Dichiarazione di Indipendenza della Nazione Italiana 2020

Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che una nazione sciolga i legami economici che l’hanno forzatamente stretta ad una elìte tecnocratica e assuma tra le società della terra lo stato di società separata e uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che quella nazione dichiari le ragioni per cui è costretta alla secessione dall’Unione.

Noi riteniamo che siano per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, il perseguimento della Felicità e della sovranità monetaria; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo sovranazionale tende a negare questi fini, la nazione ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire una nuova economia umanistica fondata su tali principi e di riorganizzarne il funzionamento nella forma che sembri alla nazione meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.

Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776

Certamente, prudenza vorrà che le elites finanziarie di non più recente data non siano cambiate per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l’esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finchè siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo di sottomissione economica, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo ultrafinanziario, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo sovranazionale di corrotti e di sicari economici e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire.

Tale è stata la paziente sopportazione della nosta nazione e tale è ora la necessità che la costringe a mutare quello che è stato finora il suo ordinamento di governo economico. Quella delle attuali Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, dette Troika, è storia di ripetuti torti e usurpazioni, tutti diretti a fondare un’assoluta tirannia su questa nostra nazione. Per dimostrarlo ecco i fatti che si sottopongono all’esame di tutti gli uomini imparziali e in buona fede:

  1. La Troika ha rifiutato di approvare leggi sanissime e necessarie al pubblico bene.
  2. Ha proibito ai governanti nazionali di approvare leggi di immediata e urgente importanza, se non a condizione di sospenderne l’esecuzione finché non si ottenesse l’assentimento di essa, mentre trascurava del tutto di prenderle in considerazione.
  3. Ha rifiutato di autorizzare il finanziamento di necessarie leggi per la sistemazione di irrinunciabili esigenze nazionali, a meno che si rinunziasse al diritto di essere esse fattivamente rappresentate nell’assemblea del Parlamento Europeo – diritto di inestimabile valore per la nazione e temibile solo dalla tirannia finanziaria.
  4. Ha convocato le proprie riunioni ristrette in luoghi isolati, controllati e irraggiungibili dai cittadini, al solo scopo di indurli, affaticandoli nella comprensione e diffusione delle informazioni, a consentire in provvedimenti da essa imposti con l’inganno.
  5. Ha ripetutamente impedito con la manipolazione dell’informazione il diffondersi di una vasta coscienza nazionale solo perché essa si opponeva con ferma decisione alle sue usurpazioni dei diritti del popolo.
  6. Dopo la manipolazione della coscienza dei cittadini si è opposta alla libertà dei loro corpi: ragion per cui il Potere legislativo, che non può essere soppresso, dovrà ritornare, per poter funzionare, al popolo nella sua collettività, – mentre lo Stato è rimasto esposto a tutti i pericoli di invasioni finanziarie dall’esterno, e di minacce e ricatti personali all’interno.
  7. Ha tentato di distruggere l’autonomia decisionale della Nazione, opponendosi a tal fine alle leggi che ne promuovesse un reale avanzamento sociale, rifiutando di approvarne altre che incoraggiassero tale progresso, e ostacolando le condizioni per la realizzazione di una nuova economia della cooperazione.
  8. Ha fatto ostruzionismo all’amministrazione dei veri principi di una giusta economia rifiutando l’assentimento a leggi intese a rinsaldare la correttezza dell’agire economico.
  9. Ha reso molti politici della Nazione dipendenti solo dal suo arbitrio per il conseguimento e la conservazione della carica, e per l’ammontare e il pagamento dei loro stipendi.
  10. Ha istituito una enorme quantità di nuove burocrazie, e mandato alla nostra Nazione sciami di sicari dell’economia per vessare il popolo e divorarne gli averi.
  11. Ha mantenuto nella nostra Nazione, in tempo di pace, eserciti NATO stanziali senza il consenso consapevole dell’autorità legislativa.
  12. Ha cercato di rendere il potere economico indipendente dal potere civile, e a questo superiore.
  13. Si è accordata con altri per assoggettarci a una giurisdizione aliena dalla nostra Costituzione e non riconosciuta dalle nostre leggi, dando il suo assentimento alle sue pretese disposizioni legislative miranti a:
    a) acquartierare nella nostra Nazione grandi corpi di truppe NATO armate;
    b) proteggerle, con processi da burla, dalle pene in cui incorressero per reati commessi contro gli abitanti della nostra Nazione;
    c) inibire il nostro commercio con tutte le parti del mondo;
    d) imporci tasse senza il nostro consenso;
    e) privarci in molti casi dei benefici del ricorso contro le sue decisioni arbitrarie, travestite da giurisprudenza internazionale dei trattati per mezzo di complicatissmi cavilli burocratici;
    f) indurci ad espatriare per poter ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro;
    g) contrastare il libero ordinamento di leggi italiane sul nostro territorio, istituendovi un controllo arbitrario, ed estendendone il potere, sì da farne nello stesso tempo un esempio e un adatto strumento per introdurre anche in altre nazioni lo stesso governo assoluto;
    h) sopprimere le nostre carte statutarie, abolire le nostre validissime leggi, e mutare dalle fondamenta le forme dei nostri governi;
    i) sospendere i nostri corpi legislativi, e proclamarsi investita del potere di legiferare per noi in ogni e qualsiasi caso. Essa ha abdicato al patto sociale qui, dichiarandoci privati della sua collaborazione e facendo guerra contro di noi. Essa, per mano degli uomini da essa corrotti, ha predato sui nostri beni nazionali, ha devastato le nostre banche e piccole e medie imprese, ha incendiato di rabbia ed indignazione i nostri cuori, ha distrutto le vite lavorative e le imprese faticosamente create dal nostro popolo. Essa sta trasportando, in questo stesso momento, vasti eserciti di mercenari della finanza per completare l’opera di morte, di desolazione e di tirannia già iniziata con particolari casi di crudeltà e di perfidia, come quella perpetrata ai nostri fratelli greci, che non trovano eguali nelle più barbare età dell’economia neoliberista mondiale, e sono del tutto indegni dei capi di una Unione Europea civile. La Troika, con i suoi alleati, ha costretto i nostri concittadini fatti prigionieri dalla corruzione, dall’intimidazione, dalla minaccia, dal ricatto e da un meschino asservimento, a voltare le spalle al loro paese, a diventare carnefici dei loro amici e confratelli, o a cadere vittime della loro stessa avidità. Essa ha tentato di addormentare i nostri cittadini, allontanandoli dalla rivolta civile, e ha tentato di istigare gli uni contro gli altri, dividendo con assurdi obblighi e cortocircuiti legislativi gli abitanti delle nostre terre ed imponendo al mondo civile crudeli sfruttamenti, la cui ben nota norma di guerra è la distruzione indiscriminata di tutti gli avversari della disumana economia neoliberista antidemocratica, di ogni età, sesso e condizione. A ogni momento mentre durava questa apprensione noi abbiamo chiesto, nei termini più umili, che fossero riparati i torti fattici; alle nostre ripetute petizioni non si è risposto se non con rinnovate ingiustizie. Tali vertici della Unione Europea, il cui carattere si distingue così per tutte quelle azioni con cui si può definire un tiranno, non sono adatti a governare popoli liberi. E d’altra parte non abbiamo mai mancato di riguardo alle nostre controparti. Di tanto in tanto li abbiamo avvisati dei tentativi fatti dal loro parlamento di estendere su di noi una illegale giurisdizione. Abbiamo ricordato ad essi le circostanze della nostra situazione e del nostro modo di vivere in queste terre. Abbiamo fatto appello al loro innato senso di giustizia e al loro buon senso, e li abbiamo scongiurati per i legami della nostra comune appartenenza alla cultura europea della libertà dell’uomo di sconfessare queste usurpazioni che inevitabilmente avrebbero interrotto i nostri legami e i nostri rapporti. Anch’essi sono stati sordi alla voce della giustizia, alla voce del sangue comune.

