Scienza e religione

vittime di una separazione artificiale

Un tempo si conosceva con l’osservazione e l’uso di canali percettivi sottili e luminosi. Fin da allora si sapeva che quando si conoscevano le cose si produceva e ci si collegava alla Luce. Questo era il segno che stavi andando nella direzione giusta. Quando abbiamo letto nei classici di filosofia la frase “la luce della conoscenza”, abbiamo forse pensato che avesse un significato allegorico, immaginativo, iperbolico. Invece no. Il suo significato era letterale.

Il conoscere è sempre stato un illuminare le coscienze con la propria luce. Anche oggi, quando sembra che quella luce non ci sia più o sembra non essere più alla nostra portata, le cose non sono cambiate.

Il mondo che abbiamo davanti agli occhi oggi, però, ha artificialmente separato e diviso la conoscenza in saperi classificati in scienze e religioni di tutti i tipi, persino in lingue diverse. Questo mondo e questo modo di imparare, però, non è autentico, e noi non siamo obbligati a seguire queste strade apparentemente e subliminalmente imposte. Il motore che ha sempre mosso le nostre coscienze è la conoscenza non in termini di separazione del sapere ma di unione alla Luce. 

Conoscere è un processo che va oltre le nozioni e le informazioni.

Conoscere è qualcosa che ha a che fare con il nostro intimo essere che a sua volta è collegato alla conoscenza cosmica che trascende questo nostro piccolo pianeta e si allarga fino ad abbracciare non solo quello che noi chiamiamo universo ma ben oltre.

Forse fa tremare i polsi l’idea che tutte le dimensioni possibili, finanche quelle più luminose e divine, apparentemente lontane da noi, in realtà siano a nostra portata di mano. Ma in realtà è così. L’antico concetto che “la conoscenza è accanto a noi, basta allungare la mano per prenderla” non è iperbolico; ha un significato letterale anch’esso! La conoscenza è intorno a noi. Come potrebbe essere diverso?

Solo il nostro limitarci e identificarci in questa separazione, in qualcosa che abbiamo dentro dalla nascita, ma non è necessariamente nostro, ci impedisce di volare, non con la fantasia ma con nostra vera essenza di Umani non identificati nella sfera bassa dell’animale ma in quella alta di creature capaci di collegarsi con il proprio divino.

Un concetto che automaticamente può portarci ad essere associato a religione, qualsiasi essa sia. Visto quello che la storia ci ha fatto vedere, non so se nel tempo questi movimenti abbiano mai avuto delle basi di conoscenza divina vera, oppure avessero semplicemente il compito di gestire i popoli per guidarli come pastori verso un obiettivo mai ben chiarito. È sotto i nostri occhi, però, che con il passare del tempo, se l’hanno mai avuto, hanno per gran parte perso, e fatto perdere, il collegamento diretto con la dimensione divina forse proprio perché hanno loro stessi perso l’amore verso quel tipo di conoscenza e di Luce antica. Hanno sostituito i concetti di Luce della Conoscenza con quelli del mistero, un concetto che va esattamente nella direzione opposta, imponendo la convinzione che l’uomo non potesse o non avesse le capacità per comprendere ciò che è divino, gettandolo inesorabilmente nell’identificazione nella sua dimensione dell’animale umano.

Tutto ciò non è autentico! È semplicemente sbagliato!

Questa separazione artificiale è lacerante per la coscienza, non ha senso e non rispecchia quello che da tempi remoti ha caratterizzato la nostra vera natura. Conoscere non è mai stato separare o scegliere fra tipologie di percorsi. La conoscenza è una sola è ha delle caratteristiche molto precise che senti in tutto te stesso. Chiunque di noi, venendo a contatto con la conoscenza sente una sensazione di benessere, quasi un brivido particolare che sembra colmarci.

Conoscere non è usare il cervello o i sensi grossolani del corpo, anche se importanti per memorizzare informazioni. È qualcosa che prende tutto il nostro essere e cosparge di luce il nostro corpo fisico visibile ma anche le nostre parti sottili e invisibili a occhio nudo.

