può diffondere in rete informazioni infondate. Questo è bene ricordarlo sempre.

Il sentirsi capaci di gestire una situazione, la fiducia in sé stessi e la motivazione condizionano il livello di impegno profuso, il modo di definire e affrontare il problema. Il concentrarsi sugli elementi controllabili di una situazione ed un atteggiamento realista massimizzano le probabilità di risoluzione.

Il ricordo di prove superate provoca un aumento dell’autostima e dell’autoefficacia perché ci si percepisce come in grado di affrontare un’altra difficoltà.

La sensazione di protezione, calore e tenerezza che si prova rimanendo in contatto con i propri cari aiuta a sentirsi più sicuri, più forti, meno in preda alle emozioni in quanto la relazione funge da fattore normalizzante per il comportamento. Gli altri ci giudicano quindi noi, istintivamente, siamo portati ad agire in modo da non deluderli limitando reazioni esagerate.

E’ utile non soffermarsi solo ed esclusivamente sulle caratteristiche negative e sui potenziali rischi che una situazione porta con sé, evitando la ruminazione ossessiva incentrata su di un unico pensiero deficitario che assorbe preziosa energia che potremo destinare all’implementazione della soluzione.

L’ elaborazione di un piano di azione che tenga in considerazione i limiti contingenti, le proprie caratteristiche positive, i propri deficit e il potenziale sostegno fornito da amici, familiari, conoscenti ed enti presenti sul territorio ci aiuta a non sentirci spaesati e a sperimentare una sensazione di controllo e competenza.

Le neuroscienze affettive forniscono qualche dritta sul modo in cui possiamo adattarci a vivere in un campo di respirazione poco sicuro. Innanzitutto occorre riconoscere l’innegabile fascino del Male. Il tema dell’Ombra, caro a Jung, eternamente ritorna in un molteplice riverberarsi di echi. E’ tutto ciò che rifiutiamo, tutto ciò che non vogliamo vedere.

La crudeltà, la catastrofe seducono perché provocano reazioni emotive fortissime in quanto eccitano il cervello antico, limbico-rettiliano. Quando è la struttura più attiva, la nostra percezione delle cose si altera.  Il mondo appare come una giungla densa di pericoli, l’Altro come un potenziale rivale la cui morte è funzionale alla nostra sopravvivenza. Mors tua, Vita Mea se vogliamo dirla con i latini. In questa fase regrediamo in quanto l’unica cosa che conta è restare vivi, ma l’Esistere è tutt’altra storia.

Tutte le società che hanno negato l’umana debolezza hanno prodotto degli scempi. Non esistono né mai esisteranno comunità di sola luce o uomini di solo bene. L’Ombra merita tutta la nostra attenzione in quanto portatrice di dolci doni. C’è un potenziale trasformativo e perciò evolutivo anche nel Male. L’unico modo per trascendere l’abominio è vederlo e saperlo rendere sublime.

Se si mantiene una presenza interiore centrata ed un margine di libertà mentale che NON significa assolutamente negare i fatti, anche nella peggiore delle sciagure possiamo strappare il dominio al cervello arcaico e favorire l’attivazione delle strutture più evolute.

Franco Battiato in una celebre canzone parla di un Centro Di Gravità Permanente che dovremo creare dentro di noi.

Il radicarsi al centro del proprio Sé conduce all’ espressione della parte più vitale, più giocosa, più autentica. L’assecondare le proprie inclinazioni, il coltivare le proprie passioni anche nelle situazioni difficili mantiene rigoglioso il giardino interiore evitando che le angosce, la paranoia e l’ossessione come erbacce, sottraggano linfa vitale alla fioritura personale.

Quando vengono meno le fonti di significato esterne cui abitualmente ancoriamo la nostra esistenza ci sentiamo in balia degli eventi. Non esiste momento più propizio per iniziare un percorso che possa ri -portarci all’essenza.

Quando si parla di presenza interiore o centratura, il rischio è quello di innescare una istintiva reazione di difesa perché questi termini vengono collegati alla mistica e alla religione, ambiti considerati dai più come troppo distanti dal vivere quotidiano.

Jung afferma che tutti i pazienti di età superiore ai 35 anni che aveva trattato, si erano ammalati perché confinati all’ interno di orizzonti culturali troppo angusti.

La costruzione di una fonte di significato interiore dà direzione e orientamento all’ esistenza. Non riguarda l’acquisizione di beni di consumo, chiama in causa l’essere e non l’avere. E’ qualcosa che ha a che fare con il crearsi una piccola oasi di pace in cui ritemprarsi per poter poi riprendere il cammino. Un qualcosa che non può esserci strappato da agenti esterni che ci aiuti a mantenere la rotta quando tutti i sostegni vengono meno.

Non esiste vento favorevole per chi non sa dove andare.

Iolanda Della Monica
Blogger Gruppo Rebis

Pubblicato da Redazione Rebis

Membro gruppo esperti e gruppo redazione di Rebis.

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