Noi dobbiamo, perciò, rassegnarci alla necessità che denuncia la nostra separazione, e dobbiamo considerarli, come consideriamo gli altri uomini, nemici in guerra, amici in pace.

Noi pertanto, cittadini della nazione italiana, riuniti in ideale Assemblea Nazionale, appellandoci al diritto universale della legge morale per la rettitudine delle nostre intenzioni, nel nome e per l’autorità del buon popolo di questa nazione, solennemente rendiamo di pubblica ragione e dichiariamo: che questa nazione, unita nei suoi intenti è, e per diritto deve essere, uno stato libero e indipendente in economia e decisione politica; che essa si considera sciolta, in coscienza, da ogni sudditanza al dominio ultrafinanziario della Commissione Europea  e che ogni legame politico-economico corrotto tra questa e la nostra Nazione è, e dovrà essere, del tutto sciolto; e che, come Stato libero e indipendente, esso ha pieno potere di far impresa, concludere contratti internazionali, contrarre alleanze economiche, stabilire commercio e compilare tutti gli altri atti e le cose che gli stati indipendenti possono a buon diritto fare.

E in appoggio a questa dichiarazione, con salda fede nella protezione della Divina Provvidenza, reciprocamente impegniamo le nostre vite, i nostri beni e il nostro sacro onore.

I cittadini italiani.

Paolo Genta
Blogger Gruppo Rebis

Pubblicato da Redazione Rebis

Membro gruppo esperti e gruppo redazione di Rebis.

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