Un tempo la conoscenza era tramandata oralmente. I padri o gli anziani avevano il compito e la responsabilità di mantenere la conoscenza nel tempo e di trasmetterla quanto più pura possibile.

La cultura dei nativi americani, per esempio, faceva questo. Il loro conoscere andava ben oltre i cinque sensi. Se vogliamo, era una conoscenza extrasensoriale. Il loro percepire la natura, per quello che poteva significare per loro, aveva a che fare con tutto il loro essere. I pori della pelle, i capelli erano delle antenne ricetrasmittenti come tutto il resto del corpo. La percezione arrivava da ovunque e il loro compito era comprenderla. Comprendere è l’unico modo che avevano, e che abbiamo, per farla entrare in noi. Quando comprendi qualcosa, quella diventa cibo. Ti nutri.  Quel nutrimento diventa carburante che utilizzi per le azioni che compi ogni giorno: essere unici, etici, amorevoli vuol dire utilizzare la conoscenza di cui ti sei nutrito in tutti i momenti della giornata per illuminare quello che fai e quello che sei. Mi viene gioia al solo pensiero. Nonostante questo, nutrirsi di conoscenza è un mestiere in disuso ultimamente per tanti motivi e uno di questi è proprio il non accettare che è da troppo tempo che non si fa. Adesso ci nutriamo d’informazioni artificiali, trasmesse artificialmente con concetti artificiali. Con questo nutrimento, cosa volete che diventiamo? Artificiali anche noi! Il nostro conoscere non è più un processo diretto fra noi e la Luce, ma è separato da mezzi tecnologici. La conoscenza diretta l’abbiamo sin da piccoli quando ci trovavamo ad essere impegnati a fare qualcosa che era talmente bello che dopo ore e ore in quell’impegno non ci veniva mai fame o sete. Non avevamo bisogno di niente. Queste cose avvengono solo quando il nostro imparare, la nostra conoscenza entra dentro di noi attraverso i canali dell’esperienza costruttiva del gioco o della capacità di apprendere cose o meccanismi. Il mezzo per accedere alla conoscenza siamo noi!

Da adulti spesso confondiamo questo con il dover fare qualcosa perché ci viene chiesto. Ma come sicuramente ci sarà capitato, il risultato è di sentirsi esauriti. Non può che essere così poiché avviene quando non stiamo perseguendo la conoscenza ma altre cose, forse meno importanti.

Dovremmo recuperare il ricordo del conoscere in maniera istintiva di quando eravamo bambini, quando non era ancora molto evidente la spaccatura e l’identificazione nelle dualità. Scienza e religione sono state strumentalmente separate per mantenere l’allontanamento dalla conoscenza. La conoscenza non separa mai. La conoscenza non lascia dubbi o paure ma solo la voglia e la curiosità di conoscere ancora. La separazione fra scienza e religione è stata un’azione creata artificialmente.

Prima non esisteva!

Separare distoglie le nostre coscienze dall’obiettivo del conoscere che non è altro che l’appagamento intimo di aver realizzato la propria natura di esseri umani con dentro una gocciolina divina che non vede l’ora di ricollegarsi al suo oceano d’origine.

Una società basata sulla conoscenza non può che essere collegata al cuore, e noi di questo sentiamo profondamente di averne bisogno. Ci manca e lo sentiamo dentro.

Spesso osservando quello che ci capita di “strano” intorno sentiamo dentro di noi quella vocina che ci dice: “Perché le persone, i medici, i politici, gli economisti, gli insegnanti, si comportano così? Questo non è giusto”.

Lo sentiamo dentro di noi che c’è qualcosa che non torna. Non torna perché quello che sentiamo è separato dalla conoscenza.

