LA DONNA ETRUSCA: un miraggio nella condizione femminile della sua epoca… e non solo!

La storia viene scritta dai vincitori, che hanno potere di vita e di morte sulla memoria dei popoli vinti.

2500 anni fa fioriva nel cuore dell’Italia la civiltà etrusca che i contemporanei definirono “originale, diversa”, con grandi conoscenze ingegneristiche, idrauliche, agricole, legislative, simboliche, di esercizio del potere e di integrazione con le forze divine della natura attraverso la divinazione, la lettura delle folgori e l’aruspicina.

Abili commercianti, i Tyrsenoi erano temibili pirati, prima che i fenici prendessero il loro posto nelle scorrerie del mediterraneo. La neonata Roma attinse a piene mani da tali conoscenze per la sua crescita, e fu anche governata da tre re etruschi.

Ma un aspetto che Greci e Romani proprio non tolleravano era la dignità e la libertà di cui godeva la donna etrusca, che esecrarono bollandola con le peggiori ingiurie… La donna etrusca  ha un proprio nome e cognome (la romana neanche ha nome, se non quello della Gens, come ad es. Giulia), esce molto di casa, applaude gli attori a teatro, i saltimbanchi, partecipa ai banchetti in casa propria e altrui, bevendo vino sdraiata accanto al proprio compagno e ai commensali… Sa leggere e scrivere, pratica rituali religiosi, lavora in attività commerciali, ha diritto di possedere una sua attività  lavorativa e dei suoi beni da lasciare in eredità, possiede ancelle, coltiva l’eleganza e la bellezza, come testimonia la grande quantità di ampolle di unguenti dalle provenienze più esotiche. E, fatto inverosimile per le società maschiliste dell’epoca, passa il proprio cognome ai figli, retaggio delle antiche società matriarcali.

Dopo essersi nutrita della civiltà etrusca per la sua ascesa culturale e militaristica, Roma la smantella e la distrugge sistematicamente …dove sono i loro templi, i teatri, i loro libri tessuti su lunghi teli e poi ripiegati a pagine, le documentazioni sulla loro visione del mondo?

Dove sono i 20 volumi della Tyrrenikà, la monumentale e appassionata storia della Roma primitiva e degli etruschi redatta dal colto e raffinato imperatore romano Tiberíus Claudíus Caesar Augustus Germanícus, denominato Claudio (41-54 d.C.), che aveva dedicato parte della sua vita a tradurlo con amore in greco, proprio a riconoscimento del valore, dell’importanza, e della spinta rivoluzionaria degli Etruschi.  Claudio conosceva la lingua etrusca perché la sua prima moglie Plauzia Urgulanilla, figlia di Marco Plauzio Silvano, era di origini tarquiniesi, quindi lui comprendeva ed apprezzava il sapere etrusco nella sua complessità.

Tyrrenikà  conteneva notizie contrarie alla tradizione romana e fortemente filoetrusche, per questo è scomparsa sia nella versione greca che poi nella traduzione latina… o meglio, è andata distrutta con fredda determinazione sotto il vessillo dell’Aquila.

Quanti roghi di libri, nel corso della storia, come per la famosa Biblioteca di Alessandria, e poi quanti altri roghi, di eretici e streghe, donne che spesso avevano la sola colpa di conoscere la natura: erboriste, curatrici, sagge.

La Roma imperiale si trasformerà nella Roma dei Papi, che manterranno in pieno la struttura militare, gerarchica e maschilista, accanendosi per secoli contro donne e cultura… E ancora oggi, nella nostra società, alla donna non viene riconosciuta pari dignità rispetto all’uomo in ogni ambito… Che dire del delitto d’onore, cancellato dal codice penale solo il 5 settembre 1981 con la legge 442? Fino ad allora, gli uomini che uccidevano mogli, figlie o sorelle che avessero loro arrecato ‘disonore’, beneficiavano di un grosso sconto di pena e della solidarietà in tribunale e fuori.

A confronto, i nostri avi, 2500 anni fa, brillavano nelle tenebre dei loro tempi con un livello di civiltà che, fatte le debite proporzioni, risulta competitivo ancora oggi.  A volte, il futuro sembra essere dietro le spalle!

Ma di loro, cosa rimane? Solo le tombe… anche se le loro mute iscrizioni sussurrano cosa avvenne dei loro ospiti: quelle più arcaiche del VI secolo a.c. sono scolpite in lingua etrusca, poi dal IV compaiono scritte bilingue in etrusco e latino, e infine le lapidi in territorio etrusco saranno solo più in latino, così come sugli affreschi tombali la donna etrusca non è più semisdraiata a ricordo dei simposi vissuti, adorna dei suoi gioielli e con le chiome curate, ma seduta, addomesticata come la donna romana,  il cui massimo elogio funebre consisteva nel venir riconosciuta brava madre, e casalinga che fila la lana di notte, col lucignolo, rigidamente seduta e composta… “lanaseduta”, come si confà ad una matrona del popolo romano, duramente sottomessa all’uomo. Proprietà del padre, veniva in giovane età ceduta al marito il quale, dopo lo stupro della prima notte, poteva ripudiarla in qualsiasi momento, come poteva condannare a morte il proprio figlio neonato, non sollevandolo da terra durante l’apposito rito. E la donna greca, relegata nel gineceo, viveva ancora peggio della romana.   

Onore e gloria ai nostri avi etruschi!

Nicoletta Frullano
Blogger Gruppo Rebis

Pubblicato da Redazione Rebis

Membro gruppo esperti e gruppo redazione di Rebis.

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