L’importanza dei popoli

Una delle tante persone enigmatiche del nostro panorama internazionale, che appartiene ad un mondo che si svela solo a metà, in un’intervista aveva detto: ”L’Europa ha bisogno di crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono, per definizione cessione di parti delle sovranità nazionali…Un meccanismo che non è pienamente reversibile, perché quando la crisi passa rimane sempre qualche sedimento, anche se questo presuppone una perdita di sovranità dei popoli”.

Questa frase all’epoca, quando fu pronunciata, mi buttò nello sgomento e mi fece avvertire un profondo senso di nausea e rassegnazione. Capivo, o meglio, il personaggio in questione mi aveva fatto vedere la faccia di chi, come lui, aveva già programmato il destino dell’Europa, e del mondo, a nostra insaputa.

Quella era la faccia nascosta dei nostri governanti o meglio di coloro che, non eletti, hanno il potere di dettare le linee politiche degli stati.

Pensai, allora, che non ci sarebbe stato niente da fare, che eravamo vittime di un sistema diabolico ben strutturato che in qualche maniera soggiogava non solo noi popoli, ma anche i nostri governanti.

In questi mesi appena trascorsi, un’ennesima crisi c’è stata. Abbiamo tutti visto e riconosciuto in noi i segni della paura e dello sconforto mentre in televisione gli “esperti” sciorinavano i loro comandamenti. Come vediamo, lo schema è sempre lo stesso: loro dicono di avere la conoscenza e auspicano in noi l’ubbidienza.

Il mondo, però, non è sempre come qualcuno vuole che sia.

Questa crisi ha manifestato da subito la voglia di non starci, di ribellarci, di non stare lì a guardare senza fare nulla.

A un certo punto la parte nascosta del mondo ha rivelato i suoi piani e le persone li hanno percepiti e compresi bene.

Quello che da questa crisi non ci si aspettava, forse, è proprio questo, la possibilità che ora i popoli avrebbero avuto anche un’opportunità, di svegliarsi e di prendere consapevolezza.

Questa crisi ha fatto emergere fortemente l’importanza dei popoli, che non sono altro che l’unione di persone che non si vedono, che sono distanti anche centinaia di chilometri ma che percepiscono tutti la stessa sensazione: di essere una cosa sola.

Ho cominciato, e voi con me, a vedere questi segnali dalle prime canzoni sui balconi e dalla voglia delle persone di sentirsi comunità, di svegliarsi dal sonno di questa nostra civiltà basata sui valori del lavoro e del conseguente condizionamento, se non schiavitù, dello stesso, sulla nostra vita e sui nostri rapporti.

A un certo punto le persone hanno cominciato a cercarsi per comunicare, fare un sorriso e una battuta in compagnia anche se a distanza.

Il disegno di una macchinazione per portarci a provare un’immensa paura della morte, tipica dei momenti di crisi del passato come le guerre, le carestie e i periodi di oppressione come l’inquisizione, ha mostrato una crepa. Ogni animale se minacciato scappa, lotta o si congela (il famoso fight or flight or freeze). E noi siamo stati frizzati con la forza e forse è stato questo che non ha funzionato. Un animale non può essere congelato con la forza, almeno un animale come l’Uomo.

Nelle strategie di difesa animale, l’immobilizzarsi fa parte di alcune razze ma non dei mammiferi e neanche dei primati ancor prima dell’uomo. I mammiferi se possono scappano, se possono lottano, ma non si congelano per aspettare il colpo di grazia – a meno che non siano sedati.

I popoli stanno reagendo com’è naturale che facciano: lottano.

Proprio in questi giorni si sta assistendo ad un fenomeno che è sicuramente frutto di questa crisi.  Le persone si stanno aggregando di nuovo sotto nuove forme che “non scompariranno, dopo la crisi, ne lasceranno un sedimento”, e useranno la tecnologia per stare insieme per motivi più profondi del chiacchierare e basta.

I popoli si stanno rendendo conto che esiste qualcuno che sta guidando il loro futuro in una direzione che non è stata concordata, ma imposta come le cure a questo virus. I principali mezzi di comunicazione ci hanno martellato e continuano a farlo, sull’unica possibilità di uscire da questa crisi sanitaria, ma la soluzione a molti non piace non perché non sia valida ma perché si paventa l’idea di imporla senza regole.

Allora le coscienze libere all’interno della medicina hanno tirato fuori altre soluzioni con altrettanta fermezza e autorevolezza. Il popolo non ci sta!

Il mondo di internet finalmente è stato usato per una causa giusta. Le coscienze di tutti hanno l’innata capacità di riconoscersi quando vengono a contatto fra loro. Noi abbiamo saputo riconoscere quei medici che hanno lavorato in maniera disinteressata anzi interessata solo al bene dei loro pazienti. In cuor nostro abbiamo capito che quella era una strada corretta, abbiamo riconosciuto le parole che questi medici ci dicevano e le abbiamo accettate senza usare la mente. Abbiamo visto il loro atteggiamento tranquillo ma deciso e ci ha convinto senza parlare.