Se le scienze non partono dalla conoscenza superiore dell’uomo, del mondo, dell’universo, delle altre dimensioni, della vita, della morte, non portano ad un’elevazione dello spirito ma ad una separazione da esso. Ogni volta che qualcosa si separa dalla Luce originaria, diventa un’entità che vuole vivere e mangia tutto ciò che gli capita che sia utile solo alla sua sopravvivenza. Deve nutrirsi di menti, cuori, persone, popoli per affermare il suo diritto di esistere. Ma tutto questo è sbagliato per il principio da cui nasce: voler vivere per se stessa. Pensate all’economia: in generale, non tiene conto delle coscienze; si basa sui numeri e fa diventare le persone stesse dei numeri. Fare economia con coscienza per essere al servizio delle persone è possibile e qualcuno l’ha fatto. Pensate all’istituzione del micro-credito moderno creato dal premio Nobel Muhammad Yunus nel 1983.

La medicina fa lo stesso: vuol far diventare tutti bisognosi di farmaci come se fossimo tutti malati senza tener conto del nostro formidabile sistema immunitario che ha capacità immense di protezione. Ha bisogno di nutrire se stessa illudendosi di dare una parvenza di dignità al suo stesso esistere. Anche questa scienza, se non è illuminata dalla conoscenza, vuole solo sopravvivere. Ma anche la medicina si può fare con coscienza, lo vediamo in tanti medici che mantengono la schiena dritta sui valori sani della loro professione.

La stessa religione nella storia ha cercato di avere consensi anche con le guerre. Il suo scopo era diventato sopravvivere a discapito degli altri, che fossero scienze o religioni. Una religione legata alla conoscenza non avrebbe mai avuto bisogno di trattenere a se persone o fare proselitismo. Se avesse agito nella luce della conoscenza, le persone sarebbero state attratte da loro come le api su un fiore profumato pieno del miglior nettare, senza fatica o imposizioni.

Separarsi dalla conoscenza, come vedete, ha creato entità parassite che sfruttano gli ospiti per la loro sopravvivenza. Non è proprio la stessa cosa del conoscere per ricollegarsi alla Luce della conoscenza divina. Se sopravviviamo a discapito di altri, dovremmo fermarci e chiederci: dove abbiamo sbagliato?

Nel mondo, per fortuna, esistono persone che rimangono ancorate alle loro radici profonde e lo fanno perché sentono fortemente che quella è la cosa giusta, anche se questo vuol dire ribellarsi a “quello che fan tutti”. Lo abbiamo visto anche sotto i nostri occhi in questi mesi fra i medici, i politici e le persone comuni.

La stessa comunicazione dei mass media tende a far sentire l’intera umanità in qualche maniera separata o isolata. Anche questo è artificiale. Anche questo è un effetto dell’essersi allontanati dalla conoscenza.

Leggendo un libro di recente sono stato colpito da una frase: diversità non è separazione!

Questa frase mi ha illuminato il cuore e mi ha fatto vedere quante volte anch’io sono stato separato, illuso dalla mia diversità apparente.

Diversità non è separazione, mi ha fatto comprendere come il nostro esistere, il nostro mondo e noi stessi, siamo davvero la stessa cosa: Luce! Anche la luce è fatta da colori diversi.

Solo se siamo stati imprigionati per molto tempo nell’egoismo e nella separazione dalla conoscenza facciamo fatica a comprendere questo concetto, e ci sembra strano…in apparenza.

Il cuore invece sorride e riconosce quella Luce come casa.

Se facessimo tutto per far sentire il nostro cuore a casa avremmo vinto la sfida e avremmo risolto tutti i possibili conflitti.

Pensateci un attimo: se tutto intorno a noi ci facesse sentire a casa come ci sentiremmo?

Questa è la potenza dell’unione, questo è il potere della conoscenza.

Questo è il nostro potere.

La luce della conoscenza siamo noi!

Lorenzo Ferrante
Blogger Gruppo Rebis

Pubblicato da Redazione Rebis

Membro gruppo esperti e gruppo redazione di Rebis.

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