Io non ho nessuna esperienza di guerra o dopoguerra, ma in questo momento riconosco il concetto di coscienza collettiva. Vedo con gli occhi e sento sulla pelle come la comunicazione della coscienza agli altri arriva con una frequenza ben precisa e se dentro di noi abbiamo qualcosa di simile, per una legge universale della similitudine, questa comincia a vibrare e ti dice: “Sì, questo è giusto e va aiutato, va sostenuto”.

Capisco ora cosa vuol dire avere dentro la fiammella che arde. Coloro che stanno sostenendo medici, ricercatori o persone comuni che stanno facendo la cosa giusta hanno dentro la fiammella che arde e la luce che diffonde è una particolare vibrazione, un suono che arriva ai cuori delle persone simili, e si propaga come una serie di onde che si potenziano ogni volta che ne incontrano una nuova. L’immagine di quello che possono fare le coscienze libere e illuminate è potentissima, è quello che qualcuno su questo pianeta non vuole che avvenga perché sanno benissimo che se una fiammella ne raggiunge un’altra, le onde di luce che si creano non si sommano ma si moltiplicano; il loro sviluppo non è algebrico ma esponenziale. Se volessimo vederlo in una formula potrebbe essere che ogni fiammella raddoppia sia il numero che l’esponente. Perciò potrebbe essere: 11 – 22 – 33 – 44 – 55 – 66 – 77, e così via. Facendo il calcolo, l’effetto del risultato è: 1 – 4 – 27 – 256 – 3125 – 46656 – 823543… e ci siamo fermati a sette.

Già dopo la terza persona sono stato costretto a prendere la calcolatrice per andare avanti. Una persona singola ha un esponente 1 e rimane uno, che non vuol dire che non vale niente. Immaginate, però, che i numeri che vedete siano candele all’interno di una stanza: se avessimo una candela quanta luce farebbe? – Certo, dipende anche dalla grandezza della candela…ovvio. Pensate, allora, al risultato di un potenziale di 823.543 candele nella stessa stanza: ci sarebbe talmente tanta luce che basterebbe ad illuminare non solo la stanza ma forse tutto il quartiere.  Questo può farci comprendere la potenza di un popolo e di una razza consapevole. I numeri di quello che possono fare le persone quando cominciano a vibrare nella maniera giusta sono impressionanti. Quando dicono che come persone siamo potentissime, è vero e qualcuno spera che noi dimentichiamo tutto questo per un motivo molto semplice: questo meccanismo esponenziale funziona per qualsiasi tipo di energia che noi produciamo. Pensate, numeri alla mano, quanto possiamo essere distruttivi quando abbiamo paura, o rabbia oppure odio. I numeri diventano sempre altissimi.

In questo momento storico le coscienze hanno questa possibilità di mantenere la loro luce accesa e fare da riferimento alle altre che non avranno bisogno di intermediari per capire cosa succede. Sapranno che è la cosa giusta.

Una mia amica mi ha scritto una volta chiedendomi: “Con tutto quello che stanno dicendo, non si sa più chi ascoltare”, e mi chiedeva un parere su chi potesse essere ascoltato, chi potesse essere attendibile. Le ho risposto semplicemente: il cuore.

Lei ha capito immediatamente e si è calmata.

Lì, ho visto la nostra vera forza. Lì, ho visto chi siamo.

E lì ho visto come questo fenomeno si sta espandendo in molte persone: in quelle che sostengono i medici coscienziosi, in quelli che aiutano gli altri, in quelli che si associano perché è giusto farlo per aiutare, in quelli che non si fanno abbattere dalle parole vuote, in quelli che hanno capito che la dignità è una cosa che ci appartiene e che non possono portarci via.

I popoli sono la vera forza di un mondo, nel bene e nel male. Questa è la cosa più importante da comprendere: siamo noi che facciamo girare il mondo, non i vertici. Se i popoli non collaborano, i vertici possono fare poche cose: sterminarci o scendere a patti con noi.  Questa è la nostra possibilità: non barattare la nostra unione di coscienze con niente. E se in passato lo abbiamo fatto pazienza, abbiamo sbagliato. Adesso è diverso.

Il sistema di controllo dei popoli è artificiale! Questo si percepisce molto bene e non ci piace perché non ci illumina, anzi, oscura! Solo il nostro passato di fallimenti ce lo fa accettare perché è già registrato nella nostra memoria antica e inconscia e ha già abdicato. Ma questo non è il presente. Adesso ci siamo noi, i noi di oggi e noi oggi quella luce la rivogliamo.

Lorenzo Ferrante
Blogger Gruppo Rebis

Pubblicato da Redazione Rebis

Membro gruppo esperti e gruppo redazione di Rebis.

2 pensieri riguardo “L’importanza dei popoli

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